IL SANTUARIO DI NOSTRA SIGNORA REGINA DELLA PALESTINA

di Vittorino Profera

 

Statua di N.S. Regina della Palestina sovrastante il Santuario.

Il Santuario di Nostra Signora Regina della Palestina sorge a Deir Rafat, a metà strada  fra Tel Aviv e Gerusalemme, dalla quale dista circa 30 chilometri; si trova al centro di importanti luoghi biblici, in una delle regioni più caratteristiche dell’antica Palestina, ai limiti della biblica Filistea, teatro delle imprese più popolari di Sansone.

Non solo: a cinque chilometri da Deir Rafat si trova la città di Beit Shemesh, costruita presso l’omonima città biblica, famosa per il passaggio dell’Arca dell’Alleanza che, caduta nelle mani dei Filistei e divenuta per loro causa di terrore, venne riconsegnata ai figli d’Israele (1 Sam 6,1-18).

Fu questo luogo, dalle consolidate tradizioni bibliche, che venne scelto dal Patriarcato latino di Gerusalemme per edificarvi il santuario, dopo che, a partire dalla seconda metà dell’Ottocento (il periodo non è casuale: nel 1847 Pio IX aveva ripristinato in sede residenziale l’antico Patriarcato latino di Gerusalemme), aveva acquistato cospicui lotti di terreno nella zona di Deir Rafat.

Tra i Patriarchi che si succedettero alla guida di questa rinata Chiesa latina, fu mons. Luigi Barlassina (1920-1947) che avvertì l’importanza di Deir Rafat come luogo di culto, dove far erigere un santuario dedicato alla Vergine Maria: Fu lui che, il 15 luglio 1920, in occasione del solenne ingresso nella basilica cattedrale del Santo Sepolcro e della conseguente consacrazione della diocesi a Maria, per la prima volta la invocò col titolo di «Regina di Palestina», titolo che venne approvato dalla Sacra Congregazione dei Riti tredici anni dopo, nel 1933. La consacrazione della diocesi alla Regina di Palestina assumeva per mons. Barlassina un preciso significato: porre sotto la sua protezione tutta la vasta opera di rinnovamento, spirituale e materiale, che intendeva realizzare in seno ad essa in un particolare momento storico, caratterizzato da gravi difficoltà a motivo del primo conflitto mondiale, da poco terminato. Egli aveva visto la Palestina teatro di contesa tra l’Impero Ottomano e le potenze dell’Intesa, a cominciare dall’Inghilterra, con il successivo passaggio dalla secolare dominazione ottomana al Mandato inglese (1920-1948).

 

 

Ingresso principale del Santuario.

Proprio in occasione della consacrazione della diocesi a Maria, mons. Barlassina compose la preghiera a Nostra Signora Regina di Palestina (vedi documentazione a sé).

Questa preghiera venne stampata in moltissime copie sul retro dell’immagine devozionale, riproducente l’originaria pala dell’altare maggiore, un quadro a olio di m 2,4 x 1,35.

La pala rappresenta la Vergine Maria nella gloria, mentre stende la mano destra sulla Palestina, sua patria, in segno di protezione. A lato due piccoli angeli le offrono le insegne regali: la corona e lo scettro. Ai piedi si scorge da una parte, prospiciente il mare, Haifa con il Santuario del Carmelo, dall’altra la città di Gerusalemme, congiunte da una serie di colline e di montagne.

Oggi la pala d’altare, collocata il 18 marzo 1928, a seguito di rifacimenti avvenuti all’interno del santuario, è stata sostituita nel 1941, con un gruppo marmoreo raffigurante la Vergine e due angeli, che le offrono rispettivamente lo scettro e la corona.

Il quadro ispirò a sua volta la statua di bronzo, alta più di due metri e mezzo, che ancor oggi giganteggia sopra la facciata del Santuario, dono dei Cavalieri dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro e solennemente benedetta da mons. Barlassina il 10 marzo 1929.

 

Interno del Santuario.

Il santuario progettato da uno dei più rinomati architetti di Terra Santa, dom Maurizio Gisler (1855-1940), benedettino dell’Abbazia della Dormizione della Madonna sul Monte Sion in Gerusalemme, ebbe inizio nel 1925 e fu inaugurato solennemente il 21 marzo 1928 da mons.Barlassina.

Esso pone al centro la chiesa, con l’ingresso rivolto a sud, affiancata da due ali di edificio poste ad est e ad ovest. Sulla facciata, sopra una serie di archi, la dedica, scritta in latino: «Reginæ Palestinæ» (alla Regina di Palestina).

Il segno più evidente indicante il grande valore che il Patriarca intendeva attribuire al santuario di Deir Rafat è stata la decorazione della volta e le pareti, come pure di scolpirne le porte, con il saluto dell’arcangelo Gabriele («Ave Maria»).

 Scrivendo ai vari prelati sparsi in tutto il mondo, perché gli facessero recapitare la traduzione  negli idiomi locali della più comune lode a Maria, su 404 pervenute ne furono scelte 280. Oggi, purtroppo, a seguito di interventi di restauro (dovuti a infiltrazioni d’acqua) e di consolidamento della struttura del 1974, sono rimasti solo quelli della volta. La festività annuale di Nostra Signora Regina di Palestina, celebrata sin dal 1928, con una liturgia propria,  dopo la riforma promossa dal Concilio Vaticano II, è stata spostata dal mese di agosto, notoriamente il mese dell’Assunta, al 25 ottobre. La domenica concomitante con questa data diventa a sua volta occasione per la solenne celebrazione della festa. In tale circostanza il popolo cristiano di Palestina accorre in folto numero a Deir Rafat, stringendosi attorno al suo Patriarca e ai suoi vescovi, per rinsaldare nel nome di Maria la propria fede.

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14 novembre 2013

Monte del Precipizio (Jebel el-Qafse)

Nazaret si trova nelle colline della Galilea e oggi è una cittadina di circa 70.000 abitanti, di maggioranza araba. Essa conobbe un grande sviluppo nel corso del XX secolo, quando McGarvey la visitò nel 1879 vi trovò soltanto 6.000 abitanti e diverse case nella periferia dell'epoca erano appena state costruite o risultavano in costruzione .I colli di Nazaret hanno un aspetto biancastro poiché sono di roccia dolomitica e gesso, questo potrebbe giustificare l’identificazione di “Beth Lavan (lett. “casa/località bianca”) in collina” di cui in Mishnà Menachot 8,6, proprio con Nazaret, sebbene gli elementi a disposizione siano molto generici La Basilica dell’Annunciazione (cattolica), che si trova nel centro della città si trova a 350 ma vi sono zone anche più alte come la zona della Chiesa Salesiana (e del Seminario Don Bosco), poco più a nord-ovest, che si trova a 480 m, o l’estrema periferia nord-est della città, che raggiunge i 500 m di altitudine. A est e a sud-est di Nazaret la catena collinare degrada velocemente nella pianura di Esdrelon: il centro di Afula, che in linea d’aria si trova a 10 km dalla Basilica dell’Annunciazione, si trova già a 60 m. Tutta la pianura che circonda Afula e si estende a sud e est di Nazaret è situata a 100 m di altitudine all’incirca. il pendio a sud di Nazaret che dà verso la sottostante pianura non sembra definibile come precipizio, in quanto la pendenza che manifesta è abbastanza dolce e può essere tranquillamente disceso a piedi. Tramite le mappe satellitari di Google Earth si può stabilire che la Nazaret attuale è situata ad un'altitudine compresa tra i 250 e i 450 metri sul livello del mare. La zona urbana nord-ovest che circonda il Monte del Precipizio è situata tra i 300 e i 450 metri; la zona nordest tra i 300 e i 450 m. di altitudine. La stessa Nazaret è ubicata su territorio collinare e tra il punto più alto e la parte più depressa della città vi è un dislivello di 100-110 m. L'entità dei dislivelli presenti nella città, tuttavia, non sembra tale da creare un precipizio in alcun punto della città o delle sue immediate vicinanze. Per questo la tradizione cristiana più antica ha identificato nel cosiddetto "monte del precipizio" (Jebel el-Qafse) il luogo in cui si svolse la scena degli abitanti di Nazaret che cercano di uccidere Gesù secondo Lc. 4:29, in quanto tale monte è effettivamente sede di un profondo dirupo. Per raggiungere il "monte del precipizio" partendo dal centro di Nazaret occorre circa un'ora di cammino a piedi. Nelle mappe satellitari esso è visibile con chiarezza in quanto si affaccia sulla pianura, dunque sembra svettare meglio rispetto alle altre colline della zona. A nord di Nazaret esiste persino un monte più alto del Monte del Precipizio, si tratta del Jebel en-Nebi Sa‘in che raggiunge 488 metri di altitudine. Il problema fondamentale dei dirupi presenti sul "monte del precipizio", nel Jebel en-Nebi Sa‘in e in altre zone poste nelle vicinanze è che la città di Nazaret non è edificata sopra di essi, sebbene sia vicino ad essi. Questo è in contraddizione con Lc. 4:29 che colloca espressamente la cittadina sopra il monte in cui si trova anche il dirupo.

Esistenza di dirupi in Nazareth

Sebbene a prima vista sembri difficile trovare delle asperità del terreno così forti da creare un burrone dalle dimensioni rilevanti nell'attuale centro abitato di Nazaret, è possibile verificare che in realtà non mancano punti della città adattabili a una descrizione come quella di Lc. 4:29. J.W. McGarvey, , riporta una descrizione accurata di un paio di dirupi che egli identificò a Nazaret. McGarvey visitò personalmente Nazaret nel 1879 ed ebbe occasione di controllare sul campo la descrizione di Lc. 4:29, come egli stesso scrive. Dalle sue ricerche sono emersi due possibili dirupi:

(1) il primo precipizio si trova nella zona della cosiddetta chiesa greca dell'Annunciazione, nelle cui vicinanze è situata anche la cosiddetta "fonte di Maria". Si tratta di un precipizio che secondo McGarvey misurava 60 piedi (18 metri circa). Nel 1879, quando McGarvey visitò Nazareth, il punto si trovava nella periferia nord-orientale della città, che all'epoca era molto piccola della città attuale e ivi terminava.

(2) Il secondo precipizio segnalato da McGarvey, profondo 40 piedi (circa 12 metri), si trova in quella che all'epoca era la periferia sud-occidentale della città, nel cosiddetto quartiere latino, dalla parte opposta alla chiesa greca dell'annunciazione, presso la cappella dei maroniti ("maronite chapel"). La chiesetta dei cristiano-maroniti fu ultimata nel 1774, oggi a Nazareth esiste una seconda chiesa della comunità cristiano-maronita, più moderna e ultimata da poco, quindi bisogna considerare che McGarvey si riferisce alla vecchia chiesa maronita e non confondersi con la nuova costruzione. Attualmente essa dista circa 300 metri dalla Basilica dell'Annunciazione. Mc Garvey prende chiaramente posizione in favore di questo secondo precipizio, sia rispetto al precedente (il quale probabilmente si formò in tempi posteriori a quelli di Cristo), sia al Jebel el-Qafse, che ha lo svantaggio di non trovarsi sullo stesso colle di Nazaret ed è troppo lontano per immaginare una scena di furore popolare che conduce Gesù a piedi da Nazaret fino sul Jebel el-Qafse. Il dirupo presso la chiesa maronita ai tempi di Cristo si trovava relativamente lontano dal centro abitato vero e proprio, in conformità con il testo lucano secondo cui "lo scacciarono dalla città": anche da questo punto di vista appare compatibile. McGarvey segnala opportunamente che nel 1879 attorno alla zona vi erano soltanto costruzioni moderne e nessun resto antico.

Il dirupo presso la cappella maronita, oltre che da McGarvey, viene segnalato anche da altri autori.  ." Oggi il sito web ufficiale (turistico) della città di Nazaret segnala un dirupo presso la zona della cappella maronita, ma allude tuttavia ad un dislivello di 6-7 metri soltanto, contro i 40 piedi segnalati da McGarvey (può darsi che il salto sia stato ridotto artificialmente nel corso del tempo a causa di lavori edili). G. Ricciotti, invece, in Vita di Gesù (1942), scrive, commentando il passo lucano: "Nell'àmbito del villaggio non potevano mancare scoscendimenti di terreno, che si prestavano benissimo al violento progetto: si è quindi pensato, non senza verosimiglianza, a uno sbalzo di una decina di metri situato presso l'odierna chiesa dei Greci cattolici, la quale sarebbe sorta appunto presso il luogo già occupato dall'antica sinagoga." In realtà presso l'odierna chiesa dei greci cattolici, costruita nel 1887, che si trova nel centro di Nazareth, a 300 metri in linea d'aria dalla Basilica dell'Annunciazione, non vi è alcun dirupo, come confermato da gente del luogo. Forse Ricciotti ha soltanto confuso la "cappella dei maroniti" con la "chiesa dei greci cattolici". Bellarmino Bagatti che scavò a Nazaret negli anni '50 del XX secolo, segnala invece un dirupo verso ovest rispetto alla Basilica dell'Annunciazione, come il Nuovo Dizionario Enciclopedico illustrato della Bibbia, Edizione Piemme, nuova edizione rivista ed integrata 2005, pag. 694, "I presenti reagirono tentando di gettarlo giù da un precipizio come prevedeva la successiva legislazione rabbinica prima di una lapidazione (San 6,4). Il 'ciglio del monte (gr. Ñfràj) si quale la loro città era situata' (Lc 4,29) venne erroneamente identificato a partire dal IX secolo, con una parete rapida di Gebel el-Qafze, che si affaccia sulla pianura (Kopp, 124-129). Le pendici rocciose a margine dello sperone collinare sono ancora visibili in una litografia di D. Roberts, del 1842.

(Queste notizie sono 'accompagnate' da un interessante video sul 'Monte del precipizio')

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Purtroppo nei miei viaggi in Palestina non ho mai visitato il 'Monte del precipizio'. Poco sopra una ricerca di un dotto archeologo mi ha aiutato a farmi un'idea non tanto del posto quanto della veridicità dell'episodio narrato nei Vangeli. Leggendo questo articolo di Padre Alliata  ho riportato l'impresssione che sia n luogo 'devozionale', dove i cristiani, non si sa da quando, hanno pensato di 'collocare' l'iposodio della cacciata di Gesù da  Nazareth con l'intenzione di buttarlo da un dirupo. Rimane dunque l'incertezza della 'localizzazione' dell0episodio, non la sua certezza. L'evangelo ne è una testimonianza.

Nazaret, visita al Monte del Precipizio

 

di padre Eugenio Alliata ofm | gennaio-febbraio 2009

 http://www.jesuscaritas.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/03/marco-aprile-09-008.jpg

Tutti quelli che si sono recati ultimamente a Nazaret, passando per la nuova strada che dalla pianura di Esdrelon sale contornando il lato meridionale e orientale del Monte del Precipizio (Jebel el-Qafze), sono stati esposti a inedite visioni del territorio circostante la città e del monte Tabor in particolare. Passando sopra il ponte e prima di entrare dentro il tunnel di recente costruzione, o all'inverso per chi dovesse fare la medesima strada in discesa, appaiono le grotte del Monte del Precipizio, disposte l'una in fronte all'altra.

La grotta di destra, alla base del picco maggiore, è di formazione naturale e di dimensioni più grandi, e risulta essere stata abitata dall'uomo in epoche preistoriche. Sono stati trovati in particolare resti umani (scheletri di adulto e bambino) con le caratteristiche antropomorfiche  tipiche dell'uomo moderno (homo sapiens). La cura dei cadaveri, trattati con ocra rossa, è giudicata indicativa di un primo sviluppo del pensiero umano e/o pratica religiosa. All'epoca del ritrovamento (anni Trenta) questi resti furono datati intorno a 40-50 mila anni fa, ma utili confronti con la caverna di es-Shkul, a sud di Haifa, (scavata più di recente) suggeriscono la possibilità di arretrarne la datazione fino a quasi 100 mila anni.

L'altra grotta, più piccola, si trova sulla cima più bassa del monte e sulla parte sinistra della valle. Si mostra essere stata in origine una semplice frattura della parete rocciosa, in quel punto  praticamente verticale e alta una ventina di metri, successivamente adattata come parte di un complesso religioso semirupestre tipico dei monasteri lauriti di epoca bizantino-araba. Ne abbiamo menzione nel Commemoratorium de casis Dei dell'anno 808: «A un miglio da Nazaret, dove i Giudei vollero precipitare Cristo Signore, è costruito un monastero e chiesa di Santa Maria». I crociati chiamarono il luogo in latino Saltus Domini (Il salto del Signore) con una interpretazione piuttosto particolare del testo evangelico (Lc 4,28-30). Ci riferisce, tra gli altri, Burcardo di Monte Sion nel 1283: «Sfuggì dalle loro mani e subito, come ivi si mostra, si trovò sul lato opposto del monte, alla distanza di un tiro d'arco. E vi si vedono le forme del corpo e delle vesti impresse nella pietra». Più esplicito è Giacomo da Verona (1335): «Saltò con un salto su un altro monte distante due tiri di balestra. E c'è la valle in mezzo». Sulla carta tra i due monti ci sono più di 350 m di distanza e quasi 150 di dislivello!

Se a qualcuno venisse voglia di visitare questo luogo la cosa gli si presenterebbe subito come non facile. La via più breve, dal basso, è interrotta da reti e filo spinato, per non parlare del danno prodotto dalla grande cava. Dall'alto, la stretta strada asfaltata che esisteva in precedenza, è interrotta e chiusa in più punti con barriere di ferro e grossi blocchi di pietra, ma a piedi si può percorrere in una ventina di minuti. Partendo dalla strada di circonvallazione, si prosegue fino alla scomparsa della strada dove, a sinistra, una scala di ferro, arrugginita e pericolante, aiuta a scendere nel letto del wadi per arrivare alla grotta preistorica, che mantiene un aspetto impressionante. A destra, un breve ma ripido sentiero porta alla base di una rustica scalinata in pietra sulla cui sommità c'è uno spiazzo minuscolo proprio davanti alla grotta ricordata come il rifugio di Nostro Signore. Si vedono molti segni e graffiti sulla roccia, soprattutto presso l'altare, un ripiano irregolare della roccia. Tutto intorno ci sono rovine di muri e cisterne dell'antico monastero. I resti di mosaico e ceramica mescolati alla terra si riconoscono agevolmente come appartenenti al periodo di cui abbiamo le notizie

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Nei miei pellegrinaggi in Palestina ho potuto visitare il luogo dove Gesù venne battezzato da Giovanni il Battista. Il luogo però è al di qua del Giordano, in territorio di Israele. Un luogo identificato anch'esso come quello del battesimo di Cristo  si trova al di là del Giordano in terra giordana, dunque. Quello non l'ho visitato.  Ho trovato una descrizione e mi affretto a inserirla nel mio blog. Sarà ovviamente mia premura verificare quale dei due ha più probabilità  di essere quello vero.

Mar Morto - Betania, luogo del Battesimo di Cristo

Lunghi anni di ricerche archeologiche, di studi dei testi biblici ed evangelici (Giovanni 10:40, Matteo 3:13, Marco 1:9), analisi di resoconti di epoca bizantina e medievale, oltre a testimonianze della locale chiesa ortodossa, hanno portato alla scoperta, nel 1996, del sito in cui Giovanni Battista predicava e battezzava i fedeli, tra i quali vi fu anche Gesù Cristo. Il sito si trova a poco meno di un’ora da Amman e si raggiunge in auto dalla capitale seguendo le indicazioni per il Mar Morto. Prima di raggiungerlo, cartelli segnaletici indicano il punto di svolta per il Baptism Site (a nord del Mar Morto). Come gli antichi pellegrini, lo si può raggiungere anche passando dal Monte Nebo e scendendo a sinistra del Memoriale di Mosè (c’è un cartello segnaletico). Provenendo da sud, e costeggiando il Mar Morto, il cartello per il sito battesimale si incontra procedendo in direzione di Amman. Non esistono mezzi di trasporto pubblico.

Il luogo, conosciuto come Betania oltre il Giordano, è stato identificato nel sito di Tell al Kharrar, posto all’inizio dell’omonimo Wadi e a circa un paio di chilometri dalla sponda orientale del Giordano. Qui sono state rinvenute le rovine di un monastero bizantino, meta di pellegrinaggi che toccavano anche Tell Mar Elias, la vicina collina da cui il profeta Elia sarebbe asceso al cielo e dove resta ancora traccia di un santuario. La zona di Wadi al Kharrar è riprodotta anche nel celebre mosaico di Madaba, conosciuto come«la Mappa di Terra Santa», con il nome di Safsafas.

Il luogo fu costante meta di passaggio per i pellegrini che si recavano dal Monte Nebo a Gerusalemme, sostando sulle rive del Giordano, nel luogo battesimale.

testi di: Carla Diamanti
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Il Santo Padre nel suo viaggio in Terra santa si recherà a visitare il luogo del Battesimo di Gesù in terra di Giordania. Avrò modo di raccontare di una disputa a proposito di questo 'luogo'. Intanto, perchè non vada perduto pubblico una foto del luogo che ho visitato in un pellegrinaggio con i lissonesi. Sotto quella 'tenda di marmo' abbiamo assistito al battesimo cattolico di un bambino appena nato. Era stato battezzato nelle acque del Giordano!
Baptism Site, Bethany Beyond the Jordan, Jordan


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Venerdì 18 aprile 2014

Ho avuto diverse occasioni per visitare la Basilica della Natività a Betlemme. Essa è 'desiderata' dai pellegrini poichè per antuichissima tradizione lì, in quel 'loco' è entrato nella storia umana il Figlio di Dio, Gesù di Nazareth. La decisione presa dali organismi inernazionali di considerare l'antica Basilica  patrimonio dell'umanità, forse, suggerisce un pensiero particolare e cioè che anche a quei livelli si è attenti alla vicenda di Gesù. Non è mai troppo tardi. Dò la notizia e poi mi permetto di  presentare in sintesi la Basilica.

 

Comunicato: la Basilica della Natività, patrimonio dell’umanità

 

GERUSALEMME – Comunicato: il Patriarcato Latino di Gerusalemme saluta con favore la decisione di venerdì 29 giugno con la quale la chiesa della Natività di Betlemme, in Cisgiordania, è stata inserita nella lista del Patrimonio Mondiale dell’Unesco. Il “sito della nascita di Gesù” include anche il percorso del pellegrinaggio a Betlemme.

Il Patriarcato ci tiene a sottolineare che Betlemme, prima di essere riconosciuta come primo sito in territorio palestinese inserito nella lista dell’Unesco, apparteneva già al Patrimonio Mondiale dell’Umanità, se si  considera che due miliardi di cristiani venerano il luogo e che un miliardo di musulmani riconosce Gesù come un profeta. La metà dell’umanità, dunque. Per il Patriarcato, questa dichiarazione dell’ Unesco è in sé molto positiva.
Il fatto che l’Autorità palestinese abbia lavorato per questa dichiarazione è anche segno di una vittoria diplomatica. Betlemme fa parte dei territori palestinesi, quindi per l’AP si tratta di un diritto ed allo stesso tempo di un dovere.
Detto questo, non è l’unico punto che deve essere affrontato.

In questa decisione dell’Unesco si può riconoscere anche l’interessamento dei Palestinesi ai Luoghi Santi cristiani, e il loro desiderio di incoraggiare i pellegrinaggi e il turismo religioso. Ricordiamo che Betlemme è il primo sito turistico dei Territori palestinesi (due milioni di visitatori nel 2011).
Il Patriarcato ha inoltre fatto notare come questo inserimento nel Patrimonio Mondiale dell’Unesco manifesti l’intenzione di proteggere questi Luoghi Santi dalle intemperie atmosferiche e da altri rischi.
Esiste un regolamento interno, lo Status quo, che regola i rapporti tra le diverse comunità cristiane e i loro diritti e doveri in relazione al funzionamento e alla manutenzione della Basilica della Natività. È auspicabile che l’Unesco e l’Autorità palestinese rispettino questa peculiarità e non intervengano se non in casi eccezionali.

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Basilica della Natività a Betlemme

La basilica della Natività è una basilica di Betlemme eretta nel luogo dove un'antica tradizione ricorda la nascita di Gesù. È costituita dalla combinazione di due chiese e da una cripta, la grotta della Natività, che è la grotta ed il luogo preciso in cui Gesù sarebbe nato.

Nel giugno 2012, la basilica della Natività è stata inserita nella lista del patrimonio mondiale dell'umanità dell'UNESCO, su richiesta dello Stato di Palestina

La basilica della Natività è una delle mete principali dei pellegrinaggi che visitano la Terra Santa, insieme alla basilica dell'Annunciazione di Nazaret e alla chiesa del Santo Sepolcro di Gerusalemme.

Storia

Dopo la rivolta di Bar Kokhba, l'imperatore Adriano avviò in Palestina una repressione accompagnata dalla diffusione dei culti della religione romana. In questo contesto va inserita anche, secondo quanto riferisce san Girolamo, la realizzazione dopo il 135 di un bosco, che venne consacrato al dio Adone, sui luoghi dove i primi cristiani celebravano la nascita di Gesù[2].

Verso il 330, su iniziativa dell'imperatore Costantino I e dell'augusta Elena, ebbe inizio la costruzione dell'attuale basilica[3]. Lavori di restauro e ampliamento vennero avviati nel VI secolo dall'imperatore Giustiniano I, in seguito alla distruzione causata dalla rivolta dei Samaritani[4]: venne rialzato il pavimento dell'atrio di circa un metro e aggiunto un nartece.

Nel 614 la basilica riuscì a salvarsi dalla distruzione dei persiani grazie alla presenza, sul prospetto del tempio, della raffigurazione dei Re Magi nel costume nazionale persiano

L'edificio di culto venne quindi risparmiato anche dall'invasione araba e, nel corso del tempo, è stato quindi ulteriormente esteso, con la costruzione di nuove cappelle e monasteri[4].

Struttura

Originariamente, all'esterno della struttura vi era un cortile che permetteva l'accesso all'atrio, costituito da colonne e da navate grandi un quarto rispetto a quelle della basilica. Il cortile, molto ampio, serviva da luogo di sosta per i pellegrini; per questo veniva allestito un piccolo mercato. La basilica misura 53,90 metri di lunghezza per 26,20 metri di larghezza nelle cinque navate (nel transetto invece è di 35,82 metri). Finché i pellegrini non furono molto numerosi, come per tutto il IV secolo, quando la comunità cristiana in Palestina era piccola, non vi erano problemi di spazio.

L'accesso alla basilica è consentito solo attraverso una porta, più simile ad un passaggio, stretto e basso, resa così per invitare il pellegrino all'umiltà e al raccoglimento. Delle tre porte originarie è rimasta solo questa, poiché le altre due sono state murate[4].

Sopra la Grotta della Natività, nel lato orientale della basilica, è situata una costruzione ottagonale rialzata di tre gradini, il martyrium. Al centro dell'ottagono è situata una balaustra da cui, sporgendosi, si vede un ampio foro circolare; il foro, praticato nella volta della Grotta della Natività, consente ai visitatori di guardare all'interno. L'altare cerimoniale era probabilmente situato a poca distanza dalla costruzione ottagonale, nella navata centrale, per legare, come nella basilica di San Pietro in Vaticano, martyrium e basilica.

Al periodo dei crociati si devono le pitture in stile bizantino e i mosaici.

 

La grotta della Natività

 

A fianco dell'abside centrale sono presenti due scale che consentono l'accesso alla Grotta della Natività, una cripta di forma rettangolare lunga 12,3 metri e larga 3,5 metri. Nella grotta si evidenziano due zone distinte:

  • Il luogo in cui, secondo la tradizione cristiana, avrebbe avuto luogo la nascita di Gesù; il punto è simbolicamente segnato da una stella d'argento in cui è incisa, in latino, la frase «Qui dalla Vergine Maria è nato Cristo Gesù»[6]. Sopra la stella, ma non immediatamente sopra, sono sospese alcune lampade. La proprietà esclusiva di questa parte della grotta, così come del resto della basilica (a parte uno spazio riservato alla Chiesa apostolica armena) è della Chiesa greco-ortodossa.
  • Il luogo in cui era situata la mangiatoia in cui Maria avrebbe deposto il bambino Gesù subito dopo la nascita[7]. La proprietà esclusiva di questa parte della grotta è dei Padri Francescani della Custodia di Terra Santa

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23 maggio 2014

IL CENACOLO

Una pagina di un sito davvero interessante mi ha aiutato a conoscere la storia di questo luogo tanto caro ai cristiani. La sala al piano superiore (è il significato della parola 'cenacolo'nella società ebraica del tempo).

La riporto per chi si appresta a un pellegrinaggio nella terra santa. Credo sia uno dei 'siti' che inducono a una riflessione personale profonda ed emozionante. Come quando ci si porta in posti che hanno visto violenza e terrore, morte e disumanità. Solo che qui si ritorna a un luogo dove si avverte se si fa silenzio 'dentro', il lento, dolce appassionato  colloquio di Gesù con i suoi amici. Bisognerebbe entrare in questa casa con il Vangelo in mano, aperto là dove  si racconta l'ultima sera della vita del Signore Gesù. Ho vissuto quell'emozione del tutto personale come racconto 'altrove' in questo mio sito. Qui raccolgo informazioni sul luogo, la sua storia, il suo oggi anche se le vicende del Cenacolo , a poche ore dal pellegrinaggio del Papa Francesco tornano a suscitare reazioni negli ebrei ortodossi e giungono alla chiusura probabile di ogni possibile soluzione della sua apertura alle liturgie cristiane!

 

La sala crociata del Cenacolo

Il Cenacolo
La parola latina Coenaculum, indica di per sé il luogo dove si cena, ma più generalmente designava il piano superiore della casa. Nel contesto della narrazione evangelica si intende il piano superiore della casa perché traduce la corrispondente parola greca anágaíon (Mc 14,15; Lc 22,12) che indica, appunto, la parte superiore ed ospitale della casa.
Leggere la preparazione della Pasqua in Mc 14,12-16.

La tradizione cristiana sull'autenticità del luogo sacro è antichissima. S.Epifanio, di origine palestinese, morto nel 403, che dimorò per diverso tempo a Gerusalemme, scrive che, quando l'imperatore Adriano visitò la Palestina, trovò Gerusalemme come l'aveva lasciata la distruzione di Tito (nell'anno 70), eccetto poche case, «tra le quali la piccola chiesa, eretta sul luogo dove gli apostoli avevano atteso la Pentecoste». Il ricordo del luogo è richiamato anche da S.Cirillo quando parla della «chiesa degli Apostoli». La pellegrina Egeria, pochi anni dopo, descrive le liturgie che venivano celebrate «nella chiesa sul Monte Sion» a ricordo delle apparizioni del Signore e della Pentecoste.
Sembra che in questo periodo la chiesa sia stata rifatta o restaurata dal vescovo di Gerusalemme, Giovanni II. Da allora fu chiamata la «Santa Sion». Vi si veneravano alcune preziose reliquie della Passione, e vi si celebrava la memoria di S.Giacomo e del re Davide, la cui «Tomba» era venerata sotto il Cenacolo.

Le orde dei Persiani di Cosroe distrussero la chiesa nel 614. Questa venne restaurata pochi anni dopo dal monaco Modesto, poi Patriarca di Gerusalemme. In seguito fu nuovamente devastata, dai musulmani. Al loro arrivo i crociati trovarono le rovine del luogo santo: si era salvata solo la cappella del Cenacolo. Essi edificarono una grande basilica che comprendeva oltre la «Sala superiore» (la cappella del Cenacolo) anche il luogo della Dormizione della Madonna.
Caduto il regno crociato, il cenacolo fu conservato dai cristiani che continuarono a celebrarvi saltuariamente la Messa, mentre la basilica andò poco per volta in rovina.
L'arrivo dei Francescani in Terra Santa (1333) segnò, come prima opera, il restauro del Cenacolo e la costruzione, qualche anno dopo, del contiguo, piccolo convento che si osserva ancora oggi. Fu allora che il superiore dei Francescani assunse il titolo di «Guardiano del Monte Sion».

Un secolo dopo, i musulmani, spinti da alcune famiglie ebraiche, si appropriarono delle sale sottostanti il Cenacolo, rivendicando per loro la «Tomba del profeta Davide». In seguito, un decreto del governo di Costantinopoli, privò i Francescani anche della «Sala superiore» (1524). Le continue persecuzioni, velate e aperte, li costrinsero poco dopo ad abbandonare anche il convento (1551). Il Cenacolo fu convertito in moschea e ne fu rigorosamente vietato l'accesso ai cristiani.
La severità della proibizione venne in parte mitigata nel secolo scorso: fu permessa ai cristiani la visita del luogo santo, restando però la proibizione di celebrarvi la Messa.
In seguito, nella parete sud della sala, fu costruito un mihrab (la nicchia che indica la direzione della Mecca) e il locale divenne anche ufficialmente una moschea; fu posta una cancellata (ora tolta) dall'esterno della quale i pellegrini cristiani potevano vedere il luogo a loro sacro.

Gli Israeliani che hanno preso possesso del luogo permettono le visite dei devoti al Cenacolo, applicandovi tuttavia lo «statu quo» che vi impedisce qualsiasi funzione liturgica.
 
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Terra Santa: Magdala nuovo sito di pellegrinaggio sul lago di Tiberiade

Terra Santa: l'altare della sinagoga del I secolo rinvenuto negli scavi a Magdala, oggi Migdal

22/06/2014

Con la scoperta di importanti reperti archeologici risalenti al tempo della predicazione di Gesù sulle rive del lago di Tiberiade, Magdala – il paese di Maria Maddalena, oggi Migdal – si avvia a diventare un altro sito di pellegrinaggio in Terra Santa. Qui, ai piedi del Monte delle Beatitudini e poco distante da Cafarnao, i Legionari di Cristo hanno eretto una chiesa e vogliono costruire anche un Centro di accoglienza per i pellegrini. A Gerusalemme, Roberto Piermarini ha intervistato il fondatore del “Magdala Center”, padre Juan Maria Solana, il quale spiega l’importanza delle scoperte archeologiche di Migdal:

 

R. – Abbiamo trovato innanzitutto, credo, il pezzo più importante: la sinagoga. Una sinagoga del primo secolo, molto ben conservata, una sinagoga ricchissima e, secondo gli archeologi israeliani, eccezionale, che ha l’intera struttura con mosaici ed affreschi. Soprattutto, lì abbiamo trovato l’altare della sinagoga ed è la prima volta che si trova un altare in una sinagoga di quel periodo. È una delle sette sinagoghe più antiche al mondo. Questo altare, una pietra scolpita su tutti i lati, rappresenterebbe – secondo gli specialisti e gli studiosi – il Tempio di Gerusalemme: questa è una novità archeologica assoluta, perché non si era mai trovata una descrizione fisica di com’era il Tempio di Gerusalemme ai tempi di Gesù.

D. – In questa zona, è stata trovata anche quella che definiscono la "barca di Gesù", che si trova in un kibbutz proprio a Magdala…

R. – Effettivamente. Nel 1986, ci fu un anno di siccità ed il lago si ritirò. Sui fondali del lago trovarono questa barca del primo secolo che adesso si conserva e quasi direi che “si venera”, anche se non è accertato che sia di Gesù al 100%. Però, è un richiamo molto forte alla vita di Gesù, ai pescatori, alla vita del lago che è così eccezionale per noi credenti, per coloro che leggono il Vangelo.

D. – In questa zona è stata eretta una chiesa. A chi è dedicata?

R. – Questa chiesa è ispirata a un brevissimo passo del Vangelo di Luca, capitolo 8. Il primo versetto dice: “Gesù predicava”. Questa predicazione noi l’abbiamo “fotografata” nell’altare di questa chiesa che è appunto una barca fatta ispirandosi a quella barca trovata prima e anche a un mosaico molto bello trovato nella proprietà dei francescani a Magdala. Quindi, l’altare è a forma di barca e dietro c’è il lago: è uno spettacolo bellissimo. Luca 8, continua dicendo: “Lo seguivano i Dodici e un gruppo di donne che lo servivano”. Quindi, la Chiesa principale – a parte l’altare a forma di barca – ha 12 colonne con altrettante icone, quindi i Dodici. Poi, ha un atrio antistante dedicato alle donne del Vangelo, molto suggestivo perché l’insieme, oltre a essere molto armonioso, molto bello, è anche molto espressivo di queste donne. Tra l’altro, ha otto colonne e su sette di esse abbiamo scolpito i nomi delle donne che seguivano e servivano Gesù, volendo significare che erano colonne della Chiesa. Non è detto che fossero di seconda classe perché non erano Apostoli: io non lo so, dovremmo approfondire cosa facevano le donne che seguivano Gesù. Ma, secondo me, non solo cucinavano e lavavano i vestiti, ma sicuramente appoggiavano il ministero di Gesù, gli avvicinavano la gente, spiegavano le sue parabole. Erano persone che facevano parte di tutto il collegio che Gesù aveva creato per edificare la sua Chiesa. Quindi, prime pietre vive di questa Chiesa edificata da Gesù, colonne, donne che seguivano Gesù.

D. – Quindi, adesso nei pellegrinaggi in Galilea ci sarà un’altra sosta anche a Magdala che invece prima non veniva considerata?

R. – Infatti, prima si passava solo lungo la strada indicando Magdala, ma si diceva che non c’era niente. Adesso, ci sarà una nuova tappa nei pellegrinaggi dei fedeli che vengono in Terra Santa anche perché è vicinissima a Cafarnao, al Monte delle Beatitudini. Quindi, non bisogna trascorrerci mezza giornata ma si passa di lì per una sosta per ricordare la predicazione di Gesù e per ricordare queste donne, figure bellissime di donne che accompagnavano e appoggiavano il ministero di Gesù.

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Mercoledì 24 febbraio 2016

E' ormai deciso: a Pasqua vivrò momenti di fede con la comunità del patriarcato latino in Gerusalemme. Sarò accaanto al Patriarca, mio vescovo. Per questo evento importante della mia vicend sacerdotale mi sto preparando cercando notizie  sui luoghi santi. Un sito che non conoscevo ben  scritto dai padrifrancescani : "Il Sion cristiano" ho trovato quanto segue:

 

Monte Sion. Cenacolo e Gallicantu - 24 novembre 2003

Veduta panoramica a 360 gradi su Gerusalemme dalla sommità del Sion e più precisamente dalla cupola della Chiesa della Dormizione di Maria. Cliccare per ingrandire.

 

Il vetusto edificio, ora occupato da una Yeshiva (scuola religiosa ebraica), fino al 1948 apparteneva ai musulmani. Ma tra il 1335 e il 1551 fu il convento francescano del Monte Sion e sede originaria del Custode di Terra Santa. In basso: antico stemma francescano scolpito in una pietra.

 

L'edificio detto "il Cenacolo" è l'ultima parte rimasta della chiesa bizantina e crociata della "Santa Sion", l'erede della primitiva comunità apostolica (At 2-15). La memoria dell'Ultima Cena di Gesù (Lc 22,7-38) e della Pentecoste (At 2,1-13) si venera al piano superiore. Altre memorie, tra cui la "Tomba di Davide", si trovano al piano terreno. Nella foto: ingresso al complesso di epoca ottomana.

 

La sala superiore comunicava con la chiesa crociata attraverso archi ora chiusi. Uno di questi ospita l'ingresso attuale (a sinistra nella foto). Il monumento in bronzo a forma di olivo (al centro) fu posto dalla associazione cattolica che ha finanziato un recente restauro dell'edificio.

 

 

La sala è lasciata a disposizione di tutti i cristiani i quali vi possono cantare e pregare, ma non celebrare l'eucarestia, almeno fino a quando il luogo non potrà tornare ad essere chiesa. La porta (chiusa) e la finestra sulla sinistra comunicano con la "sala dello Spirito Santo".

 

Interno della "Sala dello Spirito Santo". Questa parte dell'edificio, soprastante la Tomba di Davide, appare più antica della sala dell'Ultima Cena, come mostra l'analisi delle murature. Cenotafio e copertura a volta sono invece un'aggiunta fatta dai musulmani.

 

A sinistra. Pianta e sezione dell'edificio. 1. Tomba di Davide (in rosso). 2-3. Cenacolo (in blu). 4. Sala dello Spirito Santo.

A destra. Capitello crociato con la raffigurazione del Pellicano, simbolo di Cristo che dà il suo sangue per la vita del mondo.

 

La tradizione identifica il Monte Sion con "la città di Davide" dove il santo re (1Re 2,10) fu sepolto, e così anche i suoi successori. Il cenotafio è ricoperto di un tessuto riccamente ornato con simboli e scritte ebraiche.

 

Sulle pendici del monte il santuario di S. Pietro in Gallicantu ricorda il pentimento di Pietro (Mt 26,69-75).

 

La vista sulla città che si gode è suggestiva. Questa è la veduta in direzione del Tempio.

 

I pellegrini medioevali ricordano la presenza di una grotta molto profonda all'interno del santuario. Questa grotta, ritrovata nel 1904, mostra di aver servito in successione come bagno rituale, grotta venerata e cisterna.

 

Numerose croci come questa sono dipinte sulle pareti, a testimonianza di un culto praticato in questo luogo nell'antichità.

 

Resti di abitazioni della Gerusalemme del tempo di Gesù, e più recenti, sono stati portati alla luce dagli archeologi nel giardino che circonda la chiesa. Secondo il pellegrino di Bordeaux (333 dC), sulla salita dalla piscina di Siloe al Sion si incontravano le rovine della casa del sommo sacerdote Caifa.

 

Via antica, fatta a scale, rinvenuta negli scavi presso la chiesa di S. Pietro in Gallicantu.


Il Monte Sion (al centro nella foto) costituiva la parte alta della città di Gerusalemme prima della distruzione operata da Tito nel 70 dC. Cliccare per ingrandire e poi far scorrere sulla destra.

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 Febbraio 2016
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Santo Sepolcro: nuova luce per i mosaici della Crocifissione

Una volta entrati nella Basilica del Santo Sepolcro, basta salire qualche gradino per accedere alla piccola cappella francescana in cui si fa memoria della crocifissione di Gesù per essere sovrastati da numerosi e cangianti mosaici, raffiguranti varie scene bibliche.

Mosaici che però “necessitano ciclicamente di manutenzione, pulizia e restauro”, come spiega Raed Khalil, esperto mosaicista del Mosaic Centre Jericho che sta coordinando il team di giovani restauratori attualmente al lavoro nella cappella.

“Questo progetto – continua Raed – è in continuità con tutte le altre iniziative del Mosaic Centre di Gerico, in collaborazione con l’Associazione pro Terra Sancta. Questa attività consiste nella pulizia e nel consolidamento dei mosaici, che sono stati rifatti nel 1925, nello stesso periodo di quelli del Getsemani. Mosaici che sono molto importanti, sia perchè si trovano nel posto più fondamentale di tutti i luoghi sacri, cioè la basilica del santo sepolcro, e poi perchè sono significativi dal punto di vista della tecnica e delle decorazioni, come dimostrano ad esempio i disegni che si possono osservare”.

A rendere possibile il progetto, oltre alla proficua collaborazione tra Associazione pro Terra Sancta e Mosaic Centre di Gerico, c’è il fondamentale apporto del programma PSMP del Consolato Generale d’Italia a Gerusalemme e del Comune di Bronzolo.

Video realizzato dal Christian Media Center.

Per notizie più approfondite sulla storia dei mosaici, leggi l’articolo pubblicato su Custodia.org.

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Monte del precipizio

Nei miei viaggi in Terra santa non mi sono mai portato lì sul Monte del precipizio. Eppure esso richiama un episodio della vita di Gesù raccontato nei Vangeli. E' qui che domenica 17 novembre si è celebrata un liturgia particolare una sintesi della quale si trova nella pagina 'Patriarcato6'

Betlemme e la Basilica della Natività

Il Cenacolo