Notizie sulle Chiese cattoliche d'Oriente

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Quando ci si fa pellegrini in Terra santa si viene a sapere che ci sono  molte chiese cristiane ciascuna  con  il suoPatriarca Ciò può suscitare stupore e nel contempo curiosità. Stupore perchè la stessa fede - quella cattolica - ha trovato modalità diverse per esprimersi liturgicamente. Ma soprattutto nasce la voglia di saperne di più. Ci si mette in ricerca e subito si viene buttati indietro negli anni, anzi nei secoli: lontano nel tempo si vedono nascere queste chiese e vivere o meglio convivere in quella terra benedetta. Io credo che una ricerca storica, nel vivo della Chiesa presentie nella Terra di Gesù   nella sorpresa provochi una intima gioia: le divisioni sono solo 'apparenti', in realtà essi vivono la comunione che Gesù ha chiesto ai suoi discepoli.

Io ho provato e provo inoltrarmi nell'ìimmenso mondo della fede così come è stata vissuta dai cristiani che mi hanno preceduto in realtà sociali, politiche e culturali diverse. Soprattutto questa ricerca storica permetterà a chi intende vivere bene l'anno della fede, di capire che lì, nel Medio oriente è stato elaborato il Credo che ogni domenica  in comunità professiamo. Sapere è fonte di gioia. Rimane il grave ostacolo della lingua. E poi la vastità  dei temi è tale da rimanere stupiti anche se ancora di più curiosi. Non mi permetto di fermarmi alle poche notizie che ho raccolto. Non conosco gli uomini che guidano quelle Chiese, tranne Sua Beatitudine Mons. Fouad Twal, patriarca di Gerusalemme. Ma mi sento in comunione con loro: appartengono e vivono della mia stessa fede in Gesù, figlio di Dio e figlio di Maria. Camminerò ancora nella storia di laggiù. Con sincerità mi affascina...

 

Le Chiese d'Oriente, una "stupenda trama di evangelizzazione"

Saranno sette le chiese che particeparanno all'Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi per il Medio Oriente.
La Chiesa di rito latino, quella Maronita, la Chiesa Melchita, Siriaca, Cattolica, Copta Cattolica, Caldea e Armena Cattolica. Realtá, culture, e riti diversi, legati ad un'unica radice : "Tutte le Chiese Cattoliche in Medio Oriente, cosi come ciascuna comunità cristiana nel mondo, risalgono alla prima Chiesa cristiana di Gerusalemme, unita dallo Spirito Santo nel giorno della Pentecoste.." .
Una "stupenda trama di evangelizzazione raccontata dagli Atti degli Apostoli" la chiamano i Lineamenta del Sinodo.
"Unita' non significa uniformità - afferma P. Frederic Manns dello Studio Biblico Francescano di Gerusalemme - unita' significa essere d' accordo sull' essenziale, essere d' accordo sul Kerigma.
Nel giorno di Pentecoste Pietro fa una lunga predica e annuncia il Kerigma ... l'importante e' mantenere l' identità cristiana in mezzo il popolo giudaico, in mezzo al popolo musulmano, dove siamo dispersi perché siamo una piccola Chiesa, in diaspora anche se siamo sempre al cuore del cristianesimo. Se manteniamo questo messaggio penso che nulla e' perduto. E rimane la speranza per noi. .. "È necessario, pertanto - prosegue P. Manns - rafforzare la comunione a tutti i livelli: all´interno di ciascuna Chiesa cattolica d´oriente, tra tutte le Chiese cattoliche e con le altre Chiese cristiane.
Ed é in mezzo a queste sfide religiose e culturali, tra guerre e confliti, che i cristiani vivono da piu' di 2000 anni.
Siano rimasti e rimarremo fine alla fine, Gesu stesso ha detto, non temete piccolo gregge.
Non e' la quantità che importa, e' la qualità , e' mantenere la identità cristiana, presentare Gesu, presentare l' unico comandamento dell' amore, amare Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima, con tutta la forza..."

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Il Patriarcato Latino di Gerusalemme

Il Patriarcato Latino di Gerusalemme nasce nel 1099, dopo la prima crociata, quando viene istituita una gerarchia latina, con la nomina di un proprio Patriarca. Quando la città santa cade nelle mani di Saladino nel 1187, il Patriarcato viene stato spostato ad Acri, poi a Cipro, infine a Roma. Dopo più di sei secoli, nel 1847, il Papa Pio IX ristabilisce il Patriarcato Latino di Gerusalemme... ... che dal 21 giugno 2008, è sotto la guida di Sua Beatitudine Fouad Twal, nono patriarca dal ripristino della sede in Gerusalemme nel 1847. Oggi, la diocesi patriarcale, che comprende un mosaico molto vario di culture, lingue, religioni e tradizioni, conta circa 70.000 fedeli sparsi tra Israele, Autorità Palestinese, Giordania e Cipro.
"La chiesa di rito latino e' presente a Gerusalemme con tante Scuole Bibliche, tante congregazioni religiose, con tanti pellegrini - sottolinea il Patriarca Latino -. E poi abbiamo le scuole e i 4 seminari: quello del Patriarcato, il Redemptoris Mater, quello francescano, quello salesiano... ecco la forza della Terra Santa nel rito latino!"
E ai cristiani arabi locali di rito latino bisogna aggiungere tutti quelli che vengono da fuori: 7 mila sudanesi, 10 mila indiani e 40 mila filippini che sono tutti di rito latino
"Se da una parte abbiamo l´emigrazione che é una emorragia - prosegue ancora mons. Twal - dall´altra parte abbiamo l' immigrazione di gente che viene da fuori e che accresce il numero dei parrocchiani ... e tocca a noi, la chiesa Latina, prendere cura di questi immigrati".

La Chiesa Melchita

E' una Chiesa Cattolica, che vive e si esprime nella tradizione orientale della Chiesa Ortodossa ... Ed e' per questo che la Chiesa Melchita Greco Cattolica viene spesso definita - e a ragione - "sintesi e ponte tra Oriente e Occidente".
Le sue origini storiche datano al secolo XVIII, quando, a seguito della crescente influenza dell'Occidente cattolico nel Medio Oriente e per effetto della predicazione di alcuni ordini religiosi, si formò nel patriarcato ortodosso di Antiochia una corrente filo-cattolica, che riprese l'antica denominazione di melchita. La parola malko, infatti, (che in aramaico occidentale o siriaco significa "re"), risale al V secolo e fa riferimento a quanti, dopo il Concilio di Calcedonia del 451, si schierarono sul piano teologico a favore dei decreti di quel Concilio (con la sua dottrina cristologica) e sul piano politico a favore di Bisanzio (in opposizione alla maggioranza dei cristiani che nei tre patriarcati di Antiochia, Gerusalemme e Alessandria manifestava insofferenza per il centralismo imperiale).
Fu Marciano, imperatore di Costantinopoli, a porre i decreti del Concilio come legge dello Stato. Coloro che li accettarono furono, pertanto, detti "uomini del re" o appunto "melchiti".
Nel 1724, la Chiesa Melchita in Siria si sdoppiò in ortodossa e cattolica, formando una gerarchia parallela. Dunque in quell'anno, nacque la comunità dei Melchiti cattolici in comunione con Roma.
Attualmente i fedeli melchiti sono in tutto il mondo circa 1 milione e 400 mila, di cui 500 mila in Medio Oriente e gli altri nella cosiddetta "diaspora" (Stati Uniti, Sud America, Australia, Europa ed Africa).
La loro presenza in Terra Santa e' cosi' articolata: In Galilea, dove è chiesa maggioritaria rispetto alle altre denominazioni cristiane, con le parrocchie di Haifa, Nazareth e di tanti altri villaggi, la Chiesa Melchita conta circa 70 mila fedeli. E' la cosidetta Arcieparchia di Acco, a capo della quale, dal 2006, e' l'arcivescovo arabo-israeliano mons. Elias Chacour.
A Gerusalemme invece c'è un vicariato patriarcale, (dal 2008 guidato dall'arcivescovo Joseph Zrei'i) che dipende dal Patriarcato di Antiochia.
Dal 2000 "Patriarca di Antiochia, di tutto l'Oriente, di Alessandria e di Gerusalemme" della Chiesa Greco-Melkita Cattolica è Gregorio III Laham che risiede in Siria. Mons. Sgrei resiede nel quartiere cristiano della città vecchia di Gerusalemme dove c'è anche la chiesa cattedrale, che é parrocchia per i circa 700 fedeli della Città Santa.Una "stupenda trama di evangelizzazione raccontata dagli Atti degli Apostoli" la chiamano i Lineamenta del Sinodo.
"Unita' non significa uniformità - afferma P. Frederic Manns dello Studio Biblico Francescano di Gerusalemme - unita' significa essere d' accordo sull' essenziale, essere d' accordo sul Kerigma.
Nel giorno di Pentecoste Pietro fa una lunga predica e annuncia il Kerigma ... l'importante e' mantenere l' identità cristiana in mezzo il popolo giudaico, in mezzo al popolo musulmano, dove siamo dispersi perché siamo una piccola Chiesa, in diaspora anche se siamo sempre al cuore del cristianesimo. Se manteniamo questo messaggio penso che nulla e' perduto. E rimane la speranza per noi. .. "È necessario, pertanto - prosegue P. Manns - rafforzare la comunione a tutti i livelli: all´interno di ciascuna Chiesa cattolica d´oriente, tra tutte le Chiese cattoliche e con le altre Chiese cristiane.
Ed é in mezzo a queste sfide religiose e culturali, tra guerre e confliti, che i cristiani vivono da piu' di 2000 anni.
Siano rimasti e rimarremo fine alla fine, Gesu stesso ha detto, non temete piccolo gregge.
Non e' la quantità che importa, e' la qualità , e' mantenere la identità cristiana, presentare Gesu, presentare l' unico comandamento dell' amore, amare Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima, con tutta la forza..."

La Chiesa Maronita

1600 anni di fedeltà alla tradizione apostolica del cristianesimo delle origini. Una Chiesa ricca di storia .
La Chiesa maronita è l'unica tra tutte le Chiese orientali ad essere rimasta in piena comunione con Roma nel corso dei secoli senza alcuna divisione o scissione.
"La chiesa maronita - racconta lo stesso Paul Nabil Sayah, arcivescovo Maronita di Terra Santa - è una chiesa che risale alla fine del quarto, inizio quinto secolo. Ha le sue origini ad Antiochia, nell'attuale Siria del Nord, come chiesa monastica. Il fondatore della Chiesa, San Marone, era un monaco.
Si radunarono intorno a lui altri religiosi e una comunità crebbe nell'ammirazione di quest'uomo carismatico che adottò uno stile ascetico molto severo.
Gradualmente la chiesa crebbe intorno al monastero; da questo monastero si svilupparono altri monasteri e la comunità divenne sempre più grande.
Dopo l'invasione musulmana nel settimo secolo si spostarono nel nord del Libano , dove iniziarono un nuovo stile di vita". I maroniti incominciarono a diffondersi in tutto il Libano. Per 400 anni risiedettero nella valle Kadisha, dove i patriarchi vissero con la comunità nelle caverne in zone montuose dove nessuno poteva raggiungerli.
Poi uscirono per andare in zone più abitate e quindi si diffusero nella regione. Oggi ci sono circa 3 milioni di maroniti in tutto il mondo di cui 1,400.000 vivono in Libano, costituendo circa il 35% della popolazione . Si tratta di una Chiesa cattolica di rito orientale, in piena comunione con la Sede Apostolica.
Il rito orientale maronita appartiene alla tradizione liturgica di Antiochia, prevede la messa in aramaico e siriaco, ma grande parte della liturgia é nella lingua corrente della gente. "Qui a Gerusalemme e in Galilea -- presegue mons. Sayah - noi abbiamo più di diecimila fedeli. La maggior parte sono in Galilea . Abbiamo piccole parrocchie a Betlemme, piccole parrocchie a Gerusalemme, e un paio di piccole parrocchie nei dintorni di Tel Aviv. La maggior parte della nostra gente vive in Galilea. La parrocchia principale è ad Haifa. Noi siamo l'unica Chiesa Cattolica del Medi Oriente non "uniata" , che non ha cioè una controparte ortodossa: tutti i maroniti fanno parte della Chiesa Romana".
E a proposito del Sinodo, il arcivescovo maronita afferma: "Ogni evento che unisce insieme tutta la Chiesa è un evento che avrà grande influenza sulla vita della Chiesa in avvenire. Sentiamo che questo Sinodo farà sentire i suoi effetti sulla nostra presenza cristiana qui, ma diciamo subito che quello che farà la differenza sarà ciò che noi decidiamo di fare dopo il Sinodo . E' un'opportunità per la Chiesa universale di conoscere meglio la Chiesa in Medio Oriente, mostrando che realmente la Chiesa è una..."

La Chiesa Siro Cattolica

L´origine della Chiesa siro-antiochena di lingua siríaca, distinta e separata dalla Chiesa calcedonese, risale al Concilio di Calcedonia del 451.
La presenza in Terra Santa è rappresentata dall´Esarcato Patriarcale di Gerusalemme, costituito nel 1890 e la cui sede oggi si trova vicino alla Porta di Damasco, nella Gerusalemme est.
L'Esarcato Patriarcale Siro-Cattolico comprende una parrocchia a Gerusalemme, una a Betlemme ed un'altra ad Amman.
"Io posso dire che questa piccola chiesa é la immagine della nostra chiesa Siro Cattolica - dice S.E. Mons. Grégoire Pierre Melki Esarca Patriarcale Siro-Cattolico di Gerusalemme, facendo riferimento ai pochissimi fedeli che vivono nella citta' santa e che frequentano la chiesa dedicata a San Tommaso. "Il nostro Patriarcato - prosegue - é chiamato proprio il Patriarcato Siro Cattolico di Antiochia. Perche' la nostra tradizione va fino alle origini della cristianità".
La liturgia di Antiochia ha sempre avuto due lingue: il grego e il siriaco. Oggi viene usato soltanto il siriaco e l´arabo. E, nella diaspora, la lingua dei rispettivi paesi.
"Siamo come il resto di una antichità - dice mons. Melchi - ma lo spirito di questa chiesa é sempre lo stesso, spirito di apertura con gli altri, spirito di collaborazione..."
Il Patriarca della Chiesa Siro Cattolica dal 2009 é Ignacio Josè III Younan, che risiede a Beirut in Libano. Lo scorso anno ha visitato la Terra Santa.
"Ecumenismo vuole dire essere pronti e aprirsi agli altri a capire gli altri - dice il Patriarca della Chiesa Siro Cattolica -cercando di trascendere tutto ció che ci divide per incontrarsi insieme. E' un mandato di Cristo, un comandamento : dobbiamo amarci gli uni gli altri, dobbiamo cercare di fare l' unita' anche visibile. Grazie a Dio, non ci sono divisioni propriamente dette in dottrina tra noi, cioe' tra ortodossi e cattolici, pero' ancora cerchiamo di fare il meglio per una unione piu' visibile".
Oggi la Chiesa Siriana Cattolica si trova in Terra Santa come anche in Libano, Siria, Turchia, Egitto e Iraq. Ma molti dei fedeli vivono anche in diaspora: America, Australia, Europa . Altri vicariati sono sparsi in vari paesi del mondo, a servizio dei numerosi fedeli vittime, nel corso dei secoli, di persecuzioni e massacri che hanno colpito la comunita' siriaca. Si contano in totale circa 200.000 fedeli siriani cattolici.
La principale sfida oggi é la terribile situazione delle comunita cristiane in Iraq.

 

La Chiesa Copta Cattolica

Le fonti bibliche (Atti e Lettere) non parlano dell'evangelizzazione dell'Egitto. La tradizione attribuisce all'evangelista Marco la fondazione di questa Chiesa.
Ma la Chiesa Copta ha anche il merito di aver dato vita, nel IV secolo, al movimento monastico. Un fenomeno impressionante che dall'Egitto si diffuse prima in Oriente (Palestina, Siria, Cappadocia) e poi in tutto l'Occidente.
Le statistiche dei copti in Egitto, dicono che su una popolazione di circa 75 milioni di abitanti, il numero di cristiani copti cambia a seconda se a fornirlo è il governo musulmano o la chiesa. I copti ortodossi si stima che siano trai 6 a 9 milioni.
I fedeli copti cattolici sono circa 250mila, suddivisi in sette diocesi in Egitto e 13 parrocchie all´estero. Sono serviti da nove vescovi, assistiti da 200 sacerdoti e religiosi francescani, in 174 parrocchie in Egitto, ma anche in Europa, Nord America, Australia e MedioOriente.
A partire dal VII secolo, la lingua copta fu spesso rimpiazzata dalla lingua araba, e oggi i libri liturgici presentano un testo bilingue, copto e arabo, misto qua e là con delle formule greche, resti della lingua originaria.
La formazione di comunità cattoliche copte in Egitto deriva dall'opera di predicazione svolta prima dai francescani, che nel 1630 fondarono una missione al Cairo, e in seguito, nel1675, anche dai Gesuiti.
"La Chiesa d'Egitto è passata attraverso periodi molto più difficili e più duri. Periodi di vera persecuzione". Ad affermarlo S. B Mons. Antonio Naguib.
Patriarca Copto Cattolico - che prosegue: "ma ne è uscita più forte e più dinamica. Quanto al futuro, ancora una volta, ci mettiamo tra le mani di Dio, con molta fiducia e speranza".

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La Chiesa Armena Cattolica

La Chiesa cattolica Armena e' una delle Chiese Orientali e nasce dall'unione di una parte della Chiesa Apostolica Armena e la Sede Apostolica Romana. Le radici sono in Cilicia, ma la storia di questa fede e' passata anche dalla Turchia, per tornare poi definitivamente in Libano. In Terra Santa la presenza armena e' datata al V secolo.
La Chiesa Armena cattolica a Gerusalemme sorge in un luogo speciale per i cristiani: lungo la via Dolorosa, fra la III e la IV stazione della via Crucis, la strada che segna le tappe del cammino e la prima caduta di Gesu, ma anche l'incontro con la Vergine Maria. E' la chiesa di "Santa Maria dello Spasimo".
Ed e' proprio in questo luogo ricco di storia e cultura che si incontra un'altra piccola comunita' cristiana di Gerusalemme. Una chiesa davvero minoritaria se si considera che in tutta la Terra Santa ci sono soltanto 90 famiglie armene cattoliche, rappresentate da un Vescovo senza clero con il titolo di esarca che ha giurisdizione su tutti gli Armeni cattolici di Israele, Palestina e Giordania.
La diversità dei riti liturgici è un aspetto fondamentale nella vita della Chiesa. La celebrazione del rito armeno e' un misto di rito romano e rito bizantino, con il celebrante assistito da un diacono.
"Gerusalemme è un vicariato patriarcale - spiega Mons. Raphael Minassian,Esarca Patriarcale Chiesa Armena Cattolica. Qui siamo sempre stati soggetti alla politica, siamo ancora soggetti alla politica perche' i membri della Chiesa Armena Cattolica di Gerusalemme non abitano tutti dentro le mura , e quindi é difficile per loro, devono avere il permesso per venire a praticare qui nella loro Chiesa. Quindi potete trovare degli Armeni cattolici in tutte le Chiese non armene ma cattoliche la' dove sono, la' dove la chiesa é vicina a loro. Ringrazio il Signore perche i nostri cristiani sono sempre praticanti e fedele alla Chiesa ... e questa é una grazia eccezionale".
La Chiesa Armena Cattolica fu riconosciuta da Papa Benedetto XIV tra l'anno 1740 e l'anno 1758. È presente con comunità in Libano, Iran, Iraq, Egitto, Siria, Turchia, Israele, Palestina ed in altre realtà della diaspora armena nel mondo. Il numero dei fedeli è stimato in 540mila, mentre il primate della Chiesa armeno-cattolica è il Patriarca di Cilicia, con sede a Beirut: Nerses Bedros XIX Tarmouni.
Come il suo popolo, la Chiesa Armeno -- Cattolica ha avuto molte difficolta' nel corso della sua storia. Nel 1915 il popolo armeno è stato vittima di uno dei più grandi crimini della storia: il genocidio perpetrato dai turchi ... tra massacri e deportazioni morirono un milione e mezzo di persone.
A Gerusalemme, la Chiesa Armena Cattolica sorge nel suq arabo, dove ogni giorno transitano centinaia di pellegrini, e dove si intrecciano via vai continui di musulmani ed ebrei.
"La sfida é la testimonianza - prosegue mons. Minassian - La testimonianza cristiana, non confessionale,... cerchiamo sempre di dare quello, il buon esempio a tutti quelli che ci circondono sia ebrei che musulmani. Perche' qualche volta succede che entrano e chiedono, fanno delle domande interessanti, qualche volta cerchiamo di dare una spiegazione che li avvicina a Cristo, a Dio".
Qui, presso la IV stazione della via Crucis, un anno e mezzo fa, é stata inaugurata la Cappella dell'Adorazione eucaristica. Ed e' da qui, dal cuore dellaVia Dolorosa di Gerusalemme, che parte e si diffonde incessante, una preghiera di intercessione per il Sinodo delle Chiese Cattolica a Roma.
Le aspettative dell' Esarca Patriarcale Chiesa Armena Cattolica di Gerusalemme "non sono solo per la Chiesa Armena, ma per la Chiesa tutta in Medio Oriente. Quello che ci manca - dice - quello che e' piu' urgente per me, é la comunione, e' il trovare il modo per cui nessuno si senta sacrificato per l´altro, di trovare una fratellanza come erano gli apostoli ..."
"Il secondo punto che aspettiamo da questo Sinodo, é il chiedere alla Chiesa universale (per evitare di dire alla chiesa Occidentale!), di conoscerci meglio , e di avere gli stessi diritti nelle nostre chiese come abbiamo nella nostra grande chiesa universale, con Pietro, il Papa".

 

"Dobbiamo ripartire dalla nostra vocazione" - intervista al Custode di Terra Santa al Sinodo

"Un piccolo concilio, un' esperienza di Chiesa molto forte, che ha unito a Roma i responsabili delle comunità cristiane del Medio Oriente". Cosi il Padre Custode di Terra Santa ha descritto i lavori e la riflessione di questa assise, a pochi giorni dalla conclusione della Assemblea del Sinodo per il Medioriente. Tra i temi affrontati, il ruolo delle Chiese orientali in Terra Santa e nei Paesi arabi, ma non solo, di fronte ad una situazione globale totalmente nuova.
"Cio che e' emerso innanzitutto - ha detto P. Pizzaballa - e' il concetto di "laicità' positiva" e "piena cittadinanza", a seconda delle prospettive ("laicità positiva" dalla prospettiva occidentale, " piena cittadinanza" da quella orientale). Cioe' il ruolo della comunità cristiana o dei cristiani in quanto tali, dentro la maggioranza soprattutto islamica.

Questo e' stato uno dei temi discussi molto a lungo. E poi anche si e' preso coscienza, per la prima volta, che non ci sono più confini. Vuol dire l'Oriente e l'Occidente non sono più così divisi, perche' - per esempio - l'80% dei cattolici di Svezia sono Caldei, ci sono Chiese Maronite o Melchite o comunque Chiese orientali negli Stati Uniti, di seconda e terza generazione, per cui non ci sono più i confini geografici di una volta e si tratta ora quindi di trovare delle risposte pastorali, anche giuridiche, chiare a una situazione che sta cambiando".

Il messaggio-cuore del Sinodo per il Medio Oriente è lo slancio a partire dalle origini. E in Terra Santa - dove essere cristiani significa soprattutto appartenenza e identità - riscoprire questa vocazione, nella terra delle sue origini.
"Il Sinodo non ha dato risposte, non le può dare - ha proseguito il Custode - perché siamo all'inizio di questa riflessione, ma ha dato una forte spinta per studiare e valutare questo problema, con forza ed energia, anche di fronte alle autorità islamiche nei Paesi arabi".
"...si c'e' secolarizzazione, ci sono molte spinte centrifughe anche in Medio Oriente. Non dobbiamo partire solo dalla situazione sociale dentro la quale viviamo. Dobbiamo partire innanzitutto dalla nostra vocazione e dalla nostra coscienza di cristiani che parte dall'incontro con Gesu'. Incontro con Gesu' che in Terra Santa, in Medio Oriente ha a che fare anche con la concretezza del territorio dei luoghi santi, della terra nella quale viviamo. La Parola di Dio che li e' nata e sbocciata deve essere il fondamento della nostra riflessione. Per bloccare l'emigrazione, per dare prospettive,... dobbiamo partire dalla nostra vocazione. Noi siamo coscienti che non risolveremo i problemi, che resteranno, ... la gente non si aspetta che noi risolveremo i problemi perché spesso non ci sono soluzioni, da noi ci si aspetta una parola forte di incoraggiamento e una indicazione sulla strada che dovremmo percorrere nei prossimi anni".

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UNA RIFLESSIONE SULLA QUALE TORNARE ANCHE IN FUTURO

E' stato celebrato il Sinodo delle Chierse cattoliche del Mewdio Oriente. Il Papa ha poi personalmente consegnato alle Chiese in Libano il documento finale sul quale le Chiese già hanno più volte meditato per immettere nel loro vissuto quanto il Santo Padre ha detto loro, raxccogliendo le loro indicazioni, nel documento citato. Vorrei pubblicarlo tanto è denso di prospettiuve per il futuro non solo per quelle terre segnate dal sangue dei martiri ancora oggi, ma anche nell'Europa laica del nostro tempo. C'è infatti una ricaduta sul nostro essere cristiani in Europa, in Italia, del documento sinodale trasmesso dal Papa ai patriarchi di Oriente. Per saperne di più offro un contributo di Radio Vaticana. Bisognerebbe però che ci si sentisse pofondamente legati a quelle Chiese che ci consegnano oggi la fede dei Padri. Si va volentieri anzi cion desiderio pellegrini in Terra santa. Ma la devozione bisognerebbe che fosse sostenut   anche da una conoscenza della storia e dell'attualità di quelle comunità cristiane che rimangono a dare testimonianza a Cristo in una società che, per lo meno, rimane indifferente!


EDITORIALE EUROPEO Cosa può dire l'Esortazione apostolica "Ecclesia in Medio Oriente" agli europei?



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il viaggio apostolico di Benedetto XVI in Libano (14-16 settembre 2012), tra le molteplici sue dimensioni, è stato una particolare occasione per l’incontro e l'interazione fra diverse culture, tradizioni, confessioni e religioni. Uno dei suoi molteplici frutti è il documento che il Papa ha consegnato alla Chiesa locale. L’Esortazione Apostolica "Ecclesia in Medio Oriente" prova a riconciliare e mettere insieme diversi complicati processi storici e religiosi: in quella terra, come attraverso una lente d'ingrandimento, si concentrano problemi che investono tutto il mondo contemporaneo, compresa l'Europa. Il Medio Oriente è la terra che ha dato i natali a tre grandi religioni monoteistiche. Per tutta l’umanità, e specialmente per noi cristiani, è la terra del Dio salvatore, la terra di Gesù di Nazaret. Il Santo Padre, parlando alla Chiesa in Medio Oriente, vuole dunque far riflettere anche gli abitanti del Vecchio Continente?

Il documento papale si può leggere ed analizzare in diverse chiavi e contesti. Quello però che in esso domina è un invito pressante, quasi un grido, al dialogo, che assume un'eccezionale dimensione nel contesto Medio Orientale. Vi si incrocia in modo palese la presenza e l'attività di tre religioni monoteistiche. In quella terra si sente in modo particolarmente forte la voce delle preghiere innalzate dai diversi rami del cristianesimo diviso. Lì anche celebrano le loro liturgie, in diversi riti, le Chiese cattoliche orientali unite al successore di S. Pietro, mantenendo le loro secolari tradizioni e peculiarità. Le piattaforme e possibilità per il dialogo sono molte. Però come è difficile avviarlo e condurlo. Come sono gravi le conseguenze del dialogo mancato. Lo testimonia la storia dolorosa, spesso molto sanguinosa di quella terra. Una storia, nella quale si iscrivono le vicende dell’epoca recente, degli ultimi anni, mesi e giorni, legata alle divisioni interne dell’islam, alla strumentalizzazione del fondamentalismo religioso per scopi politici, al terrorismo, al commercio di droga, agli interessi politici ed economici degli stati di diversi continenti.

Parlando del dialogo interreligioso il Papa sottolinea che nella prospettiva Medio Orientale esso non è dettato da pragmatiche considerazioni politiche o sociali, bensì è costruito prima di tutto sui fondamenti teologici riferiti alla fede. E’ allora che la fede conforta l'uomo nella convinzione dell’esistenza di Dio, della sua bontà ed amore offerto all'uomo. Perciò la fede, indipendentemente dall'appartenenza religiosa, rende l'uomo capace di aprirsi al bene e alla verità, che chiunque può possedere, anche se crede in modo diverso.

In Europa si parla molto del dialogo. Ugualmente si parla molto della libertà in tutti i suoi aspetti. Perché il dialogo è inseparabilmente legato alla libertà. E forse proprio alla luce della nuova esortazione pontificia gli abitanti dell'Europa per l'ennesima volta dovrebbero interrogarsi sul significato della libertà e del dialogo. In Medio Oriente, dove non soltanto mancano da sempre pace e stabilità, ma per i credenti in Cristo sono a rischio le più elementari condizioni di sopravvivenza, pur tuttavia i cristiani danno prova di un'identità che rimane molto forte, nonostante siano in minoranza e soggetti a persecuzioni e discriminazioni. Grazie alla fede, che non soltanto dà le basi per un dibattito teologico, ma prima di tutto dà la forza di vivere un'esistenza creativa in una comunità multiculturale, il grido dei cristiani per il dialogo e la libertà sembra avere un forte fondamento.

In tale clima il Papa chiede il rispetto della libertà religiosa, e la fine della violenza, della discriminazione e dell'odio. Ricordando l’insegnamento del Concilio Vaticano II, scrive che la libertà religiosa è il culmine di tutte le libertà. E’ un diritto santo e inalienabile, da praticare sia a livello individuale che comunitario. Nella religione e nell'espressione del culto, la libertà segue la voce della coscienza, consentendo di scegliere la religione che uno ritiene vera e dando la possibilità di esprimere pubblicamente la propria fede. Deve esistere la possibilità di una libera confessione della propria religione, e l'esposizione dei suoi simboli, senza rischiare la vita e la libertà personale.

Forse questo è uno dei pensieri che Benedetto vuole consegnare all’Europa. Perché essa, paradossalmente, nel nome della libertà, della modernità e della correttezza politica, costantemente promuove un certo modello di atteggiamento anticristiano, e con particolare efficacia si allontana dalle radici religiose sulle quali è formata. Forse l’Europa crede che senza fede e quindi senza fondamenti teologici, si possa costruire in questa terra un dialogo duraturo, pace e benessere. Naturalmente possiamo immaginarci questo continente con le chiese trasformate in gallerie d’arte e palestre, senza croci esposte in pubblico, senza valori retrogradi che difendono il matrimonio e famiglia, e tra tutto questo uno sparuto pugno di cristiani che si nascondono dal mondo in qualche moderna catacomba. Sarà allora ancora la terra nella quale l’uomo maturerà nella sua pienezza? Sarà ancora l’Europa?


Leszek Gęsiak SJ