RIPRENDO IL MIO PICCOLO LAVORO DOPO IL RIENTRO DALL'INDIA

OGGI 1 MARZO 2014

Questo mio 'sito' si era chiuso temporaneamente il 5 febbraio, giorno della mia parteza per l'India. Il rientro è avvenuto il 19 febbraio. Mi sono portato addosso una forte tracheite che mi ha costretto a mettermi in cura. Per questo ho tralasciato di 'raccontarmi' su queste pagine anche se non ho mancato di rimanere attento alle vicende di Terra Santa. L'invito che ho  ricevuto da S. Ecc.za Mons. Shomali, vcario del Patriarca di Gerusalemme mi ha sinceramente commosso. Il progetto di recarmi in Terra santa è ancora vivo ma per evidenti limiti dovuti alla mia tarda età attendo che qualcuno della mia gente  accetti di stare con me in quei giorni. Spero dunque di arrivare al Patriarcato e di fare il mio dovere di Canonico del Santo Sepolcro.

Intanto raccolgo diverse notizie su quanto è avvenuto in Terra santa durante il mese che si è chiuso

Oggi, 1 Marzo,  ricomincio con umiltà il mio piccolo servizio alla Chiesa di Gerusalemme. L'ultima  comunicazione dal server mi ha riferito che nell'ultima settimana oltre 450 persone hanno visitato il sito. .  Spero di poter aiutare qualcuno a farsi attento alle vicende dei cristiani di quella terra benedetta, alla Chiesa che dà testimonianza al Signore Gesù.

* LA VISITA DI PADRE FERAS

Nel mio ministero pastorale nella comunità pastorale  cittadina di Lissone per anni ho stimolato i fedeli a condividere la fatica della testimonianza dei cristiani  in terra islamica, e precisamente a Gerico, la famosa città oasi nel deserto di Giuda. Per anni molte famiglie lissonesi   hanno adottato per gli studi i bambini delle famiglie cristiane di Gerico.   Tutto è iniziato con Padre Simon, poi con Padre Francesco Maria, quindi con Padre Feras che rimase in Gerico ben sei ani come parroco e rettore della grande scuola della parrocchia (ospita oltre trecento alunni, sopratutto mussulmani).  Il mio 'pensionamento' mi ha alla fine staccato da questo 'affetto pastorale' per una comunità che mi accolse per celebrare con me i cinquanta anni di sacerdozio. Padre Feras ha poi lasciato Gerico e ora è addirittura parroco di Gerusalemme. Qualche giorno fa è passato a visitare i suoi amici di Lissone e ha passato con loro una serata al 'Bar Duomo'. Ma prima ha desiderato farmi visita. Lo ringrazio. Mi sono commosso quando la ..'mole' di questo francescano apparve nel mio studio. Una conversazione semplice e sincera ha rinnovati i legami antichi di una stima e di un affetto reciproco. Ora ha fatto ritorno a Ferusalemme e ha ripreso il suo ministero che in questo sito ho più volte documentato. Intelligente, attivo, simpatico, sereno e  affettuoso Padre Feras resterà nella mia memoria. Gli sono grato davvero della sua stima! Gli ho detto che se dovessi tornare pe rl'ultima volta a Gerusalemme per fare il mio dovere di Canonico del Santo Seòolcro avrò bisogno del suo aiuto. Mi disse con il suo simpatico sorriso: "non ci pensare...tu vieni e al resto ci pensiamo noi!" Grazie

 Padre Feras a Lissone con Mons. Ubbiali e Don Andrea


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Martedì 11 marzo 2014

Non riesco a dimenticare l'invito che Mons. Shomali mi ha fatto. Non riesco infatti a trovare chi mi accompagni in Gerusalemme. Da solo sono in difficoltà. Eppure Monsignore mi ha chiesto di trovarmi a Geruslemme per stare vicino, da Canonico, al Patriarca nei sabati di queresima. Oggi sul sito del Patriarcato ho 'visto' cosa mi attende se dovessi recarmi in Gerusalemme. Vivere alcuni giorni al Santo Sepolcro e stare con il patriarca nelle liturgie del sabato di quaresima, Sarei 'felice'!

Una domenica di Quaresima al Santo Sepolcro

SB au StSepulcre

GERUSALEMME – Durante il periodo della Quaresima, per molti secoli, la domenica si è celebrata in un modo assolutamente speciale per i cattolici latini nella Chiesa del Santo Sepolcro. Non mancando alla tradizione, il Patriarca latino di Gerusalemme, Fouad Twal, è entrato al Santo Sepolcro e ha presieduto la Messa, domenica 9 marzo 2014.

Il protocollo prevede che il Patriarca, accompagnato dal Custode, da numerosi francescani, dai seminaristi, dai sacerdoti e dai fedeli, entri ufficialmente nel Santo Sepolcro tutti i sabati di Quaresima per partecipare alla processione quotidiana.

Nel cuore della notte, i francescani e coloro che lo desiderano, si trovano presso il Sepolcro per cantare le Veglie, l’Ufficio della Lettura della domenica. Le dolci melodie del canto gregoriano invadono la basilica e immergono coloro che notte tempo vegliano, nella gioia della preghiera.

Infine la domenica mattina, la Messa solenne è celebrata nella Cappella di Maria Maddalena. Questa Messa è anche oggetto di un protocollo molto rigoroso. Infatti, il Patriarca presiede la celebrazione. Tuttavia, l’omelia è pronunciata in arabo da un sacerdote collocato su un pulpito di legno, e un altro sacerdote è incaricato di pronunciare la preghiera di consacrazione del pane e del vino nel Corpo e Sangue di Cristo.

Molti si chiederanno: Perché non è il Patriarca stesso a pronunciare l’omelia e a consacrare? Coloro che abitualmente frequentano il Santo Sepolcro possono trovarvi in primo luogo una tradizione legata allo Status Quo. Ma alcuni francescani preferiscono evocare un motivo spirituale che risale all’epoca bizantina: il patriarca di Gerusalemme lasciava ad altri l’impegno di pronunciare l’omelia e di consacrare, per lasciarsi lui stesso ammaestrare, per ricordare a se stesso con umiltà che, nonostante il suo onere di pastore, è pur sempre una pecora del gregge.

La fine della Messa consente di sentire risuonare le canzoni degli armeni e dei greci ortodossi. Anche loro celebrano solennemente la domenica di Quaresima. Poi, dopo aver ceduto il passo ad un’altra processione, i francescani della Custodia e il Patriarca escono dal Santo Sepolcro, preceduti dalle Kawas che colpiscono duramente il pavimento.

Pierre Loup de Raucourt – Foto di Andres Bergamini

 

Pierre Loup de Raucourt – Foto di Andres Bergamini

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Sono giorni di sofferenza:

il dramma della 'guerra' tra Israele e Hamas nella striscia di Gaza

Sono sicuro che non ci sia persona  che non sappia della furiosa lotta tra ebrei e palestinesi nei territori, in particolare a Gaza dove chi governa è Hamas. Ogni giorno veniamo informati di quanto sta succedendo laggiù, soprattutto l 'morire quotidiano' di bambini lo schianto di famiglie costrette a fuggire e a lasciare la propria casa....Sul web ho  preso nota di quanto si  scrive sui giornali, anche se  lasciano l'impressione di considerare il tutto un evento che non tocca da vicino nè coscienze, nè istituzioni sociali e politiche. E' qualcosa che ogni tanto si ripete...Non dovrebbe capitare...ma succede. Se ne dà notizia per dovere di cronaca.  Si preferisce seguire il mondiale di calcio....

Personalmente a Gaza non ci sono mai stato. Recentemente  avevo programmato una visita in Terra Santa con un passaggio, se possibile, a Gaza dove opera un coraggioso parroco...Ora è tutto più difficile. Ma là vivo il dolore della Chiesa madre di Gerusalemme, del suo Patriarca Twal e di Mons. Shomali Ho spedito un piccolo messaggio per dire loro che continuo la preghiera , con loro, in disparte con lacrime agli occhi e una grande speranza nel cuore. Ho pensato di inserire in questa pagina del mio sito una testimonianza tratta da Radio Vaticana. Sono particolarmente attento a cogliere l'intima sofferenza di Mons. Shomali mentre risponde alle domande che Radio Vaticana gli rivolgeva.

 

Gaza. Mons. Shomali: Papa fiducioso, ma serve buona volontà

Medio Oriente: ancora bombardamenti aerei israeliani e lanci di razzi di Hamas

14/07/2014

Non risparmiare né preghiere, né sforzi per “far cessare ogni ostilità e conseguire la pace desiderata per il bene di tutti”. Risuonano ancora forti le parole, pronunciate subito dopo l’Angelus domenicale, con cui Papa Francesco ha esortato nuovamente alla pace in Terra Santa. Sul terreno, al settimo giorno di violenze, ancora critica la situazione, soprattutto nel nord della Striscia di Gaza. Il servizio di Giada Aquilino:

Nella drammaticità degli eventi, a parlare è l’ultimo bilancio dei palestinesi rimasti uccisi a Gaza, fornito da fonti mediche locali: oltre 170 i morti, più di 1.100 i feriti nei combattimenti fra forze israeliane e milizie locali. Fra le vittime, è elevata la percentuale di donne e di bambini fino a 16 anni di età. Secondo il direttore generale dell’Unicef, Anthony Lake, “i bambini stanno pagando il prezzo della spirale di violenza a Gaza e in Israele”; nessun piccolo - aggiunge - “dovrebbe soffrire l'impatto terrificante” di tanta crudeltà.

Nelle ultime ore sono continuati gli attacchi aerei e dell’artiglieria israeliani contro le postazioni di Hamas: colpiti pure edifici a Gaza città, Deir el-Balah e Jabaliya. In Cisgiordania, arrestati 23 palestinesi, fra i quali cinque 'legati' ad Hamas e 'indagati' - secondo le autorità - per la morte dei tre ragazzi israeliani rapiti il mese scorso. Lo Stato ebraico, attraverso il proprio esercito, ha fatto sapere che “il 70% degli israeliani vive nel raggio di gittata dei razzi di Hamas”; stamani ha abbattuto sui cieli di Ashdod un drone lanciato da Gaza. Il lancio è stato rivendicato dall'ala militare del movimento, le Brigate di Ezzedin al-Qassam.

Sul piano diplomatico, dopo che ieri a Vienna Usa, Gran Bretagna, Germania e Francia hanno discusso un piano per il cessate il fuoco, è la volta della missione in Medio Oriente del ministro degli Esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier, che anticipa di qualche ora la visita del capo della diplomazia italiana, Federica Mogherini: Roma è presidente di turno dell’Unione Europea. Da Bruxelles è arrivato un invito alla “moderazione”, una condanna all'uso della forza e un auspicio per “un immediato cessate il fuoco”.

E mentre la diplomazia internazionale lavora per una tregua sul campo, Papa Francesco ieri ha elevato ancora una volta la propria preghiera per la pace in Terra Santa: “mai più guerra”, “con la guerra tutto è distrutto”, ha detto, ricordando pure che non è “avvenuto invano” l’incontro, tenutosi in Vaticano l’8 giugno scorso, con i presidenti israeliano Peres e palestinese Abbas, alla presenza del Patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I. Sulle parole del Pontefice, ascoltiamo il vescovo ausiliare di Gerusalemme dei Latini, mons. William Shomali:

R. – Sono parole giuste, che continuano il messaggio per la pace lanciato durante la sua visita in Terra Santa, ma anche durante la preghiera nei Giardini Vaticani. Il suo discorso di quel momento, veramente storico, rimane sempre valido: ha detto che fare la pace richiede più sforzo che fare la guerra e che, se gli sforzi umani non riescono, c’è un’altra possibilità, la preghiera. Il Papa rimane fiducioso che il Signore può trasformare i cuori, perché il problema è soprattutto di buona volontà. Il Signore può mettere questa buona volontà nei cuori.

D. - Il Pontefice ha detto che quell’incontro nei Giardini Vaticani non è “avvenuto invano”: perché?

R. – Perché la preghiera è sempre valida. Noi credenti sappiamo che una preghiera fatta con fede ha una potenza, una forza particolare. Soprattutto, quando è fatta dai ‘nemici’ stessi. Sono sicuro che la preghiera fatta da Abbas e da Peres era sincera, perché volevano uscire da questo incubo. Ma se i risultati non si fanno vedere l’indomani, non vuol dire che non ci siano risultati.

D. - E’ passato poco più di un mese da quella preghiera: sul terreno cosa è cambiato?

R. - Questo problema dura da 80 anni, dunque un anno di più, un anno di meno, su una lunga storia non è un ritardo. L’albero di ulivo che hanno piantato insieme nei Giardini Vaticani non produrrà frutti prima di 5 anni e questa è l’immagine della preghiera: può dare frutti più tardi, non a causa di una debolezza del Signore ma a causa di una cattiva volontà umana.

D. – Le violenze continue a cosa stanno portando, da una parte e dall’altra?

R. - Portano paura, più sangue, più sfiducia, più odio. Nessuno ci guadagna da questa violenza.

D. – Nella Striscia di Gaza c’è un esodo massiccio di famiglie che - come possono, con carretti, a piedi, chi è più fortunato con le auto - cercano di arrivare a Jabaliya, il campo profughi a nord di Gaza, per trovare rifugio nelle scuole dell’Onu. Qual è la situazione?

R. – La situazione è drammatica. Il parroco di Gaza ha pubblicato una lettera in cui descrive la situazione drammatica. C’è tanta paura, i bambini sono traumatizzati. Molte famiglie hanno perso la casa, molte non hanno cibo, non hanno soldi, non hanno acqua, non hanno elettricità. Sono sotto i colpi della guerra.

D. - I bilanci di queste ore rivelano che fra le vittime è elevata la percentuale di donne e bambini…

R. - Il bilancio cambia ogni giorno, ma non si può mettere in cifre la sofferenza.

D. - Come la Chiesa di Terra Santa è vicina alla popolazione?

R. - Quando potremo andare a visitare Gaza porteremo un po’ di aiuto umanitario. Ma sono gli Stati che hanno più mezzi per aiutare. Già l’Arabia Saudita è disposta a mandare aiuti per i poveri di Gaza, per la Croce Rossa di Gaza. Ma spero che quando ci sarà il cessate il fuoco noi, come vescovi, potremo andare a visitare la gente e dire loro che non li abbiamo dimenticati.

D. - In questo panorama di sofferenza, c’è un’immagine nella sua mente che può dare speranza per il futuro?

R. - Adesso la mia mente è sotto l’incubo di quelle immagini negative, ma la mia fede mi dice che il Signore è più pietoso degli uomini e Lui non permetterà che questa sofferenza duri: il Signore sente il grido degli offesi.

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16 luglio 2014

Il mio impegno personale per la Terra santa mi porta a prendere coscienza della 'incapacità degli organismi internazionali a intervenire nella crudele guerra in atto  tra i palestinesi di Gaza (hamas) e gli ebrei di Benjamin Netanyahu. Come già ai tempi di Hitler....quando i potenti d'Europa non seppero intravvedere nelle decisioni di Hitler che ha così potuto fare quello che voleva causando         quella strage 'umana' che fu la Terza guerra mondiale. A chi comanda  sui popoli si chiede la chiaroveggenza, cioè la capacità di leggere prima del tempo gli eventi e il coraggio di decisioni non dettate da ragioni di stato o da interessi. economici o politici. Questo sta succedendo da anni nella terra cara a Gesù, e che noi chiamiamo santa.

Qui inserico una  testimonianza che mi ha davvero commosso. Chi scrive questa lettera è un giovane parroco  che racconta la situazione in cui si trovano tutti, mussulmani e cristiani nella striscia di Gaza, anzi a Gaza stessa. Lo penso e lo ammiro. E' là sotto le bombe: sta con la sua gente.....e confida nel 'venire' dello Spirito nelle coscienze di chi invece vuole e fa la guerra.

Lettera del Parroco di Gaza

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GAZA – Padre Jorge Hernandez, parroco della parrocchia latina di Gaza, l’11 luglio 2014, ha pubblicato una lettera nella sua pagina di facebook. Segnala la situazione della Striscia di Gaza, circondata e bombardata già da molti giorni da parte dell’esercito israeliano, come risposta allo sparo di molti razzi verso il territorio israeliano.

Il conflitto è entrato nella seconda settimana. Stamane, 15 luglio, Hamas ha respinto il coprifuoco proposto dall’Egitto intervenuto come mediatore. Intanto il numero dei morti a Gaza è già di circa duecento persone.

Speriamo che presto ritorni la calma stabile per vivere in pace.

Siamo alla quinto giorno dell’operazione “Bordo protettivo”. Dentro Gaza il rumore degli aerei, delle esplosioni, delle sirene delle ambulanze, fanno ormai parte della nostra vita quotidiana.

 

“Ieri abbiamo notato una maggiore intensità dei bombardamenti aerei, dal mare e da terra. Così come abbiamo costatato la persistenza dei lanci di razzi da Gaza.

Anche noi abbiamo ricevuto l’invito lanciato ai residenti nelle zone di Beit Hanoun e di Beit Lahia di lasciare immediatamente le case. Come queste persone ci chiediamo: dove andare? Gaza è piccola. Tutto è vicino. Non c’è alcun luogo sicuro, neutro, che possa accogliere tutti.

Allora. Dove andare?

La faccia abituale della guerra qui è ben nota alla popolazione: aerei, esplosioni, distruzioni e morte. Ormai da tempo la gente prevede una possibile escalation militare che potrebbe durare tempo. Si tratta di previsioni fondate sull’esperienza popolare.

La sola cosa che ha modificato le previsioni è stato riscontrare una resistenza su più larga scala e una migliore preparazione delle autorità locali rispetto alle guerre precedenti. Che Hamas abbia colpito Tel Aviv e Gerusalemme non è un particolare trascurabile.

C’è anche un fondato timore di una reazione dentro la Striscia contro i cristiani. Non si sarebbe nemmeno da stupirsene visto il modus operandi osservato altrove.

Tanti argomenti che rendono ammirevole la rassegnazione delle persone. Questa non è la prima e non sarà l’ultima volta. Confidando solo nelle mani di Dio.

Come si potrà sopportare Dio solo lo sa. Intanto, noi siamo sicuri e sereni.

Pregate per noi perché abbia fine questa pazzia.

Nel Signore.

Padre Jorge Hernandez, IVE”

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Terra Santa: tre missili vicino alla parrocchia cattolica a Gaza

Terra Santa: tre missili cadono vicino alla parrocchia cattolica

17/07/2014

Si preparano a lasciare la Striscia di Gaza le tre suore dell'Istituto del Verbo Incarnato - tutte straniere - che operano presso la parrocchia cattolica dedicata alla Sacra Famiglia. “Nel pomeriggio di ieri, dopo le 17” riferisce all'agenzia Fides la brasiliana suor Laudis, “tre missili hanno distrutto una casa molto vicina alla parrocchia.

Nelle ore precedenti erano arrivate anche a noi telefonate da Israele con l'indicazione di lasciare le nostre dimore. Da alcuni giorni le Suore di Madre Teresa con i 28 bambini disabili e le nove donne anziane da loro accuditi si sono trasferiti nella parrocchia perchè lo ritenevano un posto più sicuro. E tutti loro rimarranno a Gaza, insieme al parroco padre Jorge Hernandez.

Dalle ore 10 - comunicano le fonti del patriarcato latino di Gerusalemme - nella parrocchia è iniziata l'adorazione eucaristica permanente e oggi verrà celebrata la Santa Messa “per implorare per tutti il perdono, la giustizia e la pace”. In brevi messaggi diffusi dall'Istituto del Verbo Incarnato, padre Jorge e suor Gladis descrivono con dettagli commoventi la condizione vissuta dalla piccola comunità cattolica e da tutta la popolazione di Gaza: “La cosa certa” scrive padre Jorge “è che i crimini si moltiplicano. I bambini piccoli che cominciano a ammalarsi per la paura, lo stress, le onde d'urto, il rumore continuo. I genitori fanno davvero salti mortali per distrarli affinchè tanta cruda violenza non li travolga, come giocare e saltare ogni volta che si sente un'esplosione, ballare, o semplicemente abbracciarli tappando loro le orecchie”. (R.P.)

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19 luglio 2014

Ancora da Gaza. Una lettera di Padre Hernandez. Mi commuove la sua fiducia nel futuro mentre osserva sgomento il presente di odio e di violenza della sua gente in Gaza.. Nella sua lettera il parroco esprime una convinzione che è anche la mia: la presenza del male nel mondo, il 'Male persona' che si serve degli uomini che lo accolgono nel loro cuore e diventano operatori di ingiustizie , di violenze....Sì, deve essere così. Non mi pare ci sia altra spiegazione al di là di quanto da sempre si va dicendso sulle lotta 'permanente'  tra ebrei e palestinesi nella terra santa. I politici non comprendono, i giornalisti fanno i loro commenti senza neppure sfiorare la realtà che è sotto i loro occhi, la realtà del Male-Persona! Oggi offro su questo mio piccolo 'coso' un'altra testimonianza di Padre Hernandez. E' una lettera che ho letto con gli occhi pieni di lacrime

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Il Parroco di Gaza: « La realtà è che TUTTI perdono la guerra »

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GAZA – Sul suo profilo Facebook, p. Jorge Hernandez ha pubblicato un’altra lettera datata al 17 luglio 2014. Questa lettera è stata scritta dopo la tregua umanitaria di cinque ore accettata da Hamas e Israele. Il parroco di Gaza ha mostrato di recente in una telefonata a mons. Shomali che sono tutti molto stanchi, fisicamente e moralmente, a furia di sentire i bombardamenti di notte e di essere in un clima di stress permanente.

«L’8 luglio, Israele ha iniziato l’operazione “Border Protection” sulla Striscia di Gaza. Il bilancio delle vittime è attualmente pari a 260, mentre il numero dei feriti è superiore a 1800. Tanto odio, tanta violenza, tanta morte non possono essere spiegati se non con il regno di un demone che abita nel cuore degli uomini che li trasforma in esecutori dei suoi desideri.

È con grande gioia che abbiamo sperimentato il “cessate il fuoco” stabilito oggi tra le h. 10,00 e le 15,00. Incredibilmente puntuali, sono poi ripresi gli attacchi.

In ogni caso, le persone hanno avuto il tempo di riapprovvigionarsi delle derrate di base. Hanno anche aperto le banche. Questo mese i funzionari non avevano ricevuto i loro salari. Dovete immaginare la situazione di queste persone.

Inoltre, durante la tregua, alcuni parrocchiani hanno chiesto che venisse celebrata la Santa Messa. Grazie a Dio.

Si è colta l’occasione per visitare alcuni dei nostri parrocchiani. Momenti terribili. Paura, confusione, stress, lacrime… ma sempre, sempre, sempre alla fine dei racconti, la lode a Dio che sgorga fidata e profonda: ciò semplifica il nostro compito e permette un ritorno sempre più efficace del lavoro di Dio. Poiché gli abitanti di Gaza hanno un’edificante capacità di rimettere tutto e di abbandonarsi completamente alla provvidenza divina. Se potessimo imparare un po’ da loro!

Ascoltando entrambe le parti coinvolte in questa guerra ridicola, sembra che a vincere o a perdere non sia nessuno. La realtà è che tutti perderanno la guerra e tutti pagheranno le conseguenze della cecità e della malvagità.

Che Dio illumini le menti dei governanti e cambi i loro cuori.

In attesa della benedizione di una pace duratura e stabile, ci raccomandiamo alle vostre preghiere.

In Domino, Padre Jorge Hernandez, IVE».

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21 luglio 2014

Alcune notizie che possono aiutarci a capire ciò che succede a Gaza. Ringrazio il sito '0Post' dal quale ho preso questa 'informazione' utile per conoscere e nel contempo per motivare la preghiera per quella popolazione.

 

11 cose minime da sapere su Gaza

Chi governa la Striscia e da quando, cosa è stata la "battaglia di Gaza", come funziona l'embargo imposto da Israele

Dopo un cessate il fuoco per motivi umanitari durato circa cinque ore, Hamas ha ripreso per il decimo giorno consecutivo il lancio di razzi verso i territori israeliani dalla Striscia di Gaza, con l’esercito di Israele che è tornato a lanciare missili e a condurre attacchi aerei in territorio palestinese per indebolire i vari gruppi armati che organizzano gli attacchi. Dall’inizio delle nuove ostilità la scorsa settimana, le autorità palestinesi stimano che nella Striscia di Gaza siano morte almeno 230 persone e che ci siano centinaia di feriti.

Per capire che cosa sta succedendo nella Striscia di Gaza, e soprattutto da dove arrivano tutti i suoi problemi, Zack Beauchamp su Vox ha messo insieme una guida chiara con le cose fondamentali.

1. Geografia
La Striscia di Gaza è un’area separata dal resto degli altri territori palestinesi più grandi ed è quindi una cosa diversa dalla Cisgiordania, che fa parte della regione storico-geografica della Palestina. Prima che la Striscia di Gaza fosse occupata da Israele, il territorio era sotto il controllo dell’Egitto, che del resto confina proprio con la zona a ovest. Israele ottenne la Striscia di Gaza durante la guerra con l’Egitto del 1967 – che gli dichiarò l’Egitto – e l’ha occupata fino al 2005, anno in cui ha deciso unilateralmente di smobilitare le sue colonie e ritirare i militari.

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2. Striscia di Gaza e Gaza
Gaza – o Gaza City, soprattutto sulla stampa anglosassone – è la città più grande della Striscia di Gaza: si tratta quindi di due cose diverse, anche se spesso si dice Gaza per indicare l’intera Striscia. La Striscia di Gaza ha una popolazione stimata di 1,8 milioni di persone e la concentrazione abitativa è molto alta, considerato che l’intero territorio ha una superficie di quasi 360 chilometri quadrati. La densità abitativa è pari a circa 5mila abitanti per chilometro quadrato. Le concentrazioni maggiori di abitanti sono in diversi quartieri di Gaza, e anche per questo motivo ci sono spesso morti tra i civili quando l’esercito di Israele lancia missili verso specifici obiettivi in città. Hamas spesso colloca i propri sistemi per lanciare i razzi nelle aree più densamente popolate, proprio per disincentivare gli attacchi da parte israeliana o per rivendicare poi eventuali morti tra i civili.

3. Occupazione
Israele ha occupato la Striscia di Gaza per quasi 40 anni, dalla fine degli anni Sessanta fino al 2005, con modalità simili a quelle applicate in Cisgiordania. C’erano basi militari e insediamenti israeliani, quindi comunità di ebrei in territorio palestinese (chi vuole approfondire e capire com’è fatto un insediamento israeliano, può cliccare qui). A decidere di andarsene dalla Striscia fu l’allora primo ministro Ariel Sharon, un ex militare e politico di destra noto per essere molto duro con i palestinesi: ritenne però, tra molte polemiche, che rimanere in quel territorio non fosse più nell’interesse di Israele e dispose la rimozione degli insediamenti e lo spostamento di almeno 10mila israeliani. Fu un passaggio molto criticato e con conseguenze politiche soprattutto all’interno di Israele: Netanyahu uscì dal governo, Sharon fondò un partito centrista.

Il governo della Striscia di Gaza fu lasciato all’Autorità Palestinese, sotto il controllo dei moderati di Fatah, organizzazione politica fondata alla fine degli anni Cinquanta e con sede a Ramallah in Cisgiordania. Fatah fu progressivamente indebolita da Hamas, che vinse le elezioni locali. Nel 2007 Hamas cacciò Fatah con la forza – al termine della cosiddetta “battaglia di Gaza” –  e oggi controlla la Striscia autonomamente.

4. Hamas
Per sua stessa definizione, Hamas è l’ala palestinese dei Fratelli Musulmani, organizzazione islamista internazionale diffusa in diversi paesi arabi e al governo per circa un anno in Egitto dopo la rivoluzione che portò alla fine della presidenza di Hosni Mubarak. A differenza di come sono organizzati i Fratelli Musulmani in altri paesi, Hamas ha anche una sua parte armata, le Brigate Ezzedin al-Qassam. Il loro obiettivo dichiarato è fare la guerra – con vari mezzi, compresi attentati esplosivi – a Israele per sostituirlo con uno stato palestinese vero e proprio. Alcuni leader politici di Hamas hanno comunque posizioni meno estreme e in diverse occasioni hanno detto di essere favorevoli alla costruzione di uno stato palestinese unito che comprenda la Striscia di Gaza e la Cisgiordania. Il problema per Hamas è che spesso non c’è unità e capacità di controllo della parte politica su quella armata, né coordinazione tra gli stessi membri delle Brigate.

5. Democrazia
Hamas si considera il vero rappresentante degli interessi dei palestinesi e lo può fare perché alle elezioni del 2006 ottenne una cospicua maggioranza. Dopo la vittoria elettorale iniziò un duro confronto con Fatah, meno intransigente e più aperta e interessata a stringere accordi con Israele, che portò a scontri paragonabili a quelli di una guerra civile (la “battaglia di Gaza” di cui al punto 3). Gli scontri portarono a una divisione all’interno dell’Autorità Palestinese che di fatto ha portato Hamas a controllare la Striscia di Gaza, in maniera indipendente dalla Cisgiordania.

6. Non c’è solo Hamas
La parte armata di Hamas non è l’unica ad avere lanciato razzi dalla Striscia di Gaza verso il territorio di Israele negli ultimi giorni. Tra gli altri gruppi che hanno condotto attacchi c’è il Movimento per il Jihad Islamico in Palestina, sospettato di terrorismo da Stati Uniti, Unione Europea e altri paesi occidentali. Si tratta di gruppi molto più radicali rispetto a quelli armati di Hamas, di solito interessati solo alla violenza e all’eliminazione di Israele.

7. Embargo
Dal 2007 Israele ha mantenuto un embargo molto serrato nei confronti della Striscia di Gaza: sono sottoposti a controlli molto severi tutti i principali beni di consumo che vengono introdotti nell’area. L’obiettivo di Israele è verificare che non siano portati a Gaza materiali e sistemi necessari per montare e utilizzare i razzi che i gruppi armati lanciano verso il suo territorio: spesso con questo criterio vengono bloccati anche materiali che si prestano a usi civili, come per esempio quelli edili. Israele pensa che le grandi limitazioni poste dall’embargo possano spingere la popolazione locale ad abbandonare Hamas e a fare affidamento su forze politiche più moderate. Ma la cosa non ha funzionato in questi anni ed è costante causa di sofferenze per i civili a Gaza: la disoccupazione è a livelli altissimi e circa 8 persone su 10 sopravvivono solo grazie agli aiuti internazionali consegnati nella Striscia.

 

8. Guerra
Dopo la smobilitazione israeliana del 2005, Hamas e Israele si sono scontrati duramente in tre guerre, esclusa l’attuale serie di attacchi, combattute nel 2006, tra il 2008 e il 2009 e nel 2012. Nelle prime due Israele ha invaso i confini della Striscia di Gaza, organizzando attacchi per ridurre la forza dei gruppi armati di Hamas. Gli interventi dell’esercito israeliano hanno permesso di ridurre le capacità di Hamas, per lo meno temporaneamente, ma hanno causato la morte di centinaia di civili, cosa che contribuisce a mantenere alta l’insofferenza degli abitanti di Gaza nei confronti di Israele.

9. Razzi
I gruppi armati di Hamas ottengono i razzi con cui conducono gli attacchi soprattutto dall’Iran, che fornisce anche notevoli risorse economiche. I rapporti tra Hamas e l’Iran hanno avuto negli ultimi anni alti e bassi in seguito alla guerra in Siria, il cui presidente Bashar al-Assad è sostenuto dal governo iraniano, ma non da Hamas (Assad è alauita, quindi sciita, mentre i ribelli siriani sono per lo più sunniti, come la maggior parte dei palestinesi). L’Iran nel 2012 ridusse le forniture di razzi, denaro e mezzi ad Hamas, ma negli ultimi mesi sono aumentati gli indizi circa un riallacciamento dei rapporti.

10. Tunnel
Lo stretto embargo imposto da Israele ha spinto Hamas e altre organizzazioni a costruire tunnel sotterranei, che dalla Striscia di Gaza passano sottoterra per varcare il confine con l’Egitto e per arrivare in Israele. I tunnel sono utilizzati dai gruppi armati per fare passare armi ed eludere i controlli israeliani, ma sono importanti anche per i civili perché consentono di fare arrivare beni di consumo e farmaci all’interno del loro territorio. Da quando è cambiato il governo in Egitto, con il colpo di stato dell’estate 2013 che ha portato alla messa fuori legge del movimento dei Fratelli Musulmani, i controlli da parte egiziana sui tunnel sono aumentati sensibilmente e molti di questi sono stati chiusi. Secondo Israele questo ha portato a un sensibile indebolimento di Hamas. L’operazione militare di terra avviata giovedì, dice Israele, serve soprattutto a bloccare i tunnel che collegano la Striscia di Gaza col suo territorio.

11. Rafah
L’unico punto di passaggio in superficie tra la Striscia di Gaza e l’Egitto è quello di Rafah, controllato rigidamente dalle autorità egiziane. Non potendo contare solo sui tunnel rimasti aperti, Hamas ha grande interesse nella possibilità di una apertura senza troppe condizioni e controlli del passaggio; l’Egitto al momento è di tutt’altra idea. Un’ipotesi è che Hamas voglia fare leva sull’opinione pubblica egiziana, per mettere in evidenza il livello di collaborazione tra Egitto e Israele per quanto riguarda il passaggio di Rafah. In questo modo il governo egiziano potrebbe subire pressioni tali da acconsentire a un’apertura del passaggio, ufficialmente per aiutare il popolo palestinese. Questo spiegherebbe il rifiuto da parte di Hamas dell’accordo per una tregua proposto dall’Egitto a inizio settimana: non faceva alcun riferimento specifico alla riapertura del passaggio.