ANNO DEL SIGNORE 2016

OggiI, 8 febbraio 2016, sto tentando di riprendere a scrivere qualche mio commento  sulle vicende della Chiesa in  Terra santa. Confermo che ogni giorno ho visitato il sito del Patriarcato rimanendo quindi inserito nella sua vita. Però mi sono trovato in difficoltà a inserire in questo sito ciò che, dal mio eremo, venivo a sapere non solo a partire dalle notizie del sito.   E questo non mi pareva giusto: da Canonico del santo Sepolcro al di là della comunione con quella preziosa comunità e della preghiera condivisa, dovevo tentare di comunicare agli eventuali 'lettori' del sito (i clik su 'Gilah, non mi pare siano pochi: olre 100.000!), l'attualità della Chiesa latina in Gerusalemme.  Questo ho sempre pensato negli anni precedenti dando vita a questa 'piccola opera' anche,  confesso, se  mi costa fatica intellettuale e nel contempo  però mi regala una gradevole sensazione di vivere uno strano  ministero.

Eccomi dunque, deciso a riprendere.

Ho creato questa nuova pagina dedicata al Patriarca,Sua beatitudine Mons. Fouad Twal, proponendo e quasi commentando gli ultimi suoi interventi pastorali che ha tenuto nelle ricorrenze del Natale del Signore 2015. Ho disponibili tre documenti che in parte pubblico ma che commento modestamente cercando di condividere le fatiche pastorali del Patriarca, le sue convinzioni sulla delicata situazione socio-politica in Terra santa, del suo impegno pastorale per le sue diffuse comunità.Molte volte ho desiderato sentire vicino qualcuno nel mio ministero pastorale fondando e gestendo i primi anni della Comunità Pastorale in Lissone: "Santa Teresa Benedetta della Croce". Un desiderio che  poche volte ho sperimentato nel vissuto del mio essere prete e parroco. Ecco, vorrei far sapere a Sua Beatitudine che da lontano c'è qualcuno che Gli sta vicino, non fisicamente, ma spiritualmente mentre svolge il suo ministero. E' una relazione 'filiale', ma sincera, una relazione affettuosa nella realtà della comunione fraterna tra coloro che hanno scelto nella fedeltà al Signore di servire la sua Chiesa.

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IL MESSAGGIO DEL PATRIARCA AL MONDO. LA CONFERENZA STAMPA CON I GIORNALISTI.

Mons. Twal, il Patriarca latino, ha tenuto una conferenza stampa mercoledì 16 dicembre 2015 ai giornalisti convocati per dare 'agli amici nel mondo e ai popoli della Terra santa l'augurio per l'imminente Nate del Signore.

Dopo aver fatto memoria che nel mondo si celebra la nascita di Gesù. fonte di gioia e di speranza, Monsignore ricorda le parole del Santo Padre Francesco: “Tutto è falso, perchè il mondo continua a fare la guerra”. Questa famosa “Terza Guerra Mondiale a pezzi” di cui ci parla così spesso si svolge sotto i nostri occhi, a partire dalle nostre regioni.– Che dolore vedere, ancora una volta, la nostra amata Terra Santa presa nel circolo infernale e sanguinoso della violenza! Che dolore vedere, ancora una volta, l’odio prevalere sulla ragione e sul dialogo! La sofferenza dei popoli di questa terra è la nostra, non la possiamo ignorare. Ne abbiamo abbastanza. Siamo stanchi di questo conflitto, e di vedere la Terra Santa insanguinata.

Mi va di pensare Monsignore quando a sera si ritira e volge il suo sguardo 'interiore' su quella Terra amata, sulle sua gente, sul male che sembra schiacciare l'uomo nel turbine di una violenza senza risparmio! Un pastore vigile e sempre disponibile 'corre' là dove la sofferenza penetra nella vita delle persone, delle famiglie, addirittura di comunià. Nella sera il suo pensiero sale al Dio della Pace che tanto ha amato quella città, Gerusalemme, per chiedergli di avere 'pietà'  un 'umile fervente e sincera richiesta di misericordia, quasi a voler dire al Dio della pace 'Vieni, salvaci...perdona le nostre mancanze, donaci la speranza, sostieni il nostro impegno...." C'è angoscia nel cuore del Pastore. C'è indicibile sofferenza che si esprime in un grido di dolore: "Che dolore vedere, ancora una volta, la nostra amata Terra Santa presa nel circolo infernale e sanguinoso della violenza! Che dolore vedere, ancora una volta, l’odio prevalere sulla ragione e sul dialogo! La sofferenza dei popoli di questa terra è la nostra, non la possiamo ignorare. Ne abbiamo abbastanza. Siamo stanchi di questo conflitto, e di vedere la Terra Santa insanguinata"

 Mi va di pensare Monsignore quando a sera si ritira e volge il suo sguardo 'interiore' su quella Terra amata, sulle sua gente, sul male che sembra schiacciare l'uomo nel turbine di una violenza senza risparmio! Un pastore viile e sempre disponibile 'corre' là dove la sofferenza penetra nella vita delle persone, delle famiglie, addirittura di comunià. Nella sera il suo pensiero sale al Dio della Pace che tanto ha amato quella città, Gerusalemme, per chiedergli di avere 'pietà'  un 'umile fervente e sincera richiesta di misericordia, quasi a voler dire al Dio della pace 'Vieni, salvaci...perdona le nostre mancanze, donaci la speranza, sostieni il nostro impegno....".

Nel suo messaggio Mons Twal  ha però il coraggio di parlare  con forza e chiarezza  ai potenti non solo della sua terra ma del mondo, un coraggio che gli nasce dalla sua consapevolezza di essere ministro del Dio della pace, il coraggio di un pastore  che sa esprimenre con toni forti l'attesa di popoli per una pace che dipende da loro. Così si esprime: "Ai capi israeliani e palestinesi diciamo che è il momento di dar prova di coraggio, e di operare per una pace stabile fondata sulla giustizia. Basta rimandare, basta con le esitazioni e i falsi pretesti! Rispettate le risoluzioni internazionali, ascoltate la voce dei vostri popoli che aspirano alla pace e agite nel loro interesse. Ciascuno dei due popoli della Terra Santa, Isreaeliani e Palestinesi, ha diritto alla dignità, a uno Stato indipendente e ad una sicurezza duratura. Ammiro  e condivido il,suo appello ai potenti facendo rilevare l'assurdità della violenza che attraversa i popoli del vicino oriente: " Una ideologia mortifera, fondata sul fanatismo e l’intransigenza religiosa semina il terrore e la barbarie tra gli innocenti.....Queste terribili guerre sono alimentate dal commercio delle armi, che coinvolge numerose potenze internazionali. Siamo di fronte all’assurdo e alla doppiezza più totali: si parla da una parte di dialogo, di giustizia, di pace e si promuove, dall’altra, la vendita delle armi ai belligeranti! A questi trafficanti d’armi senza scrupoli e senza coscienza diciamo: convertitevi. La vostra responsabilità in questa tragedia è grande e voi dovrete rispondere davanti a Dio del sangue dei vostri fratelli".

Non manca di puntare il dito sulle scelte 'politiche' dei grandi della terra che cercano di far fronte alla tragedia di popoli interi: "La risposta militare e l’uso della forza non possono risolvere i problemi dell’umanità. Occorre trovare quali sono le cause e le radici di questo flagello, e affrontarle. Bisogna lottare contro la povertà e l’ingiustizia, che possono costituire un terreno favorevole al terrorismo e, contemporaneamente, occorre promuovere l’educazione alla tolleranza e all’accettazione dell’altro"

 Monsignore  fa quindi una riflessione sull'arma che la Chiesa possiede: la misericordia, quella del D io della pace per noi e ,quella nostra verso gli altri.  "Anche la Chiesa e la comunità dei credenti hanno una risposta da offrire alla situazione attuale. E’ la risposta del Giubileo della Misericordia, inaugurato l’8 dicembre da Papa Francesco. La Misericordia è il rimedio ai mali del nostro tempo. Attraverso di essa rendiamo visibile al mondo la tenerezza e la vicinanza di Dio.La misericordia non si limita alle relazioni individuali, ma riguarda anche tutti i settori della vita pubblica (politico, economico, culturale, sociale), a tutti i livelli (internazionale, regionale e locale) e in tutte le direzioni (tra Stati, popoli, etnie, religioni e confessioni religiose). Quando la misericordia diventa una componente dell’azione pubblica, allora riesce a condurre il mondo dalla sfera degli interessi egoistici a quella dei valori umani.La misericordia è atto politico per eccellenza, a condizione di considerare la politica nel suo senso più nobile, cioè la presa in carico della famiglia umana a partire dai valori etici, dei quali la misericordia è una componente fondamentale, che si oppone alla violenza, all’oppressione, all’ingiustizia e allo spirito di sopraffazione.

Monsignore termina il suo inontro con i giornalisti di tutto il mondo dopo affidato loro il suo messaggio chiedendo ancora una volta a tutti un maggior  impegno per un'eduzione vera delle giovani generazioni. E ringrazia tutti coloro che  hanno dato una mano alle scuole della presenza cristiana in Terra Santa. Anch'io ne ho conosciute alcune, quella di Gerico al 'Buon Pastore' e sempre in Gerico quella tenuta dalle suore francescane. La nostra comunità in Lissone ha fatto fin dal lontano 2000 quanto poteva per aiutare le famiglie cristiane  i cui figli frequentavano quelle scuole.

– Crediamo nel valore fondamentale dell’educazione. E qui, giustamente, come non ricordare l’aspra lotta condotta per conservare le nostre scuole cristiane in Israele? Come non ringraziare coloro che vi hanno preso parte : genitori, alunni e professori? Molti uomini politici, tra i quali il presidente israeliano Reuven Rivlin e molti membri della Knesset, si sono adoperati per questa nobile causa. Il loro coinvolgimento ci ha mostrato l’interesse sincero per l’educazione proposta da queste scuole, aperte a tutti i cittadini senza distinzione, e fondata su principi di fratellanza di dialogo e di pace.

Dopo aver presentato le iniziative per celebrare degnamente il S. Natale Mons. Twal co nclude: "Cari amici, la nascita di Cristo è segno della Misericordia del Padre, e promessa di gioia per noi tutti. Che questo messaggio illumini il nostro mondo ferito, consoli gli afflitti e gli oppressi, converta i cuori dei violenti.Santo e gioioso Natale a tutti!"

Un messaggio che permette di intuire quanta sofferenza provoca nell'anima dei pastori le sofferenze del gregge.  Un messaggio che mi richiama ancora una volta alla comunione fraterna con il presbiterio del Patriarcato latino in Gerusalemme, in particolare a Mons. Twal, il patriarca e al suo vicario per la città santa, Mons. Shomali.

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IL  NATALE DI S.B. MONS. TWAL A NATALE DEL 2015 NELLA CHIESA DI SANTA CATERINA IN BETLEMME

 Betlemme, il giorno e la notte di Natale. Ho cercato di 'pensarmi pesente quando il Patriarca, secondo le tradizioni antiche a Gerusalemme si prepara a entrare a Betlemme. Sul sito della Custodia ho letto una simpatica  cronaca di quelle ore. Vi ho trovato persone a me care, protagoniste con sua Beatitudine della celebrazione dell'evento." Nel cuore della Terra Santa l’aspetto religioso coinvolge infatti tutta una complessità di riti, di protocolli e di vita sociale e politica che non possono essere disgiunti".  Si susseguono  momenti  'interessanti, a dir poco che mostrano come la chiesa di Gerusalemme e poi quella di Betlemme vivono negli antichi riti la memoria del nascita del Signore Gesù. "La Santa Notte di Betlemme incomincia a Gerusalemme. Verso mezzogiorno i notabili della parrocchia di Gerusalemme guidati dal loro mukhtar sig. Jakob Amer si recano dal Patriarca latino per accompagnarlo a Betlemme. Il patriarca Fouad Twal li riceve insieme ai canonici, al parroco di Gerusalemme P. Feras Hejazin e ai vescovi William Shomali e Kamal Batish, che dopo i discorsi e i saluti di prammatica augureranno a tutti singolarmente il Buon Natale." Ho pensato a questo proposito: nelle  tradizioni che si rinnovano in quel giorno sono protagonisti, persone che mi sono care,  impegnate  nel loro ministero nella comunità cattolica della santa città non solo Mons.Twal, ma  anche Mons. Shomali e poi quel personaggio strarodinario di frate che è Padre Feras! La cronaca coglie un altro momento di questa 'celebrazione ......all'aperto':  "..sessanta auto formano un corteo scortato dalla polizia israeliana, raggiungono il monastero greco-ortodosso di Mar Elias, che segna il confine della parrocchia di Gerusalemme. Qui attendono i sindaci dei comuni confinanti di Bet Sahur e di Bet Jala, insieme con membri delle loro comunità e con P. Ibrahim Faltas, responsabile del protocollo con l’Autorità Nazionale Palestinese per la Custodia di Terra Santa. Questa è una delle rare occasioni in cui è consentito ad automobili con targa palestinese di recarsi in un territorio sotto il controllo israeliano. Dopo i saluti il corteo riprende, per fermarsi ancora una volta presso la Tomba di Rachele (confine originario del comune di Betlemme) dove attendono i rappresentanti delle associazioni cattoliche guidati dal parroco di Betlemme P. Marwan Di’des. Si risale in macchina e, superato l’ultimo diaframma di separazione, il lungo corteo di auto –che ormai ha raggiunto il centinaio di unità – si avvia lentamente verso la Basilica della Natività. È un grande giorno di festa per Betlemme e tutti gli abitanti si riversano nelle strade per passeggiare, incontrarsi, scambiarsi gli auguri e salutare dai marciapiedi il Patriarca e gli altri ministri che vengono a celebrare il Natale. Per la strada si incontrano anche cristiani di altre città come Gerico, Gerusalemme e Ramallah, venuti qui per vivere questa atmosfera di letizia con i parenti e gli amici di Betlemme. Per Betlemme il Natale è una manifestazione di identità collettiva, un momento di autorappresentazione sottolineato anche dal Patriarca nell’omelia della Messa della Notte: “Possiamo essere fieri perché, tra tutti i continenti e fra tutti i luoghi del mondo, Dio ha scelto proprio questa nostra terra, la Palestina, questo luogo, come patria del Salvatore”.

Chi è stato in Terra santa e ha potuto visitare Betlemme, passando il 'muro' ricorderà il percorso che ha fatto il pullman per giungere alla Basilica della Natività. Si ricorderanno il parcheggio del pulman in Betlemme dal quale si parte per raggiungere la grande piazza vicina e all'ingresso alla Basilica,.

"Finalmente il corteo arriva davanti alla Basilica della Natività, con un ritardo di novanta minuti .  In una gran calca di fotografi e giornalisti provenienti da tutto il mondo, il Patriarca viene accolto dalle autorità cittadine, tra le quali il sindaco Victor Batarse, il governatore Abdelfatah Hmayel e il capo della polizia Khaled Tamini. Quindi si procede con l’ingresso solenne in basilica. Davanti alla “Porta dell’Umiltà” si svolgono i riti introduttivi presieduti dal guardiano del convento di Santa Caterina P. Stéphane Milovitch, sotto lo sguardo attento dei rappresentanti della chiesa greco-ortodossa e di quella armena.

Sento profondamente una commozione: la Chiesa  va incontro al suo Signore  che nasce da una donna per avere una 'carne' da sacrificare perla nostra salvezza. Una commozione 'storica' perchè queste modalità  definite tra le diverse confessioni cristiane esprimono la 'voglia' di comunuione, nella stessa fede, in quella terra che ha accolto il Figlio di Dio.
"Il patriarca e il suo seguito entrano nella Basilica della Natività e fanno il loro ingresso nella Chiesa di Santa Caterina passando dal chiostro di San Girolamo. La liturgia si conclude con il saluto del parroco di Betlemme e la benedizione del Patriarca. Dopo un breve intervallo giunge l’ora della processione alla Grotta della Natività, presieduta dal guardiano P. Stéphane con l’assistenza del patriarca mons. Fouad. Sullo sfondo sonoro dei bellissimi canti latini propri di questa processione, viene incensata la stella che segna il luogo dell’incarnazione del Verbo e la mangiatoia dove fu adagiato il Bambino Gesù.

Non è ancora notte. Una cena ci può stare come si usa anche da noi pima di raggiungere la comunità che si appresta a celebrare la nascita del Salvatore. Così succede anche  Betlemme. La piccola e simpatica cronaca di quelle ore ricorda che i Frati Frances della Custodia .  "Ogni anno  invitano a Casa Nova per la cena di Natale il presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese, tanto che questo momento conviviale è diventato ormai tradizionale entrando di fatto nel protocollo degli eventi natalizi di Betlemme. In assenza del Custode di Terra Santa P. Pierbattista Pizzaballa (impegnato con le celebrazioni liturgiche a Nazaret) è stato il suo vicario P. Artemio Vitores a fare gli onori di casa. Parlando in italiano e avvalendosi della traduzione in arabo di P. Ibrahim Faltas, P. Artemio ha ricordato il significato del Natale per San Francesco e ha ringraziato il presidente Abbas per avere accettato anche quest’anno l’invito e soprattutto per la sua opera a sostegno della speranza, della pace e della libertà per la Palestina.

La notte santa ormai è vicina. "Finalmente giunge il momento più atteso, la santa messa che ripresenta in maniera reale l’incarnazione e la passione di Cristo, rinnovando il prodigio della salvezza per la misericordia di Dio. La messa è stata preceduta dal “Presepe di Greccio”, un momento di preghiera che ricorda l’invenzione del Presepe e il significato del Natale per San Francesco. Quindi la liturgia ha avuto inizio con l’Ufficio delle Letture e la messa con il canto del Gloria, il suono delle campane e lo scoprimento della tradizionale statua del Bambino di Betlemme da parte del primo sacrestano fra John Bomah. I canti sono stati eseguiti dal coro Yasmeen dell’Istituto Magnificat e dal coro della Custodia di Terra Santa diretti da Hania Soudah Sabbara con all’organo P. Armando Pierucci, che ha anche composto i canti della messa (Gloria, Sanctus e Agnus Dei) eseguiti oggi per la prima volta.  Il presidente Mahmoud Abbas è stato presente dall’inizio della messa fino alla conclusione dell’omelia del Patriarca (essendo musulmano lascia la chiesa prima dell’inizio della liturgia eucaristica insieme ai membri musulmani del suo staff; quelli cristiani sono invece rimasti). La santa messa è stata celebrata dal patriarca Fouad Twal, affiancato dai vescovi William Shomali e Kamal Batish del patriarcato Latino, il vescovo Melki della chiesa siro-cattolica, l’arcivescovo Minassian della chiesa armeno-cattolica, l’esarca armeno-cattolico Telekian e il vescovo emerito di Vigevano Claudio Baggini, insieme a decine di sacerdoti provenienti dalla Terra Santa e da tutto il mondo".

La mia tarda età e qualche acciacco mi hanno impedito di concelebrare quel'Eucaristia. In quella stessa notte ho celebrato la S. Messa in un garage dove parcheggiano le macchine di Seregno Soccorso, un gruppo di volontari che sono disponibili giorno a notte per le urgenze. Una notte con poche persone, un cinquantina. Una notte di preghiera confidente pensando a ciò che potrebe capitarmi in futuro. In comunione con la Chiesa del patriarcato latino in festa celebrando la natività là dove tutto è cominciato

"La parrocchia di Betlemme con i suoi sacerdoti ha celebrato la messa di Natale nella grotta. Alla fine della messa in Santa Caterina il Patriarca ha preso la statua del Bambin Gesù posta sotto l’altare per portarla in processione con tutti i frati e i celebranti nella grotta della Natività: qui la statua è stata posta prima sulla stella e poi nel presepio, con una toccante liturgia che per motivi di spazio è preclusa ai più, ma che sarà possibile vedere grazie alle immagini riprese dalla televisione palestinese. Nella grotta sono state poi celebrate sante messe lungo tutta la notte".

 

STRALCI DELL'OMELIA DI SUA BEATITUDINE MONS. TWAL NELLA NOTTE DI NATALE A BETLEMME.

In quella benedetta notte Sua Beatitudine ha tenuto l'omelia della quale vorrei offrire qualche stralcio utile per una meditazione personale, non solo sull'evento della nascita del Signore, ma sulla sua possibile incidenza sulle vicende che la Palestina e i popoli vicini stanno vivendo. Monsignore si sente partecipe della sofferenza del suo popolo (sta parlando presente il Presidente della Palestina) per il quale chiede  un impegno vero e costante da parte di coloro che hanno tra le loro mani la sorte di popoli interi. E qui il Patriarca correc on il pensiero segnato dal dolore alla gente che sta migrando a migliaia dai loro paesi. Questa ' memoria' fa del Natale una ragione di speranza, nonostante tutto e lascia spazio alla gioia della omunione fraterna, al di là delle diversità di razza e di religione. Il Patriarca assume su di se le vicende dolorose di tutta quella gente che fugge senza sapere dove finirà e come finirà la loro paurosa avventtuar. 

Egli apre la sua omelia così: "Anche quest’anno siamo venuti a Betlemme per rivivere con gioia e speranza la memoria della nascita del Verbo Incarnato. Colui che, a causa della Sua grandezza e del Suo potere, il mondo non può contenere, ha preso dimora nel grembo di una Vergine ed è nato in una piccola grotta. Egli è venuto a mostrarci il Volto misericordioso di Dio, raccomandandoci più volte “Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso” (Lc 6,36). Recentemente sono accaduti nel mondo intero fatti terribili. Possiamo dire con tristezza che abbiamo perso la nostra umanità e i nostri valori spirituali, e la religione è diventata un motivo per uccidere in nome di Dio, invece di invitare alla fratellanza. Quello di cui soffriamo dunque oggi è l’assenza di misericordia, come se l’evento di Cristo e il messaggio del suo Natale fossero vani"

Ecco il richiamo alla misericordia nell'anno voluto da Papa Francesco per riscoprire e vivere la misricordia. IL Patriarca usa toni forti e invita con eranza tutti a credere nel 'potere' del perdono, l'unica arma che la Chiesa possiede per cambiare il mondo!

Sua Beatitudine prosegue ricordando che proprio in questa sera di Natale il popolo cristiano è passato per la 'porta' della Natavità che sarà una delle porte della misericordia. L'omelia del Patriarca si fa più limpida nell'annunciare la misericordia: "

La misericordia deve comprendere tutti, vicini e lontani, coloro che amiamo e coloro che detestiamo. E’ facile dare prova di misericordia verso coloro che ci sono vicini per parentela religione o etnia. Ma è difficile estenderla ai poveri, agli emarginati, ai rifugiati, ai prigionieri e alle vittime della violenza e del terrorismo. Il nostro cuore è con i milioni di rifugiati sparsi nei campi e nelle baracche, in preda a un freddo pungente. E’ con coloro che fuggono dalle zone di conflitto, traversando il mare con mezzi di fortuna, e trasformandolo in un gigantesco cimitero. Nelle nostre preghiere, il nostro pensiero va alle case demolite a Gerusalemme e in Palestina, ai terreni espropriati e a coloro che sono stati colpiti da una punizione collettiva. Il nostro pensiero va alle vittime del terrorismo, dovunque siano e a qualunque popolo appartengano. Sono tutti nostri fratelli in Umanità. Che il loro grido divenga il nostro, abbattiamo insieme il muro dell’indifferenza"

Carissimo Patriarca quanto soffri, da pastore alla guida di un popolo amato, posando il tuo sguardo sulle miserie della gente, sulle stranezze pesanti e dolorose della tua Palestina sempre alla ricerca di un incontro di pace . Tu senti il canto degli angeli sulla grotta: "Pace in terra agli uomini che Dio ama!" Davvero noi tutti siamo sordi alle esigenze pià vere della nostra anima e turiamo le orecchie del cuore per non sentire la voce angelica che ci richiama alla gioia dell'amore di Dio che ci ha visitato in Gesù..... Le sono vicino,. Monsignore, tanto nella preghiera come  nella condivisione alla sua intima sofferenza.

Sua beatitudine conclude la sua omelia dicendo: L’appello alla misericordia è rivolto non solo alle persone oneste, ma anche a coloro che compiono il male, perchè si ravvedano e cambino strada. E’ un appello a tutti coloro che hanno in mano il destino dei popoli, a coloro che fanno scelte politiche portatrici di morte, perchè si pentano e facciano prevalere la dignità dell’uomo sui loro interessi materiali. E’ un appello ai fabbricanti e ai trafficanti di armi letali, che traggono la loro fortuna dalle sofferenze degli altri: fino a questo punto ci ha portato una politica cieca e ottusa! L’appello alla misericordia riguarda anche tutti coloro che sono coinvolti nella corruzione. Questo vizio ignobile è un grande peccato che grida vendetta al cospetto di Dio, perchè mina le fondamenta stesse della società. Il corrotto, con la sua avidità, opprime il debole e schiaccia i più vulnerabili. Nessuno può pensare di essere immune da questa tentazione. E, per poterla estirpare dalla vita personale e sociale, occorre molta vigilanza e vicinanza a Dio. Preghiamo per i corrotti, sperando che la loro coscienza si risvegli, e che odano questo richiamo prima che sia troppo tardi".

Quello di Mons. Twal non è un Natale qualsiasi, come tanti quando la vita sociale e i rapporti politici erano sereni. No, è un Natale di Cristo che celebrato spinge con speranza all'impegno nella certezza di una Presenza sicura che vincerà il male del mondo. E poi termina: Fratelli e sorelle, la misericordia non è un segno di debolezza, ma un’espressione dell’onnipotenza divina, che si esprime nel suo massimo grado nella misericordia e nel perdono. Non esiste contraddizione tra la misericordia di Dio e la sua giustizia, perchè Egli è giusto e misericordioso nello stesso tempo. Chiunque si rifiuti di ricorrere alla Sua misericordia, finirà per cadere sotto la sua rigorosa giustizia. Questo è ciò che permette ai popoli e agli individui vittime dell’ingiustzia di non perdere la speranza. Gesù Cristo ha detto: “Con la misura con cui misurate, sarà misurato anche a voi” (Lc 6, 38), e “Beati i misericordiosi perchè otterranno misericordia” (Mt 5, 7).

In questa notte, in cui celebriamo la nascita del Principe della Pace e della Misericordia, siamo venuti a pregare perchè si trasformi la faccia della Terra, perchè il mondo divenga un luogo accogliente e sicuro, dove regnino la pace al posto della rivalità, la misericordia al posto della vendetta e la carità al posto dell’odio.

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Omelia di mons. Twal il 1 giorno del 2016 nella concattedrale di Gerusalemme

Concludo questa rassegna delle omelie del Patriarca di Gerusalemme, Sua Beatitudine Mons. Twal, affidando a chi mi legge alcuni passaggi della bella, appassionata parola di Monsignore. E come sempre nutro un senso di disagio pensando alla mia mancata presenza alla solenne liturgia  da Caanonico. Ho cercato di seguire la celebrazione attraverso  i media, soprattutto mi sono messo in ascolto della parola del Patriarca: è il mio vescovo. Voglia il Signore ...'lasciarmelo'...per lungo tempo anche se sono venuto a sapere che il suo mandato terminerà nel prossimo ottobre quando raggiungerà oi 75 anni!

Sua Beatitudine dopo aver dato il saluto ai sacerdoti, religiosi e religiose e agli amici presenti, offre un pensiero alla nostra inquietudine quotidiana: un pensiero che nutre in noi la speranza: "Dio è con noi, e ci tiene a questa Sua Presenza! è per questo che conserviamo la speranza e la gioia anche in mezzo alle difficoltà e alle pene che viviamo. Siamo in comunione con le sofferenze di tutti gli abitanti di questa terra, Palestinesi e Israeliani, ma anche con quelle dei popoli vittime della violenza. In mezzo a tutto ciò, ci rivolgiamo alla Vergine Maria e con Lei custodiamo tutti questi avvenimenti nei nostri cuori, perchè non possiamo comprendere davvero il significato e la ragione di queste tribolazioni nel Mistero della Provvidenza e dell’Amore di Dio per la Sua creazione". Mi accorgo che sua Beatitudine  porta nel suo cuore la sofferenza di tanta gente. Ricorda allora che ci troviamo nell'anno della misericordia voluto da Papa  Francesco:.Quanta fiducia nella presenza del Signore nelle vicende che vivono soffrendo in quella terra. Il suo appassionato invito ad essere nel quotidiano, anche  in quella terra amata testimoni della misericordia verrà di certo raccolto dalla sua gente, mentre noi celebriamo l'inizio di un anno nei bagliori di fuochi  fatui, in ubriachezze, in modi di pensare al tempo che passa non del tutto onesti.

Continua il Patriarca: "All’ inizio di questo nuovo anno la situazione mondiale è disatrosa. Ma, vorrei dirvi, malgrado tutto “non lasciamoci vincere dal male, ma vinciamo il male con il bene” ( cfr. Rom 12, 21), con la generosità e con il perdono.“Il male non è una forza anonima… il male passa attraverso la libertà umana. Il male ha sempre un viso e un nome: il viso e il nome degli uomini e delle donne che l’hanno scelto liberamente e che noi conosciamo. E se andiamo a cercarne le componenti più profonde, il male è, in definitiva, una tragica rinuncia alle esigenze dell’amore. Al contrario, il bene morale nasce dall’amore, si manifesta come amore ed è orientato all’amore. Questo discorso è particolarmente chiaro per il cristiano, il quale sa che l’amore cristiano giunge, se portata alle conseguenze, fino all’amore per i nemici: « Se il tuo nemico ha fame, dagli da mangiare; se ha sete dagli da bere » (Rm 12, 20). (Cfr. Giovanni Paolo II, Giornata mondiale della Pace 2005, pf. 2) Il primo comandamento del Vangelo, in questo anno della Misericordia, ci impone di lasciarci coinvolgere sempre e in modo responsabile per far sì che la vita delle persone e dei popoli sia rispettata e promossa. Non possiamo che stigmatizzare con vigore i mali di carattere sociale e politico che affliggono il mondo. Non possiamo che condannare la vendita di armi.In questo contesto, come non pensare all’ Iraq e alla Siria, dove perdurano conflitti che hanno fatto e continuano a fare vittime innocenti? Come non evocare la minacciosa situazione della Terra di Gesù, dove non si arriva ancora, nella verità e nella giustizia, a riallacciare i fili della reciproca comprensione, troncati da un conflitto che si nutre ogni giorno di attentati e di vendette?E che dire del fenomeno tragico della violenza terroristica, che sembra spingere il mondo intero verso un futuro di paura e di angoscia? E’ vero: noi abbiamo paura, il mondo ha paura, e le bombe atomiche che accumuliamo non servono a niente!!!   Affermiamo, con lucida coscienza, che la violenza è un male inaccettabile, che non risolve mai i problemi. “« La violenza è una menzogna, poiché è contraria alla verità della nostra fede, alla verità della nostra umanità. La violenza distrugge ciò che sostiene di difendere: la dignità, la vita, la libertà degli esseri umani » È pertanto indispensabile promuovere una grande opera educativa delle coscienze” e soprattutto delle coscienze dei politici. Per l’anno nuovo, continuiamo a pregare per i capi politici, e condividiamo co tutti gli abitanti di questa terra le loro gioie e le loro pene. Domandiamo alla Vergine Maria, Madre di Dio, di sostenere la nostra speranza e la nostra pazienza. Che ella ci guidi nella meditazione e nell’accoglienza di Dio tra noi"

IIl Patriarca chiude la sua omelia ricordando 'il male' che c'è nel mondo, in particolare in quelle terre del Medio Oriente e nella  terra che amiamo chiamare 'Santa'.. Nel contempo il Patriarca rinnova la speranza in un futuro migliore che affida alla Madre di Dio, la Verginre santa che nel rito romano viene onorata e invocata come Madre di Dio proprio il primo giorno di un nuovo anno. La sua benedizione di chiusura sento che giunge anche a me, chiuso qui nel mio piccolo eremo e mi fa felice. La mia preghiera sarà quotidiana per Colui che mi ha voluto bene.

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Martedì 23 febbraio 2016.. Sua Beatitudine ha celebrato una solennità della Chiesa madre di Gerusalemme , la Messa dell'Ecce homo'. Ha tenuto un'omelia che mi ha impressionato per i sentimenti espressi celebrando il momento della passione di Gesù, davanti alla folla presentato da Pilato, l'Ecce homo, apppunto! Chiederei di leggerla attentamente per condividere la sofferenza di Gesù presentato coperto di sangue a una folla impietosa.

Messa all’Ecce Homo: omelia
 del Patriarca

Messa all’Ecce Homo: omelia del Patriarca

GERUSALEMME – Venerdì 12 febbraio, S.B. mons. Fouad Twal ha celebrato una messa per commemorare l’Incoronazione di spine nella Basilica dell’Ecce Homo presso il Convento delle Suore di Sion e della Comunità “Chemin Neuf”.

Ecce Homo, venerdì 12 febbraio 2016

Messa per commemorare l’Incoronazione di spine di Cristo

Care comunità delle Suore di Sion e del Chemin Neuf,

Cari fratelli e sorelle,

siamo riuniti in questo primo venerdì di Quaresima, come è tradizione, per commemorare l’Incoronazione di spine di nostro Signore Gesù Cristo.

La Basilica del Convento dell’Ecce Homo in cui ci troviamo, è uno dei luoghi più commoventi di Gerusalemme, perché ci parla in modo particolare, della Passione di Gesù. Dove si tocca con mano la sofferenza di Cristo Re, l’Agnello senza peccato e senza macchia, umiliato, maltrattato, picchiato e insultato. Il Nostro Dio e Signore precipita nell’abisso delle nostre sofferenze, per trasformarle, renderle feconde, tanto ingiuste, terribili ed insopportabili esse siano.

Dio si è fatto uomo, l’Innocente è colpevole. Come non vedere in questo abbassamento, in questa follia della Croce, un supremo atto di Misericordia? La Misericordia è l’identità e il nome stesso del nostro Dio e ci è data da contemplare, riscoprire e praticare con ancora più fervore, in questo anno giubilare.

«La misericordia è la chiave di volta della Chiesa» [1] e tocca a noi in modo speciale qui a Gerusalemme, noi Chiesa del Calvario dobbiamo mettere la Misericordia al centro della vita, delle azioni, della missione. Tutto deve essere basato sulla misericordia, tutto vi deve convergere, perché la Misericordia è la manifestazione tangibile dell’amore di Cristo per noi, è il nostro amore per il prossimo!

E penso soprattutto alle nostre istituzioni, le nostre case religiose e di accoglienza, le nostre scuole, le nostre varie strutture devono essere basate sulla misericordia verso tutti, altrimenti non hanno alcun scopo. È urgente che attraverso tutta la sofferenza vissuta su questa terra lacerata, siamo veri artefici di misericordia e di pace. Solo contemplando il volto deriso e la testa coronata di spine del Maestro, siamo in grado di affrontare il futuro con coraggio e speranza, nonostante le nostre sofferenze e tribolazioni [2].

La Misericordia, vissuta attraverso le opere corporali e spirituali, costituisce la nostra identità di cristiani e di persone consacrate, che vivono in Terra Santa tra ebrei, musulmani e pellegrini!

Siamo chiamati a vivere questa Quaresima, che è un tempo forte e propizio al digiuno, la preghiera e la solidarietà, nel più ampio quadro dell’Anno della Misericordia. «È misericordia che voglio e non sacrificio» (Mt 9, 13): si tratta di chiedere la grazia e diventare artigiani di misericordia tutti i giorni verso il prossimo.

Ma chi è il nostro prossimo? Sembrerebbe che non abbiamo veramente scelta, il nostro prossimo è tanto il boia quanto la vittima, l’occupante e l’occupato, il malato, il solo, chi è alla ricerca di lavoro per sfamare la sua famiglia e colui che non lo trova, colui che non ha modo di comprare ciò di cui ha bisogno.

Misericordia in questo tempo di Quaresima significa compiere atti concreti: nutrire il prossimo, comprenderlo, aiutarlo, educarlo con la parola e la preghiera. Misericordia significa riconoscere Cristo nel prossimo che non conosciamo, colui che è al nostro fianco, come colui che è lontano, perché attraverso di lui, la carne di Cristo «diventa di nuovo visibile come il corpo martoriato, flagellato, affamato, perdente» [3] e incompreso.

“Ecce Homo”. Ecco l’uomo. Questo “Ecce Homo” indica ciascuno di noi, noi stessi e il nostro prossimo; è l’uomo come egli è, in tutta la verità della sua miseria e lo splendore della sua vocazione.

“Ecce Homo”. Quest’uomo siamo tutti noi fratelli e sorelle, accordi in un unico amore, che si sentono piccoli e poveri, e che la Croce di Gesù Cristo rende grandi [4].

Cari amici, viviamo la Quaresima come un tempo di conversione e di ritorno a Dio: riconosciamoci come questo uomo che soffre e che è oggetto della misericordia infinita del Padre. Infine accettiamo di lasciarci amare da Dio! «Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia compatire le nostre infermità, essendo stato lui stesso provato in ogni cosa, a somiglianza di noi, escluso il peccato. Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, per ricevere misericordia e trovare grazia ed essere aiutati al momento opportuno (Eb 4, 15-16)».

Non esitate ad andare incontro a Cristo nel sacramento della riconciliazione e sfruttare le tre porte sante della nostra diocesi, per ricevere tutte le grazie di questo anno giubilare. Queste porte sono sante e passare attraverso di loro, è un atto di fede che incarna il nostro desiderio di conversione radicale. Stiamo uscendo da uno stato spirituale per “entrare” in un altro. La porta simboleggia la transizione, simboleggia Cristo stesso, che è la Via, la Verità e la Vita (Gv 14, 16). È la porta (Gv 10, 9): Se uno entra attraverso di Me, sarà salvato.

In questo tempo forte di Quaresima, Dio ci aspetta, lui bussa alla porta del nostro cuore e brucia per entrarvi. Come il padre del figliol prodigo, nel disperato tentativo di salvare suo figlio e ha un amore traboccante per ritrovarlo, così Dio ci aspetta in silenzio, nella preghiera personale, nel servizio ai nostri fratelli, nella visita agli ammalati e ai bisognosi, nel segreto della confessione, o in comunione.

Dio è misericordia, perché è comunione. Dio è Amore e Comunione, e dal momento che siamo fatti a sua immagine, la nostra vocazione profonda è quella di diventare degli esseri di comunione, di comunione con Dio e con i fratelli, e solo la misericordia di Dio può renderci degni di una vocazione così splendida.

La Vergine Maria ci precede in questo cammino di sofferenza e di gloria. Essa ci accompagna per tutta la Quaresima e ci fa scoprire il vero volto di Dio misericordioso.

Amen +

[1] Papa Francesco, venerdì 29 gennaio, Sessione plenaria della Congregazione per la Dottrina della fede.

[2] Misericordiae Vultus, n. 10.

[3] Misericordiae Vultus, n. 15.

[4] Gabriel Pont, Lui ha detto. Le ultime 7 parole di Cristo: Meditazioni

 

20 aprile 2016

Sul sito di Radio vaticana   la notizia del patriarca Twal a Roma per una conferenza. L'articolo mi è parso interessante soprattutto perchè il Patriarca in questa conferenza ha presentato la complessa situazione della Chiesa, dei cristiani nella terra benedetta di Palestina. Ho quindi deciso di offrirlo a chi ha ancora il coraggio di seguirmi su questo sito.

Twal, palestinesi disperati: non è vita, serve il coraggio della pace

 - RV
14/04/2016 13:23

La situazione dei cristiani in Terra Santa è stata al centro dell’incontro con il patriarca latino di Gerusalemme Fouad Twal, tenutosi stamani nella sede della Pontifica Università della Santa Croce. E’ stata l’occasione per una ricca panoramica sulla presenza delle comunità cristiane nella Terra di Gesù. Il servizio di Amedeo Lomonaco:

I cristiani, con le loro istituzioni, continuano ad essere in Terra Santa soprattutto i testimoni viventi della storia della salvezza. Impediscono e impediranno – ha affermato il patriarca latino di Gerusalemme - che i Luoghi Santi si riducano ad essere solo dei siti archeologici.

I cristiani di Terra Santa sono la memoria vivente di Gesù
I cristiani di Terra Santa – poco meno del 2% della popolazione complessiva, ovvero 450 mila persone su un totale di oltre 18 milioni degli abitanti in Giordania, Palestina ed Israele - “sentono profondamente di essere, ancor oggi, la memoria vivente della storia di Gesù”.

Il piccolo gregge tra ebrei e musulmani
I cristiani – ha spiegato il patriarca Fouad Twal – in Terra Santa sono “come un cuscinetto tra due presenze maggioritarie”, un “piccolo gregge” tra musulmani ed ebrei. Ma sono innumerevoli le difficoltà causate, in Medio Oriente, dal conflitto: “L’occupazione militare”, “la violenza reciproca”, “il fanatismo religioso crescente, sia israeliano sia musulmano”.

L’insicurezza alimenta l’esodo
Il muro di separazione, lungo oltre 700 km e alto 8 metri, isola la popolazione palestinese e limita – ha aggiunto il patriarca latino di Gerusalemme – la libertà di movimento, lo studio, il lavoro, i viaggi e le cure mediche. Il clima di insicurezza generale provoca un vero e proprio esodo di cristiani dalla Terra Santa.

L’accordo tra Santa Sede e Stato di Palestina
In base all’accordo firmato il 26 giugno 2015, la Santa Sede riconosce lo Stato di Palestina e la sua ammissione nell’Onu come membro osservatore. L’intesa, tra l’altro, garantisce  libertà di coscienza e di religione, la libertà di fondare istituzioni di carità. L’unico Paese contrario a questo accordo – ha ricordato il patriarca Fouad Twal - è stato Israele che, poco dopo la firma di questa intesa, ha avviato la costruzione di un nuovo tratto di muro nella Valle di Cremisan.

La situazione in Palestina
Nella Striscia di Gaza i cristiani di tutte le confessioni sono ormai poco più di un migliaio. Le condizioni in cui vivono sono molto difficili. C’è disoccupazione, i bambini sono numerosi, molte abitazioni sono fatiscenti. Nella Palestina, in generale, le relazioni con i musulmani “restano buone, nonostante alcuni episodi di fondamentalismo”. E’ generalmente riconosciuto che la presenza cristiana gioca “un ruolo positivo nella società araba”.

La situazione in Israele
Anche in Israele – ha osservato il patriarca latino di Gerusalemme - la Chiesa si muove su un terreno prevalentemente arabo ma si confronta anche con le sfide del mondo ebraico. Mons. Twal ha ricordato, in particolare, la situazione degli immigrati che in Israele provengono soprattutto dalle Filippine, da alcuni Paesi dell’Africa e dall’India. Pur essendo di solito cristiani, la scolarizzazione dei loro figli avviene in scuole ebraiche. Ma apprendono gli insegnamenti della sola religione ebraica, rischiando di perdere le radici cristiane.

L’educazione, la collaborazione e il dialogo nella verità - afferma il patriarca latino di Gerusalemme Fouad Twal - sono i ponti per unire le speranze della Terra Santa e abbattere i muri più alti, quelli invisibili intrisi di odio eretti nel cuore dell’uomo. Ascoltiamolo al microfono di Amedeo Lomonaco:

R. – Credo che la situazione sia talmente grave che nessun Paese da solo, nessuna Chiesa da sola, possa dare una soluzione. Dobbiamo rivolgere al mondo, a tutti i Paesi, a tutti i governi  un appello alla solidarietà, per essere coscienti che questo “modo di vivere” non è un modo, non è una vita. L’occupazione militare israeliana dura da 66 anni e questo è impensabile. Non si può vivere tutto il tempo sotto pressione! La gente è disperata: l’ultima rivolta dei bambini, l’intifada dei coltelli, è una prova di più che questi giovani non hanno più niente da perdere. Questo non è un esercito, non è un gruppo politico, non è un partito. Sono bambini! Per il fatto che non hanno nulla da fare né scuola né educazione né lavoro né dignità né libertà di movimento, 'giocano' con i coltelli. È compito dei grandi saggi avere una visione grande per tutti quanti. La situazione attuale non serve a nessuno. Credo nell’educazione, credo nelle scuole, credo nelle università, credo nella collaborazione. Quanto al dialogo, se è un dialogo di cortesia non serve a molto. Avendo ben chiare le differenze che ci sono tra noi  - e nonostante questo - siamo chiamati a vivere insieme, al rispetto e alla dignità reciproca.

D. - Serve il dialogo proprio per abbattere le differenze ma anche le barriere. In questo mese di aprile è ripresa la costruzione del muro nella zona di Cremisan …

R. - I muri visibili che vediamo sono la realizzazione di altri muri peggiori che si formano nel cuore dell’uomo. Si chiamano odio, paura, sfiducia … Prima di abbattere questi muri visibili, che è la cosa più facile, dobbiamo abbattere i muri nel cuore dell’uomo. Questo richiede educazione, fiducia, giustizia, coraggio. Ci vuole più coraggio per portare la pace che per fare la guerra! Per la guerra basta un capriccio. E' una cosa facile. Per costruire la pace ci vuole più coraggio, più resistenza, più buona volontà e, spesso, questa buona volontà manca . 

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Giovedì 2 giugno 2016

Il Patriarca Twal non cessa di far conoscere la sua preoccupazione per la situazione della sua terra, la Palestina. Il processo di pace tra Israele e i palestinesi è in stallo nell'indifferenza delle istituzioni e degli organismi internazionali. Frizioni tra le due frazioni si susseguono, le condizioni di vita dei palestinesi è drammatica e insostenibile, insediamenti israeliani continuano e i muri sorgono come funghi indifferenti ai diritti legittimi dei palestinesi. Esiste di fatto un altro 'muro' insuperabile: se non cambiano le coscienze e se continua la irritante prepotenza del più forte! Anche dopo aver fatto sapere che il suo mandato sta per finire, Mons, Twal è ancora una volta è intervenuto in un contesto particolarmente importante come ne fa testo il pezzo qui pubblicato tratto dal sito del Patriarcato. Vale la pena come sempre di leggerlo . Non è infatti un  giornalista qualunque che affronta questi sofferti temi della Terra santa oggi, ma una voce coraggiosa e ovviamente informata che si alza per chiedere rispetto e sostegno al lavoro dei 'giusti' (non solo israeliani ma anche palestinesi)   Quanto segue è...di oggi, è attuale, e racconta una situazione sociale e politica che induce a perdere purtroppo fiducia negli uomini di potere....

Il Patriarca mons. Twal a Lipsia: «Sperare contro
 ogni speranza»

Il Patriarca mons. Twal a Lipsia: «Sperare contro ogni speranza»

GERMANIA – Intervenendo alla Conferenza della 100ª Giornata del Cattolici a Lipsia, il 28 maggio 2016, il Patriarca mons. Fouad Twal è tornato sulla situazione in Terra Santa: la questione israelo-palestinese, le sue implicazioni internazionali e la missione della Chiesa nel cuore del conflitto.

Mons. Twal è stato quest’anno tra gli ospiti d’onore della 100ª Giornata del Cattolici a Lipsia, in Germania. Una giornata che viene organizzata ogni due anni dal Comitato centrale dei cattolici tedeschi, in cui i partecipanti sono invitati a intervenire a tavole rotonde, convegni, mostre, concerti e Messe, al fine di riflettere su temi religiosi, ma anche sulle attuali sfide politiche nel mondo.

Nel suo discorso, il Patriarca latino di Gerusalemme è ritornato sulla «disperazione» suscitata dall’attuale situazione in Terra Santa e sulla «situazione di stallo», in cui versa il conflitto israelo-palestinese. Molti sono coloro che hanno già «suonato il rintocco funebre della soluzione dei due Stati» a causa dell’«incompetenza palestinese», da una parte, e dall’«arroganza israeliana» d’altra, ha sottolineato mons. Twal.

Il Patriarca ha parlato di «occupazione che priva i palestinesi dei diritti umani – libertà, uguaglianza e autodeterminazione», una situazione dannosa «sia per l’occupante che per l’occupato», e che alimenta una spirale di violenza senza fine, di «resistenza» e di rappresaglie. «I leader israeliani sono riusciti ad associare l’occupazione della Palestina con la guerra contro il terrorismo» ha anche aggiunto il Patriarca, il quale tuttavia ha notato come esistano nella società israeliana «alcuni scrittori coraggiosi che amano abbastanza il loro paese tanto da criticarne le misure e le azioni governative o poliziesche ingiuste».

Ostacolo principale nel conflitto resta la colonizzazione: «In Cisgiordania, è vietato ai palestinesi nel 60% dei casi di sviluppare una fattoria, di costruire un impianto o addirittura di lavorare la propria terra a causa dell’espansione di colonie», ha detto il Patriarca esprimendo rammarico per l’immobilismo della comunità internazionale difronte alla continua ed illegale costruzione di colonie.

Di fronte a questa situazione di immobilità, «l’Europa ha un ruolo decisivo da svolgere – ha detto mons. Twal – come quello, fra l’altro, di far rispettare il diritto internazionale, senza timori o favoritismi».

Nell’anno della Misericordia – ribadisce il Patriarca nell’ultima parte del suo intervento – i cristiani di Terra Santa sono chiamati a «continuare a sperare contro ogni speranza». Le due parti, israeliana e palestinese, devono «cominciare a muoversi verso la verità e la riconciliazione, in un processo di perdono reciproco, riconoscendo la legittimità dell’altro». Il Patriarca ha sollevato l’importanza centrale dell’istruzione nella costruzione di una nuova società: «Da entrambe le parti vanno modificati i programmi e i manuali scolastici, verso un orientamento che si preoccupi di formare all’accoglienza reciproca». Una società in cui «le Chiese della Terra Santa devono contribuire con le loro numerose istituzioni, scuole, ospedali, università, a creare una nuova mentalità e una nuova generazione di leader».

«Gerusalemme deve essere una città di preghiera e di riconciliazione (…) in cui tutti ebrei, cristiani e musulmani dovrebbero godere della libertà di visitare i rispettivi luoghi santi» ha ancora osservato il vescovo di Gerusalemme, prima di concludere: «Richiede più coraggio fare la pace che fare la guerra. Gesù dice: Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore (Gv 14, 27). Con queste parole, possiamo continuare a sperare».

Myriam Ambroselli

 

Natale a Betlemme 2016

Natale a Betlemme 2016