QUARESIMA E SETTIMANA SANTA 2016

A GERUSALEMME

 Attendo impaziente i giorni della settimana santa celebrati là dove tutto è avvenuto, dove si è compiuta la redenzione dell'uomo. Giorni che mi inseriscono nei misteriosi disegni di Dio - mistero indicibile e ineffabile - che ha tanto amato la sua creatura da chiedere al Figlio suo di morire per l'uomo e  aprirlo all'incontro con Lui, per una gioia che non avrà fine.

Ho espresso ai 'miei ragazzi' di una volta, e  amici e collaboratori affettuosi di accompagnarmi a  Gerusalemme per  celebrare la grande Pasqua accanto al Patriarca Mons. Fouad Twal e al vescovo di Gerusalemme, Mons. Shomali. Ci andrò poichè il volo Cristiana l'ha già prenotato. Ora attendo il ritorno d Gianni dal Messico per definire i particolari di questo evento che di certo sarà l'ultimo della mia vita sacerdotale. Vorrei raccontare i miei sentimenti che conservo però gelosamente in me. Sono un prete di quel Cristo che è morto sulla croce e fare memoria nei solenni riti della Chiesa è un dono immenso del quale ringrazio i miei amici più cari. Intanto, aprendo questa pagina  riservata a questo evento, raccolgo la testimonianza dei giorni e dei riti  che là in gerusalemme verranno vissuti e celebrati.Il primo momento:memoria dell'incoronazione di spine alla Basilica dell'Ecce Homo. Il Patriarca ha tenuto un'omelia straodinaria sulla quale ho a lungo meditato. Eccola.        

                                       Messa all’Ecce Homo: omelia del Patriarca

 

Messa all’Ecce Homo: omelia del Patriarca

GERUSALEMME – Venerdì 12 febbraio, S.B. mons. Fouad Twal ha celebrato una messa per commemorare l’Incoronazione di spine nella Basilica dell’Ecce Homo presso il Convento delle Suore di Sion e della Comunità “Chemin Neuf”.

Ecce Homo, venerdì 12 febbraio 2016

Messa per commemorare

l’Incoronazione di spine

Care comunità delle Suore di Sion e del Chemin Neuf,

Cari fratelli e sorelle,

siamo riuniti in questo primo venerdì di Quaresima, come è tradizione, per commemorare l’Incoronazione di spine di nostro Signore Gesù Cristo.

La Basilica del Convento dell’Ecce Homo in cui ci troviamo, è uno dei luoghi più commoventi di Gerusalemme, perché ci parla in modo particolare, della Passione di Gesù. Dove si tocca con mano la sofferenza di Cristo Re, l’Agnello senza peccato e senza macchia, umiliato, maltrattato, picchiato e insultato. Il Nostro Dio e Signore precipita nell’abisso delle nostre sofferenze, per trasformarle, renderle feconde, tanto ingiuste, terribili ed insopportabili esse siano.

Dio si è fatto uomo, l’Innocente è colpevole. Come non vedere in questo abbassamento, in questa follia della Croce, un supremo atto di Misericordia? La Misericordia è l’identità e il nome stesso del nostro Dio e ci è data da contemplare, riscoprire e praticare con ancora più fervore, in questo anno giubilare.

«La misericordia è la chiave di volta della Chiesa» [1] e tocca a noi in modo speciale qui a Gerusalemme, noi Chiesa del Calvario dobbiamo mettere la Misericordia al centro della vita, delle azioni, della missione. Tutto deve essere basato sulla misericordia, tutto vi deve convergere, perché la Misericordia è la manifestazione tangibile dell’amore di Cristo per noi, è il nostro amore per il prossimo!

E penso soprattutto alle nostre istituzioni, le nostre case religiose e di accoglienza, le nostre scuole, le nostre varie strutture devono essere basate sulla misericordia verso tutti, altrimenti non hanno alcun scopo. È urgente che attraverso tutta la sofferenza vissuta su questa terra lacerata, siamo veri artefici di misericordia e di pace. Solo contemplando il volto deriso e la testa coronata di spine del Maestro, siamo in grado di affrontare il futuro con coraggio e speranza, nonostante le nostre sofferenze e tribolazioni [2].

La Misericordia, vissuta attraverso le opere corporali e spirituali, costituisce la nostra identità di cristiani e di persone consacrate, che vivono in Terra Santa tra ebrei, musulmani e pellegrini!

Siamo chiamati a vivere questa Quaresima, che è un tempo forte e propizio al digiuno, la preghiera e la solidarietà, nel più ampio quadro dell’Anno della Misericordia. «È misericordia che voglio e non sacrificio» (Mt 9, 13): si tratta di chiedere la grazia e diventare artigiani di misericordia tutti i giorni verso il prossimo.

Ma chi è il nostro prossimo? Sembrerebbe che non abbiamo veramente scelta, il nostro prossimo è tanto il boia quanto la vittima, l’occupante e l’occupato, il malato, il solo, chi è alla ricerca di lavoro per sfamare la sua famiglia e colui che non lo trova, colui che non ha modo di comprare ciò di cui ha bisogno.

Misericordia in questo tempo di Quaresima significa compiere atti concreti: nutrire il prossimo, comprenderlo, aiutarlo, educarlo con la parola e la preghiera. Misericordia significa riconoscere Cristo nel prossimo che non conosciamo, colui che è al nostro fianco, come colui che è lontano, perché attraverso di lui, la carne di Cristo «diventa di nuovo visibile come il corpo martoriato, flagellato, affamato, perdente» [3] e incompreso.

 

“Ecce Homo”. Ecco l’uomo. Questo “Ecce Homo” indica ciascuno di noi, noi stessi e il nostro prossimo; è l’uomo come egli è, in tutta la verità della sua miseria e lo splendore della sua vocazione.

“Ecce Homo”. Quest’uomo siamo tutti noi fratelli e sorelle, accordi in un unico amore, che si sentono piccoli e poveri, e che la Croce di Gesù Cristo rende grandi [4].

Cari amici, viviamo la Quaresima come un tempo di conversione e di ritorno a Dio: riconosciamoci come questo uomo che soffre e che è oggetto della misericordia infinita del Padre. Infine accettiamo di lasciarci amare da Dio! «Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia compatire le nostre infermità, essendo stato lui stesso provato in ogni cosa, a somiglianza di noi, escluso il peccato. Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, per ricevere misericordia e trovare grazia ed essere aiutati al momento opportuno (Eb 4, 15-16)».

Non esitate ad andare incontro a Cristo nel sacramento della riconciliazione e sfruttare le tre porte sante della nostra diocesi, per ricevere tutte le grazie di questo anno giubilare. Queste porte sono sante e passare attraverso di loro, è un atto di fede che incarna il nostro desiderio di conversione radicale. Stiamo uscendo da uno stato spirituale per “entrare” in un altro. La porta simboleggia la transizione, simboleggia Cristo stesso, che è la Via, la Verità e la Vita (Gv 14, 16). È la porta (Gv 10, 9): Se uno entra attraverso di Me, sarà salvato.

In questo tempo forte di Quaresima, Dio ci aspetta, lui bussa alla porta del nostro cuore e brucia per entrarvi. Come il padre del figliol prodigo, nel disperato tentativo di salvare suo figlio e ha un amore traboccante per ritrovarlo, così Dio ci aspetta in silenzio, nella preghiera personale, nel servizio ai nostri fratelli, nella visita agli ammalati e ai bisognosi, nel segreto della confessione, o in comunione.

Dio è misericordia, perché è comunione. Dio è Amore e Comunione, e dal momento che siamo fatti a sua immagine, la nostra vocazione profonda è quella di diventare degli esseri di comunione, di comunione con Dio e con i fratelli, e solo la misericordia di Dio può renderci degni di una vocazione così splendida.

La Vergine Maria ci precede in questo cammino di sofferenza e di gloria. Essa ci accompagna per tutta la Quaresima e ci fa scoprire il vero volto di Dio misericordioso.

Amen +

 

Caricato 18 febbraio 2016
 

"Ecce Homo", il nome stesso è tratto dai testi della narrazione evangelica, e si riferisce alla famosa sentenza di Pilato, in latino: "Ecce Homo", Ecco l'uomo! Così Pilato presentò Gesù alla folla, e a Gerusalemme, in citta vecchia, c'è un santuario che ricorda il fatto: il santuario dell'Ecce Homo appunto, sulla Via Dolorosa.Quando, nel II secolo dopo Cristo, l'imperatore Adriano costruì sulle rovine di Gerusalemme, la città pagana di Aelia Capitolina, sul luogo della Fortezza Antonia fu costruita la Porta Orientale della città, che si apriva su un arco trionfale a tre arcate ancora oggi ben visibile in parte dentro la Chiesa e in parte sulla strada: conosciuto come l'Arco dell' "Ecce Homo".La tradizione cristiana ha conservato proprio in questa zona il ricordo del luogo del pretorio (anche se archeologicamente la questione e' discussa), e nel Medioevo, ha iniziato il culto pubblico per alcuni episodi della Passione: sono le 14 stazioni che formano la Via Crucis. Il convento dell'Ecce Homo, che sorge accanto alla cappella della Flagellazione (la Seconda stazione della via Crucis) è oggi residenza delle religiose di Nostra Signora di Sion, una comunità religiosa nata ad opera di Theodore Ratisbonne, un convertito dal giudaismo originario di Strasburgo. Nel 1857 in occasione della costruzione di un collegio, vennero portate alla luce queste antiche rovine, e anche un canale che, realizzato all'epoca degli Asmonei, portava acqua alle cisterne del Tempio. Il convento è anche luogo di pellegrinaggio e di incontro fra differenti culture. Nei sotterranei della Chiesa dell'Ecce Homo, gli scavi hanno portato alla luce interessantissimi resti che rimandano ai fatti narrati nel Vangelo in particolare alle sofferenze di Cristo durante il processo davanti a Pilato. Queste pietre - qui riutilizzate all'epoca di Adriano - furono ritenute da molti quelle del famoso litostroto, cioè quel lastricato di pietra (ovvero il grande cortile della Fortezza Antonia sede del Pretorio di Pilato) dove Gesù fu condannato a morte. Su di esse ancora ben visibili questi giochi romani incisi su pietra con i quali i soldati della guarnigione occupavano il tempo; il più interessante è quello chiamato "gioco del Re". Si è soliti evocare in questo luogo la scena della derisione riportata da Giovanni: "gli misero addosso un mantello di porpora e gli dicevano Salve Re dei Giudei". Era solo l'inizio della sua Passione...Proprio qui, in questo luogo particolarmente adatto al silenzio, al raccoglimento e alla preghiera, all'inizio della Quaresima, il Patriarca di Gerusalemme celebra la commemorazione della coronazione di spine. Mons. FOUAD TWAL, Patriarca Latino di Gerusalemme: "Questo è il prezzo dell'amore che Gesù ha voluto pagare per noi e francamente, soltanto se entriamo nel mistero dell'amore, possiamo capire perché Lui ha voluto soffrire tanto. Questo continua nella persona dei cristiani innocenti che soffrono. Faccio un appello a tutti i nostri fedeli ad entrare nel mistero della croce: ricordiamoci che il Calvario è nostro geograficamente e cristianamente. E' nostro. In questa Quaresima chiedo a tutti di pensare alla Chiesa di Gerusalemme, con la nostra promessa e delle comunità di pregare per la pace in tutto il mondo".Una grazia giungere in questo santo luogo, celebrare la Messa in questa tappa quaresimale davanti all'arco dell'Ecco Homo ...pregare e meditare, calpestando queste antiche pietre dove Gesù il Figlio di Dio, fu schernito e offeso, prima di offrirsi liberamente alla croce. Per amore di tutti noi.

 

 

 

Quaresima 2016: la processione del Patriarca nel Santo Sepolcro

Quaresima 2016: la processione del Patriarca nel Santo Sepolcro

GERUSALEMME – Sabato, 13 febbraio 2016, S.B. mons. Fouad Twal ha dato l’avvio alla Quaresima con la celebrazione del Santo Sepolcro e con la solenne processione nella Basilica.

Si tratta di una cerimonia quotidiana nel Santo Sepolcro: tutti i giorni alle 16:00, la comunità francescana in processione fa il giro della Basilica, partendo dalla cappella del Santissimo Sacramento e soffermandosi in tutte le cappelle per pregare qualche istante. Questa processione «evoca le processioni liturgiche della chiesa antica di Gerusalemme, come ci racconta la pellegrina Egeria (392-394)» [1], riprendendo la secolare tradizione della Via crucis nella Basilica del Santo Sepolcro. Esso comprende quattordici fermate nei luoghi emblematici della Passione di Cristo e durante la Quaresima viene celebrata con più solennità.

Il Patriarca latino ha fatto, sabato 13, l’entrata solenne nella Basilica, preceduto dai francescani che cantavano il Te Deum. Si è fermato davanti alla Pietra dell’Unzione, poi davanti la tomba vuota di Cristo, prima di entrare nella cappella del Santissimo Sacramento a presiedere la processione a cui partecipano anche molti sacerdoti e seminaristi del Seminario patriarcale di Beit Jala.

Questa cerimonia, ripetuta ogni sabato e domenica di Quaresima, è presieduta da un rappresentante del Patriarcato latino: sabato 20 febbraio, la processione è stata presieduta da mons. Maroun Lahham, vicario patriarcale in Giordania. Sabato 27 febbraio, sarà presieduta da mons. William Shomali, vicario patriarcale per Gerusalemme e la Palestina.

Thomas Charriere

[1] Dall’introduzione dell’Ordo Sancti 

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L’8 dicembre 2015, papa Francesco ha inaugurato l’Anno della Misericordia, con l’apertura della Porta Santa nella Basilica di San Pietro a Roma. A Gerusalemme, il Patriarca latino mons. Fouad Twal ha aperto, a sua volta, la Porta Santa nella Basilica del Getsemani. Vi proponiamo la Storia di questo simbolo e il significato che esso riveste nel Giubileo della Misericordia.

La tradizione della Porta Santa risale al XV secolo, quando papa Martino V nel 1423 aprì la prima Porta Santa, in Roma, quella della Basilica di San Giovanni in Laterano. I suoi successori continuarono la tradizione, e la estesero alle quattro Basiliche Maggiori romane (San Giovanni in Laterano, San Pietro in Vaticano, Santa Maria Maggiore e San Paolo fuori le Mura). Papa Alessandro VI aprì la prima Porta Santa in San Pietro nel 1499. Secondo la tradizione, poiché la Porta Santa alla chiusura veniva fatta murare con la costruzione di un muro, la cui prima pietra veniva posta dal Pontefice, quest’ultimo – fino all’Anno Santo del 1975, durante la cerimonia di apertura – doveva servirsi di un martello per avviarne l’apertura. Solo a partire dal Giubileo del 2000 il Papa, dopo la rituale preghiera, la apre spingendo semplicemente i battenti della porta, ed entra solennemente nella basilica.

Apertura della Porta Santa nella Basilica di San Pietro a Roma 8 dicembre 2015 

Il simbolismo della Porta Santa

Le porte sante si aprono ogni 25 anni (in precedenza ogni 33 anni) in occasione degli Anni Santi, salvo eccezioni. Un’opportunità per tutti i cattolici di rinnovare la loro fede, attraverso cerimonie speciali, e di ricevere grazie particolari ed indulgenze.

Papa Giovanni Paolo II ha riassunto il simbolismo della Porta Santa come «un passaggio che ogni cristiano è chiamato a svolgere dal peccato alla grazia. Passare attraverso questa porta significa confessare che Gesù Cristo è il Signore, e rafforzare la fede in Lui per vivere la vita nuova che Lui ci ha dato. Si tratta di una decisione che presuppone la libertà di scelta e anche il coraggio di rinunciare a qualcosa, sapendo che si acquisisce la vita divina».

Dalla «Porta Santa» alla «Porta Santa della Misericordia»

L’Anno Santo 2015-2016 è detto “straordinario”: esso infatti vieni indetto prima dello scadere dei 25 anni, ma a soli 15 dal Grande Giubileo dell’Anno 2000. Il Giubileo straordinario, annunciato da papa Francesco il 13 marzo 2015, cade nel cinquantesimo anniversario del Concilio Vaticano II, e attraverso di esso, il Santo Padre esorta tutti i cristiani ad approfondire ulteriormente i cambiamenti proposti dal Concilio.

Il Papa invita tutti i cristiani a sperimentare la misericordia di Dio durante l’Anno Santo: «In questa festa dell’Immacolata Concezione, ho la gioia di aprire la Porta Santa. In questa occasione, sarà la porta della misericordia, passando dalla quale chiunque sarà in grado di sperimentare l’amore di Dio che consola, perdona, e dà speranza (…). Lasciamoci abbracciare dalla misericordia di Dio, e impegniamoci ad essere misericordiosi con gli altri come il Padre lo è con noi».(1)

Vivere l’Anno della Misericordia in Terra Santa

Il Patriarca latino di Gerusalemme, mons. Fouad Twal ha aperto in Terra Santa cinque porte della Misericordia. La prima quella della Basilica del Getsemani a Gerusalemme, il luogo dell’Agonia di Gesù: «Entrare da questa porta significa per noi qui in Terra Santa in modo particolare, uscire da un mondo, quello della violenza, della morte e del peccato per entrare in un altro mondo: entrare nel mondo della misericordia e del perdono. Per noi in Terra Santa, in questo luogo unico dell’agonia del Signore, c’è un forte significato per noi e per il mondo. Questo è il posto migliore per rappresentare questo passaggio da un mondo all’altro», ha detto nell’intervista rilasciata al Christian Media Center quando si è aperta la porta del Getsemani.

Il Patriarca Twal ha anche solennemente aperto altre quattro porte, quella della Basilica dell’Annunciazione a Nazareth, della chiesa di Santa Caterina a Betlemme, della chiesa della Sacra Famiglia a Gaza e quella del santuario della Madonna del Monte Anjara in Giordania.

Nella sua lettera pastorale per l’Anno della Misericordia, il Patriarca ha chiamato i fedeli della Terra Santa a godere appieno delle grazie che si possono ricevere durante questo Anno Santo: «Impregniamoci della spiritualità di questo anno giubilare e chiediamo al Padre celeste la remissione dei nostri peccati e il perdono. Che la Sua misericordia riempia la nostra vita privata e pubblica, ecclesiale e civile, familiare e sociale, divenendo un segno della misericordia di Dio in tutte le aree della nostra vita».

Thomas Charriere

 
 
 

L'apertura della Porta santa a Roma

L'anno straordinario della misericordia indetto da Papa Fancesco si è aperto, nella fede della Chiesa e con sncera commozione l'8 dicembre 2015 e si chiuderà un anno dopo, l'8 dicembre 2016. Mi ha impressionato la figura di Papa Francesco quando spalanca la porta santa della Basilica di San Pietro. Un uomo, un prete, un vescovo, un Papa vive sulla sua pelle l'annuncio della salvezza entrando da quella porta per aprirsi a un nuovo mondo, a una nuova vita, quella della tenerezza del Padre che per il sacrificio d Cristo scende su di Lui. E' vero, sembra turbato...Porta nel cuore la speranza di un rinnovamento della vita cristiana in taanti fedeli stanchi, superficiali, seduti sul ciglio della strada che porta al Dio della misericordia.