Ho aperto questa pagine nel sito personale sulla Terra Santa con un invito a chi mi legge alla preghiera. La monaca in preghiera a lato della pietra che ha accolto la salma di Gesù deposto dalla croce è così limpida nel suo raccoglimento, da invitarci a pregare con Lei meditando la morte del Signore!

S. Eccellenza Monsignor Shomali vicario patriarcale per Gerusalemme ha 'organizzato' la nostra esperienza di Pasqua. Si è preoccupato di tutto: l'accoglienza, i pranzi con il Patriarca, le celebrazioni al Santo Sepolcro...Non ci ha mai lasciati soli. Lo ringraziamo, Gianni e Cristiana e l'amica Maria Teresa ed io. La noistra esperienza spirituale è stata 'eccezionale'. Il mio sogno si è avverato grazie a Lui e ai miei carissimi amici.

I MIEI 'AMICI'

Cristiana, Maria Grazia, Gianni: a loro il mio 'grazie'!

Nel suk di Gerusalemme

Che fatica per raggiungere il Santo Sepolcro. Mi sono vicine la gentile Maria Grazia! e la 'forte Cristiana!

Dacanti alla Basilica

Una sosta prima di ritornare alla Casa di accoglienza dopo il rito del Giovedì santo

In Patriarcato

Il Patriarca Mons. Tual Fouad con gli amici

Si notiml'evidente fatica dibDon Pino nelle stradine che portano al Patriarcato. Cristiana..protegge e qaccompagna!

HO CELEBRATO LA PASQUA AL SANTO SEPOLCRO (24 - 28 MARZO 2016)

INTRODUZIONE

GLI ANTEFATTI.

Fu quasi per caso. Di pomeriggio, un giorno di febbraio nel mio 'piccolo eremo'. In conversazione con Gianni, Cristiana e Mario Dassi mi capitò di esprimere,loro un sogno  che da tempo coltivavo, quello di celebrare i riti della settimana di passione là dove tutto è cominciato, là davanti al sepolcro vuoto, al  Santo sepolcro,dunque in Gerusalemme. Era come confessare un desiderio 'nascosto' perhè ritenuto impossibile. LI vidi stupiti. Un sorriso quasi di scusa ome se volessero dirmi che  sarà difficile. Passiamo ad altro. Ma il sasso era stato gettato. Quache giorno dopo - e si stavano preparando al grande viaggio in Messico  - Gianni   mi telefona e mi fa sapere che ha prenotato quattro posti sulla linea 'El-Al, Dovranno essere confermati per tempo. Ma il sogno stava prendendo forma e concretezza. Ci pensò Cristiana a confermare i quattro posti e nel contempo ad invitare una persona a Lei e a noi cara, Maria Teresa a prendere il posto di Mario che non poteva condividere il nosto 'sogno'. Così quando, tornato dal Messico Gianni provvide con l'agenzia Canguro a definire il viaggio (non lo chiamo pellegrinaggio!) il sogno ormai era una attesa concreta: dunque davvero sarò al Sepolcro a celebrare  i riti cristiani della Pasqua del Signore Gesù! Nel frattempo Cristiana aveva tenuto i rapporti con Sua Eccellenza Mons Shomali il quale  'pensò' al nostro soggiorno e alla nostra partecipazione alle solennni liturgie. Una programmazione completa, dai riti solenni ai pranzi con il Patriarca, nel grande salone del Patriarcato latino, al primo piano,  dalla 'Casa di accoglienza' dove siamo stati ospiti fino all'autista che ci fu vicino e disponibile sempre. Un 'grande vescovo che ha messo al primo posto nel suo ministero 'l'accoglienza gioiosa delle persone. Unico e irrepetibile!

I GIORNI DI ATTESA

Mi pareva di aver ricevuto un grande dono e ho passato i giorni di attesa fino al mercoledì santo, quando in mattinata avremmo peso l'aereo alla Malpensa per Tel Aviv,  in preghiera, col pensiero rivolto a quella terra che ha visto vivere,predicare, amare, sacriicarsi Gesù di Nazareth. Ma in  particolare ho cercato  un aiuto per condividere i  momenti della passione del Signore e la sua resurrezione. Uno studio forse datato (1967) ma di un interesse straordinario: "Passione e resurrezione del Signore" del domenicano  biblista Pierre Benoit, docente di Sacra Scrittura  nella suola biblica di Gerusalemme e  già direttore dell'Istituto. Ho cominciato il 'percorso evangelico' guidato da questo grande biblista immergendomi sempre di più nel vissuto di Gesù che lo studio del Maestro  francescano rendeva straordinariamente vivo. Ne lessi alcune pagine nella mia cameretta in Gerusalemme,. Terminai di leggerlo solo al ritorno e dopo qualche settimana L'attesa però  mi poneva anche quakche domanda che mi creava preoccupazione. Ce la  farò? Conoscevo Geruslemme, la salit  al Patriarcato, la discesa al Sepolro le lunge celebrazioni liurgiche dei giorni santi....Ce la farò? Mi aiuteranno di certo i 'fratelli' che hanno deciso di portarmi alla città santa. Ma solo il pensiero di ciò che avrei vissuto mi dava fiducia e coraggio. Sono tornato a rileggere il primo documento del Concilio Vaticano , quello sulla liturgia. Ho riletto un passaggio che  conoscevo ma che ripreso  per l'imminente viaggio mi  creava dentro una voglia grande di esserci. Quel passo del documento conciliare sulla liturgia dice:"Lo Spirito Santo attualizza il mistero di Cristo. 1104 La liturgia cristiana non soltanto ricorda gli eventi che hanno operato la nostra salvezza; essa li attualizza, li rende presenti. Il mistero pasquale di Cristo viene celebrato, non ripetuto; sono le celebrazioni che si ripetono; in ciascuna di esse ha luogo l'effusione dello Spirito Santo che attualizza l'unico mistero". Questa stupefacente proprietà della liurgia cristiana permette di rendere presente il mistero di Gesù che muore risorge. Dunque nei giorni   finali della settimana di passione potevo affermare di 'essere con Gesù': non  parteciperò a riti sia pure antichi che 'cantano' il mistero di Cristo. Ma lì davanti al sepolcro vuoto,celebrando i solenni riti  avrei colto il mio coinvolgimento nelle vicende dell'umanità del Figlio di Dio. Quasi potrei dire: Là al Cenacolo, là all'orto del Getsemani, là lungo la via della croce, là dove è stata deposta la sua salma nel sepolcro  di Giuseppe d'Arimatea, , là dove vinse la morte risorgendo oer un mondo nuovo, per un nuovo futuro, per un''umanità salvata, redenta destinata a vivere in questo mondo la grande legge evangelica dell'amore. Là, c'ero anch'io! Comunque la decisione era presa e mi sono affidao ai miei amici e con la certezza della benevolenza di Dio, mercoledì santo all'alba è iniziata quetsa vicenda irrepetibile. L'attesa era finita. Gianni aveva chiesto a suo figlio di portarci alla stazione centrale di Milano dove avremmo preso il bus dell'autostradale che ci ha portato all'aeroporto della Malpensa. Ancora qualche tempo di attesa. Poi finalmente l'imbarco. Il viaggio di fede era cominciato. Pregavo perchè questi giorni vissuti per fede, anche con sacrificio, fossero esperienze indimenticabili anche per Gianni, Cristiana e Maria Teresa, l'amica simpatica di Cristiana.

A GERUSALEMME, FINALMENTE!

Quattro ore di volo.  L'aereo puntava il suo muso verso il sud-est:doveva raggiungere Tel Avivi dove avremmo incontrato  una persone scelta da Mons. Shomali per portarci a Gerusalemme. Così avvenne. Un giovane cristiano arabo ci aspettava. Lungo il tragitto ho potuto vedere i muri costruiti dagli israeliani. Una pena, un'amarezza.... Giunti a Gerusalemme il giovane autista ci portò alla Casa di accoglienza dei melchiti del patriarcato greco cattolico. Una cameretta semplice e accogliente. Dalla finestra potevo vedere la bella cupola della chiesa melchita che, passando per la hall del'albergo avrei visitato partecpando a una liturgia ortodossa  quella del venerdì santo presieduta dal vescovo.  Sua Eccellenza Mons. Giuseppe. Una sera ci venne a trovare in ristorante ed è rimasti co noi sempre sorridente, simpatico, aperto.

La casa di accoglienza distava dal Patriarcato latino....due strade: la prima scendeva alla porta di Giaffa, la seconda, in salita conduceva all'ingresso del Patriarcato. Sapevo che non mi sarei allontanato se non per raggiungere il santo Sepolcro e il Patriarcato. Incontrammo Mons. Shomali che aveva previsto tutto: il nostro soggiorno. Era stato definito fin nei minimi particolari. Orari delle celebrazioni, dei  pranzi con il Patriarca...tutto era stato studiato anche  le due 'uscite'  degli amici miei: la prima al Getsemani, la seconda a Betlemme . Io sono rimasto in camera pregando e leggendo 'avidamente' quel testo di Padre Benoit del quale ho scritto poco sopra. Ore di silenzio, di commossa condivisione dei momenti vissuti dal Signore Gesù....Sono state ore di ... giorni di ritiro. Non mi è stato possibile, per le condizioni della mia ambulazione, raggiungere la chiesa di San Salvatore dove risiede il Custode di Terra santa Padre Pizzaballa e dove è parroco il giovane esuberante Padre Feras, amico nostro. Mi è dispiaciuto. Se solo avessi avuto il coraggio di salire quelle scale....! L'indomani era il Giovedì santo. Presto ci siamo recati al santo sepolcro per celebrare la memoria dell'istituzione dell'Eucaristia e del sacerdozio. Tanti erano i preti  concelebranti: con il Patriarca stavo vivendo la mia ...'nascita' sacerdotale'. Una lunga celebrazione quasi identica a quella che tante volte ho presieduto nel mio ministero di parroco....Ero un poco distante dai celebranti 'primari': il Patriarca, Mons. Shomali, Mons. Marcuzzo e altri vescovi... In quella celebrazione ho ascoltato la bella omelia di Mons, Twal che qui sotto riporto. Tanta era la gente....ma  ho vissuto nella fede celebrando questo santo rito del Giovedì santo nell'intimità con il Signore Gesù, quasi fosssi con i suoi discepoli quella sera al Cenacolo. 

Liturgia del giovedi' santo davanti al sepolcro  presieduta dal patriarca Twal. Una straordinaria esperienza  spirituale nel giorno dell'origine del mio sacerdozio

Il Giovedì Santo 2016 a Gerusalemme

Giovedì 24 Marzo 2016, il Patriarca Fouad Twal ha celebrato la messa dell’ultima cena presso la Basilica del Santo Sepolcro.

I Sacramenti della Riconciliazione, del Sacerdozio e dell’Eucarestia, manifestazioni della Misericordia del Padre

Sacramenti della Riconciliazione, del Sacerdozio e dell’Eucarestia, manifestazioni della Misericordia del Padre

Eccellenze e cari amici,
cari sacerdoti, buona festa, con la nostra benedizione e la nostra gratitudine.
Cari fratelli e sorelle,
Cari pellegrini venuti dal mondo intero,

oggi la Chiesa ci invita a fare memoria del Mistero dell’Eucarestia e del Sacerdozio, per celebrare la presenza di Cristo in mezzo a noi e realizzare il suo desiderio di servire i nostri fratelli.

I Sacramenti della Riconciliazione, del Sacerdozio e dell’Eucarestia: questi tre pilastri della nostra Fede sono fondati su una sola verità, l’Amore senza limiti del nostro Dio che viene a salvarci e che attraverso questi tre Sacramenti “non ci lascia orfani” (Gv 14,18) e “resta con noi fino alla fine dei tempi” (Mt 28,20).Questi tre sacramenti sono Segni della Misericordia di Dio, “atto ultimo e supremo col quale Dio ci viene incontro”1 . Sono dei Segni vivi di un Dio che non smette di aspettarci, di cercarci, di raggiungerci.

I – Il Sacramento della Riconciliazione: lasciarsi lavare i piedi e divenire a nostra volta strumenti di Misericordia

La lavanda dei piedi esprime la Misericordia di Cristo nel suo aspetto più concreto, in cui Dio si abbassa e si mette ai nostri piedi per raggiungerci là dove il peccato ci ha fatto cadere, per lavarci e guarirci.
Dio stesso si abbassa: è un gesto pieno di significato che Pietro non comprende e che anche noi facciano fatica a capire, tanto oltrepassa la nostra comprensione. Il Maestro si fa servitore.
“Capite quello che ho fatto per voi?” domanda Gesù (Gv 13,12). E senza aspettare risposta, chiarisce Lui stesso il senso del Suo gesto. “Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi”(Gv 13,14-15).

Attraverso questo gesto che va contro ogni protocollo, Gesù rende visibile la Misericordia infinita di Dio, la follia di un Amore che non conosce alcun limite e che non ha paura di piegarsi sulle nostre più orribili brutture. Se Dio si preoccupa di lavarci i piedi, quanto più ci tiene a lavare il nostro cuore!

Fratelli e sorelle, in questo anno della Misericordia, lasciamoci infine raggiungere da Dio e avviciniamoci senza paura al Sacramento della Riconciliazione. Dio bussa alla porta del nostro cuore (Ap 3,20). Riceviamo il perdono da Dio per proseguire nel cammino della Santità e divenire a nostra volta strumenti di questa Misericordia, “segni efficaci dell’agire del Padre” 2. “Fate anche voi come io ho fatto a voi ” (Gv 13,15):

– lavare i piedi ai nostri fratelli è un gesto difficile da compiere, che incarna tutte le opere di Misericordia che ci costa compiere.
– lavare i piedi è accettare di abbassarsi, di piegarsi sui nostri fratelli sofferenti, in difficolà, isolati, esiliati, nel bisogno.
– lavare i piedi è rinunciare per un istante a guardare se stessi, per guardare l’altro che mi attende e che ha tanto bisogno di me.

Fratelli e sorelle, vivere e condividere l’Amore di Dio, il vero Amore costa. Non c’è amore senza sacrificio, senza dono di sé. “Perché forte come la morte è l’amore, le sue vampe sono vampe di fuoco, di fiamma divina!” (Ct 8,6). Vivere il vero Amore implica che noi accettiamo che Dio bruci i nostri tralci secchi (Gv 15,2-6), il nostro “uomo vecchio” pieno di miserie e di meschinità (Ef 4,22).

Laveremo ora i piedi di alcuni seminaristi per seguire l’umiltà del Maestro e il Suo insegnamento. Faremo qualche fotografia e penseremo di aver compiuto il comandamento dell’amore…

Ripetiamo questo gesto una volta all’anno, ma siamo ancora molto lontani da una fedeltà assoluta al Suo insegnamento sul servizio, sulla misericordia e sul perdono vicendevole… pensiamo alle centinaia di migliaia di poveri, di malati e di rifugiati che attendono un gesto concreto di solidarietà, che attendono una politica giusta e sana, che attendono di essere accolti e accettati.

II – L’Eucaristia

Il secondo pilastro della nostra fede è l’Eucarestia. Questo gesto sublime, valido in se stesso, non può essere dissociato dal primo: la lavanda dei piedi. E’ un gesto di Amore infinito, di umiltà e di misericordia. Nel Sacrificio che noi ripetiamo in ogni Messa “finchè egli venga” (1Cor 11,26), Gesù Cristo nostro Signore si fa così piccolo, così umile in questo pane, per poter dimorare in mezzo a noi. L’Eucaristia, come il Sacramento della Riconciliazione, è il segno dell’Amore smisurato di Dio, che ama restare con noi. Il Suo Amore, ancora una volta, supera i limiti della nostra comprensione, e solo gli occhi del cuore, rischiarati dalla fede, possono accettarlo.

E’ a qualche metro da qui, sul monte Golgota, che il Santo Corpo di Gesù è stato immolato e che il Suo Sangue è stato versato in remissione dei nostri peccati ed è sempre questo stesso Corpo e questo stesso Sangue che noi consumiamo in ogni Eucarestia. Che privilegio e che responsabilità. In ogni ostia consacrata, Dio si dona e ci domanda di donarci a nostra volta ai fratelli. La nostra vita tutta intera deve essere un’offerta “gradita a Dio” (cfr. Rom 12,1). Alla fine di ogni Messa, il Signore ci invita a passare dal tavolo della celebrazione liturgica al tavolo del servizio, nei nostri quartieri, nelle nostre parrocchie e nei campi di rifugiati disseminati purtroppo un po’ ovunque.

Fratelli e sorelle,”alla sera della nostra vita saremo giudicati solo sull’amore!”. Cogliamo l’occasione di questo Giubileo della Misericordia , “un momento straordinario di grazia e di rinnovamento spirituale” 3 per cessare di preoccuparci di noi stessi, volgiamo gli occhi gli uni verso gli altri.Seguendo il nostro Maestro, siamo chiamati, preti, servitori di Dio e fedeli, ad accettare a nostra volta di lasciarci “mangiare” dai nostri fratelli, di donarci fino alla fine, nell’esercizio, a volte faticoso, della Misericordia . Se le nostre buone opere ci costano, è il segno che saranno fruttuose, è il segno che ci siamo veramente donati!

III – Il Sacerdozio

“Fate questo in memoria di me” (Lc 22, 19): cari preti, buona festa, è il vostro giorno, è la vostra festa! Vi pensiamo e preghiamo per tutti i preti della Terra Santa.

Cari preti, non dimenticate mai quanto la vostra vocazione sia divina. Il vostro impegno è quello di incarnare la Misericordia di un Dio che è Padre amorevole, un Dio che non smette mai di cercare, i suoi figli peccatori e smarriti.
Attraverso il Sacerdozio, siete stati costituiti servitori di Dio e dei vostri fratelli. Siete chiamati, a immagine del Maestro, a nutrire l’ affamata folla dei figli di Dio non solo di pane, ma anche del “Pane della Vita” (Gv 6,35). Siete chiamati come il Cristo a curare e a guarire le ferite, fisiche e spirituali, attraverso il Sacramento della Riconciliazione. Tutta la nostra vita deve dire e ridire, senza tregua, la Misericordia di Dio.
Costituendoci preti, il Cristo ha messo nelle nostre mani ogni autorità, e ci ordina di ripetere questo unico sacrificio di offerta. Oggi, il Cristo ci rinnova nella nostra vocazione e ci ridice: “Vi do ogni potere, a voi così come siete, con i vostri limiti e le vostre miserie, i vostri vasi fragili, vi do questo potere di sostituirmi, di agire in mio nome, di perdonare i peccati, di condannare o di salvare!”.

“Che responsabilità in questo, Signore! Lava allora non solo i nostri piedi, ma anche le nostre teste confuse e i nostri cuori induriti!”.

Conclusione

Questi tre gesti di Misericordia, la lavanda dei piedi, la Consacrazione del pane e del vino e l’istituzione del Sacerdozio non possono concretizzarsi che in un’assemblea, in un popolo di credenti, di giovani e di meno giovani, un popolo che osa camminare controcorrente, un popolo che crede alla giustizia e alla Resurrezione, un popolo che crede in Colui in cui abbiamo posto tutta la nostra fiducia. Poichè la vocazione di tutti noi, fatti a immagine del nostro Dio Trinitario, che è Comunione di Amore tra le Tre Persone, la nostra vocazione consiste nel dono di sé e nella comunione fraterna.
E’ qui che si iscrive il nostro ministero sacerdotale: Dio ha bisogno di persone che siano segni credibili, per servire, sostenere e alimentare i fedeli… L’anno della Misericordia è l’anno della conversione e della santificazione, l’anno del servizio… servire, accettare di abbassarsi per “Vivete quello che fate” ci dice il Vescovo al momento della nostra Ordinazione. Questo invito è ora più valido e attuale che mai. Cari preti, approfittiamo di questa celebrazione per rendere grazie per essere stati scelti e preghiamo insieme per tutti i fedeli, e in particolare per tutti i confratelli che esercitano il loro ministero nelle zone di guerra e di morte! Amen.

†Fouad Twal
Patriarca di Gerusalemme per i Latini

La liturgia si è celebrata davanti al sepolcro vuoto. Impressionante solo a pensarci. La mia fede riconosce in quella tomba il luogo del 'riposo' di Gesù, dopo la sua morte e la sua  sepoltura la sera del venerdì precedente, il posto del mondo dove è avvenuta la resurrezione per  una vita  futura. Celebravo la Santa Messa del giovedì santo con raccoglimento immerso nella folla di preti che con il Patriarca facevano memoria dell'origine del loro sacerdozio ,  presenti  tantissimi laici che stipavano ogni angolo della grande basilica.. C'ero anchio. Cercavo il raccoglimento mentre il Patriarca avendo accanto i suoi vescovi, rendeva grazie, faceva Eucaristia. Mi pareva di sentire vicino il Risorto. Il sepolcro che parla di morte mi sembrava un luogo  pieno di luce. Mi sono ripromesso di  fare ogni tentativo per entrare ancora una volta nel sepolcro. Ci sono riuscito il dì di Pasqua! Al termine della farraginosa eucaristia ,   per tre volte i sacerdoti sotto,la presidenza del Patriarca hanno fatto la processione attorno alla bella edicola. Mi sono ritirato però. Ero stanco....Sentivo i miei anni....ma er felice! Il ritorno è stato un Calvario. Anche se in ritardo siamo arrivato al Patriarcato dove già si erano messi a tavola sacerdoti, vescovi, seminaristi....L'accoglienza del Patriarca è stata motivo di grande  gioia: si è alzato, mi è venuto incontro mi ha abbracciato...Il suo sorriso e la sua parola  mi hanno fatto sentire di esserGli caro. Un Vescovo, anzi un Patriarca per un prete in pensione, anziani e un poco acciaccato....

Mi sono quindi ritirato dopo il pranzo gioioso - erà il giorno di festa per i sacerdoti -  nella cameretta ho ripreso la lettura dei testi evangelici sulla passione e morte e resurrezione del Signore mentre  i miei amici si organizzavano: c'era da fare visita a Padre Feras  nella sua parrocchia di San Salvatore, c'era da programmare la serata alla Basilica  al Getsemani, e passare in visita di altri luoghi legAti al Cristo Signore.  Il giorno dopo era il Venerdì santo. Mi sono programmato cercando di rimettere a posto i miei acciacchi. Così la mattinata l'ho passata in cameretta. Poi di nuovo con la mia gente  al patriarcato per il modesto pranzo con il patriarca   e ho atteso che alle 18 nella chiesa cattedrale dei melchiti collegata con la nostra Casa di accoglienza, sempre dei melchiti, l'Arcivescovo Melchita, Mons. Joseph Jules Zerey, iniziasse in una chiesa colma di gente, la celebrazione del venerdì santo, secondo il rito ortodosso! Gli amici  sono passati alla Chiesa deL Salvatore per partecipare alla liturgia del venerdì di passione presieduta da Padre Feras.  Nella mia cameretta ho atteso il grande giorno: davanti al santo sepolcro domattina celebreremo la resurrezIone del Signore nel rito romano.

 

( IL RACCONTO PROSEGUE CON DOCUMENTAZIONE FOTOGRAFICA ALLA PAGINA 2SETTIMANA SANTA 2016 IN QUESTO SITO)

 

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 (La cromaca di questi giorni indimenticabili prosegue sulla pagina 'Settimana santa 2")

 

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