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XX Congresso del Consiglio dei Patriarchi cattolici d’Oriente in Libano. In attesa dell’Esortazione Apostolica post-sinodale di Benedetto XVI

I Patriarchi cattolici d’Oriente incoraggiano le Chiese a “fissare una giornata di preghiera per la riconciliazione e la pace in Medio Oriente”. Desiderano “una pace giusta e globale” per porre termine al conflitto israelo-palestinese e la creazione di uno Stato palestinese accanto a quello israeliano. Esprimono anche a loro preoccupazione per la sorte dei cristiani nella regione. Se le condizioni di sicurezza lo permetteranno, il XXI Congresso si svolgerà nel 2013 in Iraq. E l’anno prossimo, un Congresso convocato dal Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali riunirà dal 17 al 19 aprile i vescovi in Libano. I partecipanti al XX Congresso del Consiglio dei Patriarchi cattolici d’Oriente, svoltosi dal 14 al 17 novembre scorsi presso la sede del Patriarcato maronita, a Bkerké, in Libano, hanno reso pubblico un documento con le loro raccomandazioni, appelli e decisioni. L’evento è stato presieduto dal Patriarca di Antiochia e di tutto l’Oriente dei maroniti, Mar Béchara Boutros Raï. Lo scopo era quello di “monitorare e applicare le raccomandazioni del Sinodo per il Medio Oriente che si è tenuto a Roma nell’ottobre 2010, convocato da Papa Benedetto XVI”, come si legge nel comunicato finale. All’incontro hanno partecipato il cardinale patriarca di Alessandria dei copto-cattolici, Antonios Naguib, il Patriarca di Antiochia, di tutto l’Oriente, di Alessandria e di Gerusalemme dei melchiti o greco-cattolici, Gregorio III Laham, il Patriarca siro-cattolico di Antiochia, Mar Ignace Youssef III Younan, il cardinale patriarca di Babilonia dei Caldei, Emmanuel III Delly, il Patriarca latino di Gerusalemme, monsignor Fouad Twal, mons. Jean Tayrouz, patriarca di Cilicia degli Armeni cattolici, Nerses Bedros XIX, e il segretario generale del Consiglio dei Patriarchi cattolici d’Oriente, padre Khalil Alwane. Erano stati invitati a partecipare anche mons. Mikael Abrass, del Patriarcato dei melchiti cattolici, mons. Bassilios Gergess Moussa Al Qassir, del Patriarcato siro-cattolico, mons. Shlimoune Wardouni, del Patriarcato caldeo, e padre Al Chaldani Hanna, del Patriarcato latino di Gerusalemme. Il Congresso è stato aperto la sera di lunedì 14 novembre nella chiesa del Patriarcato maronita a Bkerke con una preghiera solenne creata per l’occasione. Vi hanno partecipato, oltre ai patriarchi cattolici d’Oriente anche il card. Robert Sarah, presidente del Pontificio Consiglio “Cor Unum”, il nunzio apostolico in Libano, mons. Gabriele Caccia, molti vescovi, superiori e superiore generali delle congregazioni cattoliche, nonché sacerdoti, religiosi e laici. Il Patriarca Béchara Raï ha dato il benvenuto ai presenti e ha spiegato gli obiettivi del congresso dicendo: “Ringraziamo Dio e rendiamogli grazie per aver ispirato Sua Santità Papa Benedetto XVI a convocare il Sinodo speciale per il Medio Oriente. Eccoci in attesa dell’Esortazione Apostolica che pubblicherà Sua Santità al termine di questo Sinodo”. Il comunicato precisa che il Patriarca ha lanciato un appello per la “collaborazione con le Chiese ortodosse e le comunità ecclesiali nate dalla Riforma e il dialogo di verità e di vita con i nostri fratelli, musulmani ed ebrei e seguaci delle religioni asiatiche e africane che vivono sul nostro territorio e con noi”.
Il card. Sarah ha fatto l’elogio del patrimonio liturgico delle Chiese orientali e ha ricordato la comunione con le Chiese mediorientali e i loro organismi caritatevoli attraverso le opere di carità della Sede Apostolica grazie a "Cor Unum". All’inizio del Congresso, come afferma il comunicato finale, i padri hanno indirizzato una lettera a Papa Benedetto XVI per informarlo del loro incontro e ringraziarlo per il Sinodo speciale sul Medio Oriente, dal quale, hanno detto, “speriamo raccogliere i frutti nelle nostre Chiese”. La mattina di martedì 15 novembre, prosegue la stessa fonte, i Patriarchi riuniti in congresso hanno accolto il patriarca di Mosca e di tutte le Russie, Kirill I, il quale ha ribadito assieme al Patriarca Béchara Raï “i buoni rapporti” che esistono tra la Chiesa russo-ortodossa e i patriarcati cattolici d’Oriente. Inoltre, Kirill ha invitato i Patriarchi cattolici a visitare Mosca e a rafforzare questi rapporti. Ha espresso inoltre la preoccupazione di Mosca e della Chiesa Russa per gli sviluppi in corso nei Paesi arabi, esortando “alla pace e alla stabilità” e mostrando la sua preoccupazione per “i popoli della regione” e soprattutto per “il ruolo dei cristiani in seno a queste società”. A sua volta, anche il Consiglio dei patriarchi cattolici d’Oriente ha prestato particolare attenzione “agli avvenimenti in corso nei Paesi arabi” e ha esaminato “la situazione attuale in questi Paesi e le sue ripercussioni sui cittadini, specialmente i cristiani”. I delegati hanno ascoltato poi le relazioni di varie commissioni del Consiglio, fra cui il comitato di coordinamento delle varie commissioni per la Famiglia, la commissione di coordinamento per la Pastorale carceraria, la commissione cattolica per la Catechesi, l’Ufficio cattolico internazionale per l’Educazione, gli emittenti Télélumière Noursat, TV Charity e La Voix de la Charité.


Anita S. Bourdin, Zenit

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La vergine di Harissa in Libano: la prima tappa del viaggio del Papa      
 
Sabato 01 Settembre 2012 10:12

 

É la prima cosa che farà Benedetto XVI arrivando a Beirut. Ad Harissa nella basilica di Saint Paul firma e consegna la esortazione apostolica post sinodale. É il programma per il cristiani del Medio Oriente che vivono schiacciati tra le guerre e la memoria. Venerdì 14 settembre, nel pomeriggio libanese a fianco al Papa ci saranno i Vescovi e i Patriarchi del Medio Oriente e una delegazione protestante e un altra musulmana. Così, ai piedi di Maria, per la seconda volta arriva un Papa. Giovanni Paolo II vistò il santuario il 10 maggio 1997: il ricordo di quella visita sarà uno dei punti centrali del viaggio di Benedetto XVI. Harissa è il luogo più simbolico del Libano cristiano, è un faro di speranza e per questo Giovanni Paolo II volle incontrare proprio davanti al santuario i giovani libanesi. Un paesino a 20 chilometri da Beirut, 650 metri sul mare, il Mediterraneo che unisce e separa i popoli da millenni. Il Santuario di "Nostra Signora del Libano" è luogo di pellegrinaggio dal 1904 quando il Patriarca Maronita Elias Hoyek e Monsignor Charles Duval, Delegato Apostolico in Libano, vollero commemorare il cinquantesimo anniversario della proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione. La statua prende a modello l’immagine della Santa Vergine apparsa nel 1830 a Caterina Labouré alla Rue du Bac a Parigi.

L’artista Durenne la confezionò in dodici pezzi il cui peso totale ammontava a 14 tonnellate. Verso la fine di luglio 1906 fu trasportata ad Harissa e fu posta su un piedistallo a spirale composto da un centinaio di gradini. L’inaugurazione fu presieduta da Monsignor Hoyek, il 3 maggio 1908, anno del Giubileo sacerdotale di Papa Pio X e delle Apparizioni della Vergine a Lourdes. Da allora si celebra la festa della Madonna del Libano ogni anno il 1° Maggio, all’inizio del mese mariano. Da un anno all’altro, il piccolo Santuario si è ingrandito ed è diventato il primo centro di Pellegrinaggi mariani provenienti da ogni parte: dal Libano, dal Medio Oriente e dai Paesi arabi. Il loro numero è andato ingrandendosi giorno dopo giorno, in ogni stagione e ad ogni occasione: familiare, religiosa, sociale, come a segnare da qui sempre una nuova rinascita nella vita cristiana.

La gigantesca statua della Vergine, bianca figura a braccia aperte e rivolta verso il mare che troneggia dall’alto della collina di Harissa, è l’emblema della devozione alla Madonna del biblico Paese mediorientale. La venerazione di Maria è molto viva nel cuore di tutti i Libanesi e suscita l’ammirazione di tutti coloro che, in un modo o in un altro, hanno potuto avvicinare i fedeli del Libano.

I Maroniti osservano un rito particolare, quello della benedizione con l’immagine mariana, sul modello della benedizione eucaristica. Il sacerdote in cotta e stola la incensa, sale i gradini dell’altare, prende l’immagine della Vergine e si volge verso i fedeli, pronunciando ad alta voce questa formula di benedizione: “Per l’intercessione della Madre di Dio, la Vergine Maria, vi benedica la SS.ma Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo". I fedeli rispondono: "Amen, perché ogni bene viene dalla Santa Vergine”.

Nell’ultimo decennio degli Anni Novanta, la statua è stata affiancata da una grande Basilica che ha accolto, il 10 e 11 maggio 1997, Papa Giovanni Paolo II che pronunciò un "Atto di affidamento" che si concludeva con una frase ancora più importante a 15 anni di distanza : “Concedi, o Vergine Santissima, a questo popolo antico e pur sempre giovane di mantenersi degno erede della sua illustre storia, costruendo con dinamismo il suo avvenire nel dialogo con tutti, nel rispetto reciproco dei diversi gruppi, nella concordia fraterna! Regina della pace, proteggi il Libano!”

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Sintesi dell’Esortazione “Ecclesia in Medio Oriente”

 

Città del Vaticano, 15 settembre 2012 (VIS). Riportiamo la sintesi dell’Esortazione Apostolica post-sinodale “Ecclesia in Medio Oriente”, resa pubblica nel pomeriggio di ieri a Beirut (Libano). Si tratta di un testo elaborato da Papa Benedetto XVI tenendo conto delle 44 proposizioni finali del Sinodo speciale per il Medio Oriente svoltosi in Vaticano dal 10 al 26 ottobre 2010 (La Chiesa cattolica in Medio Oriente: Comunione e testimonianza. “La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuor solo e un’anima sola” (At 4,32)”). Il testo è diviso in tre parti, oltre ad una introduzione ed una conclusione.

PREMESSA

 L’Esortazione Apostolica post-sinodale “Ecclesia in Medio Oriente” è il documento elaborato dal Santo Padre Benedetto XVI sulla base delle 44 proposizioni finali dell’Assemblea Speciale per il Medio Oriente tenutasi in Vaticano dal 10 al 26 ottobre 2010, sul tema: “La Chiesa Cattolica in Medio Oriente: comunione e testimonianza. ‘La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuor solo e un’anima sola’ (At 4, 32)”. Il testo si compone di tre parti con una introduzione e una conclusione. 

INTRODUZIONE

 L’Esortazione invita la Chiesa cattolica in Medio Oriente a ravvivare la comunione al suo interno, guardando ai “fedeli nativi” che appartengono alle Chiese orientali cattoliche sui iuris, ed aprendosi al dialogo con ebrei e musulmani. Si tratta di una comunione, di un’unità da raggiungere nella diversità dei contesti geografici, religiosi, culturali e sociopolitici nel Medio Oriente. Benedetto XVI rinnova l’appello a conservare ed a promuovere i riti delle Chiese Orientali, patrimonio di tutta la Chiesa di Cristo.

PRIMA PARTE

 Il Papa invita a non dimenticare i cristiani che vivono in Medio Oriente e che portano un contributo “nobile e autentico” alla costruzione del Corpo di Cristo. Nel descrivere la situazione della regione e dei popoli che vi abitano, Benedetto XVI sottolinea drammaticamente i morti, le vittime “della cecità umana”, la paura e le umiliazioni. L’Esortazione ricorda che le posizioni della Santa Sede sui diversi conflitti nella regione e sullo status di Gerusalemme e dei Luoghi Santi sono largamente conosciute. Viene lanciato un appello alla conversione, alla pace, al superamento di tutte le distinzioni di razza, sesso e ceto, a vivere il perdono nell’ambito privato e comunitario.

Vita cristiana ed ecumenismo. Tutto questo capitolo è un appello in favore dell’unità ecumenica “che non è l’uniformità delle tradizioni e delle celebrazioni”: in un contesto politico difficile, instabile ed attualmente incline alla violenza come quello del Medio Oriente, la Chiesa si è sviluppata in modo davvero multiforme, presentando Chiese di antica tradizione e comunità ecclesiali più recenti. Si tratta di un mosaico che richiede uno sforzo notevole per rafforzare la testimonianza cristiana. L’Esortazione ribadisce l’importanza del lavoro teologico e delle diverse Commissioni ecumeniche e comunità ecclesiali, affinché – in linea con la dottrina della Chiesa – parlino con una sola voce sulle grandi questioni morali (famiglia, sessualità, bioetica, libertà, giustizia e pace). Importante anche l’ecumenismo diaconale, in ambito caritativo ed educativo. Vengono poi elencate alcune proposte concrete per una pastorale ecumenica di insieme: una certa ‘communicatio in sacris’ (ovvero la possibilità per i cristiani di accedere ai sacramenti in una Chiesa diversa dalla propria) per i sacramenti della penitenza, dell’eucaristia e dell’unzione degli infermi, e trovare un accordo una traduzione comune del Padre Nostro nelle lingue locali della regione.

Il dialogo interreligioso. Ricordando i legami storici e spirituali che i cristiani hanno con ebrei e musulmani, ribadisce che il dialogo interreligioso non è tanto quello dettato da considerazioni pragmatiche di ordine politico o sociale, ma si basa innanzitutto sui fondamenti teologici della fede: ebrei, cristiani e musulmani credono in un unico Dio e pertanto l’auspicio è che possano riconoscere “nell’altro credente” un fratello da amare e da rispettare, evitando di strumentalizzare la religione per conflitti “ingiustificabili per un credente autentico”. Riguardo al dialogo cristiano-ebraico, il Papa ricorda il patrimonio spirituale comune, basato sulla Bibbia, che riporta alle “radici giudaiche del cristianesimo”; invita i cristiani a prendere consapevolezza del mistero dell’Incarnazione di Dio e condanna le ingiustificabili persecuzioni del passato.

Per i musulmani, Benedetto XVI usa la parola “stima” ed aggiunge “nella fedeltà all’insegnamento del Concilio Vaticano II”; si rammarica, tuttavia, del fatto che le differenze dottrinali siano servite da pretesto agli uni e agli altri per giustificare, in nome della religione, pratiche di intolleranza, di discriminazione, di emarginazione e di persecuzione. L’Esortazione poi evidenzia come la presenza dei cristiani in Medio Oriente non sia né nuova, né casuale, ma storica: parte integrante della regione, essi hanno avviato “una simbiosi particolare” con la cultura circostante e – insieme ad ebrei e musulmani – hanno contribuito alla formazione di una ricca cultura, propria del Medio Oriente.

Riguardo ai cattolici della regione, il testo evidenzia che essi, cittadini nativi del Medio Oriente, hanno il diritto ed il dovere di partecipare pienamente alla vita civile, e non devono essere considerati cittadini di serie B. Il Papa afferma che la libertà religiosa – somma di tutte le libertà, sacra e inalienabile – include la libertà di scegliere la religione che si ritiene vera e di manifestare pubblicamente il proprio credo e i suoi simboli, senza mettere in pericolo la propria vita e la propria libertà personale. La forza e le costrizioni, in materia religiosa, non sono ammissibili. Di qui, l’invito a passare dalla tolleranza alla libertà religiosa, il che non implica una porta aperta al sincretismo, ma “una riconsiderazione del rapporto antropologico con la religione e con Dio”.

Due nuove realtà: la laicità, con le sue forme talvolta estreme, e il fondamentalismo violento che rivendica un’origine religiosa. La sana laicità implica distinzione e collaborazione tra politica e religione, nel reciproco rispetto, e garantisce alla politica di operare senza strumentalizzare la religione e alla religione di vivere senza gli appesantimenti degli interessi politici. Il fondamentalismo religioso – che cresce nel clima d’incertezza socio-politica, grazie alle manipolazioni di alcuni e ad una comprensione insufficiente della religione da parte di altri – vuole prendere il potere, talvolta con violenza, sulla coscienza delle persone e sulla religione, per ragioni politiche. Per questo, il Papa lancia un accorato appello a tutti i responsabili religiosi del Medio Oriente affinché cerchino, con il loro esempio ed il loro insegnamento, di fare il possibile per sradicare questa minaccia che tocca indistintamente e mortalmente i credenti di tutte le religioni.

I migranti: Il Papa affronta una questione cruciale, ovvero quella dell’esodo dei cristiani (una vera Esortazionerragia), i quali si trovano in una posizione delicata, talvolta senza speranza, e risentono delle conseguenze negative dei conflitti, sentendosi spesso umiliati, nonostante abbiano partecipato, lungo i secoli, alla costruzione dei rispettivi Paesi. Un Medio Oriente senza o con pochi cristiani non è più Medio Oriente. Per questo, il Papa chiede ai dirigenti politici e ai responsabili religiosi di evitare politiche e strategie che tendano verso un Medio Oriente monocromo che non rifletta la sua realtà umana e storica. Benedetto XVI invita poi i pastori delle Chiese Orientali cattoliche ad aiutare i loro sacerdoti ed i loro fedeli in diaspora a restare in contatto con le loro famiglie e le loro Chiese ed esorta i Pastori delle circoscrizioni ecclesiastiche che accolgono i cattolici orientali a dare loro la possibilità di celebrare secondo le proprie tradizioni. Il capitolo affronta anche la questione dei lavorati immigrati – spesso cattolici di rito latino – provenienti dall’Africa, dall’EstrEsortazione Oriente e dal sub-Continente indiano, che sperimentano troppo spesso situazioni di discriminazione e di ingiustizia.

 SECONDA PARTE

 La seconda parte si rivolge ad alcune delle principali categorie che costituiscono la Chiesa cattolica:

 - Patriarchi: responsabili delle Chiese sui iuris, in unione perfetta con il Vescovo di Roma, rendono tangibile l’universalità e l’unità della Chiesa e, in segno di comunione, sapranno rafforzare l’unione e la solidarietà nel quadro del Consiglio dei Patriarchi cattolici d’Oriente e dei Sinodi patriarcali, privilegiando sempre la concertazione sulle questioni fondamentali per la Chiesa.

- Vescovi: segno visibile dell’unità nella diversità della Chiesa intesa come Corpo, di cui Cristo è il capo, sono i primi ad essere inviati in tutte le nazioni per fare discepoli. Essi devono annunciare con coraggio e difendere con fermezza l’integrità e l’unità della fede, in quelle situazioni difficili che purtroppo non mancano in Medio Oriente. I vescovi sono anche invitati ad una gestione sana, onesta e trasparente dei beni temporali della Chiesa e a questo proposito il Papa ricorda che i Padri Sinodali hanno chiesto una seria revisione delle finanze e dei beni, per evitare la confusione tra i beni personali e quelli della Chiesa. I vescovi, inoltre, dovranno vigilare per assicurare ai sacerdoti il giusto sostentamento, affinché non si perdano in questioni materiali. L’alienazione dei beni della Chiesa deve rispondere strettamente alle norme canoniche e alle disposizioni pontificie vigenti. Infine, il Papa esorta i vescovi ad avere cura, in senso pastorale, di tutti i fedeli cristiani, a prescindere dalla loro nazionalità o provenienza ecclesiale.

- Sacerdoti e seminaristi: l’Esortazione sottolinea che i sacerdoti devono educare il Popolo di Dio alla costruzione di una civiltà di amore evangelico e di unità e ciò esige una trasmissione approfondita della Parola di Dio, della tradizione e della Dottrina della Chiesa, insieme al rinnovamento intellettuale e spirituale degli stessi sacerdoti. In quest’ottica, è importante il celibato – dono inestimabile di Dio alla Chiesa – ma anche il ministero dei preti sposati, antica componente della tradizione orientale. In quanto servitori della comunione, preti e seminaristi devono offrire una testimonianza coraggiosa e priva di ombre, devono avere una condotta irreprensibile, e devono aprirsi alla diversità culturale delle loro Chiese (apprendendone, ad esempio, le lingue e le culture), così come alla diversità ecclesiale ed al dialogo ecumenico ed interreligioso.

 - Vita consacrata: il monachesimo, nelle sue diverse forme, è nato in Medio Oriente ed ha dato inizio ad alcune Chiese sui iuris, i consacrati dovranno collaborare con il vescovo nell’attività pastorale e missionaria. Essi vengono invitati a meditare a lungo e ad osservare i consigli evangelici (castità, povertà ed obbedienza), perché non può esserci rigenerazione spirituale – dei fedeli, delle comunità e della Chiesa intera – senza un ritorno chiaro e netto alla ricerca di Dio.

- Laici: Membri del Corpo di Cristo grazie al battesimo, e quindi pienamente associati alla missione della Chiesa universale, ai laici il Papa affida il compito di promuovere – nell’ambito temporale, loro proprio – la sana gestione dei beni pubblici, la libertà religiosa ed il rispetto della dignità di ciascuno. Essi sono invitati anche ad essere audaci nella causa di Cristo. Perché la loro testimonianza dia davvero frutti, tuttavia, i laici dovranno superare le divisioni e tutte le interpretazioni soggettive della vita cristiana.

 - Famiglia: istituzione divina fondata sul sacramento indissolubile del matrimonio tra uomo e donna (“L’amore coniugale è il progetto paziente di tutta una vita”), oggi la famiglia è esposta a molti pericoli. La famiglia cristiana deve essere sostenuta nei suoi problemi e difficoltà e deve guardare alla propria identità profonda, perché sia innanzitutto Chiesa domestica che educa alla preghiera e alla fede, vivaio di vocazioni, scuola naturale di virtù e valori etici, cellula fondante della società. Ampio spazio l’Esortazione lo riserva alla questione della donna in Medio Oriente ed alla necessità della sua uguaglianza con l’uomo, di fronte alle discriminazioni che essa deve subire e che offendono gravemente non solo la donna stessa, ma anche e soprattutto Dio. Il Papa sottolinea che le donne devono impegnarsi ed essere coinvolte nella vita pubblica ed ecclesiale. Riguardo alle vertenze giuridiche nelle questioni matrimoniali, la voce della donna deve essere ascoltata alla pari di quella dell’uomo, senza ingiustizie. Per questo, il Papa incoraggia un’applicazione più sana e più giusta del diritto, in quest’ambito, affinché le differenze giuridiche relative alle questioni matrimoniali non conducano all’apostasia. Infine, i cristiani del Medio Oriente devono poter applicare, sia nel matrimonio che altrove, il proprio diritto, senza restrizioni.

 - Giovani e bambini: il Papa li esorta a non avere paura o vergogna di essere cristiani, a rispettare gli altri credenti, ebrei e musulmani, a coltivare sempre – attraverso la preghiera – la vera amicizia con Gesù, amando Cristo e la Chiesa. In questo modo, essi potranno discernere con sapienza i valori della modernità utili alla loro realizzazione, senza lasciarsi sedurre dal materialismo o da certi social network il cui uso indiscriminato può mutilare la vera natura delle relazioni umane. Per i bambini, in particolare, l’Esortazione si appella a genitori, educatori, formatori e istituzioni pubbliche affinché riconoscano i diritti dei minori a partire dal loro concepimento.

 TERZA PARTE

La Parola di Dio, anima e fonte di comunione e testimonianza: Dopo aver espresso riconoscenza alle scuole esegetiche (d’Alessandria, di Antiochia) che hanno contribuito alla formulazione dogmatica del mistero cristiano nel IV e V secolo, l’Esortazione raccomanda una vera pastorale biblica, per dissipare pregiudizi o idee errate che causano controversie inutili o umilianti. Di qui, il suggerimento di proclamare un Anno Biblico, a seconda delle condizioni pastorali di ogni Paese della regione, e di farlo seguire, se opportuno, da una Settimana annuale della Bibbia. La presenza cristiana nei Paesi biblici del Medio Oriente – che va ben al di là di un’appartenenza sociologica o di una semplice riuscita economica e culturale – ritrovando la linfa delle origini e nella sequela dei discepoli di Cristo, prenderà un nuovo slancio. Infine, il Papa incoraggia lo sviluppo di nuove strutture della comunicazione e la formazione – non solo tecnica, ma anche dottrinale ed etica – di personale specializzato in questo settore, nevralgico per l’evangelizzazione.

Liturgia e vita sacramentale: Per i fedeli del Medio Oriente, la liturgia è elemento essenziale dell’unità spirituale e della comunione. Il rinnovamento delle celebrazioni e dei testi liturgici – là dove necessario – deve essere fondato sulla Parola di Dio e realizzato in collaborazione con le Chiese co-depositarie delle stesse tradizioni. Centrale l’invito a guardare all’importanza del battesimo, che permette a coloro che lo ricevono di vivere in comunione e di sviluppare una vera solidarietà con gli altri membri della famiglia umana, senza discriminazioni basate sulla razza o sulla religione. In quest’ottica, il Papa auspica un accordo ecumenico sul riconoscimento reciproco del Battesimo tra la Chiesa cattolica e le Chiese con cui essa è in dialogo teologico, per restaurare, così, la piena comunione nella fede apostolica. L’Esortazione auspica anche una pratica più frequente del sacramento del perdono e della riconciliazione ed esorta Pastori e fedeli a promuovere iniziative di pace, anche in mezzo alle persecuzioni.

La preghiera e i pellegrinaggi: il Medio Oriente è un luogo privilegiato di pellegrinaggio per molti cristiani che qui possono consolidare la propria fede e vivere un’esperienza profondamente spirituale. Il Papa chiede che i fedeli possano avere libero accesso, senza restrizioni, ai Luoghi Santi. Essenziale anche che il pellegrinaggio biblico di oggi ritorni alle sue motivazioni iniziali: un cammino penitenziale, alla ricerca di Dio.

Evangelizzazione e carità: missioni della Chiesa. L’Esortazione sottolinea che la trasmissione della fede è una missione essenziale della Chiesa. Di qui, l’invito del Papa alla nuova evangelizzazione che, nel contesto contemporaneo, segnato da cambiamenti, rende il fedele consapevole della sua testimonianza di vita: essa rafforza la sua parola quando parla di Dio coraggiosamente ed apertamente, per annunciare la Buona Novella di salvezza. In particolare, in Medio Oriente, l’approfondimento del senso teologico e pastorale dell’evangelizzazione dovrà guardare a due dimensioni, quella ecumenica e quella interreligiosa. Riguardo ai movimenti e alle comunità ecclesiali, il Papa li incoraggia ad agire in unione con il Vescovo del luogo e secondo le sue direttive pastorali, tenendo conto della storia, della liturgia, della spiritualità e della cultura locale, senza confusione né proselitismo. La Chiesa cattoliche del Medio Oriente è quindi invitata a rinnovare il suo spirito missionario, sfida quanto mai urgente in un contesto multiculturale e pluri-religioso. Un forte stimolo, in questo senso, potrà derivare dall’Anno della Fede. Riguardo alla carità, l’Esortazione ricorda che la Chiese deve seguire l’esempio di Cristo che si è fatto vicino ai più deboli: gli orfani, i poveri, i disabili, i malati¼Infine, il Papa saluta ed incoraggia tutte le persone che operano, in modo impressionante, nei centri educativi, nelle scuole, negli istituti superiori e nelle università cattoliche del Medio Oriente. Tali strumenti di cultura – che devono essere sostenuti dai responsabili politici – dimostrano che esiste, in Medio Oriente, la possibilità di vivere nel rispetto e nella collaborazione, attraverso l’educazione alla tolleranza.

Catechesi e formazione cristiana: Il documento pontificio incoraggia la lettura e l’insegnamento del catechismo della Chiesa cattolica e un’iniziazione concreta alla Dottrina sociale della Chiesa. Allo stesso tempo, il Papa invita i Sinodi e gli altri organismi episcopali a facilitare i fedeli nell’accostarsi alla ricchezza spirituale dei Padri della Chiesa e ad attualizzare l’insegnamento patristico, complemento della formazione biblica.

CONCLUSIONI

In modo solenne, Benedetto XVI chiede, in nome di Dio, ai responsabili politici e religiosi non solo di alleviare le sofferenze di tutti coloro che vivono in Medio Oriente, ma anche di eliminarne le cause, facendo tutto il possibile per arrivare alla pace. Allo stesso tempo, i fedeli cattolici sono esortati a consolidare e a vivere la comunione tra loro, dando vita al dinamismo pastorale. “La tiepidezza dispiace a Dio” e quindi i cristiani del Medio Oriente, cattolici ed altri, diano testimonianza di Cristo, uniti e con coraggio. Si tratta di una testimonianza non facile, ma esaltante.

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 Se il modello di convivenza libanese indica la strada per il Medio Oriente

L'analisi del direttore scientifico della Fondazione Internazionale Oasis

Martino Diez* - Vatican Insider 16/09/2012

 Una certa retorica del “Paese messaggio” non è nuova in Libano. Ufficialmente tutto va bene, la guerra civile è archiviata e la concordia regna sovrana. «Ma come regola generale bisogna sempre postulare una certa distanza tra le dichiarazioni e le azioni» ci ricordava l’altro giorno il filosofo Nassif Nassar.

 E anche nei numerosi discorsi di natura politica programmati durante la visita apostolica, all’arrivo in aeroporto venerdì e soprattutto al palazzo presidenziale, sabato mattina, si poteva insinuare il rischio di una celebrazione acritica della vita in comune all’ombra dei cedri.

 In realtà che le cose sarebbero andate più in profondità lo si era già capito dal discorso con cui il Presidente della repubblica, Michel Sliman, aveva accolto il Papa al Palazzo presidenziale. Certo, i saluti e le dichiarazioni di rito non erano mancati. Ma il Presidente libanese da un lato aveva esortato i cristiani a partecipare maggiormente all’edificazione del bene comune (ciò che può essere letto come un’ammissione implicita di una difficoltà) e dall’altro aveva sottolineato con quanta preoccupazione il Paese dei Cedri guardi agli avvenimenti circostanti, insistendo sulla neutralità del Paese, attorno a cui tutte le forze politiche hanno raggiunto un accordo.

 «I libanesi augurano alla Siria quella libertà e quella riconciliazione che desiderano per se stessi» è stato forse il passaggio chiave. Come a dire che il brand libanese della convivenza conosce anch’esso le sue difficoltà.

 Il motivo di questa difficoltà lo ha spiegato il Papa in uno dei passaggi più forti del suo discorso. «Il male non è una forza anonima che agisce nel mondo in modo impersonale o determinista. Il male, il demonio, passa per la libertà umana, per l’uso della nostra libertà. Cerca un alleato, l’uomo».

 E il Benedetto XVI è in particolare rattristato da quanto sta avvenendo in Siria, come ha dichiarato in serata ai giovani. Occorre perciò una conversione, che sola può assicurare l’intesa tra le culture e le religioni e un certo senso della giustizia e del bene comune. Da qui deriva l’impegno per la pace, per la libertà religiosa, a favore della vita e contro ogni forma di violenza verbale o fisica, che non può mai trovare una giustificazione di tipo religioso.

 Come altrove si parlerebbe del tempo, in Libano è d’uso cominciare una conversazione, soprattutto con gli stranieri, con qualche considerazione geo-politica. Pensando alle dimensioni ridotte del Paese, stretto tra potenti vicini, e alla sua storia tormentata, l’opzione è assolutamente legittima e comprensibile. Il Papa ricorda però che queste considerazioni sul contesto generale non devono sostituirsi all’azione concreta dei singoli. Come quella dei giovani libanesi impegnati con la Caritas a portare aiuto ai profughi siriani. Si confrontano con una realtà quasi nascosta, per evitare di turbare gli equilibri del Paese, e ogni giorno toccano con mano la sofferenza e l’impotenza. «L’inazione degli uomini di bene – ha affermato Benedetto XVI, quasi rispondendo loro – non deve permettere al male di trionfare. È ancora peggio che non fare nulla».

 Il vivere insieme, il modello libanese, resta un esempio nella regione. Esso ha una dimensione provvidenziale («è scelto da Dio»), ma non è dato una volta per tutte: va riguadagnato ogni giorno, scegliendo consapevolmente che è meglio essere con piuttosto che contro, cioè valorizzando il bene pratico dell’essere insieme, quel «desiderio di conoscere l’altro» che il Papa indica come fondamento di una società plurale. «Al di là delle manifestazioni esteriori, il dato più importante della visita è che i libanesi musulmani hanno accolto Benedetto XVI non come un ospite dei loro vicini cristiani, ma come qualcuno che veniva anche per loro», commenta Ibrahim Shamseddine, presidente di una fondazione culturale sciita con sede a Beirut sud.

 Il Libano appare vibrante sul piano economico, almeno nei quartieri chic del centro di Beirut, ma bloccato su quello istituzionale dalla paura che impedisce di toccare lo status quo. In questo senso, l’invito del Papa a giocarsi di persona potrebbe contribuire a creare un clima di rinnovata fiducia, presupposto per ogni cambiamento, anche a livello dell’architettura politica.

Martino Diez

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La Terra Santa in Libano per accogliere il messaggio del Papa

LIBANO – È con grande gioia, ma anche con speranza che la Delegazione del Patriarcato Latino di Gerusalemme, guidata dal Patriarca, è volata a Beirut giovedi 13 settembre. Il viaggio del Papa “giunto come amico di tutti gli abitanti di tutti i paesi della regione” e la consegna dell’Esortazione apostolica costituiscono per la Chiesa di Terra Santa la celebrazione culmine del Sinodo del Medio Oriente e l’invito ad un nuovo slancio.

La delegazione ufficiale del Patriarcato Latino presente in Libano comprendeva nove membri, tra cui quattro vescovi: il Patriarca Fouad Twal, il Patriarca emerito Michel Sabbah, che era stato uno dei collaboratori per la preparazione del Sinodo e per la redazione dell’esortazione da presentare al Papa, Mons. Giacinto-Boulos Marcuzzo, Vescovo ausiliare per Israele e l’Arcivescovo Mons. Maroun Lahham, Ausiliare per la Giordania. Li accompagnavano Cinque sacerdoti: il Rev. Elias Odeh, Parroco di Reineh, il Rev Johnny Abu Khalil, Parroco di Nablus-Rafidia, il Rev. Imad Alamat, Parroco di Fuheis, il Rev. Samer Haddad, segretario del Vicario di Amman e il Rev. Rifa’at Bader, Parroco di Jabal Hussein. Alla delegazione si è aggiunto anche un gruppo di 50 fedeli della Giordania.

La Chiesa di Gerusalemme, tra Cipro e il Libano

La Terra Santa ha desiderato in modo particolare essere presente a questa visita del Santo Padre molto importante per la sua Chiesa. Due anni fa, nel giugno 2010, era stato a Cipro, nella Diocesi del Patriarcato Latino di Gerusalemme, che Benedetto XVI aveva dato avvio al Sinodo per il Medio Oriente, consegnando ai Vescovi e ai Patriarchi l’Instrumentum laboris, documento in preparazione al Sinodo.

Dal 10 al 16 ottobre 2010, per tre settimane, il Patriarca Fouad Twal, insieme ad altri otto Patriarchi della regione per un totale di 185 Padri sinodali, lavorarono instancabilmente affrontando diverse questioni e problematiche relative alla Chiesa in Medio Oriente. E anche in seguito, non hanno smesso di lavorare per continuare questa riflessione, insieme ai sacerdoti e ai fedeli, malgrado le numerose difficoltà.

Ciò spiega come l’Esortazione Apostolica fosse così attesa, come programma di lavoro per gli anni a venire e allo stesso tempo come messaggio di incoraggiamento. Ciò è stato sottolineato dal Patriarca Fouad Twal nel discorso di benvenuto al Santo Padre: “Oggi, Santità, Lei torna in Medio Oriente per consegnarci l’Esortazione apostolica, grazie alla quale potremo apprezzare i Suoi consigli e le Sue direttive al fine di essere in questa regione e in tutto il mondo, comunione e testimonianza”. Il Patriarca ha ricevuto l’Esortazione Apostolica dalle mani del Papa.

Il Papa ha scelto di consegnare il documento Ecclesia in Medio Oriente il giorno della festa dell’ Esaltazione della Santa Croce”, “celebrazione nata in Oriente nel 335, all’indomani della Dedicazione della Basilica della Resurrezione costruita sul Golgota e sul Sepolcro di Nostro Signore”, sottolineando così ulteriormente il ruolo particolare ed unico della Chiesa Madre di Terra Santa. Durante il suo discorso il Santo Padre non ha smesso di ripetere quanto conti sui paesi del Medio Oriente, tra cui la Terra Santa, “regione che vide gli atti e raccolse le parole”.

Concretizzazione post-sinodale per il Patriarcato

Il Santo Padre ha chiesto gesti concreti per costruire la pace. Da quando è arrivato a Beirut, come introduzione all’Esortazione Apostolica che avrebbe consegnato qualche ora più tardi, il Papa ha portato come esempio i benefici apportati dalle strutture caritative. Ha citato l’esempio dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro per laTerra Santa. “Abbiamo organizzazioni come i Cavalieri del Santo Sepolcro in Terra Santa, ma organizzazioni simili potrebbero aiutare anche sul piano materiale, politico ed umano in questi paesi”. Un desiderio di concretizzazione al quale fa riferimento fin d’ora il Patriarca Fouad Twal che mercoledì ha confidato ai microfoni della Radio Vaticana: “Siamo felici di ricevere questa Esortazione. Abbiamo già in programma di studiare, comprendere ed applicare questo documento nel corso di incontri e ritiri con i giovani”.

Amélie de La Hougue

Qui sotto potete trovare le foto della Delegazione di Terra Santa in Libano:

- L’arrivo a Beirut e l’attesa del Papa (12 foto)

- Arrivo del Santo Padre e firma dell’Esortazione Apostolica (10 foto)

- Preghiera con i giovani a Bkerké (16 foto)

- Messa a Beirut. Il Papa consegna l’Esortazione ai Patriarchi (15 foto)

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Il patriarca maronita Raï: il viaggio del Papa in Libano, evento storico e provvidenziale












Commenti positivi in tutto il Medio Oriente a conclusione del viaggio del Papa in Libano. Il presidente libanese Michel Suleiman ha parlato di "visita storica" che ha portato "un messaggio di speranza a tutto il Medio Oriente". Ascoltiamo in proposito il patriarca maronita Béchara Boutros Raï:RealAudioMP3

R. - Io personalmente, insieme a tutti i libanesi, ringrazio il Signore per questo evento storico, ma anche provvidenziale. I libanesi, così come i cristiani del Medio Oriente, si sentivano come sull’orlo di un precipizio: cominciavano a perdere la loro speranza e cominciavano a dimenticare che hanno un ruolo da giocare. La visita del Papa, le parole che ha detto, l’Esortazione Apostolica, le celebrazioni, hanno fatto rinascere nei libanesi, musulmani e cristiani, il valore di questo Paese, quello della convivialità che è il messaggio che ci si aspetta dal Libano e la sua missione nel Medio Oriente, perché il Libano si distingue da tutti gli altri Paesi. Hanno capito questo suo valore. Tutti noi cristiani del Medio Oriente abbiamo sentito molti commenti su questo viaggio e ci siamo sentiti incoraggiati: hanno capito che i cristiani non sono una minoranza, ma sono la presenza della Chiesa, della Chiesa universale. Vogliamo quindi ringraziare il Signore, perché ci ha mandato questo evento storico e divino attraverso la persona del Papa, attraverso quanto ha fatto e detto. Tutte le cerimonie, tutti gli incontri sono stati fatti in favore di tutto il Libano, dei cristiani e dei musulmani. La cosa migliore che possiamo ricordare è quello che ha detto il Papa, congedandosi dai libanesi all’aeroporto: “Il vostro calore e il vostro cuore mi hanno dato il desiderio di ritornare”. Questo è un bel messaggio e una bella testimonianza del Pontefice.