Un 'bel momento' a Gerusalemme

Auguri di Pasqua della Custodia francescana e della Chiesa siriaca

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GERUSALEMME – Mercoledì 16 aprile 2014, il Custode di Terra Santa, padre Pierbattista Pizzaballa, OFM, accompagnato da una dozzina di frati, ha visitato il Patriarcato latino, per presentare i suoi auguri di Pasqua a Sua Beatitudine mons. Fouad Twal. Durante la visita si è fatto ampio richiamo all’ormai imminente visita del Papa. Poi, insieme si sono recati nella Chiesa ortodossa siriaca di San Marco per presentare loro gli auguri pasquali e le condoglianze per la scomparsa del Patriarca siriaco.

È stato un momento d’incontro assai caloroso e fraterno l’appuntamento, diventato inevitabile, della tradizionale visita augurale del Custode di Terra Santa, p. Pierbattista Pizzaballa, OFM, accompagnato da una dozzina dei suoi frati, al Patriarcato latino. La visita è stata anche l’occasione per discutere di alcuni dettagli pratici dell’imminente arrivo del Papa: nulla può essere lasciato al caso nell’organizzazione della visita, tanto attesa, di quest’Uomo di Pace. Oggetto di particolare considerazione è stato quello che sarà il cuore di questi tre giorni, ossia l’incontro tra il Papa e il patriarca Bartolomeo al Santo Sepolcro, soprattutto per l’attenzione riservata al rispetto dello Stato quo, che vige nella Basilica dal 1852. Ogni Chiesa deve poter essere rappresentata e presente al momento dell’evento che lascia ben sperare di essere storico.

Il Custode e il Patriarca, insieme, si sono recati nella Chiesa siriaca di San Marco, nella Città Vecchia. Lì hanno presentato i loro migliori auguri di Pasqua all’arcivescovo siro-ortodosso Swerios Malki Mouriad, ma anche le sentite condoglianze dopo la scomparsa del loro Patriarca.

L’Arcivescovo ha offerto a Sua Beatitudine tre grandi rotoli genealogici: da Adamo a Gesù, da san Pietro al Patriarca latino di Gerusalemme, e da san Pietro a papa Francesco. Un regalo originale che segna il consolidamento dei già forti legami di amicizia e di fede tra le due Chiese.

Myriam Ambroselli

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PER SPIEGARMI

Mi appresto a celebrare i solenni riti della settimana di Passione che terminerà con il canto dell'Alleluia, all'alba di domenica prossima. Sarò nella mia piccola parrocchia  al Lazzaretto in Seregno che mi ha accolto come ospite al termine del mio mandato pastorale. Nei riti che ho presieduto per decenni nelle comunità cristiane che mi furono affidate dal vescovo ho sempre cercato di contestualizzare la tremenda solitudine di quell’Uomo di nome Gesù. Ho sempre cercato di andare oltre la celebrazione stessa anche se si deve proprio  al rito celebrato la realtà del suo morire  Non volevo correre il rischio di cadere in una sorte di mitologia.La liturgia doveva essere vissuta come attualizzazione di quel ‘fatto’ che trova la sua spiegazione soltanto nell’obbedienza do quell’Uomo al Padre suo e al suo impossibile amore per la creatura perduta.

Ora ho la gioia di vivere giorno per giorno la passione del Cristo proprio sui luoghi dove Lui è vissuto per morire per me. Celebro dunque la settimana ‘autentica’ con la grande e amata chiesa madre, con il suo patriarca latino, Mons. Twal e il suo Vicario Mons. Shomali. Rendo grazie al sito del Patriarcato latino che mi permette di essere spiritualmente presente ai santi riti là celebrati.

 

DOMENICA DELLE PALME – 13 APRILE 2014

«Al suono di tamburi e flauti, acclamate il vostro Re, il Salvatore»

 

«Al suono di tamburi e flauti, acclamate il vostro Re, il Salvatore»

Scritto il apr 15, 2014

GERUSALEMME – Domenica 13 aprile 2014, a Gerusalemme, 20.000 cristiani di Terra Santa e del mondo intero hanno preso parte alla tradizionale processione della Domenica delle Palme, dal santuario di Bètfage alla chiesa di sant’Anna, all’ingresso della Città Vecchia. Un’entrata più che solenne per celebrare, all’inizio della Settimana Santa, l’ingresso messianico di Gesù a Gerusalemme.

Manoscritti antichi testimoniano dell’esistenza della processione, nella ricorrenza della Domenica delle Palme, sin dal IV secolo d.C. Diciassette secoli dopo la tradizione è più viva che mai e la comunità cristiana – soprattutto quella cattolica di rito latino – ne ha fatto un appuntamento irrinunciabileper entrare in modo rilevante nella grande Settimana Santa.

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Così quasi 20.000 persone (secondo un portavoce della polizia israeliana), palme alla mano, si sono radunati per l’occasione. Una cifra bassa rispetto alla processione dello scorso anno, che ha visto la partecipazione di circa 35.000 fedeli. La diminuzione dei partecipanti è stata dovuta principalmente all’assenza dei cristiani dalla Palestina. Malgrado i numerosi appelli rivolti dalle ONG e dalla stessa Chiesa allo Stato di Israele affinché permettesse ai cristiani di accedere durante le celebrazioni ai  Luoghi Santi, il governo israeliano si è limitato ad emettere un numero assai esiguo di permessi. Nonostante ciò, il Patriarca latino di Gerusalemme, mons. Fouad Twal, ha ricordato che «il nostro è il corteo della salvezza: Gesù, il Re della Pace, è entrato a Gerusalemme, la città che non ha mai conosciuto la pace. Senza carri armati né soldati, questa processione non saprebbe suscitare nessuno timore».

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Un corteo festoso

Una fiumana di fedeli, tra cui rappresentanti di numerose parrocchie, cantando e gridando di gioia, ha camminato felicemente per le strade e i quartieri, suscitando in molti, accorsi alle porte e alle finestre, la curiosità di comprendere il motivo di tale fragore. La comunità dei migranti, la comunità di lingua ebraica, molti pellegrini provenienti da tutto il mondo che portavano bandiere, la Custodia di Terra Santa e i seminaristi hanno percorso quelle centinaia di metri che separano Bètfage dalla Porta dai Leoni. Chiudeva la lunga processione il Patriarca, mons. Fouad Twal, accompagnato dal Vicario per Gerusalemme, dal padre Custode, dal Nunzio apostolico e dai Cavalieri del Santo Sepolcro.

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Questa processione è stata anche l’occasione di una grande parata di scout che, al suono delle loro cornamuse e dei loro tamburi, hanno fatto risuonare alla testa del corteo il Salmo: «Al suono di tamburi e flauti, acclamate il vostro Re, il Salvatore». È certo che bandiere, uniformi e strumenti musicali conferiscono solennità alla manifestazione. Ma sul volto dei numerosi scout si leggeva soprattutto la fierezza di aprire la processione, marciando all’unisono dalla Porta dei Leoni a Porta Nuova, sotto gli occhi di molti curiosi.

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Il Patriarca, in una breve esortazione, che riecheggiava l’omelia della stessa mattina di papa Francesco, ha chiesto ai fedeli: «Dove siamo oggi? Siamo i discepoli che rimangono con Gesù a tutti i costi? O siamo tra coloro che lo rifiutano?». Invitando tutti ad un esame di coscienza, ha benedetto la folla e ha di nuovo chiesto di pregare per la Terra Santa. «Durante questo viaggio, dividiamo i nostri dolori e le nostre sofferenze, ed entriamo nella gioia di Pasqua».

Pierre Loup de Raucourt

 

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17 aprile 2014                                                                                            

Il Giovedì Santo 2014 a Gerusalemme

 

Jeudi Saint        

GERUSALEMME - Questo Giovedì 17 Aprile 2014, il Patriarca Fouad Twal ha celebrato la messa dell’ultima cena presso la Basilica del Santo Sepolcro. Trovate qui l’omelia del Patriarca.

 

Omelia del Giovedì Santo 2014

Eccellenze, cari sacerdoti,
cari Pastori impegnati nel servizio pastorale dei fedeli,

Vi ringrazio, vi benedico e vi auguro una buona e santa festa.

In questo giorno in cui celebriamo la cena di nostro Signore, la Chiesa celebra anche la memoria dell’istituzione del sacerdozio e di conseguenza festeggia i suoi sacerdoti, ai quali desidero esprimere tutta la nostra gratitudine.

Cari amici,

La nostra bella cerimonia rivela tutta l’ampiezza del Mistero annunciato oggi, compiuto nel Venerdì santo e celebrato in ogni Eucaristia, e che non si può dissociare dal segno della lavanda dei piedi.

È la memoria dell’istituzione dell’Eucaristia e del sacerdozio che ci riunisce quest’oggi, per celebrare insieme il sacramento dell’amore di Gesù per tutti noi, vescovi, sacerdoti, consacrati e fedeli, e per tutta l’umanità. Uniti dunque a tutti i sacerdoti del mondo, uniti a tutti coloro che non possono essere presenti tra di noi, rendiamo grazie a Dio per il dono del sacerdozio e dell’Eucaristia.

La lavanda dei piedi

Mentre compie il gesto della lavanda dei piedi, leggendo sui volti dei suoi discepoli stupore, sorpresa e incomprensione, Gesù si impegna a spiegare ciò che fa, in modo chiaro e senza mezzi termini: “Sapete, comprendete quello che sto facendo?” chiede. E senza aspettare la loro risposta, dona lui stesso il significato di questo gesto: “Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato infatti l’esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi” (Gv 13, 14-15).

Cari fratelli e sorelle, consapevoli di essere peccatori, ma fiduciosi nella misericordia divina, lasciamoci lavare da Cristo, lasciamoci riconciliare da Lui, per gustare più intensamente la gioia del perdono. Per una fruttuosa celebrazione della Pasqua, la Chiesa in effetti chiede ai fedeli di accostarsi in questi giorni al sacramento della Penitenza, che è come una morte e una risurrezione per ognuno di noi.

San Pietro che rinnega il Signore per codardia, Giuda che tradisce e i discepoli che si contendono i primi posti, in un certo senso continuano a vivere in ciascuno di noi.
Seguendo i consigli e l’esempio del nostro Papa Francesco, non temiamo di accostarci al sacramento della Penitenza. Il perdono, che ci viene donato da Cristo, è fonte di serenità interiore ed esteriore e ci rende artigiani di pace in un mondo dove purtroppo regnano ancora le divisioni, le sofferenze e i drammi dell’ingiustizia, dell’odio e della violenza. Noi sappiamo, tuttavia, che il male non ha l’ultima parola, perché il vincitore è Cristo crocifisso e risorto.

Cari amici, lasciamoci lavare per poter a nostra volta lavare i piedi dei nostri fratelli.

Lavando i piedi di alcuni discepoli, desideriamo esprimere il nostro desiderio e affermare la nostra volontà di seguire personalmente e nel miglior modo possibile l’insegnamento e l’esempio di Gesù: esempio di umiltà, di bontà, di condivisione.

 

Di fronte a un numero crescente di nostri fratelli rifugiati arrivati nel paese, di fronte a tante guerre e violenze, di fronte a persone che soffrono la fame o che si ritrovano senza più casa, dobbiamo tendere la mano, asciugare tante lacrime e consolare tanti cuori spezzati. Questa è la lezione e il messaggio del Giovedi Santo.

L’Eucaristia: Sacramento dell’Amore

A breve distanza da qui, spezzando il pane e dicendo: “Fate questo in memoria di me” (Lc 22, 19), il Signore ci invita ad agire in Lui e per Lui, mettendo noi stessi al servizio dei nostri fratelli. Questa verità è esigente e possiamo comprenderne fino in fondo la grandezza e il significato solo se entriamo nel mistero dell’amore folle che Egli ha per noi.

Oggi celebriamo il mistero dell’Eucaristia con gli occhi del cuore e della fede, comprendendolo forse con uno sguardo più ampio rispetto alla maggior parte di coloro che l’hanno visto con gli occhi del corpo, nel momento in cui questi eventi ebbero luogo.

Attraverso tutto ciò percepiamo quanto il Signore sia dolce, umile e buono, pieno di tenerezza verso i suoi discepoli, e verso ognuno di noi.

La potenza e la forza dei gesti e delle parole di questo rito risiedono nel dono di amore di Colui che ha consegnato tutto nelle mani del Padre. In questi gesti e parole, è la potenza di Dio che è all’opera, una potenza di salvezza per l’umanità che Egli ama di un amore senza limiti e senza preferenze. Sì, la memoria della Cena del Signore ci fa scoprire nell’Eucaristia il “Sacramento dell’Amore”.

Un amore senza limiti, un Amore che non ha paura di esporsi al rischio di essere calpestato, percosso, umiliato, crocifisso.

“La lavanda dei piedi non è che una delle manifestazioni del suo Amore: Egli li amò fino alla fine, fino agli estremi limiti dell’amore, fino a donare la sua vita per loro” (John Poully, Tout près de toi, p.159). La lavanda dei piedi è il segno di ciò che è realmente l’Eucaristia: amore che si abbassa per venire a raggiungerci nelle nostre miserie e nelle nostre oscurità. Amore che si dona, senza timore di apparire ridicolo, senza paura di essere umiliato.

“Gesù sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani” (Gv 13,3), avendo dunque Lui stesso il potere, essendo Lui stesso il Maestro, ecco che si abbassa e prende il posto di uno schiavo incaricato di lavare i piedi del suo padrone: questo è un gesto difficile da comprendere e difficile da imitare ai nostri giorni.

Questi segni così belli della lavanda dei piedi e della consacrazione del pane e del vino sono gli stessi che prendono corpo anche oggi nella nostra assemblea e in ogni Messa quando pronunciamo le parole e ripetiamo i gesti del Signore e diciamo che li ripetiamo di nuovo nella fede “finché Egli venga”, come dice San Paolo (1 Cor 11, 26).

Qui a Gerusalemme, i nostri predecessori della prima comunità cristiana hanno vissuto questi misteri assidui nella preghiera, nello spezzare il pane, nella lettura delle Scritture e nell’esercizio della carità fraterna.

Tra pochi giorni arriverà il nostro Santo Padre, Papa Francesco, guida e pastore, uomo di preghiera e di dialogo, il cui esempio di vita e la cui parola non cessano di farci ritornare allo spirito del Vangelo: spirito di bontà e di umiltà, lontano dalla violenza e dall’arroganza.

È qui che si inserisce il nostro ministero sacerdotale. Dio ha bisogno di persone umili e generose per nutrire, per sfamare il suo popolo, ma anche per soffrire con Cristo e con gli uomini.

Non dimentichiamo, fratelli e sorelle, di rendere grazie per essere stati scelti per questa missione; rendiamo grazie di vivere e di lavorare in questo paese, in questa Terra, e preghiamo per tutti i nostri confratelli, i nostri religiosi e religiose, perché siano fedeli alla loro consacrazione.

La bellezza della Messa in memoria della Cena del Signore, in questo stesso luogo, non è solo nei gesti che facciamo, ma si radica nel cuore di coloro che li compiono, e nella fede di coloro che li ricevono.

Cari amici, “Vivete ciò che fate”, ci ha detto il Vescovo al momento della nostra ordinazione. Vivete quello che fate: questo è il mio consiglio a tutti voi in questo giorno di festa, perché possiamo essere fedeli a Colui che è con noi “tutti i giorni fino alla fine del mondo”. Amen.

 

+ Fouad Twal, Patriarca Latino

 

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Lunedì 21 aprile  2014

Messa della Domenica di Pasqua al Santo Sepolcro

 

Dimanche de Pâque
 2014

GERUSALEMME – La Messa della Domenica di Pasqua è stata celebrata questa mattina, il 20 aprile 2014, al Santo Sepolcro presso la tomba. E ‘stata presieduta da Sua Beatitudine Mons. Fouad Twal, Patriarca Latino di Gerusalemme.Trova di seguito l’omelia del Patriarca.

Omelia Pasqua di Risurrezione del Signore 2014 

Cari fratelli e sorelle, Cristo è veramente risorto! Alleluia! È con questa immensa gioia che mi rivolgo a voi quest’oggi, la gioia davanti al mistero così grande che sta al centro della nostra fede e della nostra speranza.

 

Dopo la Risurrezione, i discepoli si ritirarono in Galilea e quando il Signore apparve loro con il Suo Corpo glorioso, disse: “Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,18-20).

 

È in Galilea che è terminata la missione di Gesù sulla terra. È in Galilea che inizia quella dei discepoli, come voleva il Maestro e come annunziò alle donne l’angelo che custodiva la tomba vuota: “Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. … Ora andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro che egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto” (Mc 16, 6-7). 

Così dalla Galilea la Buona Novella ha raggiunto tutti i confini della terra. Da allora in poi ogni raduno di fedeli, in famiglia, al lavoro o durante una celebrazione religiosa, diventa la nostra Galilea in cui essere testimoni della Risurrezione. Ed è questo ciò che i discepoli hanno fatto perché “In nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale è stabilito che possiamo essere salvati” (At 4,12).

Questa festa di Pasqua è l’occasione per noi di riprendere nuovamente il cammino seguendo i discepoli, per gridare e annunziare senza vergogna che Cristo è il nostro Signore e Salvatore. Possiamo accompagnare il nostro annuncio con la testimonianza personale e con l’esempio della carità, così come attraverso il nostro impegno per il bene di tutti e per la causa della giustizia e della pace.

Cari fratelli e sorelle, non abbiamo il diritto di tacere, come ci ricorda san Paolo:

Non è infatti per me un vanto predicare il Vangelo; è un dovere per me: guai a me se non predicassi il vangelo!” (1 Cor 9, 16).

Pietro e Giovanni dissero, così, a coloro che volevano costringerli a stare zitti: “Noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato” (At 4,20).

Questo annuncio è per noi motivo di gioia, anche se porta con sé difficoltà e persecuzioni. Tuttavia, possiamo essere sicuri del successo della nostra missione, anche qui, sebbene sia difficile in questa Terra Santa martoriata. Il Signore ce lo ha promesso:

Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”(Mt 28,20).

Oggi e per l’eternità, Egli è con noi con la sua Grazia e la sua Forza.  Egli è con noi attraverso la sua Chiesa, fondata sulla roccia della Fede.  Egli è con noi attraverso i suoi Sacramenti.

Egli è con noi, così vicino, così umile ma così potente, nel Mistero Eucaristico.

 

A Marta, sorella di Lazzaro, Gesù disse: “Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno. Credi tu questo?” (Gv 11, 25-26).

 Fratelli e sorelle, crediamo noi questo? Crediamo nell’onnipotenza del Suo Amore per noi, nell’onnipotenza della Sua Risurrezione?

Oggi facciamo nostra la protesta di Marta e di Maria: “Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto” (Gv 11,21-32).

Signore, se tu fossi stato con noi, le nostre famiglie cristiane non sarebbero disperse ed emigrate in tutto il mondo, le nostre città non sarebbero saccheggiate e distrutte, le nostre chiese non sarebbero profanate! E i nostri cuori non sarebbero lacerati e malati, i nostri vescovi e sacerdoti rapiti e imprigionati!!

Signore, se tu fossi stato qui …”.

Ma con Marta, allo stesso modo, noi diciamo “Ma anche ora so che qualunque cosa chiederai a Dio, egli te la concederà” (Gv 11,22).

Perdonaci, Signore, per la nostra poca fede!

Perdonaci per la nostra impazienza e le nostre incomprensioni!

Vieni a guarirci! Siamo come sballottati dalle onde turbolente e violente di questo mondo, come i discepoli in mezzo alla tempesta mentre tu dormivi, anche noi ti supplichiamo “Maestro, non t’importa che moriamo?” (Mc 4,38).

Noi crediamo, Signore, che “Tu sei il Messia, il Figlio di Dio venuto nel mondo per salvarci”, Colui a cui “Nulla è impossibile (…)

Signore,

Che la tua Risurrezione sia anche la nostra.

Che la Tua Pasqua si levi come Luce su questa Terra sopraffatta dalla divisione, dalla violenza, e dall’odio.

Che il Tuo Spirito come fuoco divorante si impadronisca dei nostri cuori, ci apra gli occhi della fede e ci renda vivi testimoni della Tua Risurrezione.

Preghiamo, fratelli e sorelle, affinché il Signore, che è “la Risurrezione e la Vita”, ci liberi dalla paura, dal dubbio, dall’odio e dalla nostra mancanza di speranza. Camminiamo insieme verso Emmaus e verso la Galilea, per conoscere meglio Gesù e per scoprire il Suo Santo Volto, Crocifisso e Glorioso.

Cari fratelli e sorelle,

la gioia della Risurrezione risplenda sui nostri volti e nella nostra vita, perché il mondo conosca il suo unico Salvatore, creda e sia salvato dalla tristezza, dalla disperazione, dall’odio e dalla divisione.

Buona Pasqua a tutti voi.

Resurrexit sicut dixit: Alléluia, Alléluia!

+Amen

+ Fouad Twal, Patriarca Latino

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Mercoledì 23 aprile 20014

Questa mattina  nella liturgia eucaristica è stata letta la pagina evangelica di Luca sull'incontro dei due discepoli con il Risorto a Emmaus. Sul sito del Patriarcato latino di Gerusalemme ho vissuto la 'memoria' con la comunità. Una cronaca di questo giorno mi ha introdotto con la memoria a rivedere quel posto  visitato in diverse circostanze durante i miei pellegrinaggi in Terra Santa. Ecco la cronaca.

TERRA SANTA – Dov’è Emmaus? Gli archeologi e i cristiani non hanno ancora una risposta chiara. In Terra Santa ben tre villaggi si contendono il titolo di essere il luogo dell’incontro di Gesù coi due pellegrini di Emmaus la sera di Pasqua. Tre luoghi in festa il 21 aprile – lunedì di Pasqua – quando la tradizione locale ricorda con affetto la vicenda dei due famosi pellegrini di Emmaus.

Difficile scegliere per chi desidera celebrare la festa nel luogo esatto! Bisogna scegliere tra Abu Gosh, Emmaus-Nicopolis (vicino Latroun) e il villaggio palestinese di Qubeibeh. Due di queste località vengono comunque preferite dai cristiani che vi accorrono numerosi: il Patriarcato latino si reca a Emmaus-Nicopolis, la Custodia di Terra Santa invece prega nel santuario di Qubeibeh.

Nella tradizione dei Padri della Chiesa, il villaggio di Emmaus sarebbe situato in prossimità della attuale abbazia di Latroun. Cosa, questa, confermata nel 1878 dalla beata Mariam, una carmelitana di Betlemme. Lungo i secoli, questa Emmaus, é stata meta di pellegrinaggio soprattutto da parte di fedeli delle Chiese orientali. Anche pellegrini dei nostri giorni hanno continuato la tradizione. Hanno lasciato il Cenacolo di buon’ora per attraversare una piccola porzione di Giudea, i boschi e i campi, e arrivare nella basilica bizantina – di cui restano rovine superbe – in tempo per la messa celebrata dal Patriarca latino di Gerusalemme, mons. Foud Twal, alle 17. Il Patriarca era accompagnato da mons. Shomali e da mons. Marcuzzo, suoi Vicari per Gerusalemme e la Galilea.

Erano presenti altri fedeli sostenuti nel canto e nella preghiera dalla Comunità delle Beatitudini che custodisce il sito vivendo nel convento accanto.

El-QubeibehFranciscanChurch-300x225A Qubeibeh

Pochi chilometri lontano, i Francescani della Custodia di Terra Santa  contemplano la campagna palestinese le terrazze di olivi che circondano il villaggio di Qubeibeh. Nella grande e bella basilica viene celebrata la messa con la partecipazione di numerosi parrocchiani di Gerusalemme, di alcuni cristiani di Qubeibeh e di altri pellegrini da ogni dove. I canti della corale della Custodia hanno reso solenne la celebrazione della messa e dei vespri presieduti dal Custode, padre Pierbattista Pizzaballa. A tutti è stato offerto il pranzo, bella occasione per incontrarsi e far festa come comunità cristiana nella gioia della Pasqua.

L’identificazione di questo sito come possibile Emmaus risale al 1280, negli  anni della dominazione crociata. Nel XV secolo i francescani vi si istallarono scoprendovi i resti di una basilica bizantina e quelli di una casa che sarebbe appartenuta a Cleofa, uno dei due discepoli di Emmaus. Da allora i pellegrini hanno visitato regolarmente questo luogo. La particolarità del lunedì di Pasqua è che a tutti i fedeli viene donato, alla fine della messa, un pane benedetto in ricordo di quello che Gesù stesso ha donato ai due discepoli la sera di Pasqua, spezzandolo e rivelandosi a loro, che non lo avevano riconosciuto, come il Cristo risorto. Questa giornata, per molti, ha segnato la fine della “maratona pasquale”.

Dopo quattro o cinque giorni di grandi celebrazioni molti riprendono il lavoro ordinario, felici di avere potuto godere ancora una volta della gioia della Resurrezione .

Pietre Loup de Raucourt

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Emmaus Nicopolis

 

Emmaus-Nicopolis air view

 

Luogo della frazione del pane

 

  Situata all'incrocio delle strade che portano a Gerusalemme e di quelle che uniscono nord e sud, sul terreno fertile della pianura di Sefela, la città di Emmaus, nell'antichità, è stata qualificata come "luogo di acque deliziose e di soggiorno piacevole". Il nome stesso di Emmaus deriva dal termine ebraico "hammot", che significa "sorgenti di acque calde". Nel III° secolo d.C., la città riceve un nuovo nome e si chiama Nicopolis, che in greco significa: "la città della vittoria".

ione e la cura del sito. D’origine francese, fondata nel 1973 da Ephraim Croissant, essa è nata nella corrente del Movimento Carismatico. Si tratta di una comunità mista, composta da laici, sacerdoti, famiglie, celibi e consacrati. Il nome della Comunità proviene dalle parole di Gesù pronunciate nel “Discorso della Montagna”: “Beati i poveri di spirito...”. La Comunità è presente in Israele dal 1975. Il suo scopo qui in Israele è quello di lavorare per la reciproca comprensione e riconciliazione tra Ebrei e Cristiani attraverso lo studio e la preghiera. Siamo lieti di accogliere chiunque voglia visitare questo luogo e pregare con noi. 

Una storia antica

 

La storia di Emmaus è ricca e segnata dal passaggio di numerosi conquistatori e personaggi illustri. Nel Libro di Giosuè si racconta che il sole e la luna rimasero immobili al di sopra della vicina valle di Aialon mentre Israele combatteva i suoi nemici. Nel 165 a.C., Giuda Maccabeo ottiene qui una vittoria importante contro le truppe greche di Nicanore, aprendo la strada verso Gerusalemme e permettendo ai giudei di purificare il Tempio e ristabilire il servizio divino, fatto commemorato annualmente con la festa di Hanukkah. Verso l'anno 30 d.C., la città di Emmaus, distrutta dall'invasione romana, diventa un semplice villaggio e il luogo dell'incontro di Gesù Risorto con i suoi discepoli che lo riconoscono alla frazione del pane. La Pasqua del Cristo, come un sole, si leva sul corso della storia, attirando e trasformando l'umanità tramite il Mistero Eucaristico. Nel III sec. d.C. la città fu restaurata dai Romani e vi apparve una importante comunità cristiana. 

 

Sito archeologico

1. Basilica bizantina (V° sec.); dimensioni ridotte nel XII° sec. dai Crociati

 

2. Iscrizione greca

 

3. Abside Sud con nicchia-reliquario

 

4. Cappella battesimale (V° sec.)

 

5. Rovine della Basilica Nord

6. Resti di mosaici

7. Cava di pietra

8.  Zona di sepoltura e mosaici

9. Resti di mosaici

10. Rovine del vescovado di Nicopolis

 

Luogo di pellegrinagio

All'epoca bizantina, Emmaus-Nicopolis diventa un importante seggio episcopale. In questo posto, luogo dell'incontro del Cristo con i suoi discepoli, nel IV-V° secolo vengono costruite due basiliche. Il santuario, distrutto dalle invasioni dei Persiani e degli Arabi nel VII° secolo, viene ricostruito dai Crociati nel XII° secolo. Purtroppo fu distrutto dopo la partenza dei Crociati. La presenza cristiana in questo luogo diminuì. Solo nel 1878, per iniziativa della Beata Mariam di Betlemme, il monastero di carmelitane di cui lei faceva parte compra questo terreno e i pellegrinaggi in questo luogo riprendono. Gli scavi fatti nel 1880, nel 1924 e quelli che continuano ancora attualmente, portarono alla luce ciò che resta delle due imponenti basiliche bizantine con i bei mosaici, il battistero e anche le rovine della cappella dei Crociati. Potete visitare l'edificio sulla collina, costruito negli anni '30 dai Padri di Betharram, dove si trova il museo con i mosaici più belli del Sito e la cappella della Comunità delle Beatitudini, residente in questo luogo dal 1993.

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 el-Qubeibeh

La tradizione cristiana

Del luogo dove Gesù si manifestò dopo la risurrezione a due discepoli, di cui uno di nome Cleofa, il Vangelo precisa il nome (Emmaus), la qualifica (villaggio) e la distanza da Gerusalemme (60 stadi, secondo i migliori codici, corrispondenti a 11 km).
Nonostante queste precisazioni, in diversi tempi, si sono avuti vari pretendenti al titolo di luogo autentico della Emmaus evangelica: di questi el-Qubeibeh ha portato attraverso gli ultimi 700 anni il rivolo della tradizione fino ai nostri giorni.
La chiesa antica, a partire dal III secolo (Origene, Eusebio, Girolamo ecc.), identificò invece il villaggio di Cleofa con la città di Emmaus (Nicopolis, dal 70 d. C.), ricordata nella storia dei Maccabei (1Mac 3,40.57; 4,3; 9,50). Occorre notare che il nome del luogo corrispondeva bene, ma la qualifica e la distanza no, perciò si trova in alcuni codici biblici 160 stadi (corrispondenti a 30 km).
Nel periodo crociato (XII sec.) si ricercò un luogo alla distanza giusta da Gerusalemme e fu così proposto il castello di Fontenoid (antica Kiriat-Iearim, odierna Abu Gosh), ma la nuova localizzazione non ebbe modo di attecchire, come invece avvenne per quella di el-Qubeibeh, che rimase l’unica a partire dal sec. XIV e che anche i francescani seguirono. La situazione topografica del villaggio, collocato su una delle strade che salivano a Gerusalemme, può avere certamente influito nella scelta del luogo, così come la possibile persistenza di tradizioni popolari.

  Emmaus Al Qubaybah