Sulle orme di Gesù

PREFAZIONE

Sono davanti al computer.Faccio fatica a leggere quanto scrivo. E' quasi buio. La sera scende sul mio piccolo 'eremo'. Il pensiero mi precede perchè mi spinge a Gerusalemme.  Sì, penso a quella città, unica al mondo.

In questo  sito ci sono pagine scritte dal grande biblista e Pastore Cardinal Martini. : "Gerusalemme,. Storia e profezia"  Egli  cita un autore francese per introdurci nellacittà santa: "André Chouraqui, nel suo libro Vivre pour Jerusalem ha scritto: "È Babel la mostruosa trionfatrice della storia, Babel dalle legioni devastatrici, Babel del saccheggio e delle violazioni, Babel dell'assassinio, Babel di tutte le morti. Babel trionfa in tutte le nostre polluzioni, esulta nei depositi dove si ammassano le armi atomiche, che domani devasteranno la mirabile liturgia della creazione. Ai trionfi di Babel," egli dice, "Gerusalemme è presente incatenata, cieca, ma viva e presente. Durante tutta la sua storia Gerusalemme è la città martire, la grande crocifissa"

Eppure la sento 'città aperta, all'incontro. Soprattutto all'incontro non con una storia ma con una 'Presenza' Essa è richiamata da luoghi precisi, alcuni dei quali assolutamente sicuri. In gerusalemme., certo. Ma anchein tutta quella terra che trasuda sangue, anche quello di Cristo. Una terra da dove è giunta a noi, a ciascuno di noi, l'affetto di un Dio che ci cerca.

Per questo 'pellegrinando' su un computer mi accingo a 'tritrovarla' cominciando dal luogo dove la 'Preseza' è divenuta Luce e Vita, da quel sepolcro vuoto che una Basilica, unica al mondo, custodisce gelosamente: Il Santo Sepolcro.

 


IL SANTO SEPOLCRO. VIDEO.
Il video nella pagina 'Gerusalemme'

La basilica del Santo Sepolcro, (in ebraicoכנסיית הקבר - Cnesiat HaChever, ovvero Chiesa della Tomba; in arabo: كنيسة القيامة, Kanīsat al-Qiyāma, ossia "Chiesa della Resurrezione"), chiamata anche la chiesa della Resurrezione (Anastasis in greco e Surp Harutyun in armeno dai cristiani di rito ortodosso), è una chiesa cristiana di Gerusalemme, costruita sul luogo che la tradizione indica come quello della crocifissione, unzione, sepoltura e resurrezione di Gesù.

 

Attualmente è ricompresa all'interno delle mura della città vecchia di Gerusalemme, al termine della Via Dolorosa, e ingloba sia quella che è ritenuta la «collina del Golgota», luogo della crocifissione, sia il sepolcro scavato nella roccia, dove il Nuovo Testamento riferisce che Gesù fu sepolto.

La chiesa del Santo Sepolcro è una delle mete principali e irrinunciabili dei pellegrini che visitano la Terra Santa, insieme alla Basilica dell'Annunciazione di Nazaret e alla Basilica della Natività di Betlemme. Ma, a differenza di queste ultime, il Santo Sepolcro è l'unico luogo della cui esistenza si possiedono prove archeologiche risalenti ad appena un centinaio d'anni dopo la morte di Gesù.

 

Oggi è la sede del Patriarcato ortodosso di Gerusalemme, il quale, al centro della chiesa[1], vi ha il proprio Katholikon, ossia la propria cattedrale, e la propria cattedra
Formalmente è anche la sede del Patriarcato di Gerusalemme dei Latini; tuttavia il Patriarca cattolico latino non ha la libertà di celebrare se non negli spazi e nei tempi assegnati nel 1852 dallo Statu Quo alla Custodia di Terra Santa e secondo gli accordi con la stessa comunità monastica. Il Patriarca latino quindi risiede effettivamente in una sede presso la concattedrale del Santissimo Nome di Gesù, chiesa principale della diocesi e chiesa madre, dove egli ha la propria cattedra e celebra normalmente .

Secondo la tradizione ortodossa, ogni anno, a mezzogiorno, durante la celebrazione del Sabato Santo della Pasqua ortodossa, vi si ripete il «miracolo del Fuoco Santo».

 
'QUALCOSA DI 'MIO'

Lo vidi per la prima volta agli inizi degli anni sessanta quando con i miei compagni di ordinazione ci siamo  fatti pellegrini in Terra Santa. La prima impressione che ho avuto fu davanti all'ingresso della Basilica, quando la guida ci indicò una scaletta di poco conto  posata in alto sopra gli ingressi. Ci diceva che era lì perchè così doveva essere stando agli accordi di qualche secolo fa per porre fine ai litigi tra le varie confessioni cristiane per il possesso e l'uso della grande 'reliquia'.....Mi batteva forte il cuore: salendo la ripida scala che porta al Calvario sentivo di avvicinarmi a un grande mistero: Se Gesù era il Figlio di Dio perchè ha scelto di soffrire così?  La folla era tanta e spoingeva da ogni parte: ero con i miei confratelli....Ero lì proprio dove il Figlio di Dio aveva fatto dono della sua umanità nel sacrificio della croce per me...Notai, trovandomi in fila, gli altari che precedono quello dove sta la grande croce. Vi sarei ritornato per celebrare l'Eucasristia con un sacerdote amico, Padre Giuseppe Dell'Orto, biblista. Finalmente mi sono chinato per baciare il sito sotto l'altare....Con pazienza la gente nel silenzio e nello stupore di una preghiera 'nuova' attendeva il proprio turno...Ho osservato il volto di tanta gente,mentre 'usciva' dopo il bacio di sotto l'altare. E molti avevano le lacrime agli occhi. Quella 'reliquia, il luogo della crocifissione mi costringeva  a pensare a ciò che ero. Un prete di Cristo, di quell'Uomo che su quella croce era morto. un prete che aveva dato una risposta alla chiamata di Cristo. Doveva parlare alla gente di ciò che aveva fatto Gesù. Un prete....? Forse in quel momento, al primo dei miei pellegrinaggi, ho  capito meglio la mia vocazione: la bellezza di una vita donata a Cristo per 'annunciarlo' ad ogni ragazzo, giovane, adulto e farlo felice..

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Sistemazione moderna della chiesa

L'ingresso alla chiesa avviene tramite una singola porta nel transetto sud. La chiave dell'ingresso viene custodita, per mantenere la pace tra le varie fazioni cristiane, dalla famiglia musulmana Nusayba, che ne mantiene la custodia fin da 1192, quando le fu affidata dal Saladino. Dopo periodi di tensione tra la famiglia Nusayba e le autorità ottomane, nel XVIII secolo, queste ultime nominarono la famiglia Joudeh per aiutare i Nusayba nel loro compito. Oggi la famiglia Jude assiste ancora i Nusayba, portando la chiave della chiesa a un membro della famiglia Nusayba, che apre e chiude la porta giornalmente.

Appena oltre l'ingresso si trova la Pietra dell'Unzione, che è ritenuta il luogo dove il corpo di Gesù venne preparato per la sepoltura. A sinistra (a ovest), si trova la Rotonda dell'Anastasi, sotto la più grande delle due cupole della chiesa, al centro della quale è posta l'edicola del Santo Sepolcro. In base a un decreto ottomano del 1852 (conosciuto in Occidente come «Statu Quo») le Chiese ortodossa, cattolica e armena hanno diritto di accesso all'interno della tomba, e tutte e tre si tiene nel sabato santo, celebrata dal Patriarca greco-ortodosso di Gerusalemme. Dietro la rotonda, all'interno di una cappella costruita con una struttura in ferro su una base semicircolare in pietra, si trova l'altare usato dalla Chiesa ortodossa copta. Oltre a questa, sul retro della rotonda, si trova una cappella in stile grezzo che si crede sia la tomba di Giuseppe di Arimatea, nella quale la Chiesa ortodossa siriaca celebra la sua liturgia nelle domeniche. A destra del sepolcro, sul lato sud-orientale della rotonda, si trova la cappella dell'Apparizione, riservata all'uso della Chiesa cattolica.

Sul lato est opposto alla rotonda si trova la struttura, risalente alle Crociate, che ospita l'altare principale della chiesa, oggi il Catholicos greco-ortodosso. La seconda e più piccola cupola poggia direttamente sopra il centro del transetto che attraversa il coro dove è situato il compas, un omphalos un tempo ritenuto essere il centro del mondo.

A est di questo si trova una grossa iconostasi che demarca il santuario greco-ortodosso, davanti al quale sono posti il trono patriarcale e un trono per i celebranti episcopali in visita.

Sul lato sud dell'altare, attraversato un atrio chiuso, si trova una scalinata che sale alla Cappella del Calvario, o Golgota, ritenuta essere il luogo della crocifissione di Gesù, che è la parte più riccamente decorata della chiesa. L'altare principale della cappella appartiene alla chiesa greco-ortodossa, mentre alla chiesa cattolica è riservato un altare laterale.

Più a est nell'atrio chiuso ci sono delle scale che discendono fino alla Cappella di Sant'Elena, che appartiene agli armeni. Da lì, un altro insieme di scale porta alla Cappella dell'Invenzione della Santa Croce, cattolica, ritenuta il luogo dove venne ritrovata la Vera Croce.

Il 20 giugno1999, tutte le denominazioni cristiane che dividono il controllo della chiesa concordarono sulla decisione di realizzare una nuova uscita per la chiesa. Non si ha notizia che questa porta sia stata completata.

Autenticità

Come notato in precedenza, sia Eusebio che Socrate Scolastico registrarono che la tomba di Gesù era in origine un luogo di venerazione per la comunità cristiana a Gerusalemme e la sua posizione fu ricordata dalla comunità anche quando il sito venne coperto dal tempio di Adriano. Eusebio in particolare nota che la scoperta della tomba "permise a tutti quelli che arrivarono di testimoniarne la vista di una chiara e visibile prova delle meraviglie di cui quel luogo era stato un tempo teatro" (Vita di Costantino, Capitolo XXVIII [1]).

L'archeologo Martin Biddle dell'Università di Oxford ha teorizzato che questa "chiara e visibile prova" potrebbero essere stati dei graffiti con scritte tipo "Questa è la tomba di Cristo", incisi nella roccia dai pellegrini cristiani prima della costruzione del tempio romano.[10]

Dall'epoca della sua costruzione nel 335, e nonostante i numerosi ammodernamenti, la chiesa del Santo Sepolcro è stata venerata come il luogo autentico della crocifissione e sepoltura di Gesù.

Nel XIX secolo, diversi studiosi disputarono l'identificazione della chiesa con il vero luogo della crocifissione e sepoltura di Gesù. Essi ragionarono sul fatto che la chiesa fosse all'interno delle mura cittadine, mentre i primi resoconti (ad esempio:Ebrei 13,12) descrivevano questi eventi come avvenuti fuori delle mura. Il giorno seguente al suo arrivo a Gerusalemme, il generale Gordon selezionò una tomba scavata nella roccia, posta in un'area coltivata al di fuori delle mura, come luogo più probabile per la sepoltura di Gesù. Questo luogo viene solitamente indicato come "Tomba del Giardino", per distinguerlo dal Santo Sepolcro, ed è ancora un popolare luogo di pellegrinaggio per quelli (solitamente i protestanti) che dubitano dell'autenticità dell'Anastasi e/o non hanno il permesso di tenere funzioni religiose nella chiesa.

Comunque, da allora è stato determinato che il sito era in effetti al di fuori delle mura cittadine all'epoca della crocifissione. Le mura della città di Gerusalemme vennero espanse da Erode Agrippa nel 4144, e solo allora inclusero il sito del Santo Sepolcro e venne costruito il giardino circostante, menzionato nella Bibbia. Per citare lo studioso israeliano Dan Bahat, archeologo, cittadino di Gerusalemme:

"Potremmo non essere assolutamente certi che il sito del Santo Sepolcro sia il luogo della sepoltura di Gesù, ma non abbiamo un altro sito che possa rivendicare di esserlo con la stessa forza, e non abbiamo davvero motivo di respingere l'autenticità del sito. (Bahat, 1986)

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Gli ulivi dell'orto del Getsemani

La prima volta che visitai Gerusalemme  ho vissuto una straordinaria notte nella Chiesa all'Orto del Getsemani. Venivamo dall'hotel posto sopra i cimiteri, tra quello ebraico e quello mUssulmano. Scendemmo fino al luogo che ricorda il 'lamento di Gesù' e la sua obbedienza al disegno dal Padre: l'orto degli ulivi. Siamo entrati quasi furtivamente per una porticina che un padre francescano ci aveva aperta. Nel silenzio più assoluto delle cose, della natura, degli uomini. siamo come scivolati dentro la grande chiesa e ci siamo messi d'attorno alla pietra che la tradizione vuole sia quella dove Gesù passò parte della sua ultima notte, poco prima di venire catturato dai suoi nemici...nella solitudine, discosto dai suoi apostoli, alcuni, che si erano addormentati. Una pallida luce illuminava la grande pietra. La baciai, sporgendomi al di là delle inferiate che la cingono.....Cominciò così l'ora santa, nella lettura della pagine della Passione, nella preghiera silenziosa, nella meditazione.

Ma prima di entrare per quel momento  di stupita preghiera, commossa e viva,  nella spklendida chiesa,entrando nel giardino ebbi modo di guardare alla luce di una  sfacciata  luna gli ulivi che gli danno il nome. Imponenti, bitorzoluti, carnosi stavano lì da quanto tempo? Possibile che almeno qualcuno era del tempo di Gesù? Un interrogativo  al quale non ho saputo nè allora nè in seguito dare risposta. E ogni volta che sono entrato di notte, di sera o di giorno, tornava a inquietarmi.... Ed ecco la notizia  di questi giorni pubblicata dal sito del Patriarcato latino.....

 

Ulivi del Getsemani, pubblicati gli esiti di un’indagine scientifica

 

 

(Roma) – Il giardino di ulivi del Getsemani, uno dei luoghi più sacri alla cristianità – memoria vivente dell’agonia del Signore Gesù prima del suo arresto – oggi può essere conosciuto più a fondo da ciascun credente. Infatti, sono finalmente disponibili i risultati di una ricerca scientifica favorita dalla Custodia di Terra Santa sulle otto piante millenarie del giardino. La ricerca, iniziata nel 2009, è durata tre anni ed è stata condotta da un team composto da ricercatori del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), e varie università italiane. Lo studio è stato presentato oggi, alle 11.30, presso la Sala Marconi diRadio Vaticana, a Roma. Assieme al padre Custode, fra Pierbattista Pizzaballa, hanno raccontato ai giornalisti il senso e i risultati della ricerca fra Massimo Pazzini, decano dello Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme, il professor Giovanni Gianfrate, coordinatore del progetto, agronomo ed esperto di storia dell’ulivo del Mediterraneo, e il professor Antonio Cimato, coordinatore della ricerca scientifica, primo ricercatore dell’Istituto valorizzazione del legno e delle specie arboree (Ivalsa)/Cnr di Firenze.

 

I risultati della ricerca hanno indicato la datazione del fusto di tre degli otto ulivi (gli unici per i quali è stato tecnicamente possibile eseguire lo studio), come risalente alla metà del Dodicesimo secolo. Perciò, alle piante viene riconosciuta un’età di circa novecento anni. Occorre però fare una precisazione: la datazione indicata è da intendersi riferita solamente alla parte epigea delle piante, ovvero quella costituita dalla parte emersa della pianta, cioè dal tronco e dalla chioma. Infatti la stessa ricerca ha dimostrato che la parte ipogea, ovvero quella costituita dalle radici, è di certo più antica.

 

L’esito dell’indagine, inoltre, deve essere messo in relazione con antiche cronache di viaggio dei pellegrini, secondo le quali la seconda basilica del Getsemani venne costruita fra il 1150 e il 1170 (periodo, durante il quale i Crociati erano impegnati nella ricostruzione delle grandi chiese della Terra Santa e di Gerusalemme in particolare). Appare dunque verosimile che, in occasione della costruzione della basilica del Getsemani sia stato anche risistemato il giardino, realizzando un intervento di recupero degli ulivi presenti a quel tempo.

 

Un altro risultato di grande interesse è emerso quando i ricercatori hanno definito l’impronta genetica (fingerprinting) delle otto piante. Le analisi di particolari regioni del Dna hanno descritto «profili genetici identici» tra tutti gli otto individui. Tale conclusione fa emergere la peculiarità che gli otto ulivi siano, usando un termine metaforico, «gemelli» tra loro e, quindi, appartenenti allo stesso «genotipo». Questo può voler dire solo una cosa: che gli otto ulivi sono tutti «figli» di uno stesso esemplare. Ovvero si può sostenere che, in un preciso momento della storia – nel Dodicesimo secolo, ma probabilmente anche molto prima -, vennero messe a dimora nel giardino del Getsemani porzioni di rami più o meno grossi (talee di ramo) prelevate da un’unica pianta, con modalità simili a quelle tuttora adottate dai giardinieri palestinesi. Occorre allora domandarsi in che momento, nel corso dei secoli, sarebbero state messe a dimora queste talee. Per i Vangeli, al tempo di Gesù Cristo, gli ulivi erano già lì ed erano adulti. E la loro successiva esistenza è testimoniata da un attento esame comparato delle descrizioni del luogo santo, fatta da storici e pellegrini, nel corso dei secoli.

 

Fra Pierbattista Pizzaballa, presentando i risultati della ricerca ha osservato che «per ogni cristiano, gli ulivi del Giardino del Getsemani costituiscono un riferimento “vivente” alla Passione di Cristo; della testimonianza all’obbedienza assoluta al Padre, anche nel sacrificare la Sua persona per la salvezza dell’uomo, di tutti gli uomini; e sono anche indicazione e memoria della disponibilità che l’uomo deve avere nel “fare la volontà di Dio”, unico modo per distinguersi credente. In questo luogo, Cristo pregò il Padre e si affidò a Lui per superare l’angoscia della morte, l’’Agonia’, la Passione e la terribile esecuzione di croce, confidando nella vittoria finale, la Risurrezione e la Redenzione degli uomini.

 

Questi ulivi plurisecolari raffigurano il “radicamento” e la “continuità generazionale” della comunità cristiana della Chiesa Madre di Gerusalemme. Come questi ulivi – piantati, bruciati, abbattuti e di nuovo germogliati, nel corso della storia, su una “inesauribile” ceppaia – così la prima comunità cristiana sopravvive vigorosa, animata dallo Spirito di Dio, nonostante gli ostacoli e le persecuzioni».

(inserito, venerdì 25 ottobre 2012)

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Dopo le ultime analisi tecniche, la Basilica della Natività senza segreti

di Carlo Giorgi, fonte: terrasanta.net

L'interno
 della basilica della Natività, a Betlemme, con la soffittatura lignea esposta alle ingiurie delle intemperie. (foto E. Bermejo)

L’interno della basilica della Natività, a Betlemme, con la soffittatura lignea esposta alle ingiurie delle intemperie. (foto E. Bermejo)

(Milano) – La basilica della Natività di Betlemme – su cui in occasione del Natale saranno rivolti gli occhi del mondo intero -, vanta trabeazioni lignee tra le più antiche di tutta l’area del Mediterraneo, è stata costruita senza ombra di dubbio nel VI secolo d.C. e, potendo contare su una struttura architettonica ancora solida seppur millenaria, ha bisogno con urgenza di interventi strutturali che ne possano ridurre il danno in caso di un evento sismico.

Sono alcune delle importanti acquisizioni dello studio pubblicato sull’ultimo numero di Journal of Cultural Heritage, periodico scientifico in lingua inglese che si occupa in particolare di conservazione dei beni architettonici.

Da tempo la basilica della Natività attende un restauro complessivo che, con ogni probabilità, dovrebbe iniziare la primavera prossima. In vista dei lavori, già nel 2009 l’Autorità Nazionale Palestinese aveva promosso una ricerca che consentisse la migliore conoscenza dell’edificio sacro dal punto di vista archeologico, strutturale, decorativo, storico-filologico e funzionale. Ricerca realizzata – d’intesa con i religiosi francescani, greco-ortodossi e armeni, co-proprietari della basilica – tra il settembre 2010 e l’inizio del 2011 da un’équipeinternazionale di studiosi, guidati dal professor Claudio Alessandri, coordinatore generale del progetto e docente presso il dipartimento di Ingegneria dell’Università di Ferrara. «I risultati delle indagini, le proposte di intervento suggerite, come pure le linee guida e le raccomandazioni tecniche fornite hanno superato con successo il vaglio delle preposte Commissioni di controllo – spiega Alessandri – e di organismi internazionali della massima autorevolezza quali l’International Centre for the Study of the Preservation and Restoration of Cultural Property (Iccrom). Tali risultati costituiscono pertanto un riferimento obbligato per un qualsiasi intervento futuro di conservazione e restauro, qualunque sia l’impresa o studio professionale incaricato della sua esecuzione».

Tra le scoperte di portata storica raggiunte dalla ricerca, segnaliamo quelle riguardanti la datazione delle strutture lignee, affidate ad Ivalsa, Istituto di valorizzazione delle specie arboree del Consiglio nazionale delle ricerche italiano. Le travi di legno della copertura della basilica sono state sottoposte ad analisi dendrocronologica, finalizzata a definire età e provenienza dei materiali. In particolare, si è scoperto che il legno può essere suddiviso in cinque gruppi, a seconda del periodo storico in cui è stato tagliato e utilizzato per altrettanti successivi restauri: il gruppo più antico sarebbe composto addirittura da travi di cedro databili tra il VI e il VII secolo d.C.; si tratterebbe proprio del legno utilizzato in epoca bizantina per la ricostruzione della basilica costantiniana, andata a fuoco durante la rivolta samaritana del 529.

Di alto profilo anche i dati emersi sull’origine dei materiali: «Abbiamo scoperto legno di tre differenti specie di alberi: cedro, larice e quercia – racconta il dottor Mauro Bernabei, del Cnr, tra i massimi esperti internazionali di dendrocronologia -. I cedri e le querce sono alberi autoctoni del Medio Oriente e quindi è pacifico immaginare che, tagliati in boschi vicini, siano stati utilizzati per il cantiere della basilica a Betlemme. Ma i larici non crescono in questa area geografica! Così la loro presenza sembrava inspiegabile. L’analisi dendrocronologica ha sciolto l’enigma: abbiamo provato che si tratta di alberi dell’inizio del Quattrocento, provenienti dalle Alpi Orientali italiane».

Ma chi, nel Quindicesimo secolo, avrebbe mai pensato di andare a prendere così lontano, addirittura in Italia, alberi utili al restauro di una basilica in Palestina? «È stato emozionante trovare, in antichi documenti d’archivio, la conferma al nostro dato scientifico – racconta Bernabei -: i documenti spiegano che nel Quattrocento il legno necessario al restauro della basilica venne donato proprio dalla Repubblica di Venezia, sotto la cui giurisdizione si trovavano all’epoca anche le Alpi orientali». Così, nel 1479, dopo alcuni decenni di complessi negoziati diplomatici tra cristiani e musulmani, il tetto della basilica fu finalmente messo a nuovo.

Contribuirono a finanziare l’impresa anche il duca di Borgogna, Filippo il Buono, che sostenne le spese dei lavori, ed Edoardo IV re d’Inghilterra, che donò il piombo usato per la copertura. Il tutto, sotto gli auspici di padre Giovanni Tomacelli, Custode di Terra Santa in quegli anni, con l’approvazione della Santa Sede e, ovviamente, del sultano Al-Ashraf Sayf Ed-Din Qayetbay.

Una curiosità: la ricerca ha appurato anche l’origine del legno di quercia utilizzato per il restauro del 1848, utilizzato per riparare i danni causati da un rovinoso terremoto. Le travi di quercia analizzate arrivano da un bosco dell’Anatolia, con ogni probabilità lo stesso bosco da cui proviene il legno utilizzato per costruire le piccole edicole musulmane che sorgono nei pressi della basilica di Santa Sofia, ad Istanbul. «L’amministrazione ottomana del periodo promosse il restauro di una basilica cristiana con lo stesso legno con cui costruiva luoghi di culto musulmani – conclude Bernabei -, lo interpreto come un piccolo segno di dialogo e pace, legato alla basilica della Natività…».

«Ci si augura – conclude il professor Alessandri – che gli studi fin qui condotti possano trovare al più presto una loro implementazione in un preciso programma di interventi con i quali si possa finalmente arrestare o tutt’al più rallentare l’inesorabile processo di degrado di uno dei più importanti monumenti della Cristianità».

di Carlo Giorgi, fonte: terrasanta.net

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23.maggio 2014

 

Il Cenacolo: duemila anni di discordia e di preghiera

Scritto il mag 23, 2014

 

MONTE SION – 22 maggio 2014. La “stanza al piano superiore” dove il Cristo ha celebrato la Cena e dove gli apostoli hanno ricevuto l’effusione dello Spirito Santo, ha avuto una storia travagliata ed è, ancora ai nostri giorni, al centro di una polemica. In questo luogo importante per la cristianità, in cui il culto è interdetto praticamente tutto l’anno, papa Francesco celebrerà la messa il prossimo 26 maggio. Un evento che accende la protesta da parte degli Ebrei religiosi che temono un trasferimento di sovranità.

Una chiesa, una moschea, una sinagoga

È possibile visitare il luogo santo ma la liturgia propriamente detta vi è proibita. Nel 1964, Paolo VI semplicemente visitò il Cenacolo. A titolo eccezionale Giovanni Paolo II poté celebrarvi la messa nel 2000.Lunedì prossimo, 26 maggio, papa Francesco a sua volta celebrerà la messa alla presenza dei vescovi di Terra Santa.

È certamente una celebrazione importante in quanto si tratta della prima chiesa degli apostoli. L’evento eccita l’apprensione e la collera da parte degli Ebrei religiosi che vi vedono un tentativo di “riappropriazione” da parte della Chiesa. Per loro ogni forma di culto presso la presunta “tomba di Davide” sarebbe sacrilega

Solo due celebrazioni vi sono consentite ai Francescani. La lavanda dei piedi il Giovedì santo e i vespri di Pentecoste. La messa mai. Si tratta di un edificio complicato: una sinagoga al piano terra proprio accanto ai resti di un chiostro francescano del XIV secolo. Al primo piano, una sala gotica con resti di capitelli di una chiesa cristiana e un mirhab orientato alla Mecca, con accantomuna yeshiva (scuola ebrea di studi religiosi).

La storia del luogo è fatta di sussulti e manifesta la complessità del luogo. Il Cenacolo è stato identificato come tale da Epifanio di Salamina nel IV secolo. Fu poi restaurato dal vescovo Massimo di Gerusalemme e successivamente ricostruito dal vescovo Giovanni II.I Persiani nel VII secolo l’hanno distrutto, sarà ricostruito dai Crociati quattrocento anni dopo con l’aggiunta di un monastero dedicato Maria Madre della Chiesa. Secondo la tradizione, infatti, è sul Monte Sion che ella si è addormentata prima di salire al cielo al momento della sua Assunzione.

Nel 1335, il Cenacolo è acquistato dai Francescani che lo restaurano con una volta gotica. Nel 1523, i Francescani sono scacciati dai Musulmani che trasformano il luogo in moschea. E poiché in Terra Santa la storia delle tre religioni si intreccia in modo inestricabile, la “camera bassa” dell’edificio diverrà più tardi una sinagoga a causa di una tradizione del XII secolo secondo al quale vi si troverebbe il cenotafio del re Davide. Si tratta di un tipo di monumento che non contiene il corpo del defunto. Poiché la vera sepoltura risulta introvabile, questo offre la possibilità di rendere comunque onore al defunto. Si tratta di una tradizione probabilmente cristiana, che può contribuire a individuare il contesto dell’episodio della Pentecoste. Al momento in cui gli Apostoli hanno ricevuto l’effusione dello Spirito Santo c’erano là “degli Ebrei, uomini pii, venuti da tutte le nazioni sotto il cielo” erano “Parti, Medi, Elamiti, uomini della Mesopotamia e della Giudea, della Cappadocia, dell’Asia…”. Quando gli Apostoli parlano e ognuno li intende nella propria lingua, può darsi che fossero in quei paraggi proprio per onorare Davide.

Fino al 1948, il sito è stato una moschea, nella disponibilità di una famiglia musulmana, come testimoniano il mirhab e alcune iscrizioni arabe. Dopo la guerra del 1948 il sito passa in mani israeliane. Dal 1948 al 1967, la “tomba di Davide” è il solo sito della Città Vecchia loro accessibile, il resto era in mani giordani. Solamente da là gli Ebrei potevano pregare su Gerusalemme. Questo passaggio della storia renderà il sito un santuario e un baluardo del sionismo. Per i Musulmani il luogo è ancora di loro proprietà.

Intanto, nella attesa di recuperare il Cenacolo i Francescani hanno costruito un altro santuario a poche decine di metri, si tratta del così detto “Cenacolino”.

Voci di trasferta della sovranità

Che Israele sia disposto a restituire il Cenacolo alla Chiesa Cattolica per il tramite della Custodia francescana è un tema che continua ad accendere polemiche. L’ipotesi di una eventuale restituzione di sovranità è stata ufficialmente smentita, soprattutto in seguito a molte manifestazioni degli Ebrei religiosi e ai vandalismi noti come “Price Tag” con graffiti tipo “Il Re Davide è per gli Ebrei, Gesù è spazzatura”.  Avigdor Lieberman, ministro degli Esteri di Israele e l’ambasciatore di Israele presso la Santa Sede hanno dichiarato pochi giorni fa che il loro governo non ha la minima intenzione di cedere il controllo del Cenacolo.

In occasione della visita del presidente Shimon Peres in Vaticano si era riaccesa la questione. Il giornale italiano La Stampa aveva pubblicato la notizia che il Cenacolo “stava per ritornare un luogo di culto cristiano”. Che “un protocollo” definito tra le due parti consentiva la celebrazione della messa sotto la custodia dei Francescani. Il sito comunque sarebbe rimasto sotto controllo israeliano.

La protesta scatenata nei contesti ebraici ortodossi potrebbe essere il segno che questo accordo è stato effettivamente discusso. Nella prossimità della visita del Papa, Israele, nel timore di manifestazioni ostili, ha fatto sapere che gli attivisti considerati pericolosi sono “agli arresti domiciliari”.

Il Custode di Terra Santa padre Pizzaballa, il 20 gennaio scorso, alla Radio Vaticana, ha sottolineato che non si tratterebbe di “restituzione del Cenacolo” ma eventualmente di “uso liturgico” precisando che la discussione è ancora in corso.

Per mons. Shomali, vicario patriarcale latino per Gerusalemme, la posizione della Chiesa è chiara: “Non domandiamo sovranità, solo di poter venire e pregare liberamente“. Ricorda poi che la “Tomba di Davide” è onorata anche dai Musulmani e che il sito è “chiamato a essere un luogo di incontro e di preghiera tra i fedeli delle tre religioni”.

Myriam Ambroselli

 

 

 

ua Beatitudine Fouad Twal nella concattedrale di Gerusalemme al termine della S. Messa in dialogo con il gruppo di pellegrini e con Don Pino (2007)