Roma, 18 maggio 2015

Padre Feras con Don Pino

Roma 18 maggio 2015

Il patriarca Mons Twal presiede la solenne liturgia di ringraziamento a S. Maria Maggiore

Roma, 18maggio 2015

I palesinesi a Santa Maria Maggiore per la Messa di rngraziamento.

Domenica 17 maggio 2015

Quel giorno c'ero anch'io, ultimo ad uscire dalla Basilica dopo un'attesa penosa e ansiosa

Roma 17 maggio 2015

Il Santo Padre tra la folla...

L'Omelia del Papa

 

INTRODUZIONE PERSONALE

C'è un appuntamento al quale personalmente non posso e non voglio mancare, condividendo la gioia della Chiesa madre di Gerusalemme. Sarà il 17 magGio prossimo quando a Romas saranno canonizzate le due religiose arabe delle quali  racconto la vita 'personale e spirituale' nelle testimonianza raccolte nel web. Il patriarca Mons.  Twal ha scritto una bellissima lettera ai suoi fedeli  sulle due religiose,. La sua parola si può trovare in questo sito alla pagina 'Il patriarca 10'. 

 All'appuntamento non mancherò. Non so se potrò concelebrare.  So però che vivrò un evento della Chiesa cattolica come è la canonizzazione delle due religiose.  Amo pensare che confuso tra la folla quel giorno andrò col pensiero là dove hanno vissuto la loro santa esperienza queste sorelle: sono testimoni della fede della Chiesa madre e come tale le sento come icone di un modo di sentire e vivere la fede nel Signore Risorto. In quel giorno forse potrò porgere il mio affettuoso e grato saluto al Patriarca che mi vuole bene e al suo Vescovo vicario di Gerusalemme, Mons. Shomali. Soprattutto cercherò di immergermi nel mistero della santità ben sapendo quanto sia lontano da essa nel mio vissuto di 'prete in pensione'. Di certo chiederò alle due sorelle - sante della Chiesa Cattolica - di aiutarmi nel cammino verso l'incontro, quello che si ha quando si apre il 'portone' (così scrive Edith Stein') I santi ci sono proposti perchè possiamo credere di essere chiamati pure noi per l'immenso amore di Dio alla santità, non quella degli altari, ma quella che si vive nella quotidianità.

Ci sarò a Roma quel giorno e non da solo. Con me amici carissimi e amici della Terra Santa. E sarà una giornata di fede e di ringraziamento. La mia gioia vorrei poterla esprimere a Sua beatitudine Mons Twal. Con il suo entusiasmo ci sospinge a credere nella chiamata di Dio alla santità della vita. Credo che alla TV 'sat2000' (canale 28)la liturgia di quel giorno verrà trasmessa. Chi ama la Terra santa, soprattutto la Chiesa catolica che lì vive fin dai primi momenti della nostra storia non potrà mancare di parteciparvi spoiritualmente

 

Beata Maria Alfonsina Danil Ghattas Fondatrice

Gerusalemme, 4 ottobre 1843 - Ain Karem, 25 marzo 1927

Fondatrice della Congregazione delle Suore del Santissimo Rosario di Gerusalemme. Il 15 dicembre 1994 papa Giovanni Paolo II ha autorizzato la Congregazione per le Cause dei Santi a promulgare il decreto riguardante le virtù eroiche di Maria Alfonsina, riconoscendole il titolo di Venerabile. È stata proclamata beata il 22 novembre 2009 nel corso di una cerimonia celebrata nel piazzale della basilica dell'Annunciazione a Nazareth e presieduta dall'arcivescovo Angelo Amato, pro-prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, in rappresentanza di papa Benedetto XVI. In data 6 dicembre 2014 papa Francesco ha riconosciuto il miracolo che la porterà presto alla canonizzazione.

 

25 marzo

 

Appena eletto, il patriarca mons. Giuseppe Valerga (il primo vescovo latino a Gerusalemme dopo il ristabilimento del patriarcato nel 1847), pensò di creare il seminario e le scuole parrocchiali. Secondo il costume del tempo, bisognava pensare ad avere personale femminile per l'educazione delle bambine, perciò si rivolse ad istituti missionari d'Europa. Il primo a rispondere fu quello delle Suore di San Giuseppe dell'Apparizione, fondato in Francia nel 1832 ed arrivato a Gerusalemme nel 1848. Cominciarono ad entrare nell'istituto delle vocazioni locali. Quando si presentò la  diciassettenne Sultaneh (Regina), figlia di Danil Ghattàs, il patriarca pose la condizione che per la sua formazione non andasse all'estero. Le autorità competenti ottennero i debiti permessi. Con la vestizione religiosa sul santo Calvario, la giovane ricevette il nome di suor Maria Alfonsina. Ricevette la formazione di novizia «fuori dei quadri», rimanendo in patria. Sempre sul santo Calvario emise i voti.
Nata nel 1843 a Gerusalemme, Maria Alfonsina Danil Ghattas fu assegnata a insegnare religione. Le giovani allieve si affezionarono alla suora, quasi loro coetanea, e questa pensò di riunirle come Confraternita dell'Immacolata Concezione. In seguito suggerì al parroco di organizzare in associazione anche le mamme cristiane, di cui si offriva come assistente. Queste associazioni esistono ancora oggi  a Gerusalemme.
La giovane suora si faceva notare per lo zelo nella scuola e nelle associazioni, tuttavia restava umile e cercava in ogni modo di scomparire. Ma aveva dei doni davvero «speciali». Conosciamo i fenomeni soprannaturali della sua vita interiore per la volontà del suo direttore spirituale, il sacerdote don Joseph Tannùs, che l'8 novembre 1879 le ordinò di scrivere un diario. Questo documento rimase sconosciuto a tutti, fin quando, in punto di morte, suor Alfonsina ne consegnò i quaderni alla sorella, madre Giovanna.
La Santa Vergine appare a suor Alfonsina la prima volta il 6 gennaio 1874, festa dell'Epifania. Sta recitando il rosario nell'oratorio delle suore, quando le si presenta la Vergine in piedi, in una nube luminosa, con le mani aperte. Sul petto una croce, da cui pende un rosario aperto a cerchio, che le tocca le mani aperte e scende fin quasi ai piedi. Il capo della Vergine è attorniato da quindici stelle; sotto i suoi piedi due nubi, su ciascuna delle quali brillano due serie di sette stelle. Il 31 maggio del medesimo anno, nello stesso oratorio e sempre durante la preghiera del rosario, la suora ha una seconda visione della Vergine. In quell'occasione ha per la prima volta l'ispirazione interiore che la porta alla fondazione delle Suore del Rosario.
Una serie di visioni nell'anno successivo la rendono sempre più cosciente di quanto la Vergine le sta chiedendo: fondare una nuova congregazione intitolata al Santo Rosario.
Si reca perciò dal patriarca, che l'ascolta benevolmente e come direttore spirituale le consiglia don Antonio Belloni. Il missionario italiano nel 1874 aveva fondato a Betlemme un istituto per l'assistenza degli orfani (oggi Opera salesiana) ed era popolarmente chiamato «il padre degli orfani».
Nel giorno del rosario dell'anno 1877, dopo la comunione, suor Maria Alfonsina ha una nuova visione: «Ho visto un convento disposto a forma di cerchio come una corona. Nostra Signora del Rosario era ritta sulla terrazza, al di sopra dell'entrata. Nel perimetro del convento si aprivano quindici finestre e ogni vano di essa inquadrava una suora del Rosario. Ogni suora recava scritto al di sopra del capo il suo nome e il nome del mistero [del rosario] che le era stato dato in sorte. Si aveva così: Maria dell'Annunciazione, Maria della Visitazione, Maria della Natività, ecc. Quanto a me, mi vidi alla decima finestra, sotto il nome di Maria della Croce». Il nome era appropriato. Sul Calvario aveva fatto la vestizione ed emesso i voti sul Calvario e la via iniziata realizzava un vero Calvario.
Far nascere una nuova congregazione non era certo facile. Prima di tutto bisognava abbandonare la famiglia religiosa d'appartenenza. Dopo vent'anni di attività e con risultati apostolici unanimemente riconosciuti, non era prevedibile che le superiore, completamente all'oscuro della sua esperienza mistica, acconsentissero a una simile richiesta.
Un incontro decisivo è quello con padre Joseph Tannus, che diventa suo direttore spirituale e si interessa in prima persona alla fondazione delle Suore del Rosario. Il sacerdote conosce da tempo lo zelo della religiosa, ma vuole essere sicuro del carattere soprannaturale delle visioni. Una volta convintosi dell'autenticità, chiede alla suora di redigere la narrazione completa delle richieste della Santa Vergine riguardanti la congregazione e le domanda di stendere un progetto di Costituzioni. È l'8 novembre 1879.
Cinque sono le ragazze disponibili per l'impresa. Don Tannus trova una modesta casa di cinque locali sulla via tra il patriarcato e la parrocchia di San Salvatore. L'affitta per la somma di 660 franchi annuali. La piccola famiglia dei «cinque misteri gaudiosi» si sarebbe riunita in quel piccolo convento il 24 luglio 1880 alle tre del pomeriggio. Ognuna delle ragazze ne avrebbe parlato in famiglia quindici giorni prima, cioè il sabato 10 luglio. Quel mattino il sacerdote le riunisce sul Calvario all'altare dell'Addolorata e dopo la Messa ciascuna torna a casa. Tutte le famiglie frappongono delle difficoltà, ma alla fine lasciano che le giovani seguano il loro ideale. Sabato 24 luglio la piccola famiglia religiosa si riunisce e fa il suo ingresso nel convento provvisorio. Povera è la casa, tipico dei poveri il primo pasto formato di pane e zatar (timo in polvere).
Il patriarca Vincenzo Bracco, che segue ogni progresso con occhio di padre, acquista per loro una dimora vicino alla sede del patriarcato. Il 7 marzo 1884 le novizie ammesse alla professione emettono i voti, consacrandosi a Dio e alla Madonna. Hanno iniziato in dieci, ma per il regime severo del noviziato una di loro deve rinunciare. Così il fondamento della congregazione, voluta dalla Santa Vergine, è posto con nove suore.
Con l'istituzione delle parrocchie, il patriarcato aveva iniziato anche la costruzione delle scuole, che servivano solo i maschietti. Per le fanciulle i parroci non aspettavano che la venuta delle suore, premendo su don Tannus per affrettarne l'invio. Dopo la professione, in pochi giorni viene steso il programma. Quattro sono le località privilegiate, dove vengono mandate a coppia otto suore, Nablus, Zababdeh, Bir Zeit e Giaffa di Galilea. È l'inizio della diffusione della congregazione in molte parti del Medio Oriente, ma anche di una lunga serie di difficoltà e incomprensioni che hanno segnato i primi anni di questa nuova famiglia religiosa.
Dopo una vita di preghiera, il 25 marzo 1927, men­ tre recita i quindici misteri del rosario, pronunciando distintamente le parole «Prega per noi adesso e nell'ora della nostra morte», maria Alfonsina rende l'anima a Dio. Viene sepolta a Gerusalemme, nella cripta di quella che nel 1937 divenne la chiesa del Rosario. Dopo la sua morte, seguendo le istruzioni della sorella, madre Giovanna recupera i due quaderni che compongono il diario; uno è ben sigillato con cera rossa e contiene i racconti delle apparizioni. Consegna gli scritti  al patriarca Luigi Barlassina, che non conoscendo l'arabo se li fa tradurre e poi li mette nelle mani della superiora generale.
Solo allora si svela il segreto di Madre Maria Alfonsina: era stata la Santa Vergine a volere Congregazione del Rosario per la promozione della donna nella sua sempre amata patria terrena.

 

 

BEATA MARIA DI GESÙ CROCIFISSO
(MARIAM BAOUARDY)

(1846-1878)

Memoria facoltativa,  25 agosto


B. M. Bouardy q5Beata Mariam Baouardy

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nata ad Abellyn (Cheffa-Amar, Galilea), tra Nazareth e Haifa, il 5 gennaio 1846, rimase orfana a tre anni e dallo zio fu portata ad Alessandria di Egitto, dove fece la prima Comunione, e aspirando alla verginità, nonostante persecuzioni e maltrattamenti, si separò dal giovane cui dodicenne era stata fidanzata.
Un musulmano, in un momento di furore religioso, poiché essa rifiutava di farsi maomettana, con una scimitarra la ferì gravemente alla gola: credutala morta, l'avvolse in un grande velo e la portò poi fuori città. Guarita prodigiosamente dalla Madonna, apparsale in sogno, andò a servizio prima ad Alessandria, poi a Gerusalemme, a Beirut, a Marsiglia. Qui nel maggio del 1865 entrò tra le suore di S. Giuseppe dell'Apparizione venendone dimessa poi ancora postulante, nel 1867, a causa dei fatti straordinari della sua vita spirituale, per i quali era giudicata più idonea alla vita contemplativa che a quella attiva. Già infatti erano cominciati quei fatti straordinari di cui la sua vita sarà piena: il 29 marzo 1867 per la prima volta aveva avuto le stimmate.
Entrata nel Carmelo di Pau con suor Veronica della Passione, già sua maestra a S. Giuseppe dell'Apparizione, prese l'abito come conversa il 27 luglio 1867.
Il 21 agosto 1870, partì per Mangalore (India), dove il vicario apostolico Efrem M. Garrelon, voleva il primo monastero di clausura indiano. Qui il 21 novembre 1871 emise la professione e lo stesso vicario apostolico divenne suo direttore spirituale.
In seguito ad alcune straordinarie manifestazioni di misticismo che sfuggivano ad ogni spiegazione, lo stesso Garrelon la giudicò mossa dallo spirito delle tenebre, per cui suor Maria nel settembre 1872 fu obbligata a tornare a Pau. Spinta da segni soprannaturali a fondare un Carmelo a Betlemme, lavorò per realizzare il suo sogno, finché nell'agosto 1875 poté veramente partire per la Palestina. Il monastero fu inaugurato il 24 settembre in sede provvisoria e il 21 novembre del 1876 la comunità entrava nel monastero definitivo, costruito dietro le indicazioni e sotto la direzione di suor Maria, che già pensava alla fondazione di un nuovo Carmelo anche a Nazareth. La sua idea si sarebbe concretizzata soltanto nel 1910, diversi anni dopo la sua morte (26 agosto 1878).

mariam-fundadorasIl Carmelo di Betlemme

spirituale di suor Maria di Gesù Crocifisso, ricca di fatti straordinari, rifulge di particolare semplicità. Umile e illetterata, sapeva dare consigli e spiegazioni teologiche d'una chiarezza cristallina, frutto della comunione orante ininterrotta col Signore, della sua fede e soprattutto dell'amore che la consumava. Frequentissime le estasi, le profezie, i rapimenti; continuo l'esercizio delle virtù più salde e comprovanti, quali l'umiltà e l'obbedienza.

Per un lungo periodo partecipò alle sofferenze della Passione; dal 1867, specialmente in Quaresima, apparivano sul suo corpo le stimmate; solo nel 1876, dopo averne scongiurato il Signore, ottenne che i segni esteriori scomparissero, restando solo la dolorosa partecipazione ai dolori del Signore. Morì a Betlemme il 26 agosto 1878 a causa di una brutta caduta che le procurò una gangrena. 
La causa di beatificazione ebbe inizio nel 1919 col processo informativo rimesso alla S. Sede nel 1922. Il 13 novembre 1983 è stata beatificata da San Giovanni Paolo II.

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Scritto il 8 mag 2015

La Beata Madre Maria Alfonsina Daniel Ghattas: la sua vita e i suoi miracoli

 

La Beata Madre Maria Alfonsina Daniel Ghattas: la sua vita e i suoi miracoli

GERUSALEMME – Maggio 2015. La Chiesa si prepara a celebrare a breve la canonizzazione di Madre Maria-Alfonsina Ghattas e di Suor Maria di Gesù (Mariam Baouardi). Così Ella riconosce la autenticità della loro esperienza spirituale indicandole come modello e come sostegno per i fedeli. In qual modo la Chiesa riconosce la santità dei suoi figli? Ci sono due”prove” che dimostrano la santità di queste due religiose: innanzitutto la loro stessa vita (vita cristiana virtuosa) e poi le grazie particolari che Dio ha concesso a persone viventi, per intercessione di queste due figlie della Terra Santa. La Chiesa chiama “miracoli”queste grazie particolari, si tratta di casi di guarigione non spiegabili scientificamente. Articolo circa la vita e i miracoli di Madre Maria-Alfonsina. Un prossimo articolo sarà dedicato a Mariam di Gesù Crocifisso.

 

Prima prova della santità di Madre Maria-Alfonsina Ghattas: la sua umiltà e la sua adesione a una vita evangelica.

È la prima tappa nel processo di canonizzazione. La Chiesa procede a una indagine sulla vita del candidato, per sapere se ha vissuto in modo eroico le virtù e i comandamenti del Signore così come ci sono consegnati dal Vangelo. Si esamina dunque la sua vita e si interrogano coloro che l’hanno conosciuto.

Madre Maria-Alfonsina è nata a Gerusalemme, il 4 ottobre 1843, in una famiglia cristiana molto devota. Suo padre si chiamava Daniel e sua madre Catherine. La famiglia Ghattas è originaria di Betlemme, ma diversi suoi membri avevano lasciato Betlemme per vivere in altre località della Palestina: Beit Jala, Beit Sahour e, appunto, Gerusalemme. Non si sa quando abbia avuto luogo questa dispersione.

È dunque a Gerusalemme che Maria-Alfonsina ha abitato con la sua famiglia. La mamma partecipava alla messa tutti i giorni. Suo padre, volentieri, tutte le sere, accoglieva in casa propria, amici e vicini per il Rosario davanti a una statua della Vergine Maria. Questa era una consuetudine diffusa presso molte famiglie cristiane di Gerusalemme.

Alla sua nascita, Maria-Alfonsina ricevette il nome di “Sultana” (in arabo: Regina) un nome collegato alla Vergine Regina. In occasione del battesimo, i suoi genitori hanno aggiunto a questo il nome di Maria.  Dopo anni di indomita opposizione da parte del padre, Sultana a 17 anni, ricevette nella sera del 30 giugno 1860 l’abito delle suore di san Giuseppe della Apparizione, sul Golgota, a Gerusalemme. Ricevette quel giorno stesso anche il nome religioso di Maria-Alfonsina che conserverà per tutta la vita.

Suor Maria-Alfonsina era ardente per la missione, per la azione apostolica, pur conservando una personalità calma, raccolta, posata e dignitosa. Ella era caratterizzata da una umiltà incredibile, evitava ogni occasione di apparire, preferiva il lavoro silenzioso, per piacere a Dio solo e non agli uomini.

A Betlemme ricevette le prime apparizioni della Santa Vergine che le comunicò dei messaggi importanti circa la fondazione di una congregazione locale, il cui nome sarebbe stato di Suore del Rosario, riservata a donne arabe. Queste apparizioni sono durate quattro anni, durante queste apparizioni la Vergine ha indicato alla veggente il sacerdote del Patriarcato latino, don Yousef Tannous, che diverrà in seguito il suo direttore spirituale e il fondatore visibile della congregazione, poiché l’umile serva di Dio preferiva rimanere nel nascondimento.

Dopo molte complicazioni, difficoltà e sofferenze, suor Maria-Alfonsina ottenne il permesso della Santa Sede per lasciare la congregazione delle Suore di san Giuseppe della Apparizione e unirsi, finalmente, alla nuova congregazione, nel 1880. Ricevette l’abito di Nostra Signora del Rosario nel 1883.

La Santa ebbe la cura di tenere nascosto il mistero delle apparizioni che aveva ricevuto. Nessuno ne conosceva l’esistenza eccetto il suo padre spirituale. Ella ha preferito il silenzio per tutta la sua vita di abnegazione. In tal modo il segreto è rimasto nascosto per ben 53 anni. È grazie alla saggezza del padre spirituale, don Tannous, che le aveva chiesto di scrivere ciò che aveva visto e udito nel corso delle apparizioni che le suore, dopo la morte di suor Maria-Alfonsina, hanno potuto conoscere la verità sulla fondazione della Congregazione.

Da un lato, gli ordini dati dalla Santa Vergine all’umile religiosa palestinese furono fermi e senza tentennamenti. D’altro canto, sembrava difficile alla suora voltare le spalle alla congregazione di San Giuseppe che ella amava e nella quale aveva vissuto di tutto cuore. Ma la sua fedeltà alla Vergine fu più grande di tutte le difficoltà e paure. Nulla poteva separarla dal suo amore: né la morte, né l’eventualità di essere accusata di tradimento. Poiché “l’Amore è più forte della morte”. Prese una decisione: “mi sono risoluta, per amore di Maria e per la sua venerazione, di obbedire alla sua voce e di sacrificare la mia vita nella Congregazione del Rosario, mettendo la mia fiducia nell’aiuto che mi darà mia Madre e credendo che Ella camminerà sempre con me sostenendomi”.

Come Religiosa del Rosario, suor Maria-Alfonsina, servì in numerose “missioni” (si chiamavano così le parrocchie del Patriarcato latino in fase di fondazione): Jaffa di Nazareth (dove, in modo miracoloso, con la corona del Rosario, salvò una bambina caduta in un pozzo ancora visibile oggi); Beit-Sahour, Salt, Nablus, Gerusalemme, Zababde, Betlemme e Ain Karim dove morì nel 1927.

Qualche giorno prima della sua morte, presentendo l’incontro col suo Amato e con la Sua Santa Madre, profittando di un incontro privato con la sua sorella di sangue e di vita religiosa, Madre Anna, le disse: “Dopo la mia morte, va dove ti indico, troverai dei quaderni scritti di mia mano. Prendili e dalli al Patriarca Barlassina”. Madre Anna trovò i due quaderni che contenevano i racconti delle apparizioni, sigillati con ceralacca. Li prese e li presentò a mons. Marcus, chiedendogli di informarne il Patriarca. Compì così, scrupolosamente, la volontà della sorella defunta.

Poiché non conosceva l’arabo, il Patriarca chiese a Madre Augustina di tradurgli queste pagine, ordinò poi di restituire i due manoscritti alla Madre Generale. Fu allora che tutta la verità sulla fondazione della Congregazione fu svelata alle suore, che furono colmate di stupore di fronte all’eroica umiltà della loro fondatrice sconosciuta.

Seconda prova di santità di Madre Maria-Alfonsina Ghattas: due miracoli compiuti dopo la sua morte.

Nella Chiesa cattolica, le autorità competenti esigono che ogni candidato alla beatificazione e, successivamente, alla canonizzazione, compia due miracoli dopo la morte. Per intercessione di Madre Maria-Alfonsina, due miracoli hanno effettivamente avuto luogo, uno per la beatificazione e uno per la canonizzazione.

  1. Il miracolo che ha preceduto la beatificazione nel 2009.

La storia comincia quando due religiose hanno vistato la famiglia di Nathalie Zananireh, una studentessa della loro scuola a Beit Hanina (periferia nord di Gerusalemme) per recitare il rosario, nel maggio 2003. Dopo la preghiera le religiose hanno lasciato alla famiglia un libro sulla vita della loro fondatrice, la serva di Dio madre Maria-Alfonsina.

 

La mamma di Nathalie ha letto il libro nei quattro giorni seguenti avvertendo in se stessa qualcosa di straordinario, soprattutto alla lettura dei miracoli successi durante la vita di Madre Maria-Alfonsina e delle apparizioni della Santa Vergine.

Nella stessa settimana, il 30 amggio 2003, la mamma di Nathalie era in casa a lavorare e riflettere sulle cose lette, quando improvvisamente ha avvertito una paura strana, come fosse imminente un disastro. Spesso ella era fuori casa per lavoro fino a tardi la sera, era giornalista. Ha dunque chiesto alla Vergine Maria di proteggere i suoi figli, soprattutto nelle ore della sua assenza, chiedendole di fare come faceva con Madre Maria-Alfonsina.

Un pomeriggio, con molta esitazione, la signora Zananireh decise di uscire per il lavoro. Mentre era al lavoro suo marito le telefonò per chiedere se Nathalie fosse vaccinata contro il tetano, si era infatti ferita in modo non grave. La mamma preoccupata telefona dopo mezz’ora, le risponde il figlio. “Dov’è tuo papà?”. Le risponde il figlio: “E’ andato a pulire la casa per quel che è successo…”.

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Quel giorno, i vicini festeggiavano in giardino il compleanno della loro figlia, Nathalie era invitata. Dopo aver cantato, dice Nathalie: “sento che la terra si apre sotto i nostri piedi”. Tutti si presero gioco di lei cominciando a saltare sul suolo. Improvvisamente, la terra si aprì sotto i loro piedi rivelando una fossa profonda quattro metri e larga cinque. Undici ragazze caddero nella buca subito riempita dagli scarichi della fogna. Nathalie fu una delle ultime due a essere salvata, dopo essere rimasta tra i 5 e i 7 minuti dentro il liquame! “Credo fermamente che si è trattato di un miracolo!” disse la mamma al suo arrivo a casa, dopo aver visto il luogo dell’incidente e la fossa.

Raccontò poi alla sua famiglia ciò che alla mattina aveva chiesto alla Vergine per intercessione di Maria-Alfonsina. Collegava questo miracolo con quello fatto dalla santa a Jaffa di Nazareth, quando aveva salvato una bimbetta caduta in un pozzo. Proprio come aveva chiesto: che la Vergine facesse come faceva con suor Maria-Alfonsina.

  1. Il miracolo che ha preceduto la canonizzazione nel 2015

Il secondo miracolo ha avuto luogo a Cana, due giorni prima della beatificazione di Madre Maria-Alfonsina, nel 2009. Questo miracolo è successo a un cristiano di Galilea, il signor Emile Elias, nato il 27 maggio 1977. Elias è un ingegnere che lavora nella redazione delle carte stradali. Un giorno, in cantiere, volendo spostare uno strumento di lavoro che a sua insaputa era connesso con la corrente elettrica, fu colpito da una forza fra 30 e 40 mila Volt. Il colpo fortissimo è mortale fece cadere a terra Emile senza vita. I medici hanno certificato che , all’arrivo all’ospedale, il suo cuore era già fermo e il suo corpo pressoché blu, segno della morte. Restò due giorni in una specie di coma.

Elias non conosceva la storia di Maria-Alfonsina, ma imparò al suo risveglio, due giorni dopo, che molti suoi amici avevano pregato per lui chiedendo l’intercessione di colei che stava per essere beatificata! Era sfuggito a una morte certa, si rese conto che la sua guarigione era stata un vero miracolo, il suo caso era davvero disperato.

Madre Maria-Alfonsina,
prega per noi!

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Santa
 Mariam di Betlemme, il “piccolo nulla” di Gesù Crocifisso

Santa Mariam di Betlemme, il “piccolo nulla” di Gesù Crocifisso

RECENSIONE – Un’opera pubblicata dalle edizioni del Carmelo, nella collana ExistenCiel, sulla nuova santa palestinese. La antologia di studi, con prefazione del Patriarca latino di Gerusalemme, Sua Beatitudine Fouad Twal, offre una introduzione alla vita e all’opera della santa monaca carmelitana di Betlemme. Qui sotto la prefazione del Patriarca.

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Prefazione

 Non possiamo che adorare i disegni della Divina Provvidenza che mai abbandona i suoi figli nella loro “valle di lacrime”. Con san Paolo crediamo che Dio è “Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione che ci consola in ogni nostra tribolazione” (2Cor 1,3-4). Egli non manca mai di modi per consolare e confermare i suoi figli nel suo amore e nel suo servizio.

Visitare la Terra Santa ha sempre rappresentato il desiderio profondo di tutti i cristiani del mondo. Qui essi camminano sui passi di Nostro Signore Gesù Cristo, vivono l’atmosfera della sua opera e del suo insegnamento e restano colpiti durevolmente dalle prove concrete del suo amore per l’umanità.

Purtroppo, il Medio Oriente in generale – e la Terra Santa in particolare che ha avuto il privilegio di accogliere il Figlio di Dio per attuare il piano divino della nostra redenzione – non ha cessato di attraversare, per non parlare che degli ultimi due secoli, uno sconvolgimento sociale e politico sempre più duro. Queste prove sono state causa di sofferenza e di dolore insopportabile per i suoi abitanti.

I nostri fedeli, che continuano a rendere presente la prima comunità cristiana di Gerusalemme, hanno dovuto lottare per sopravvivere con dignità su questa terra benedetta e si trovano spesso nel dilemma di scegliere tra la sofferenza nella sequela del loro Divin Maestro o l’emigrazione in terra straniera.

La Terra Santa ha conosciuto la guerra. La violenza, l’esilio ma tutto ciò non le ha impedito di essere un vivaio di santità; le generazioni cristiane sono sempre state assetate di esempi che le spingessero a seguire il Divin Salvatore. Ed ecco che oggi Dio si compiace di rianimarci e benedirci con la canonizzazione simultanea di due donne arabe autentiche che hanno onorato la nostra comunità cristiana del secolo scorso. Il Santo Padre Fancesco ha annunciato la sua decisione di canonizzare Suor Maria di Gesù Crocifisso, di Ibellin in Galilea, fondatrice del Carmelo di Betlemme e di Madre Alfonsina del Rosario, di Gerusalemme e fondatrice della Congregazione autoctona delle “Suore del Rosario di Gerusalemme”. La nostra lunga attesa è colma di consolazione per questo avvenimento eccezionale. Il che ci ispirerà tanto coraggio e la decisione ferma a proseguire il nostro cammino dietro il nostro Divino compatriota, Gesù Cristo.

Il Reverendo Padre Yves-Marie du Saint Sacrement ha gentilmente voluto informarci che le Edizioni del Carmelo a Tolosa pubblicano, col titolo « Mariam, le petit rien de Jésus Crucifié », una antologia di articoli già pubblicati nel 1999 per aiutarci a conoscere la spiritualità della nuova santa. Abbiamo letto il contenuto della raccolta e la raccomandiamo come adatta per introdurre il lettore nella profondità della spiritualità della santa.

Madre Maria Alfonsina ha sempre agito con silenzio e nascondimento. La piccola Carmelitana, invece e malgrado la sua scarsa cultura, è stata trascinata dallo Spirito del Signore in una attività instancabile in Francia, nelle Indie e in Palestina fino a morire a causa di un incidente nel cantiere di Betlemme. Entrambe le piccole Marie sono state introdotte alla santità dalla loro antenata “Maria di Nazareth”. Conoscere la spiritualità di queste due anime semplici aiuterà molte altre anime, anche fuori dal Carmelo o dal convento, a infiammarsi d’amore al servizio del Signore.

Col nostro ringraziamento e i nostri auguri per la spiritualità carmelitana e la nostra benedizione per i lettori.

Gerusalemme, 13 febbraio 2015.

 

Mons. Fouad Twal

Patriarca latino di Gerusalemme

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7/05/2015 

Ecco il messaggio delle prime due sante palestinesi dei tempi moderni

Mons. Fouad Twal

Intervista con il patriarca di Gerusalemme Mons. Fouad Twal su Mariam e Marie Alphonsine, che saranno canonizzate il 17 maggio

François Vayne

Lei sarà a Roma il 17 maggio per la canonizzazione di due religiose palestinesi, e ha invitato il presidente dello stato palestinese ad accompagnarla: che cosa rappresenta questo avvenimento della Chiesa universale per gli abitanti della Terra Santa in questo momento della storia? 

«La canonizzazione di due sante palestinesi è un momento spiritualmente forte per gli abitanti della Terra Santa. Nel mezzo di tutte le difficoltà che ci sono, Mariam e Marie Alphonsine sono una luce sul nostro cammino, un invito a non scoraggiarsi e a mantenere gli occhi fissi sul nostro obiettivo e sulla nostra vocazione per tutti in quanto cristiani: la santità. Se la Terra Santa oggi, talmente straziata da violenza e divisioni, talvolta ci sembra sfigurata, le nostre due sante vengono a restituirgli il suo carattere sacro. Come se Mariam e Marie Alphonsine, con il loro esempio, ci dicessero: sì, la Terra Santa può essere feconda e può dare frutti di santità. La santità è ancora possibile, anche in un contesto tra i più difficili. Mariam e Marie Alphonsine non hanno conosciuto il conflitto israelo-palestinese durante la loro vita sulla terra, ma hanno vissuto in tempi difficili e in un'estrema povertà. Mariam, non avendo ricevuto un'educazione, era anche analfabeta. Ma entrambe grazie alla loro perseveranza, la loro pazienza, la loro umiltà, hanno amato Dio e i loro fratelli con amore e sacrificio al punto di diventare sante». 

   

Qual è il grande messaggio inviato al mondo di oggi da queste due nuove sante, Mariam Bawardi e Marie Alphonsine Ghattas, alle quali lei ha recentemente dedicato una lettera pastorale?  

«È un messaggio di speranza e d'amore. Un messaggio d'incoraggiamento alla santità attraverso la via dell'umiltà, della semplicità. Mariam diceva di sé di essere "il piccolo niente" di Gesù Crocifisso, Marie Alphonsine ha vissuto anch'essa nella più grande umiltà, talvolta nella persecuzione, le Suore che vivevano con lei hanno ignorato fino alla fine che lei era la fondatrice della loro comunità, le Suore del Rosario di Gerusalemme. Il loro messaggio comune è quello di vivere alla presenza di Dio in tutto, di rimettersi a Dio per tutto, e di mantenere una fiducia totale anche nelle più grandi difficoltà. Marie Alphonsine come Mariam, ha ricevuto tutto da Dio. La Vergine le ha anche mostrato i progetti della Chiesa dedicata a Nostra Signora del Rosario a Gerusalemme. Lo Spirito Santo ha anche mostrato a Mariam dove fondare il Carmelo di Betlemme. Erano entrambe all'ascolto di Dio nei minimi dettagli nella loro vita. Allora, il loro grande messaggio direi è quello della santità accessibile a tutti, la santità come una relazione d'amore e di prossimità a Dio. E il fatto che Mariam e Marie Alphonsine siano le prime sante palestinesi dei tempi moderni, entrambe di lingua araba, è un segno di speranza per la Palestina, per tutta la Terra Santa e per tutto il Medio Oriente: la santità è sempre possibile anche in una regione così straziata. Che si alzi al loro seguito tutta una generazione di santi e di sante!» 

 

Che cosa si aspetta dall'incontro con Papa Francesco, e più ampiamente qual è il programma del pellegrinaggio previsto dalla delegazione che lei accompagnerà in questa occasione? 

«Questo incontro col Santo Padre nel contesto straordinario delle canonizzazioni sarà per noi un grande momento di gioia che verrà, ne sono sicuro, a ravvivare la speranza dei nostri cristiani del Medio Oriente e a incoraggiarli a restare fermi nella Fede mantenendo gli occhi fissi verso il cielo, soprattutto in questi momenti così difficili per i cristiani del Medio Oriente. Mariam e Marie Alphonsine sono una consolazione del Cielo. Abbiamo visto quest'anno come Papa Francesco ha sempre avuto gli occhi attenti alla nostra regione e non ha mai cessato di deplorare le atrocità inaudite perpetrate in Medio Oriente contro i cristiani e le minoranze, esprimendo la sua viva preoccupazione e moltiplicando le iniziative: incontro in Vaticano con i nunzi apostolici in Egitto, in Terra santa, in Giordania, in Iraq, in Iran, in Libano, in Siria e in Turchia dal 2 al 4 ottobre 2014: concistoro ordinario per il Medio Oriente, il 20 ottobre 2014; lettera ai Cristiani del Medio Oriente, a Natale, ecc… Marie Alphonsine e Mariam sono entrambe due ragazze dell'Oriente cristiano, e il fatto di canonizzarle oggi in questo contesto rovente è anche, credo, da parte del Papa, un invito alla preghiera, unica pratica che potrà aiutare miracolosamente la nostra regione a rialzarsi. Abbiamo oramai due nuove sante per intercedere per la Pace. Esse sono, grazie alla ricerca della loro saggezza e il loro messaggio divino, un modello di perfezione sia per i cristiani che per gli ebrei e i musulmani. Il loro nome, Marie, Mariam, comune alle nostre tre tradizioni, è anche un segno per il nostro tempo, come se potessero parlare alle tre popolazioni senza distinzione». 

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Giovedì 21 maggio 2015

PICCOLA CRONACA DI  GIORNI 'DI FEDE ' RADICATA NELLA SPERANZA, VISSUTA NELLA GIOIA.

Ho lasciato che passassero giorni prima di mettermi al computer per 'dire' ciò che ho Vissuto con gli amici più cari, Gianni, Cristiana, Mario.  Desideravo avere del tempo per capire ciò che mi era stato donato e che ho vissuto in un raccoglimento profondo interiore. Così posso ora, in sintesi, confidare i miei sentimenti e prima ancora le mie emozioni di quei giorni, in Piazza San Pietro e poi a  Santa Maria Maggiore.

Anzitutto mi sono sentito partecipe della vita della Chiesa universale che stava riconoscendo la santità di due religiose vissute in Terra Santa e palestinesi di nascita. Questo sentimento è emerso soprattutto quando il Cardinale chiedeva al Santo Padre di iscrivere nel libro dei santi della chiesa cattolica, le quattro suore. La risposta, una parola sola, di Papa Francesco  l'ho accolta come un 'grazioso dono' della Chiesa alla mia stanca vita di fede. Un rito solenne e nel contempo semplice. Una 'presa di coscienza' della presenza dello Spirito - che fa i santi - nelle vicende sovente contorte del cammino ecclesiale.

La ordinata processione dei quattro gruppi legati alla sorelle portando all'altare le quattro religuie mi è  sembrata come un cammino con le sante verso l'Eterno. Stavano lì sull'altare, le reliquie: un diacono le ha incensate quasi volesse esprimere con il profumo dell'incenso che saliva al cielo la lode al Signore per le sue 'meraviglie'.

Un altro momento della celebrazione è stata la parola del Santo Padre. Come sempre breve, incisiva, aderente alla parola di Dio del giorno con il suo invito alla testimonianza nel nostro mondo, all'annuncio del Vangelo della tenerezza e dell'amore agli uomini capaci di ferocia, oppure insofferenti della verità, del tutto indifferenti al ''venire di Dio'. C'era tanta gente in Piazza San Pietro: di certo molti  capivano che stava succedendo qualcosa di misterioso se l'intera chiesa di Cristo, nella persona del Papa, onorava quattro donne che hanno dato alla loro vita l'impronta indelebile del Vangelo, nella realtà del loro ministero  e prima ancora nella loro vicenda umana.

L'omelia del Papa merita di essere meditata. Viene pubblicata qui dopo la mia piccola cronaca.La Messa è continuata nel silenzio di una folla enorme (nel frattempo infatti la grande Piazza si era riempita). Al momento della Comunione tanti preti, concelebranti, scesi in mezzo alla gente hanno portato ilCorpo di Cristo per un reale e misterioso incontro con Colui che è amato, il S ignore <Gesù. Un accenno alla mia presenza. Problemi diversi, le mie disattenzione mi hanno costretto a mendicare un camice.L'ho potuto trovare nella Basilica di San Pietro dove i pastori, i vescovi si preparavano per la solenne liturgia. Così di corsa ho raggiunto il gruppo dei concelebranti... proprio l'ultimo a prendere posto... Affannato ma felice mi disposi iinteriormente  alla preghiera in ' 'comunione fraterna' con tanti sacerdoti di paesi diversi. Desideravo...sparire per vivere in pienezza quel momento, quando il Papa riconosceva la santità di due donne meravigliose. Mi sono sentito 'povero'...Ho pensato che potevo tendere a quella santità possibile nel tempo che mi è ancora riservato.

L'indomani, lunedì 18 maggio,  ci siamo portati a Santa Maria Maggiore dove i pellegrini di Terra santa si ritrovavano per la liturgia di ringraziamento presiEdeuta dal Patriarca Mons. Twal Una chiesa stracolma. Tanti preti di quelle terre...Si celebrava in arabo e in parte in italiano. Potevo concelebrare, ma non ho osato. Ho partecipato alla liturgia con tutti quei cristiani che portavano in Roma, al cuore della cristiAnità, la loro pena, il loro desiderio di pace. Ora in quella grande Chiesa Papale pregavano ìe loro sante perchè la pace non rimanga sempre soltanto un sogno ma nella realtà politica  finisca per essere realizzata.

In questa straordinaria esperienza di chiesa ho potuto così incontrare l'amato Patriarca Mons. Twal Fouad che mi ha abbracciato e con il quale hopotuto scambiare qualche parola, la sera stessa del nostro arrivo in Roma, presso la hiesa di Santa Sabina e poi nella sacristia prima dellaliturgia di ringraziamento. Mons. Shomali, il suo Vicario e grande nostro amico, ci aveva procurato i posti per la solenne liturgia in Piazza San Pietro. I miei amici si sono trovati così molto vicini al Santo Padre. Credo sia stato per loro un momento 'indimenticabile'. Con Monsignor Shomali poi siamo stati insieme per il pranzo di Lunedì. Una  conversazione amicale, aperta, confidenziale. Faccio presente che Mons. aveva invitato al pranzo anche un Cavaliere del Santo Sepolcro di origine olandese ma residente in Svizzera a Pontresina. Persona intelligente. Amica.

In chiusura vorrei confessare anche che la fatica  dei giorni l'ho vissuta serenamente, anche se i miei amici hanno fatto di tutto per venirmi in aiuto. Li ringrazio, affettuosamente. Senza il loro aiuto non sarei mai venuto in Roma per l'evento della canonizzazione delle sante palestinesi.

Tutto comqune è entrato a far parte del mio bagaglio spirituale personale. So, per il rapporto particolare che ho con il Patriarcato latino di Gerusalemme che mi fa essere un canonico di quella chiesa, posso contare sulle due sante che ogni giorno mi permetterò di chiedere loro di starmi vicino  in questo ultimo tratto del mio cammino umano.

Allegato si può trovare una foto (da Vaticaninsider) che  documenta un altro episodio della mattinata di lunedì 18 maggio. Il Patriarca infatti mi aveva detto che doveva subito portarsi in vaticano dove l'attendeva il Papa. Ci andava con decine di suore in un'udienza davvero 'spicciola' ma  vissuta con gioia....

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Il Santo Padre tenne questa omelia alla Messa di canonizzazione delle due sante palestinesi.

Omelia del Santo Padre

 

Gli Atti degli Apostoli ci hanno presentato la Chiesa nascente nel momento in cui elegge colui che Dio ha chiamato a prendere il posto di Giuda nel collegio degli Apostoli. Non si tratta di assumere una carica, ma un servizio. E infatti Mattia, sul quale cade la scelta, riceve una missione che Pietro definisce così: «Bisogna che […] uno divenga, insieme a noi, testimone della sua risurrezione» - della risurrezione di Cristo (At 1,21-22). Con queste parole egli riassume cosa significa far parte dei Dodici: significa essere testimone della risurrezione di Gesù. Il fatto che dica “insieme a noi” fa capire che la missione di annunciare Cristo risorto non è un compito individuale: è da vivere in modo comunitario, con il collegio apostolico e con la comunità. Gli Apostoli hanno fatto l’esperienza diretta e stupenda della Risurrezione; sono testimoni oculari di tale evento. Grazie alla loro autorevole testimonianza, in molti hanno creduto; e dalla fede nel Cristo risorto sono nate e nascono continuamente le comunità cristiane. Anche noi, oggi, fondiamo la nostra fede nel Signore risorto sulla testimonianza degli Apostoli giunta fino a noi mediante la missione della Chiesa. La nostra fede è legata saldamente alla loro testimonianza come ad una catena ininterrotta dispiegata nel corso dei secoli non solo dai successori degli Apostoli, ma da generazioni e generazioni di cristiani. A imitazione degli Apostoli, infatti, ogni discepolo di Cristo è chiamato a diventare testimone della sua risurrezione, soprattutto in quegli ambienti umani dove più forte è l’oblio di Dio e lo smarrimento dell’uomo.

Perché questo si realizzi, bisogna rimanere in Cristo risorto e nel suo amore, come ci ha ricordato la Prima Lettera di Giovanni: «Chi rimane nell’amore rimane in Dio e Dio rimane in lui» (1 Gv 4,16). Gesù lo aveva ripetuto con insistenza ai suoi discepoli: «Rimanete in me … Rimanete nel mio amore» (Gv 15,4.9). Questo è il segreto dei santi: dimorare in Cristo, uniti a Lui come i tralci alla vite, per portare molto frutto (cfr Gv 15,1-8). E questo frutto non è altro che l’amore. Questo amore risplende nella testimonianza di suor Giovanna Emilia de Villeneuve, che ha consacrato la sua vita a Dio e ai poveri, ai malati, ai carcerati, agli sfruttati, diventando per essi e per tutti segno concreto dell’amore misericordioso del Signore.

La relazione con Gesù Risorto è per così dire - l’“atmosfera” in cui vive il cristiano e nella quale trova la forza di restare fedele al Vangelo, anche in mezzo agli ostacoli e alle incomprensioni. “Rimanere nell’amore”: questo ha fatto anche suor Maria Cristina Brando. Ella fu completamente conquistata dall’amore ardente per il Signore; e dalla preghiera, dall’incontro cuore a cuore con Gesù risorto, presente nell’Eucaristia, riceveva la forza per sopportare le sofferenze e donarsi come pane spezzato a tante persone lontane da Dio e affamate di amore autentico.

Un aspetto essenziale della testimonianza da rendere al Signore risorto è l’unità tra di noi, suoi discepoli, ad immagine di quella che sussiste tra Lui e il Padre. E’ risuonata anche oggi nel Vangelo la preghiera di Gesù nella vigilia della Passione: «Siano una sola cosa, come noi» (Gv 17,11). Da questo amore eterno tra il Padre e il Figlio, che si effonde in noi per mezzo dello Spirito Santo (cfr Rm 5,5), prendono forza la nostra missione e la nostra comunione fraterna; da esso scaturisce sempre nuovamente la gioia di seguire il Signore nella via della sua povertà, della sua verginità e della sua obbedienza; e quello stesso amore chiama a coltivare la preghiera contemplativa. Lo ha sperimentato in modo eminente suor Maria Baouardy che, umile e illetterata, seppe dare consigli e spiegazioni teologiche con estrema chiarezza, frutto del dialogo continuo con lo Spirito Santo. La docilità allo Spirito Santo l’ha resa anche strumento di incontro e di comunione con il mondo musulmano. Così pure suor Maria Alfonsina Danil Ghattas ha ben compreso che cosa significa irradiare l’amore di Dio nell’apostolato, diventando testimone di mitezza e di unità. Ella ci offre un chiaro esempio di quanto sia importante renderci gli uni responsabili degli altri, di vivere l’uno al servizio dell’altro.

Rimanere in Dio e nel suo amore, per annunciare con la parola e con la vita la risurrezione di Gesù, testimoniando l’unità fra di noi e la carità verso tutti. Questo hanno fatto le quattro Sante oggi proclamate. Il loro luminoso esempio interpella anche la nostra vita cristiana: come io sono testimone di Cristo risorto? E’ una domanda che dobbiamo farci.Come rimango in Lui, come dimoro nel suo amore? Sono capace di “seminare” in famiglia, nell’ambiente di lavoro, nella mia comunità, il seme di quella unità che Lui ci ha donato partecipandola a noi dalla vita trinitaria?

Tornando oggia casa, portiamo con noi la gioia di quest’incontro con il Signore risorto; coltiviamo nel cuore l’impegno a dimorare nell’amore di Dio, rimanendo uniti a Lui e tra di noi, e seguendo le orme di queste quattro donne, modelli di santità, che la Chiesa ci invita ad imitare.

 

 

Un gruppo di religiose della Giordania ha avuto questa mattina un breve incontro con il Pontefice, dopo la canonizzazione di ieri

Il Papa, incontrando un gruppo di suore provenienti dalla Giordania che hanno partecipato ieri alla canonizzazione di  due religiose palestinesi, ha chiesto loro di pregare per la pace e contro la «persecuzione con guanti bianchi, la persecuzione del `terrorismo bianco´». Lo riferisce la Radiovaticana, che definisce l'incontro di questa mattina «un incontro breve, ma significativo all'insegna della preghiera per la pace di cui è così assetata la Terra Santa», aggiungendo che «all'indomani della canonizzazione di quattro consacrate, tra cui due suore palestinesi, il Papa ha voluto ringraziare le religiose convenute   dal Medio Oriente per l'evento».

Quindi ha affidato loro una missione: «pregare le due nuove sante per la pace nella vostra terra, perché finisca questa guerra interminabile e ci sia la pace fra i popoli. E pregare per i cristiani perseguitati, cacciati via dalle case, dalla terra e anche della “persecuzione con guanti bianchi”, la persecuzione e il “terrorismo bianco”, anche il “terrorismo in guanti bianchi”. È nascosta, ma si fa!».

Il Pontefice ha anche recitato una Ave Maria insieme alle religiose. Subito prima, il Papa ha scherzato con le suore: «Io sono molto contento - ha detto - di questo pellegrinaggio delle suore per la canonizzazione delle nuove sante. Il presidente dello Stato di Palestina mi ha detto che era partito dalla Giordania un aereo pieno di suore! Povero pilota... Grazie tante!».

Papa Francesco, che questa mattina si riunisce con i capidicastero per discutere la preparazione del giubileo, ha incontrato le religiose durante l'intervallo della riunione con i capidicastero, alle 11, nella Sala Clementina. Alle 16,30 invece papa Bergoglio aprirà la 68.ma assemblea generale della Conferenza episcopale italiana, nell'Aula del sinodo, in Vaticano.

 

 

 

 

 

 

Papa Francesco canonizza le due suore palestinesi

Ad onore della SS. Trinità per l'esaltazione della fede cattolica e l'ncremento della vita cristiana con l'autorità di Nostro Signore Gesù Cristo, dei santi apostoli Pietro e Paolo e nostra, dopo aver a lungo riflettuto, invocato più volte l'aiuto divino e ascoltato il parere di molti nostri fratelli nell'episcopato dchiariamo e definiamo sante le Beate ....Maria Alfonsina Danil Ghattas e Maria di Gesù Crocifisso e le iscriviamo nell'albo dei santi stabilendo che in tutta la Chiesasiano devotamente onorate tra i santi. Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.