INTRODUZIONE ALLA PAGINA 'PATRIARCATO 7'

 Martedì 23 febbraio 2016. Da tempo seguo gli eventi pastorali della Chiesa latina in Gerusalemme. Le omelie del Patriarca, Sua Beatitudine Mons. Fouad Twal , anche quelle recenti si trovano in questo sito nell'ultima pagina dedicata a Lui. Mi sono permesso di esprimere anche le mie riflessioni su quanto il Patriarcaha detto  alla sua gente nelle omelie di Natale, capodanno e in un'intervista ai giornalisti. . Una parola sofferta, chiara, coraggiosa, Una parola che mira a sostenere la fede dei cristiani, a tenere viva la speranza di giorni migliori, a chiedere di   praticare la misericordia in questo anno santo, vivendo nel quotidiano le opere di misericordia.

Ma nel patriarcato ci sono diversi vescovi che operano nelle regioni e nei paesi  della diocesi del patriarcato (Galilea, Giordania, Cipro, ecc.) . Tra questi ho la grazia e l'onore di avere come affettuoso amico  S. Eccellenza Mons. Shomali, vescovo di Gerusalemme che lavora accanto al Patriarca per quanto riguarda la presenza della Chiesa nella grande città antica di Gerusalemme. Poichè presto lo incontrerò inserisco in questa pagina due suoi interventi in occasioni diverse e  su temi di pressante attualità. 

Sono interventi che chiariscono il pensiero e l'azione del patriarcato a fronte dei tanti problemi di quella terra e di quella società.   

Mons. Shomali: “Sì. Ho paura.”

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INTERVISTA – La riunione dei patriarchi cattolici d’ Oriente in Vaticano coincide con una escalation di violenza in Libano e in Egitto. Mons. Shomali, vicario patriarcale a Gerusalemme confida i suoi timori e chiede con urgenza una soluzione in Siria per evitare una conflagrazione regionale irreversibile.

Iraq, Siria, Libano ed Egitto faranno esplodere il Medio Oriente?

La situazione, assai complessa e sempre più drammatica, presenta dei lineamenti confessionali tra religiosi e secolari e tra sunniti e sciiti.

In Iraq, la situazione è ancora pericolosa. In Siria, non vedo segni precursori di pace. Invece, gli scontri continuano inesorabilmente. In Egitto, i recenti attentati al Cairo e nel Sinai gettano il paese in una spirale di violenza. Per quanto riguarda il Libano, si é rivelato instabile negli ultimi anni. Il suo equilibrio è precario perché si basa sul confessionalismo. D’ altronde la Siria ne era un fattore di stabilizzazione poiché prima della Primavera araba, la sua parola era rispettata in Libano. Oggi, tra la popolazione libanese, non vi sono forze che si impongono. Sicuramente la pacificazione della Siria, che vogliamo più di ogni altra cosa, si rifletterebbe positivamente sul Libano che oltre ad essere geograficamente vicino, presenta delle componenti sociali, religiose e demografiche analoghe alla Siria.

Allora, mi unisco ai Patriarchi riuniti a Roma, attorno al Santo Padre, per rilanciare un appello perché la guerra in Siria finisca il più presto possibile. Bisogna fermare i massacri e le confrontazioni assurde che fino ad oggi non hanno determinato alcun vincitore. Tutti sono perdenti.

Avete paura ?

Sì. Ho paura. Gli stessi scenari che sono accaduti in Siria e in Iraq possono ripetersi altrove e sarà peggio. Ho l’ impressione che il Medio Oriente è come una foresta in fiamme. Chi può fermare questo incendio? Tutte le componenti del Medio Oriente sono terribilmente toccate e soprattutto, le più deboli tra cui noi cristiani.

In quanto cristiani, cosa fare?

Le nostre preghiere devono costantemente accompagnare gli uomini di buona volontà – sono numerosi – che lavorano per la pace.

In questo periodo che precede l’ Avvento, le letture e i Vangeli descrivono gli eventi apocalittici che precederanno il ritorno di Cristo. Testi prevedono i segni precursori della Fine dei Tempi: guerre, scontri, carestie, persecuzioni… Molti di questi segni si trovano oggi nel nostro Medio Oriente. Annunciandoli, Cristo aggiunge: « Quando cominceranno ad accadere queste cose, alzatevi e levate il capo, perché la vostra liberazione è vicina » (Luca 21: 28). Noi non comprendiamo tutto, ma sappiamo che l’attuale silenzio del Signore non lo sarà per molto tempo ancora. Dobbiamo crederci ...."

Questa intervista risale a qualche tempo fa ma mi pare  chiarisca una situazione pericolosa ed esplosiva anche ai nostri giorni nelle terre del Medio Oriente. 

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Mons. Shomali  non esita a intervenire in incontri internazionali e  sui temi legati alla situazione socio-politica di Gerusalemme. Ma condivide a nome del Patriarcato anche eventi di rilievo nella Chiesa come questa sua presenza in Germania. Vale la pena davvero di 'sentirlo', leggendo quanto ha rilasciato a chi lo ha intervistato.

 

Mons. Shomali in Germania: “I rifugiati siriani devono poter rientrare a casa loro”

Mons. Shomali in Germania: “I rifugiati siriani devono poter rientrare a casa loro”

GERMANIA – Invitato per il terzo anniversario della morte di padre Werenfried van Straaten, fondatore dell’ Aiuto alla Chiesa che Soffre, mons. William Shomali è intervenuto sulle sfide attuali in Medio Oriente, in particolare in Siria.

Quest’anno, l’incontro annuale organizzato in Germania, ha avuto luogo sabato 13 febbraio, anniversario della morte di suor Lucia dos Santos, testimone delle apparizioni di Fatima, e di padre Werenfried fondatore dell’ Aiuto alla Chiesa che Soffre. Una doppia, significativa, commemorazione dato che padre Werenfried aveva, in più occasioni, consacrato la sua opera alla Madonna di Fatima. L’Aiuto alla Chiesa che soffre è una fondazione internazionale cattolica di diritto pontificio che opera in 145 paesi, tra cui la Terra Santa, e aiuta i cristiani in difficoltà, minacciati, perseguitati, rifugiati o nel bisogno.

La giornata, organizzata da Karin Maria Fenbert , dal 2014 alla direzione nazionale della fondazione in Germania, è iniziata con una messa nella cattedrale di Colonia, presieduta da mons. Philip Naameh del Ghana.

Nel pomeriggio, sono state organizzate due tavole rotonde presso una sala nei paraggi dell’arcidiocesi di Colonia. Primo argomento discusso: “L’Islam in Africa e in Medio Oriente”. Una tavola rotonda animata da Mons.Philip Naameh del Gana, Mons Montfort Stima del Malawi e Mons. William Shomali, vicario patriarcale a Gerusalemme e in Palestina.

Nel suo intervento, mons. Shomali ha parlato della tragedia siriana e del fondamentalismo islamico. A una domanda circa l’eventualità di un cambiamento nell’Islam, il vescovo ha risposto che tale cambiamento “non potrà venire che dall’interno dell’Islam”. Ha ricordato le iniziative del presidente Al-Sisi, in Egitto, e il suo intervento presso l’Unversità di Al-Azhar al Cairo per un rinnovamento del discorso religioso islamico, finalizzato a eliminare ogni deriva fanatica. Mons. Shomali ha anche citato la Lettera aperta al mondo musulmano, del filosofo francese e musulmano Abdennur Bidar. Questi invita l’Islam, in preda a una crisi profonda, a mettersi in gioco davanti ai problemi contemporanei e a un vero dialogo con le società occidentali. Secondo Abdennur Bidar, l’Islam si deve interrogare sul ruolo nella società di una religione che il Jihadismo vorrebbe totalitaria.

Sul punto della risoluzione del conflitto siriano, mons. Shomali ha detto: “è assolutamente necessario cooperare con Assad, presidente democraticamente eletto, al fine di sradicare il così detto Stato Islamico. Dopo di che dichiarare un cessate il fuoco immediato; poi ci saranno la ricostruzione della Siria e il ritorno dei rifugiati siriani”. A coronamento di questo processo, osserva il vescovo di Gerusalemme, “si terranno libere elezioni”.

Nella seconda tavola rotonda, l’arcivescovo emerito di Colonia, il cardinal Joachim Meisner, ha invitato i partecipanti a uno scambio sul tema delle apparizioni di Fatima e sul loro rapporto con la caduta del Muro di Berlino.

Myriam Ambroselli