QUASI UN'INTRUSIONE

Mi permetto di inserire qui una notizia di anni fa che mi riguarda. Lo faccio per dire ancora una volta 'grazie' a sua Beatitudine Mons. Twal, patriarca di G>erusalemme per avermi accolto tra i Canonici del santo sepolcro, canonico onorario. Mi scuso con chi mi legge: è un g esto di gratitudine anche per la venuta in Lissone del vicario patriarcale di  Gerusalemme,  S. Ecc. Mons. Shomali. Ecco la notizia.

 

Padre Pizzaballa

pagina provvisoria

 

Pubblicato il 24 Giu 2016

Nomina di Padre Pizzaballa come Amministratore Apostolico del Patriarcato latino

Nomina di Padre Pizzaballa come Amministratore Apostolico del Patriarcato latino

lpjlogo

COMUNICATO

Sua Santità Papa Francesco ha accettato le dimissioni di Sua Beatitudine il Patriarca Fouad Twal, per raggiunti limiti di età, conformemente all’articolo 401, § 1, del Codice di Diritto Canonico ed ha nominato il Rev.mo Padre Pierbattista Pizzaballa, OFM, già Custode di Terra Santa per dodici anni, come Amministratore Apostolico del Patriarcato latino di Gerusalemme sede vacante, fino alla nomina di un nuovo Patriarca.

I vescovi, il clero e i fedeli del Patriarcato latino ringraziano vivamente il Patriarca Fouad Twal giunto al termine della sua missione, e danno il benvenuto al nuovo Amministratore Apostolico, facendogli i migliori auguri per il suo incarico. La Diocesi intera si unisce nella preghiera per le intenzioni del Patriarca emerito e del nuovo Amministratore.

L’Ordinazione Episcopale di Padre Pizzaballa avrà luogo nel prossimo mese di settembre.

Patriarcato latino di Gerusalemme

CV di Padre Pierbattista Pizzaballa OFM

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Pubblicato il 24 Giu 2016 in Diocesi, Slide

Messaggio del Padre Pizzaballa, nuovo Amministratore Apostolico, alla Diocesi di Gerusalemme

Messaggio del Padre Pizzaballa, nuovo Amministratore Apostolico, alla Diocesi di Gerusalemme

Messaggio alla diocesi

24 giugno 2016

 

Carissimi,

il Signore vi dia pace!

Mi si chiede di “tornare a Gerusalemme” (cfr Lc 24): come agli Apostoli, dopo “i fatti accaduti a Gerusalemme” e l’incontro con il Risorto, anche a me il Signore, attraverso il Papa, chiede di tornare alla Città Santa dopo la mia esperienza di Custode.

Non nascondo di essere rimasto sorpreso da tale richiesta, conoscendo i miei personali ed oggettivi limiti. Potete dunque immaginare quale sia la mia trepidazione e la mia preoccupazione per l’incarico che mi è stato affidato. Posso anche comprendere le tante vostre domande e forse anche qualche perplessità.

Tuttavia so bene che è Lui che chiama e manda e in Lui confido. “Ti basta la mia grazia” (2Cor 12, 9).

Torno a Gerusalemme con il desiderio di servire innanzitutto il clero locale e tutta la comunità, chiedendo a tutti comprensione, amicizia e collaborazione.

La Chiesa di Gerusalemme: nella solennità di S. Giovanni Battista, in cui sulle labbra e nel cuore della Chiesa risuona il cantico di Zaccaria per la salvezza potente suscitata nella casa di Davide, vengo mandato innanzi al Signore a preparargli le strade proprio lì dove tutto è cominciato.

Come Giovanni il Battista, allora, dobbiamo guardare innanzitutto a Lui e nello sguardo verso Lui riconoscerci Chiesa. Solo così potremo diventare balsamo per le tante ferite di questa Terra e dei popoli che la abitano.

Preparare la Via, altro non ci è chiesto. Vie aperte, spianate, libere da tutto ciò che ostacola l’incontro con Lui e tra di noi. So di non essere solo: chi mi ha preceduto – i Patriarchi Michael e Fouad, i vescovi ausiliari ed emeriti, i Vicari patriarcali, i superiori maggiori e gli abati, i presbiteri, i diaconi permanenti, i religiosi e le religiose, le nuove Comunità, i movimenti e il popolo santo di Dio con cui vorrò e dovrò condividere il compito affidatomi. Una preghiera particolare e un ricordo speciale rivolgo ai seminaristi della diocesi, che spero di incontrare presto. Assicuro, inoltre, nello spirito sinodale, la mia piena collaborazione con l’AOCTS e con la CELRA.

Un pensiero particolare va ai giovani. Sono loro il futuro della nostra Chiesa e a loro guardiamo con speranza e con fiducia. Penso in particolare a coloro che sono coinvolti nelle varie iniziative del Patriarcato: nelle scuole, nelle parrocchie, nelle Università. Sono luoghi importanti di incontro, di condivisione e che meritano tutta la nostra attenzione. Sono risorse preziose che aiutano i giovani a costruire il sogno del loro futuro qui, ma anche strutture per le quali è necessario che tutti noi, con chiarezza, trasparenza e solidarietà, ci impegniamo a sostenere.

La salvezza ha la “forma” dell’incontro: assecondando l’invito di Papa Francesco, vorrei che ripartisse da Gerusalemme, da questa Terra santa e ferita, per noi e per tutta la Chiesa, la capacità di incontrarci e di accoglierci gli uni gli altri, costruendo strade e ponti e non muri: tra noi e il Signore, tra vescovi e preti, tra preti e laici, tra noi e i fratelli delle diverse chiese, tra noi e i fratelli e amici ebrei e musulmani, tra noi e i poveri, tra noi e quanti hanno bisogno di misericordia e di speranza. Solo così potremo rispondere pienamente alla speciale vocazione universale della Chiesa di Gerusalemme, Chiesa dei Luoghi Santi.

“Cominciando da Gerusalemme” (Lc 24, 47), vorrei essere perciò con voi e per voi colui che apre vie, che rende possibile l’incontro, che condivide con tutti e ciascuno l’impegnativa ed entusiasmante sequela di Gesù e per il bene della Chiesa e del mondo.

Sono certo che potrò contare sul sostegno di voi tutti. Sulla preghiera delle oasi contemplative della diocesi e di tutto il Popolo di Dio. Ne ho estremamente bisogno.

Il Signore ci accompagni in questo nuovo cammino comune.

+ Pierbattista

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Pubblicato il 25 Giu 2016 in Diocesi, Notizie della diocesi, Slide

P. Pizzaballa, nuovo Amministratore Apostolico
 : “Vogliamo guardare al futuro della nostra Chiesa con fiducia e con speranza”

P. Pizzaballa, nuovo Amministratore Apostolico : “Vogliamo guardare al futuro della nostra Chiesa con fiducia e con speranza”

 

INTERVISTA – Nominato da papa Francesco Amministratore Apostolico del Patriarcato latino, venerdì 24 giugno 2016 fino alla nomina di un nuovo Patriarca, padre Pierbattista Pizzaballa, ex Custode di Terra Santa per dodici anni, parla di questa nomina a sorpresa ed evoca le prossime sfide che lo attendono.

Con quale stato d’animo ha appreso di essere stato scelto per l’ importante e delicato incarico che Le è stato affidato? Come affronterà la Sua nuova missione?

Ho appreso questa nomina con sorpresa e stupore. Mi ero messo in animo che per un po’ di tempo almeno sarei stato lontano dalla Terra Santa. Invece con mia sorpresa sono stato richiamato a servire un’entità, quella del Patriarcato Latino, ricchissima e vivacissima, che cercherò di conoscere da una prospettiva nuova.
Come ho potuto esprimere anche ai superiori della Santa Sede, c’è in me trepidazione e preoccupazione, perché sono cosciente dei miei limiti personali. Sono inoltre anche cosciente che molti si faranno tante domande.
Cercherò di custodire tutto ciò nel mio cuore, cercando di comprendere come far crescere la vita della Chiesa in questa particolare circostanza.
Allo stesso tempo sono anche cosciente che devo superare le mie paure e i miei complessi. Come dice San Paolo, (2Cor 12, 9-10) “Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo…. infatti quando sono debole, è allora che sono forte”.

Quali sono le prime parole che vorrebbe rivolgere ai fedeli della Comunità cristiana latina di Terra Santa?

Speranza, fiducia, coraggio. Vogliamo guardare al futuro della nostra Chiesa con fiducia e con speranza, certi che il Signore ci sostiene e ci accompagna. Dobbiamo e vogliamo essere una chiesa che entra dialogo con tutti e che in una Terra lacerata da divisioni di ogni genere, vuole essere un piccolo segno di unità.
Le nostre piccole paure non devono diventare il metro con il quale misurare la vita della Chiesa. Vogliamo invece guardare questa nostra porzione di Chiesa con gli occhi dello Spirito, capaci di vedere la vita e costruirla anche nelle situazioni più difficili.
Dio ha bisogno di strumenti poveri come noi perché si manifesti attraverso di essi la grandezza del suo amore.
La Chiesa, la nostra Chiesa, deve avere un respiro grande, che sappia andare oltre, vedere sempre un “di più”, e testimoniare la propria appartenenza a Gesù.

Secondo Lei quali potrebbero essere le sfide più significative del Suo mandato?

È ancora presto per definire specificamente le sfide che mi aspettano. Sono cosciente che, come Amministratore, avrò un periodo di tempo limitato e si dovrà quindi misurare con realismo il servizio da compiere. È per me evidente che non potrò fare nulla da solo, ma che la collaborazione di tutta la Chiesa, vescovi, sacerdoti e laici, sia prioritaria. Credo che il mio compito sia quello di aprire la strada, come Giovanni il Battista. Cercherò di creare subito un contatto con il clero locale, che è l’anima della diocesi, il seminario e la numerosa presenza religiosa. Ascoltare la vastità del territorio della diocesi, le sue complessità. Entrare dentro le situazioni, con umiltà e rispetto, e cercare di individuare insieme vie di soluzione.

Come vede la situazione della Terra Santa, segnata da conflitti tanto profondi quanto complessi, e qual è secondo lei la vocazione della Chiesa Madre di Gerusalemme in questa Terra lacerata?

Come dicevo, in un territorio ferito da divisioni e conflitti, è prioritario essere innanzitutto un segno di unità, tra noi e con le altre comunità cristiane. Essere poi in dialogo franco e amichevole con le comunità religiose musulmane ed ebraiche.
È importante cercare di capire le situazioni complesse, senza avere fretta di giudicarle. Avere un cuore desideroso di incontrare tutti. Lavorare serenamente con tutti, senza distinzione e senza paura, per la giustizia e la pace.
Coscienti che la soluzione dei problemi che affliggono il Paese è lontana, vogliamo insomma stare dentro questa situazione con il nostro stile cristiano: sereno, senza paure, caparbiamente desiderosi di accogliere chiunque.

A cura di Myriam Ambroselli

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Mercoledì 4 agosto 2016

Mi sono impegnato anche per e-mail con Pa dre Pizzaballa, amministratore apostolico della chiesa madre di Gerusalemme a  seguire il suo ministero dopo le dimissioni di S. Beatitudine il Patriarca Mons Fouad Twal. Si parte con Lui infatti per una nuova 'stagione' pastorale: raccoglie la preziosa eredità di Mons. Twal e si dispone a 'servire' la Chiedsa in un ministero di certo non facile per tanti motivi. Ne ha parlato anche Lui intervistato per li nuovo sito dei Cavalieri del Saanto  Sepolcro. Ci può servire per conoscere meglio Padre Pizzaballa al quale ho fatto pervenire la promessa di una preghiera costante e la fedeltà nel rendere possibile a molte persone la conoscenza dei problemi, delle difficoltà e del cammino pastorale della Chiesa Madre. Ora di seguito pubblico l'intervista che ha rilasciato al nuovo sito dei Cavalieri.

 

Padre Pizzaballa: ripartiamo da Cristo Risorto

 

 

 

Padre Pierbattista Pizzaballa accoglie il nuovo Custode di Terra Santa Padre Francesco Patton

Incontro fra Padre Pierbattista Pizzaballa e Padre Francesco Patton al momento dell'ingresso di quest'ultimo in veste di nuovo Custode di Terra Santa a Gerusalemme nel mese di giugno 2016. Foto di Thomas Charrière, Patriarcato Latino di Gerusalemme

 

Intervista con il nuovo Amministratore apostolico del Patriarcato Latino di Gerusalemme, Padre Pierbattista Pizzaballa, nominato da Papa Francesco a rivestire questa carica il giorno della festa di San Giovanni Battista e elevato alla dignità di arcivescovo. Padre Pizzaballa riceverà la consacrazione episcopale il prossimo 10 settembre nella cattedrale di Bergamo, sua diocesi di provenienza.

 

Padre Pierbattista Pizzaballa, quali sono oggi ai suoi occhi le varie sfide della presenza cristiana nei territori biblici, specialmente in quelli del Patriarcato Latino che le sono stati affidati dal punto di vista pastorale ?  

Come è noto il Patriarcato si estende dalla Giordania fino a Cipro, passando per la Terra Santa (Israele e Palestina), con al cuore Gerusalemme. È un territorio vasto e assai diversificato, dove dal punto di vista politico, sociale  e pastorale le questioni sono completamente diverse.

In Giordania il quadro politico è stabile. Rispetto alle tragedie dei Paesi che la circondano, soprattutto Siria e Iraq, è un'oasi tranquilla e serena. Ma anche qui, come ovunque, non mancano i problemi: l'economia resta fragile e vi è il grave problema della disoccupazione giovanile. Il numero enorme dei profughi soprattutto siriani sta creando un grave disagio dal punto di vista sociale. Va detto che è ammirevole lo sforzo di tutto il Paese per aiutare quei disperati, ma resta oggettivamente complesso dare prospettive a centinaia di migliaia di persone arrivate all'improvviso, soprattutto, come dicevamo, in un contesto economicamente già fragile.

In Terra Santa il conflitto politico israelo-palestinese è realtà nota a tutti e onestamente non saprei cosa aggiungere in proposito. Ci auguriamo che il terremoto politico che ha sconvolto tutto il Medio Oriente porti anche i governanti di Palestina e Israele a incontrarsi nuovamente per dare una prospettiva ai loro rispettivi popoli, che non sia solo l'accusarsi vicendevolmente. Ci sembra che si stiano ridefinendo nuovi equilibri tra i vari paesi mediorientali. Anche in Terra Santa è tempo di un nuovo linguaggio che dia prospettiva e futuro. L'alternativa a questo è solo la guerra.

Anche a Cipro pare che i colloqui tra le due parti siano diventati più facili. Ci auguriamo che non siano solo apparenze.

In questo contesto di grandi mutamenti, cambiano anche le nostre attività pastorali. I cambiamenti, infatti, non riguardano solo la macro-politica, ma anche (direi soprattutto) le società dei rispettivi Paesi. Il ruolo della famiglia, il contesto giovanile, il mondo del lavoro stanno cambiando velocemente anche in Medio Oriente. Il dialogo interreligioso, in un contesto di crescente fondamentalismo, pone nuovi e difficili interrogativi. Il rapporto tra le chiese cristiane si trova dinanzi a comuni esigenze di coordinamento non solo sul piano pastorale.

Le questioni, insomma, sono tante e cercheremo di comprendere e insieme come Chiesa lavorare per trovare delle possibili risposte.


Lei conosce perfettamente la Terra Santa dove ha già servito il Vangelo per un quarto di secolo. La situazione di estrema tensione che regna in Palestina sembra in particolare, ai nostri occhi umani, senza via d’uscita. Qual è il segreto della sua speranza e cosa conta di fare per partecipare alla ricerca di soluzioni che favoriscano la pace ?

La nostra speranza, la speranza di ogni cristiano, è Cristo risorto. Da lì dobbiamo ripartire. La Chiesa non credo potrà cambiare o influire sulla grande politica. Non ci riescono i grandi di questo mondo, figuriamoci cosa possiamo fare noi. Possiamo certo cercare di far conoscere e di portare la nostra voce, ma rimanendo coscienti anche dei nostri limiti.

Quello che dobbiamo e vogliamo fare è non perdere mai la speranza e la fiducia e restare caparbiamente appassionati e innamorati di questa Terra e di questi popoli. Vogliamo, in questo contesto, testimoniare con il nostro stile di vita un modo di stare dentro questo conflitto. Vogliamo innanzitutto essere noi in pace e non permettere che il linguaggio dell'odio e della violenza prevalga tra noi. Non vogliamo smettere di credere nella bontà delle persone. Vogliamo insomma essere un luogo di incontro che supera tutti i muri e tutte le barriere. E questa forza nasce e si comprende solo dall'incontro con Cristo. Altrimenti è e resta solo una delle tante astrazioni spirituali.


Lei, figlio di san Francesco che ha scelto di sposare Sorella Povertà, come pensa che l’Ordine del Santo Sepolcro possa far conoscere meglio la sua profonda vocazione, a volte nascosta dietro le apparenze del cerimoniale, e quale messaggio spirituale vorrebbe far arrivare ai 30.000 Cavalieri e Dame impegnati nelle loro diocesi al servizio delle "pietre vive" di Terra Santa ?

La Terra Santa è testimone della storia della salvezza. Per questo è santa. Un cavaliere dunque deve farsi portatore, araldo di quell'esperienza di salvezza di cui ha fatto esperienza. San Francesco prima della conversione voleva diventare cavaliere e conquistare così un titolo araldico. Dopo la conversione volle diventare l'araldo del gran Re, Gesù.

Un cavaliere del Santo Sepolcro servendo le pietre vive, cioè le comunità cristiane di Terra Santa, vuole manifestare con gioia e nella concretezza la bellezza di avere incontrato Gesù e di poterlo ancora "toccare", farne esperienza attraverso la Chiesa Madre di Gerusalemme.

 

Intervista a cura di François Vayne


(4 luglio 2016)

 

 

Mi trovo in difficoltà a motivo della debolezza dei miei occhi. Ma ho potuto leggere la cronaca dell'ordinazione di Mons. Pizzaballa a Bergamo. Vorrei che conoscesse la mia condivisione nella preghiera, nella rinnovata obbedienza da canonico del santo sepolcro, nella promessa di una continua, se possibile, premurosa vicinanzna al zuo ministero pastorale nella Chiesa madre di Gerusalemme, nel patriarcato latino. Riporto qui quanto è stato scritto dell'evento di sabato 10 settembre nel Duomo di Bergamo. Con gioia.

Pubblicato il 11 Set 2016

Mons.
 Pizzaballa ordinato a Bergamo: “Voglio essere il vescovo per tutti”

Mons. Pizzaballa ordinato a Bergamo: “Voglio essere il vescovo per tutti”

BERGAMO –  La Chiesa di Terra Santa e quella di Bergamo unite nella gioia e nella azione di grazie: questo sabato 10 settembre 2016, fra Pierbattista Pizzaballa, ofm, Amministratore Apostolico del Patriarcato latino, è stato ordinato vescovo nella cattedrale di Bergamo.

“Voglio essere vescovo per tutti, per quanti mi sono affidati, innanzitutto Ma anche per quanti condividono l’amore e la sollecitudine per il Medio Oriente, per ebrei e musulmani, per i più poveri, per la Chiesa intera” ha dichiarato mons. Pizzaballa in conclusione di una liturgia solenne ed emozionante. Liturgia cui hanno partecipato numerosi fedeli di Bergamo convenuti per accompagnare con le loro preghiere il nuovo Amministratore Apostolico del Patriarcato latino, nominato il 24 giugno u.s. da papa Francesco, e ordinato vescovo nella sua terra natale.

La messa presieduta dal cardinal Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese orientali, concelebrata dal Patriarca emerito mons. Fouad Twal e da mons. Francesco Beschi vescovo di Bergamo, ha raccolto attorno a mons. Pizzaballa una trentina di vescovi venuti dall’Italia, dalla Turchia, dal Bahrein, da Israele, dalla Palestina, dalla Giordania e dall’Iraq oltre ad alcuni Nunzi apostolici. Erano presenti anche tantissimi sacerdoti e religiosi, tra di loro molti francescani della Custodia di Terra Santa con l’attuale Custode fra Francesco Patton. Importante la delegazione del Patriarcato latino: mons. William Shomali, mons. Giacinto Boulos Marcuzzo, padre David Neuhaus, padre George Ayoub, padre Imad Twal e molti sacerdoti con loro. Da registrare inoltre la presenza di mons. Bacouni, arcivescovo melchita di Haifa e di mons. Moussa el-Hage a nome dell’Assemblea degli Ordinari Cattolici di Terra Santa. Importante sottolineare la partecipazione di mons. Nektorius, rappresentante della Chiesa greco-ortodossa di Gerusalemme, egli ha offerto a mons. Pizzaballa una croce pettorale come segno dell’amicizia tessuta lungo molti anni tra l’ex Custode e il Patriarca di Gerusalemme Teofilo III.

“Sufficit tibi gratia mea” – “Ti basta la mia grazia” (2Co 12). È il motto episcopale scelto da mons. Pizzaballa. Rivolgendosi all’assemblea, egli ha ripercorso brevemente le tappe fondamentali del suo cammino di fede, caratterizzato da una continua “ricerca di sobrietà e di sincerità”: la sua infanzia felice in Italia, i suoi anni di seminario, la sua partenza per la Terra Santa, terra che – ha confessato non senza umorismo- non l’aveva mai attirato e, da ultimo,  il suo compito come Custode. Ora è alla Chiesa di Terra Santa che mons. Pizzaballa “affida la sua vita”, a servizio dei fedeli e dei “suoi” sacerdoti. A questi ultimi egli si è rivolto in arabo.

“Sul mio stemma, ha detto, non ho voluto mettere che due cose: Gerusalemme e la Parola”. Mons. Pizzaballa ha poi concluso con un vibrante appello per la pace di Gerusalemme: ” Pace che non è soppressione delle differenze, annullamento delle distanze, ma nemmeno tregua o patto di non belligeranza, garantito da accordi o separazioni. Chiedo una pace che sia accoglienza cordiale e sincera dell’altro, volontà tenace di ascolto e di dialogo, strade aperte su cui la paura e il sospetto cedano il passo alla conoscenza, all’incontro e alla fiducia, dove le differenze siano opportunità di compagnia e non pretesto per il rifiuto reciproco”. Da ultimo ha promesso un impegno personale nel servizio affinché: “Sorga per tutta la Chiesa e sugli uomini di quella terra, la pace di Gerusalemme”.

La situazione complessa e dolorosa della Terra Santa, le sue speranze di pace, erano state ricordate anche dal cardinal Sandri nella sua omelia: ” Essere Vescovo per la Chiesa Latina che è in Gerusalemme, amministrandola a nome e per conto del Santo Padre (…) è compito senz’altro arduo” ha riconosciuto ” ma potrà essere vissuto pieno di gioia e di serena determinazione, perché ancorati nella Parola del Signore e non nei nostri progetti umani”. ” Tanti cuori in Terra Santa e particolarmente nel territorio del Patriarcato Latino hanno sete di giustizia e di pace: dimensioni fondamentali del vivere umano, che prima ancora che rivendicate come diritto dagli altri devono essere desiderate e operate nei rapporti dentro la Chiesa e tra le Chiese, oltre che con i credenti Ebrei e Musulmani”. ” L’unico strumento nelle nostre mani per evitare che i cristiani emigrino dal Medio Oriente, o vengano fatti uscire da progetti non chiari – ha affermato il Cardinale – è trovare sempre forme antiche e nuove per essere Chiesa in uscita, che ha a cuore la promozione di spazi di incontro e riconciliazione”.

Da Bergamo, Manuella Affejee

Foto: Andres Bergamini e Giovanni Zennaro

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Seregno 28 settembre2016
 
Penso posa servire a chi segue le vicende della chiesa madre in Gerusalemme conoscere i pensieri e i proposito del nuovo amministratore apostolico Mons. Pizzaballa  espressi nel suo discorso nel giorno del suo ingresso a Gerusalemme.

Pubblicato il 21 Set 2016 in Amministratore Apostolico, Discorsi e interviste, Slide

Discorso di mons. Pizzaballa
 per il suo ingresso a Gerusalemme – 21 settembre 2016

Discorso di mons. Pizzaballa per il suo ingresso a Gerusalemme – 21 settembre 2016

 

Carissimi fratelli e sorelle,

vi ringrazio di essere giunti qui numerosi dalle diverse parti della Terra Santa.

Saluto in particolare

Sua Eminenza il Cardinale O’ Brien,

I Responsabili delle Chiese Cattoliche,

I Responsabili delle Chiese Cristiane,

Le loro eccellenze I Consoli Generali, la Delegazione Palestinese

I Sacerdoti, I Religiosi e le Religiose

Il Seminario di Beit Jala e della Domus Galilaeae

Il Coro del Magnificat,

Tutte le Parrocchie,

Gli amici,

Ho già ribadito in diverse occasioni la mia sorpresa e gratitudine per quanto sta avvenendo a me personalmente a alla Chiesa di Gerusalemme, per questa decisione del Santo Padre.

Sufficit tibi gratia mea” (2Cor 12, 9). Ho scelto di vivere alla luce di questo passaggio biblico il nuovo servizio che mi è stato chiesto. Tutto è grazia, disse un famoso scrittore. È grazia soprattutto la quotidiana coscienza della mia debolezza e del mio limite, vera porta aperta attraverso cui fino a questo momento è passata la misericordia di Dio.

E nonostante le mie debolezze, mi stupisco di vedere come il Signore ugualmente, passa, visita, mi attraversa con la sua opera.

Ho incominciato il mio servizio nel giorno in cui la Chiesa commemorava la nascita di Giovanni il Battista e ispirandomi alla sua figura ho pensato l’inizio del mio ministero come un “Preparare la Via…. Vie aperte, spianate, libere da tutto ciò che ostacola l’incontro con Lui e tra di noi”. E aggiungevo: “vorrei che ripartisse da Gerusalemme… per noi e per tutta la Chiesa, la capacità di incontrarci e di accoglierci gli uni gli altri, costruendo strade e ponti e non muri”.

Non posso che ribadire nuovamente questa volontà. Accogliere, ascoltare, discernere e, insieme, orientare il cammino della Chiesa per i prossimi anni.

So che non sarà facile. Non sono ingenuo. Dopo la gioia della trasfigurazione, c’è la discesa dal Monte, nella vita ordinaria e quotidiana, con il suo carico di gioie certamente, ma anche di problemi, sofferenze e divisioni. E a Gerusalemme, e più in generale in Terra Santa, le divisioni non mancano. E sono dure, feriscono nella nostra vita quotidiana. Lo costatiamo continuamente: nella vita politica e sociale, con un conflitto politico che sta logorando la vita di tutti, nella dignità offesa, nella mancanza di rispetto dei diritti basilari delle persone; le vediamo anche nelle relazioni intra-religiose, tra le nostre chiese e non di rado anche all’interno delle nostre rispettive chiese. Il diavolo, che è all’origine delle divisioni, sembra avere preso casa a Gerusalemme.

Ebbene, proprio in questo contesto così difficile e che non ci permette di farsi illusioni, siamo chiamati ad essere Chiesa, cioè a dare la nostra testimonianza di unità. Qui, in questo contesto lacerato e diviso, insomma il primo annuncio da dare è l’unità, che comincia da noi, all’interno della nostra casa.

In questo contesto ringrazio il Patriarca Greco Ortodosso di Gerusalemme, per la sua partecipazione, attraverso un delegato, alla mia consacrazione episcopale e fin da ora assicuro la mia volontà di operare per la comunione e l’armonia vicendevole. Non possiamo, infatti, permetterci di dare lezioni di dialogo al mondo, se tra noi regnano le divisioni e la sfiducia!

Gerusalemme richiama alla Pasqua. Al Santo Sepolcro è sempre Pasqua. Pasqua significa passaggio: dalla morte alla vita, dal buio alla luce, dalla sfiducia dei discepoli di Emmaus, allo slancio degli apostoli a Pentecoste. Dobbiamo, vogliamo allora diventare esperti di una vita che viene dalla croce, che non si rassegna alla morte, ma la vince con l’amore.

Desidero svolgere il mio servizio di vescovo, dunque, nella luce pasquale. Di fronte ai tanti segnali di morte dentro e attorno a noi, vorrei accompagnare questa nostra chiesa a rileggere la propria storia, come Gesù ha fatto con i discepoli di Emmaus, per scoprire una Presenza che mai ci ha abbandonato e che è sorgente di vita perenne. E interrogarci se ci crediamo veramente. Se veramente pensiamo che Cristo è sorgente di forza e vita.

Non sono, infatti, le nostre strategie umane, spesso dal respiro corto, a salvare la Chiesa e le sue istituzioni. La nostra grandezza non si misura nel numero di imprese che riusciremo a realizzare e nemmeno nel grado di consenso che otterremo. Tutto questo passa presto. E forse dovremmo interrogarci se abbiamo speso troppe energie e attenzioni per ciò che invece è secondario. “Sufficit tibi gratia mea”. Prima di tutto cercare e accogliere la grazia di Dio.

Dobbiamo partire dalla coscienza della presenza di Cristo in mezzo a noi. È questa consapevolezza che deve essere all’origine delle nostre scelte e dei nostri progetti. Tutto il resto viene dopo.

Chiedo a tutti voi di aiutarmi in questo servizio.

Ai laici, alle famiglie, ai religiosi e religiose che svolgono un servizio così importante in questa nostra Chiesa, ai preti e ai vescovi e soprattutto ai giovani, che sono il nostro futuro, chiedo di sostenermi e accompagnarmi. Vi chiedo di aiutarmi con la preghiera, innanzitutto, ma anche nell’orientare insieme il cammino prossimo di questa nostra chiesa.

Desidero che le diverse anime che compongono questa nostra chiesa, unica ma pluriforme, collaborino sempre più e sempre meglio. A questo proposito, scrivevo qualche giorno fa ai sacerdoti del Patriarcato:

La chiesa di Gerusalemme, è ricca di iniziative, di istituzioni anche prestigiose (penso ai centri teologici e biblici, le università di Betlemme e di Madaba), di religiosi e religiose, di movimenti, di numerose scuole che svolgono un servizio importante e che sono un ambito pastorale determinante; abbiamo relazioni uniche e particolari con altre Chiese cristiane, per non parlare della necessità di coordinamento con le Chiese orientali cattoliche; il rapporto interreligioso con musulmani ed ebrei è nostro pane quotidiano, anche se mai semplice; l’arrivo di lavoratori stranieri e rifugiati ha portato nuove dinamiche nella nostra Chiesa, sia in Giordania che in Terra Santa; in tutti i nostri territori diventa difficile curare e seguire le famiglie, che sempre maggiormente si allontanano dalla Chiesa; la presenza di centinaia di migliaia di pellegrini da tutto il mondo ci mette poi in contatto con la Chiesa universale che a Gerusalemme, come nel giorno di Pentecoste, continua a ritrovarsi; non possiamo ignorare inoltre che ci troviamo nella Terra dove la Parola di Dio è stata scritta e si è compiuta”.

Ecco, per me essere chiesa significa sentirci tutti parte di un unico corpo e partecipi gli uni degli altri. Spero che questo sentimento sia condiviso anche da voi.

Desidero essere il vescovo di tutti e per tutti. Auspico la piena collaborazione di tutti.

Vi ringrazio di avermi accompagnato fin qui con la vostra preghiera e partecipazione. Ho vissuto momenti molto belli e intensi che mi hanno confortato e consolato. Siete stati il conforto di Dio in questi ultimi mesi.

Possa Dio sostenere il nostro cammino incontro a Lui, apra i nostri occhi sulle sofferenze di questa Terra e dei suoi abitanti e ci renda capaci di consolazione e conforto.

E su tutti voi va la mia preghiera e benedizione.