L'ultima volta che mi sono recato in Israele con un bel gruppo di lissonesi aho voluto seguire un itinerario particolare. Non solo luoghi santi legati alla nostra origine cristiana, ma anche i  luoghi cari agli ebrei che hanno alle spalle un storia e che nella loro ortodossia suscitano interesse se non addirittura  curiosità. Un itinerario interessante che compreva  anche Ebron ad esempio.ma che ha condotto il gruppo a conoscere da vicino una straordinaria esperienza ebraica, la Kabbalàh. per quersto ci siamo portati a Safed (,Tsfatper gli ebrei)  una delle città sante dell'ebraismo.

Navigando su Internet mi sono imbattuto in questa pagina davvero interessante che merita di essere conosciuta perchè ci aiuta a 'capire' quel mondo che sembra così lontano da noi.

R.R., il suo Israele, 4. Safed: Kabbalah e ortodossia. L’apertura verso il mistero e l’ingombrante memoria

ingresso alla sinagoga

Nei primi giorni in Galilea abbiamo pernottato in un hotel kibbutz molto noto in zona, gestito (inutile dirlo) da ebrei praticanti.

Risultato: un andirivieni di uomini con cappelli e cappotti neri, barbe e lunghi riccioli che scendono dalle tempie; schiere di bambini che corrono e saltano popolando durante il giorno la hall insieme a giovani donne già con quattro o cinque figli, ma perennemente incinte.

Da parte mia comincio a chiedermi che differenza ci sia, a livello di mentalità, tra questi gruppi integralisti e i loro corrispettivi islamici e le risposte che giungono dalla realtà circostante non sono confortanti.

ebrei praticanti

Stessa intransigenza, stessa sensazione surreale di vivere fuori dal tempo e dalla storia.

Eppure sono proprio gruppi come questi a rischiare di determinare l’andamento della storia e le sorti di interi popoli.

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Spesso le donne, portano dei copricapi e delle cuffie con cui nascondono i capelli che ricordano molto da vicino quelli di certi quadri di Brueghel o di Vermeer.

Alcuni degli uomini, dal canto loro, sfoggiano lunghe barbe rosse e pelle chiarissima: ma sono sicura di non essere finita nelle Fiandre nottetempo?

Che strana sensazione di sfasamento temporale!

una osteria a Safed

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Il mondo degli integralisti ebrei è tutto in bianco e nero, come le loro certezze: neri i gonnelloni delle donne, lunghi fino ai piedi, come i cappotti degli uomini; bianche le camicie con frange incorporate o sotto le quali gli uomini portano un piccolo tallit (mantello) dotato di 4 lunghe frange due davanti e due dietro perché esse rappresentano i quattro punti cardinali e quindi il fatto che Dio è in ogni luogo, e vede ogni cosa.

Questo per non dimenticare mai la Legge:

“Avrete tali fiocchi [le frange del mantello] e, quando li guarderete, vi ricorderete di tutti i comandi del Signore per metterli in pratica”.

Esiste poi un tallit più grande con righe blu scuro che viene usato come un mantello vero e proprio per la preghiera.

varie fogge di tallit

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Già che ci sono chiedo anche il significato dei famosi capelli che scendono in piccole lunghe ciocche di riccioli (in ebraico peot) in corrispondenza delle basette.

Secondo il Levitico e lo Shemah Israel (Ascolta Israele, preghiera e professione di fede) quei capelli non devono mai essere tagliati e sono consacrati a Dio (“Non vi taglierete in tondo i capelli ai lati del capo, e non ti raderai i lati della barba”) anche perché rappresentano la presenza di Dio nella mente.

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Il rapporto particolare con la scrittura e con il potere della parola è uno degli elementi più affascinanti dell’ebraismo ed è ciò che ha permesso di mantenere inalterata la lingua biblica nel corso dei millenni, al punto che tra i famosi Rotoli del Mar Morto (la copia più antica esistente) e il testo pervenuto dalla tradizione attraverso continue copie a mano esistono pochissime differenze.

immagine non accettata da wordpress “per motivi di sicurezza”

tesoro della sinagoga, copie della Torah in custodie dorate

Così i comandamenti vengono scritti meticolosamente a mano anche su minuscoli pezzi di carta o meglio ancora, su pergamena e vengono inseriti nei cosiddetti stipiti (mezuzah), piccole custodie allungate in legno o metallo che vengono attaccate all’interno, appunto, dello stipite della porta.

Anche in questo caso tale tradizione deriva da una precisa prescrizione biblica che troviamo nel Deuteronomio:

“Li scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte…”.

Da un’altra di queste prescrizioni deriva anche un’usanza che, a dire il vero, può suscitare una certa ilarità: gli ebrei molto praticanti quando pregano e, in particolare, nel giorno di sabato ovvero a partire dal venerdì sera, visto che il giorno, sempre secondo la Bibbia, comincia dal tramonto del sole, si recano presso il Muro del Pianto (che essi chiamano semplicemente Muro Occidentale) con una piccola scatolina nera legata sulla fronte con una striscia di cuoio e un’altra legata al polso (tefillin).

Anche qui viene data forma concreta alla raccomandazione biblica che ordina al praticante riguardo ai precetti della Legge:

“Te li legherai alla mano come un segno, ti saranno come un pendaglio tra gli occhi.”

D’altra parte anche la kippah ha un significato di rispetto: l’uomo deve indossare un copricapo a piccola calotta perché di fronte al cielo dove Dio abita bisogna coprirsi la testa in segno di venerazione.

I praticanti naturalmente, più realisti del re, sotto il grande cappello a falde larghe portano anche la kippah come ho avuto modo di constatare personalmente.

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Quello che ci racconta la nostra guida è inquietante: questi praticanti vengono pagati dallo Stato solo per studiare, pregare e fare figli, suscitando un certo disappunto anche presso gli stessi israeliani “laici”.

In pratica non lavorano perché la loro unica attività è la lettura e lo studio della Torah.

Certo c’è da chiedersi dove pensino di mettere tutti questi figli che aumenteranno repentinamente la densità di popolazione del piccolo stato nei prossimi anni.

Intanto i bambini si stanno già allenando, divertendosi con armi giocattolo, sparatorie e inseguimenti nella hall…

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L’ortodossia coinvolge anche le macchine e così scopriamo che durante lo shabat non funzioneranno i bancomat e anche gli ascensori faranno sosta ogni due piani perché un praticante nel corso della festa del sabato non può neppure premere il pulsante del piano.

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Di buon mattino ci dirigiamo a Safed (Tsfat per gli ebrei), antica città, patria della Kabbalah, centro del misticismo ebraico e città santa del Talmud, importante fortezza dei Templari e poi dei musulmani, riportata agli antichi splendori dopo la creazione dello stato di Israele.

Ci rechiamo alle antiche sinagoghe subendo il misterioso fascino dei suoi vicoli coperti, completamente abitati da praticanti e artisti.

strada di Safed

Una delle principali opere del sapere della Kabbalah il Sépher Yetziráhche indaga le forze segrete del cosmo attraverso l’armonia dei numeri e anche l’attribuzione di numeri alle lettere dell’alfabeto ebraico in modo che alcuni dei passi più importanti della Torah possano trovare anche un’interpretazione esoterica.

antiche opere dei rabbini che hanno studiato nella sinagoga

La parola della Torah, essendo parola divina, conterrebbe nei numeri, per chi la sa decifrare, anche il segreto della creazione dell’universo e gli stessi attributi dell’energia divina potrebbero essere descritti con formule matematiche.

Un argomento veramente affascinante che mi fa venire in mente lo spettacolo Bing Bang dell’attrice Lucilla Giagnoni dedicato proprio al mistero delle parole della Genesi, alla loro traduzione in numeri in rapporto all’origine dell’universo e al suo termine ultimo.

Visitiamo la sinagoga di Yossef Caro, un rabbino che alla fine del 1400 fuggì dalla Spagna a causa delle persecuzioni di Isabella di Castiglia e si rifugiò qui dove codificò la Legge ebraica in un fondamentale testo sapienziale lo Shulchan Arukh.

entrata alla sinagoga di Rabbi Yossef Caro

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negozio di antichità

Oltre che per le tombe degli antichi rabbini, grandi studiosi delle Scritture e meta di pellegrinaggio, Safed è famosa per la raffinatezza dell’artigianato ebraico di carattere religioso, ma non solo.

 liuto antico

Ci sono anche gallerie d’arte e gioiellerie come un po’ in tutte le zone abitate da ebrei, visto che l’attività di orefice è una delle loro preferite e, in particolare, Israele è uno dei principali centri del commercio di diamanti.

galleria d’arte

Qui si possono comprare costosi simboli della religione ebraica abilmente cesellati in argento come copie artistiche della Torah, menorah, e mezuzah unici nel loro genere.

Secondo l’usanza degli ebrei Chasidim (i pii) la mezuzah ha anche un valore apotropaico, come anche l’altro simbolo molto usato in Israele della mano con le cinque dita aperte ma unite (Hamsa omano di Miriam), che dovrebbe, secondo la tradizione, allontanare il male e gli spiriti maligni.

la mano di Miriam

La storia di questo amuleto è curiosa perché è un elemento comune sia agli ebrei sia ai musulmani: per i primi essa rappresenta la mano di Miriam, sorella di Mosé e Aronne, e le cinque dita sarebbero il simbolo dei cinque libri della Torah, mentre per i musulmani sarebbe la mano di Fatima, figlia di Maometto, e le dita rappresenterebbero i cinque pilastri dell’Islam!

Proprio per il valore di protezione della mezuzah periodicamente le famiglie ebree praticanti controllano che il testo della Legge contenuto in essa sia ancora integro e leggibile.

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interno della sinagoga

L’ambiente di questa cittadina è veramente affascinante così come i rotoli della Torah scrupolosamente conservati nelle antiche sinagoghe, all’interno di ricche e preziose teche ricoperte da stoffe intessute di oro e gioielli.

Nel tardo pomeriggio, tornati in hotel, assistiamo ad una scena veramente curiosa: sembra uno di quegli incontri per single con veloci tête-à-tête, ma i protagonisti sono giovani praticanti con i loro cappelloni e i lunghi riccioli ben in vista.

Ciò è dovuto al fatto che i giovani non possono frequentarsi liberamente e le ragazze non possono uscire per strada in compagnia di un uomo che non sia il proprio marito.

Così per incontrarsi i giovani utilizzano gli hotel perché c’è l’obbligo di vedersi solo in mezzo alla gente in un luogo pubblico.

Soprattutto le donne qui mi sembrano tutte così tristi e senza sorriso…

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Scena finale da far-west: mentre stiamo per recarci a cena passa un ebreo con moglie e figli al seguito e una pistola infilata nella cintura dei pantaloni.

Così, tanto per non perdere l’abitudine…

 

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Assieme alla pagina 'I palestinesi' dovremmo mettere anche quella che raccoglie notizie e informazioni sugli ebrei. Nella mia ricerca ho trovato questenotizie su Wikipedia. La 'voce Israele'mi è sembrata corretta, completa, succinta, ma sufficiente a darmi un'idea di Israele oggi, a partire dagli inizi della sua millenaria storia. Del resto non è poissibile inoltrarsi nello studio del conflitto israele-palestinese se si manca delle nozioni indispensabili relative ai due 'paesi'. Questa pagina, assieme a quella 'I palestinesi' rendono possibile e desiderabile la conoscenza degli aspetti più diversi della questione che rende instabile l'intera regione del Medio Oriente. Chi desidera infatti seguire da vicino gli eventi di quella terra, non può fare a meno di raccogliere informazioni certe relative sia allo Stato di Israele sia a quello palestinese.

 

Israele

Dati amministrativi

Nome completo

Stato d'Israele

Nome ufficiale

מדינת ישראל (Medinat Yisra'el)
دولة اسرائيل (Dawlat Isrā'īl)

Lingue ufficiali

ebraico, arabo

Capitale

Gerusalemme  (681 000 ab. / 2006; non riconosciuta dalla comunità internazionale[1]Tel Aviv[2])

Politica

Indipendenza

14 maggio 1948

Ingresso nell'ONU

11 maggio 1949

Popolazione

Totale

7 587 000[4] ab. (2010) (96º)

 

File:Israel-CIA WFB Map (2004).png

 

Lo Stato d'Israele (in ebraico: מדינת ישראל Medinat Yisra'el; in arabo: دولة اسرائيل, Dawlat Isrā'īl) è uno Stato del Vicino Oriente che si affaccia sul Mar Mediterraneo.

Il moderno Stato d'Israele è sorto il 14 maggio 1948, alla scadenza del Mandato britannico della Palestina, quando venne dichiarata unilateralmente la nascita dello Stato di Israele, un giorno prima che l'ONU stessa, come previsto, ne sancisse la creazione, approvata con risoluzione dell'Assemblea generale. Il giorno seguente, 15 maggio, le truppe britanniche si ritirarono definitivamente dai territori del Mandato e lo stato d'Israele cominciò la sua esistenza.

Israele confina con l'Egitto a Sud, con la Striscia di Gaza (Stato di Palestina) a Sud-Ovest, il Mar Mediterraneo ad Ovest, la Giordania e la Cisgiordania (Stato di Palestina) ad Est, il Libano a Nord e la Siria a Nord-Est.[5][6] Gaza e la Cisgiordania costituiscono le due parti geograficamente divise dello Stato di Palestina. L'indipendenza e l'autonomia di Israele è stata dichiarata dall'assemblea generale dell'ONU, ma non è riconosciuta dalla quasi totalità degli stati arabi (fanno eccezione Egitto e Giordania; l'ANP, l'organismo preposto al governo dello Stato di Palestina ha riconosciuto ufficialmente Israele solo nel periodo tra il 1993 e il 2001).

La popolazione israeliana supera i sette milioni e mezzo di abitanti nel 2010. È l'unico Stato al mondo a maggioranza ebraica (circa il 76,4% della popolazione), con una consistente minoranza di arabi (in prevalenza di religione musulmana, ma anche cristiana o drusa).[7]

La Legge Fondamentale del 1980 (Israele, come il Regno Unito, non ha una Costituzione scritta) afferma che la capitale è Gerusalemme; tuttavia, la stessa non è da tutti riconosciuta quale capitale. Lo Stato di Palestina rivendica la città quale propria capitale. Quasi tutti gli stati che hanno relazioni diplomatiche con Israele mantengono le proprie ambasciate a Tel Aviv o nelle vicinanze, in ossequio a quanto disposto in sede di Consiglio di Sicurezza e Assemblea Generale delle Nazioni Unite. (Risoluzioni ONU 252 del 21 maggio 1968 e 267 del 3 luglio 1969).[8]

I suoi confini e la sua stessa esistenza furono oggetto di molti conflitti con i paesi limitrofi. Ad oggi, Israele ha raggiunto accordi ufficiali sui confini solo con Egitto (1979) e Giordania (1994); continuano a non essere reciprocamente riconosciuti quelli con Siria e Libano. Resta a tutt'oggi in discussione anche lo status finale di Cisgiordania (sotto occupazione militare da parte di Israele) e Striscia di Gaza (dalla quale Israele si è ritirata completamente nell'estate del 2005. E' da ricordare pero' che Nazioni Unite e la comunita' internazionale hanno riconosciuto lo Stato di Palestina con i confini ante 1967 e ritenuto quindi illegale l'occupazione israeliana della Cisgiordania e di Gerusalemme Est. La comunità internazionale considera come confini internazionali con Siria e Libano quelli vigenti all'epoca dei Mandati tra le due guerre mondiali, e come confine de facto tra Israele e Stato di Palestina la Linea verde tracciata al tempo degli armistizi successivi alla guerra arabo-israeliana del 1948.

Etimologia

Il documento più antico su cui appare la parola "Israele" è la cosiddetta "Stele di Merenptah", una stele risalente al 1209-1208 a.C. circa che documenta le campagne militari nella terra di Canaan del Faraone della XIX dinastia. La stele parla di Israele come di uno tra i tanti popoli di pastori-nomadi della regione, piuttosto che di una nazione bene organizzata:[9]

« […] I principi prosternati gridano pietà! Nessuno alza la testa fra i Nove Archi. Il paese di Tjehnu è distrutto, il Khatti è in pace, Canaan è stata saccheggiata con tutto il male, Ascalona è presa e Gezer catturata, Yenoam è ridotta come se non fosse mai esistita. Israele è desolata e non ha più seme,[10] Khor è rimasta vedova per To-meri […] »

Il nome Israele viene citato anche nel Libro della Genesi (32,28), dove viene raccontato l'episodio in cui Dio cambia il nome a Giacobbe, chiamandolo, per l'appunto, Israele.

Sull'etimologia del nome Israele non esiste un'opinione comune. Secondo Hamilton, il nome deriva dall'unione del verbo śarar ("governare", "avere autorità") e del sostantivo el ("Dio"). Il significato sarebbe dunque "Dio governa" o "Possa Dio governare".[11]

Secondo Geller, invece, l'etimo è da rintracciarsi nel verbo śarah ("combattere"), dal momento che Giacobbe cambia nome dopo la lotta con una possibile manifestazione divina. In questo caso, il significato sarebbe "Colui che ha combattuto con Dio" o "Dio combatte".[12]

Un'interpretazione comune fa derivare il nome dal soprannome di Giacobbe, ovvero Israele (איש רואה אל, Ish roe El, che tradotto significa "l'uomo che vide (l'angelo di) JHWH"). "Eretz Yisrael" avrebbe dunque il significato di "Terra di Giacobbe". La grafia di questa interpretazione (ישראל) è quella più aderente alla parola Israele (ישראל).

Infine, secondo quanto riportato dalla Bibbia di Re Giacomo, il nome potrebbe derivare dal sostantivo śur ("principe"), determinando dunque il significato di "Principe di Dio".

Lo Stato moderno prende comunque il nome dal termine biblico, nonostante fossero stati proposti altri nomi (Eretz Yisrael, Sion o Zion, Giudea e Nuova Giudea).

Storia

Il popolo ebraico prima della nascita di Israele

Il popolo ebraico nell'antichità e nel medioevo

Una serie di regni e stati ebraici (vedi Dodici tribù di Israele) ebbe vita nella regione per oltre un millennio a partire dalla metà del secondo millennio a.C. Ricordiamo per brevità il Regno di Israele distrutto nel 722 a.C., anno dell'invasione assira, e il Regno di Giuda (distrutto nel 587 a.C.) con la distruzione del tempio da parte di Nabucodonosor II e deportazione a Babilonia della popolazione. Dopo l'esilio babilonese nel 538/7 a.C. Ciro il Grande che nel 539 a.C. conquista Babilonia, emana un decreto che autorizza gli esuli Ebrei a tornare in patria. Tuttavia la ricostituzione di Giuda non fu immediata per probabile indolenza anche da parte degli stessi esuli oltre che a causa di resistenze e opposizioni esterne, e ciò è dimostrato dall'episodio narrato nel libro di Neemia (Neemia 2:1) avvenuto nel 20º anno di Artaserse I. Il monarca, accogliendo la supplica di Neemia suo coppiere, emanò l'editto che autorizzava la ricostruzione delle mura di Gerusalemme. L'editto di Artaserse I risale quindi al 445/4 a.C. Giuda fu posto sotto protettorati diversi, dai Persiani ai Romani, fino al fallimento della grande rivolta ebraica contro l'Impero Romano, che provocò la massiccia espulsione degli Ebrei dalla loro patria o il loro volontario esilio (Diaspora ebraica).

Nel VII secolo, l'Impero Bizantino perse la regione per mano degli Arabi che, insediandosi, vi attrassero nuovi coloni, specialmente dalle regioni meridionali della Penisola araba. Dopo un fortunato periodo sotto il califfato omayyade, l'area decadde progressivamente in età abbaside, trovando una qualche nuova vitalità in periodo tulunide prima di ricadere sotto il controllo delle tribù nomadi dei Banū Kalb e dei Banū Kilāb.

Con le Crociate e le successive dominazioni dei Fatimidi, Zengidi, Ayyubidi e Mamelucchi, la regione riacquistò una certa importanza. I nuovi dominatori Ottomani non furono invece del tutto all'altezza del compito, abbandonando l'amministrazione dell'area nelle poco capaci mani degli sconfitti Mamelucchi, trasformati in loro vassalli.

Malgrado un tentativo della dinastia khediviale di Mehmet Ali di annettersi la regione, grazie ad alcune azioni militari tentate dal figlio del fondatore Ismāʿīl Pascià, gli Ottomani rimasero al potere fino alla I guerra mondiale che li vide soccombenti per la loro alleanza con gli Imperi Centrali.

Nell'immediato dopoguerra fu creato in Palestina e in Transgiordania un Mandato della Società delle Nazioni, affidato alla Gran Bretagna, mentre in Siria un altro Mandato fu attribuito alla Francia.

Il Sionismo e il Mandato britannico

 Un uomo con una lunga barba nera su un balcone.

Theodor Herzl, fondatore del Sionismo, nel 1901

La popolazione ebraica, ridottasi a circa 10 000 unità all'inizio del XIX secolo,[senza fonte] ricominciò ad aumentare alla fine dell'Ottocento. Fu in quel periodo che si sviluppò il Sionismo, movimento di stampo nazionalista che aspirava alla creazione di un'entità politica ebraica in Palestina, e che ebbe da allora prima in Theodor Herzl e poi in Chaim Weizmann e David Ben Gurion i suoi promotori.

Alla fine della Prima guerra mondiale, la Società delle Nazioni trasferisce la Palestina sotto il controllo dell'Impero britannico, togliendola all'Impero Ottomano. I britannici, con la Dichiarazione Balfour, si erano fatti promotori della costituzione di una patria (national home) ebraica in Palestina. Gli arabi si ribelleranno a più riprese, con i moti palestinesi del 1920 e con i moti in Palestina del 1929.

Ciononostante, a seguito della massiccia immigrazione di popolazioni ebraiche provenienti in gran parte dall'Europa orientale, organizzata per lo più dal movimento sionista, la popolazione ebraica nella regione che poi sarebbe divenuta Israele, pur rimanendo sempre minoritaria rispetto a quella araba preesistente, passò dalle circa 80 000 unità registrate nel 1918 a 175 000 nel 1931 e a 400 000 nel 1936.

A tale movimento migratorio, a partire dal 1936 e sino al 1939, si oppose, anche con la violenza, la maggioranza araba della popolazione locale, dando vita a quella che fu poi definita come grande rivolta araba. Vari movimenti sionisti, dotati di rami militari clandestini, frattanto, e sin dalla metà degli anni trenta, passarono ad operare attivamente per la creazione dello Stato d'Israele, operando violenze (a volte con caratteri terroristici) contro gli Arabi di Palestina e le istituzioni britanniche, provocando a loro volta centinaia di morti e feriti. Nel marzo 1939, alla fine della rivolta, secondo fonti britanniche, si contavano tra i caduti circa 5 000 arabi, 400 ebrei e 200 britannici, a cui andavano ad aggiungersi diverse centinaia di feriti da entrambe le parti.

Per porre fine alla grande rivolta, nel 1939 l'amministrazione britannica pose forti limitazioni all'immigrazione e alla vendita di terreni a ebrei, e respinse le navi cariche di immigranti ebrei in arrivo, purtroppo proprio alla vigilia della Shoah. L'avvento del Nazismo e la tragedia della Shoah portarono a un ulteriore flusso migratorio di ebrei provenienti da diverse nazioni europee, incoraggiati anche da Ben Gurion che vedeva nell'immigrazione e nell'aumento della popolazione l'unico mezzo per Israele di affermarsi.

Storia dello Stato di Israele

Nascita dello stato

 

Nel 1947 l'Assemblea delle Nazioni Unite (che allora contava 52 Paesi membri), dopo sei mesi di lavoro da parte dell'UNSCOP (United Nations Special Committee on Palestine), il 29 novembre approvò la Risoluzione dell'Assemblea Generale n. 181[13], con 33 voti a favore, 13 contro e 10 astenuti, che prevedeva la creazione di uno stato arabo (sul 42,8% del territorio e con una popolazione di 800 000 arabi e 10 000 ebrei) e di uno stato ebraico (sul 56,4% del territorio e con una popolazione di 500 000 ebrei e 400 000 arabi). La città di Gerusalemme e i suoi dintorni (il rimanente 0,8% del territorio), con i luoghi santi alle tre religioni monoteiste, avrebbe dovuto diventare una zona separata sotto l'amministrazione dell'ONU. Secondo il piano, lo stato ebraico avrebbe compreso tre sezioni principali, collegate da incroci extraterritoriali; lo stato arabo avrebbe avuto anche un'enclave a Giaffa.

Nella sua relazione l'UNSCOP[14] si pose il problema di come accontentare entrambe le fazioni, giungendo alla conclusione che soddisfare le pur motivate richieste di entrambi era "manifestamente impossibile", ma che era anche "indifendibile" accettare di appoggiare solo una delle due posizioni. Nel decidere su come spartire il territorio considerò, per evitare possibili rappresaglie da parte della popolazione araba, la necessità di radunare tutte le zone dove i coloni ebrei erano presenti in numero significativo (seppur spesso in minoranza[15]) nel futuro territorio ebraico.

La Gran Bretagna, che negli anni trenta durante la Grande rivolta araba aveva già tentato diverse volte senza successo di spartire il territorio tra la popolazione araba preesistente e i coloni ebrei in forte aumento, si astenne nella votazione e rifiutò apertamente di seguire le raccomandazioni del piano, che riteneva si sarebbe rivelato inaccettabile per entrambe le parti; ben presto annunciò che avrebbe terminato comunque il proprio mandato il 15 maggio 1948.

Le reazioni alla risoluzione dell'ONU furono diversificate: la maggior parte degli ebrei, rappresentati ufficialmente dall'Agenzia Ebraica, l'accettarono, pur lamentando la non continuità territoriale tra le varie aree assegnate allo stato ebraico. Gruppi più estremisti, come l'Irgun e la Banda Stern, la rifiutarono, essendo contrari alla presenza di uno stato arabo in quella che consideravano "la Grande Israele", nonché al controllo internazionale di Gerusalemme.

Tra la popolazione araba la proposta fu rifiutata, con diverse motivazioni: alcuni negavano totalmente la possibilità della creazione di uno stato ebraico; altri criticavano la spartizione del territorio che ritenevano avrebbe chiuso i territori assegnati alla popolazione araba (oltre al fatto che lo stato arabo non avrebbe avuto sbocchi sul Mar Rosso né sulla principale risorsa idrica della zona, il Mar di Galilea); altri ancora erano contrari perché agli ebrei, che allora costituivano una minoranza (un terzo della popolazione totale che possedeva solo il 7% del territorio), fosse assegnata la maggioranza (56%, ma con molte zone desertiche) del territorio (anche se la commissione dell'ONU aveva preso quella decisione anche in virtù della prevedibile immigrazione di massa dall'Europa dei reduci delle persecuzioni della Germania nazista); gli stati arabi infine proposero la creazione di uno Stato unico federato, con due governi.

 

David Ben Gurion (Primo Ministro di Israele) durante la dichiarazione della nascita dello Stato di Israele, il 14 maggio 1948, a Tel Aviv, sotto un grande ritratto di Theodor Herzl, comunemente considerato il fondatore del pensiero sionista

Tra il dicembre del 1947 e la prima metà di maggio del 1948 vi furono cruente azioni di guerra civile da ambo le parti. Il piano Dalet (o "Piano D") dell'Haganah, messo a punto tra l'autunno del 1947 e i primi mesi del 1948, aveva come scopo la difesa e il controllo del territorio del quasi neonato stato israeliano, e degli insediamenti ebraici a rischio posti al di là del confine di questo. Il piano, seppur ufficialmente solo difensivo, prevedeva comunque, tra le altre cose, la possibilità di occupare "basi nemiche" poste oltre il confine (per evitare che venissero impiegate per organizzare infiltrazioni all'interno del territorio), e prevedeva la distruzione dei villaggi palestinesi ("setting fire to, blowing up, and planting mines in the debris" ovvero "dar fuoco, brillare e minare le rovine") espellendone gli abitanti oltre confine, ove la popolazione fosse stata "difficile da controllare"[16], situazione che ha portato diversi storici a considerare il piano stesso indirettamente responsabile di massacri e azioni violente contro la popolazione palestinese (seppur non presenti né giustificate esplicitamente dal piano), in una specie di tentativo di pulizia etnica[17]. L'impatto emotivo sull'opinione pubblica del massacro di Deir Yassin, avvenuto il 9 aprile ad opera di membri dell'Irgun e della Banda Stern ed all'insaputa dell'Haganah, fu una delle cause principali della fuga degli abitanti nei mesi seguenti.

Il 14 maggio del 1948 venne dichiarata unilateralmente la nascita dello Stato di Israele, un giorno prima che l'ONU stessa, come previsto, ne sancisse la creazione.

Il 15 maggio, le truppe britanniche si ritirarono definitivamente dai territori del Mandato.

La guerra d'indipendenza

Lo stesso 15 maggio 1948 gli eserciti di Egitto, Siria, Libano, Iraq e Transgiordania, attaccarono l'appena nato Stato di Israele. L'offensiva venne bloccata dall'esercito israeliano, e le forze arabe vennero costrette ad arretrare. Israele distrusse centinaia di villaggi palestinesi, concausa dell'esodo degli abitanti[18]. La guerra terminò con la sconfitta araba nel maggio del 1949, e produsse 711 000 profughi arabo-palestinesi[19]. Alcuni hanno rivelato che numerosi palestinesi seguitarono a credere che gli eserciti arabi avrebbero prevalso ed affermarono pertanto di voler tornare nelle loro terre d'origine.[20] Analogamente, circa 600 000 profughi ebrei dovettero abbandonare le loro case nei paesi arabi.

In seguito all'armistizio ed al ritiro delle truppe ebraiche l'Egitto occupò la striscia di Gaza, mentre la Transgiordania occupò la Cisgiordania, assumendo quindi il nome di Giordania. Israele si annesse la Galilea e altri territori a maggioranza araba conquistati nella guerra. Negli anni immediatamente successivi, dopo l'approvazione (5 luglio 1950) della Legge del Ritorno da parte del governo israeliano, si assistette ad una nuova forte immigrazione ebraica, che portò al raddoppio della popolazione di Israele. In gran parte, inizialmente, si trattò di profughi ebrei sefarditi provenienti dai paesi arabi, espulsi dai loro paesi di origine dopo la nascita dello stato.

Per il suo ruolo nel negoziare gli armistizi del 1948 e 1949, Ralph Bunche ricevette il Premio Nobel per la Pace nel 1950.

Israele mantenne la legge militare per gli arabi israeliani fino al 1966.

La crisi di Suez, la guerra dei sei giorni e la guerra del Kippur

Il 23 luglio 1952 un gruppo chiamato "Liberi Ufficiali" depose l'allora sovrano d'Egitto Re Faruk e salì al potere il loro leader Gamal Abd el-Nasser, conosciuto in occidente semplicemente come Nasser. Egli procedette ad un progressivo distaccamento dall'Inghilterra stipulando con essa degli accordi secondo i quali avrebbero sgombrato il canale di Suez a patto che l'Egitto chiedesse loro aiuto in caso di minacce esterne. Nei tre anni seguenti vennero smantellate tutte le vecchie istituzioni, e nel 1955 le truppe egiziane subentrarono a quelle inglesi nel controllo del canale. Gli Inglesi interruppero immediatamente i rifornimenti di armi e i finanziamenti per la costruzione della diga di Assuan, e in tutta risposta, nel 1956, Nasser nazionalizzò il canale di Suez e lo chiuse alle navi commerciali di Israele, iniziando al contempo un avvicinamento all'URSS. Israele, alleato a Francia e Regno Unito (paesi degli azionisti della società di costruzione e gestione del canale), intervenne militarmente.

Nel 1956 scoppiò la seconda guerra arabo-israeliana: preoccupati del riarmo egiziano sostenuto dalla Cecoslovacchia, gli Israeliani, appoggiati da Inghilterra, Francia e USA, sferrarono un attacco preventivo contro l'Egitto riportando numerosi successi e annettendo la Striscia di Gaza e la Penisola del Sinai. Il conflitto si risolse tuttavia grazie ad una trattativa tra USA e URSS, che aveva addirittura minacciato l'utilizzo del nucleare in difesa dell'Egitto.

Per il suo ruolo nell'imporre una soluzione pacifica, Lester Pearson ricevette il Premio Nobel per la Pace nel 1957.

Nel 1967, scoppiò un nuovo conflitto (il terzo) fra Israele e i vicini Paesi arabi, denominato guerra dei sei giorni per la sua esigua durata. Constatato che Egitto, Siria e Giordania stavano ammassando truppe a ridosso dei propri confini, Israele decise nuovamente di optare per un attacco preventivo. Sotto il comando dei generali Ytzhak Rabin (Capo di Stato Maggiore) e Moshe Dayan (Ministro della Difesa), dal 5 giugno 1967, in sole 6 ore Israele ridusse al silenzio le forze aeree nemiche, e in soli sei giorni sconfisse gli eserciti dei tre paesi arabi, conquistando la Cisgiordania con Gerusalemme Est (che erano sotto l'amministrazione giordana), la Penisola del Sinai, le Alture del Golan, la Striscia di Gaza, la Cisgiordania (Giudea e Samaria), occupando così vaste aree di territorio al di fuori dei propri confini originari.

Dopo la guerra, Israele annesse non solo la città di Gerusalemme (6 km²), ma anche i villaggi cisgiordani circostanti (64 km²). I palestinesi residenti nei territori annessi, ed a Gerusalemme Est, non ottennero i pieni diritti dei cittadini israeliani, ma solo quelli riconosciuti ai 'residenti permanenti' nello Stato di Israele; partecipano alle elezioni amministrative, ma non alle politiche per la Knesset (Parlamento)[21].

Nel 1973 Egitto e Siria attaccarono a sorpresa Israele nel giorno della festività ebraica dello Yom Kippur. Nei primi giorni di conflitto, denominato oggi appunto guerra del Kippur, i due paesi arabi ebbero la meglio ma, dopo una fase di stallo, le truppe israeliane riuscirono a riprendere il controllo della situazione e a rovesciare le sorti del conflitto, ricacciando egiziani e siriani al di là delle posizioni iniziali. Fu la quarta guerra arabo-israeliana.

In seguito, nel 1978, con gli accordi di Camp David, Israele si impegnava a restituire la Penisola del Sinai, mentre l'Egitto si impegnava al riconoscimento dello Stato di Israele affiancandosi agli USA, e uscendo (espulso) dalla Lega Araba. Con il trattato per la prima volta si crearono normali relazioni diplomatiche fra Israele e uno dei Paesi confinanti.

Gerusalemme, capitale contestata

Gerusalemme è stata proclamata capitale d'Israele nel 1951 e confermata come tale, nel 1980, con "Legge Fondamentale" promulgata dalla Knesset.

Dal 1949 in poi, quasi tutte le istituzioni governative israeliane furono trasferite a Gerusalemme Ovest, mentre alcune, come il Ministero della Difesa, rimasero a Tel Aviv (città dalla quale Ben Gurion proclamò la nascita dello Stato d'Israele).

Le proclamazioni di Gerusalemme a capitale di Israele non sono state riconosciute come valide dalla comunità internazionale, e sono state anzi condannate da Risoluzioni ONU non vincolanti, poiché la città di Gerusalemme comprende territori non riconosciuti internazionalmente come israeliani. La Corte Internazionale di Giustizia ha confermato nel 2004 che i territori occupati dallo Stato di Israele oltre la "Linea Verde" del 1967 continuano ad essere "territori occupati", e dunque con essi anche la parte est di Gerusalemme, annessa da Israele nel 1980. A rimarcare questa situazione, tutti gli Stati che hanno rapporti diplomatici con Israele mantengono le proprie ambasciate fuori da Gerusalemme, in genere a Tel Aviv o nelle immediate vicinanze.

Nel 2006 gli unici due Stati che avevano l'ambasciata a Gerusalemme, il Salvador e la Costa Rica, hanno notificato al governo israeliano la decisione di spostare le proprie rappresentanze diplomatiche verso Tel Aviv. Successivamente a tale notifica, il Salvador l'ha spostata a Herzliya Pituach (un sobborgo di Herzliya, città fondata da coloni sionisti nel 1924 e che prende il nome da Theodor Herzl), e la Costa Rica a Ramat Gan (un sobborgo di Tel Aviv). Il Congresso degli Stati Uniti ha richiesto da diversi anni lo spostamento dell'ambasciata USA da Tel Aviv a Gerusalemme, ma nessuno dei governi succedutisi ha messo in atto la decisione.[22]

Gli interventi militari in Libano

 

Yitzhak Rabin e Yasser Arafat si stringono la mano e firmano gli Accordi di Oslo, con Bill Clinton dietro di loro, 1993

Gli accordi di pace di Camp David (1978) fra Israele ed Egitto furono preceduti dalla storica visita di Anwar Sadat, presidente dell'Egitto, alla Knesset a Gerusalemme il 19 novembre 1977. Anwar Sadat e Menachem Begin ricevettero il Premio Nobel per la Pace 1978, ma Sadat fu ucciso da fondamentalisti islamici il 6 ottobre 1981. Comunque, il ritiro di Israele dai territori egiziani occupati (Sinai) si completò come previsto nel 1983. Da allora la pace ha tenuto, e l'Egitto ha spesso mediato fra Israele e i palestinesi.

Tra Israele e la Giordania il trattato di pace fu siglato a Wadi Araba il 26 ottobre 1994 da re Hussein di Giordania e Yitzhak Rabin. La pace ha tenuto da allora.

Gli accordi di Oslo tra Israele e l'OLP, conclusi il 20 agosto 1993 da Mahmud Abbas e Shimon Peres e firmati a Washington D.C. il 13 settembre da Yasser Arafat, Yitzhak Rabin e Bill Clinton, erano stati preceduti dalla prima Intifada (1987-1993). Yasser Arafat, Yitzhak Rabin e Shimon Peres ricevettero il Premio Nobel per la Pace nel 1994, ma Rabin fu ucciso da un estremista ebreo nel 1995. Gli accordi istituirono l'Autorità Nazionale Palestinese. La seconda Intifada (2000) sancì il fallimento del processo avviato a Oslo. Nel 2005, Israele si è ritirato dalla Striscia di Gaza, lasciando completamente il territorio nelle mani delle autorità palestinesi.

Deserto del Negev

File:Negev-2005-1.JPG

Israele si trova all'estremità orientale del Mar Mediterraneo. Il territorio sovrano internazionalmente riconosciuto, esclusi cioè tutti i territori occupati nel 1967, ha una superficie di circa 20 770 k, di cui il 2% sono acque.[23] Il territorio sottoposto alla legge dello Stato di Israele, inclusi cioè Gerusalemme Est e il Golan, ha una superficie di 22 072 k.[24] Il territorio sotto controllo israeliano, inclusi cioè i territori occupati, ha una superficie di 27 799 k.[25]

Morfologia

Il territorio di Israele è prevalentemente arido e desertico.

Presenta a ovest, parallela alla costa, una pianura (HaShefela o HaSharon) fertile e ricca d'acqua, che ospita il 70% della popolazione. Al centro si estende una zona occupata da colline e altopiani che attraversano in lunghezza tutto il Paese. Mentre i versanti occidentali scendono dolcemente verso il Mediterraneo, quelli orientali precipitano verso la valle del fiume Giordano. La stretta valle, solcata dal Giordano, si trova al confine con i Paesi vicini: è parte della Great Rift Valley che prosegue con il Mar Morto, Wadi Araba, il golfo di Eilat (o golfo di Aqaba) e il Mar Rosso. A sud si estende il Negev, un territorio in prevalenza desertico, che occupa circa la metà della superficie del Paese; alla sua estremità sud si trova l'unico sbocco al mare non mediterraneo. Tipici del Negev e della adiacente penisola del Sinai sono i crateri erosivi (makhteshim),[26] di cui il più ampio del mondo è il cratere Ramon,[27] lungo 40 km e largo 8 km.[28]

Le montagne più importanti sono il Monte Meron che si trova nell'Alta Galilea e il Monte Ramon (o Makhtesh Ramon) situato nel deserto del Negev. Altri rilievi sono il Monte Carmelo sopra Haifa e il Monte Hermon (occupato dal 1967) da cui scende il Giordano.

Idrografia

Il fiume principale è il Giordano, che scende dal Monte Hermon; ne appartiene ad Israele solo la parte del corso superiore, segnando per il resto il confine tra la Giordania e i Territori occupati palestinesi; ad esso tributano corsi d'acqua di modeste dimensioni, a regime spiccatamente torrentizio, che tendono a prosciugarsi nella stagione secca.

Altro fiume con portata cospicua è il Yarqon (115 km), che scende nel Mar Mediterraneo vicino a Tel Aviv.

È incluso quasi interamente in territorio nazionale il lago di Tiberiade (Kinneret), mentre il Mar Morto bagna Israele solo nel settore orientale ed è prossimo al punto più basso del pianeta (400 m sotto il livello del mare).

Clima

Pur essendo un paese di modeste dimensioni, vi sono discrete differenze climatiche da zona a zona, e le temperature variano molto, specie durante l'inverno.

La costa ha un tipico clima mediterraneo, con estati lunghe, calde e asciutte e inverni freschi e piovosi. Il caldo è anche maggiore nella valle del Giordano, dove nel 1942 furono registrati 53,7 °C (kibbutz Tirat Zvi)[29], un record per l'Asia. Sulle alture, invece, il clima è da fresco a freddo e umido, comprese precipitazioni nevose (a Gerusalemme almeno una volta l'anno,[30] sul monte Hermon per gran parte dell'anno).

Da maggio a settembre le precipitazioni sono rare[31][32]; da novembre a marzo il clima è relativamente umido.

Religione

 

Ebrei pregano al Muro del pianto a Gerusalemme.

Secondo il Libro dei fatti della CIA americana del 2007,[36] che riporta stime del 2004, in Israele la popolazione sarebbe così suddivisa:

Secondo l'Ufficio Centrale di Statistica israeliano, nel 2005 la popolazione era suddivisa tra un 76,1% di ebrei, un 16,2% di musulmani, 2,1% cristiani, e 1,6% drusi, con il rimanente 3,9% (principalmente immigrati dall'ex Unione Sovietica) non classificati per religione. Tra gli arabi residenti in Israele l'82,7% era musulmano, l'8,4% druso e l'8,3% cristiano[40].

Cultura

Folclore e cultura popolare

La variegata cultura israeliana deriva dalla diversità della sua popolazione: ebrei provenienti da tutto il mondo hanno portato con sé le proprie tradizioni religiose e culturali, dando vita a un originale melting pot. Israele è il solo paese al mondo in cui la vita è organizzata secondo il calendario ebraico: il giorno di riposo ufficiale è il sabato (con inizio nel tardo pomeriggio del venerdì) e le vacanze sono determinate dalle feste ebraiche. La consistente minoranza araba ha pure influenzato la cultura di Israele, soprattutto nella cucina, nella musica e nell'architettura.

Archeologia e architettura

Israele è sede di numerosissimi e importanti scavi archeologici di scuola israeliana e di scuole straniere di archeologia biblica e di archeologia paleocristiana. Tra questi siti, Masada è Patrimonio dell'Umanità dal 2001, i tell di Megiddo, Hazor e Be'er Sheva dal 2005.

Oltre all'aspetto archeologico, Gerusalemme mostra importantissimi edifici religiosi e uno stile uniforme suo proprio: sono Patrimonio dell'Umanità dal 1981 la Città Vecchia di Gerusalemme e le sue mura.

Tel Aviv, la città bianca, è un esempio di livello mondiale dell'architettura razionalista in stile Bauhaus (movimento moderno), Patrimonio dell'Umanità dal 2003.

Sono Patrimonio dell'Umanità anche la Città vecchia di Acri dal 2001 e la Via dell'incenso - città nel deserto del Negev dal 2005.

Istruzione e ricerca

Secondo le Nazioni Unite Israele ha il più alto tasso di durata degli studi e di scolarizzazione del Medio Oriente, e in Asia è al vertice con Corea del Sud e Giappone. La Legge sull'Istruzione Statale, approvata nel 1953, istituì cinque tipi di scuole: laiche di stato (il più vasto), religiose di stato, ultra-ortodosse, di kibbutz/moshav e in lingua araba. L'obbligo scolastico va dai 3 ai 18 anni, diviso in materna, primaria (1º-6º), media (7º-9º) e superiore (10º-12º), al termine del quale si sostiene un severo esame di maturità o baccalaureato (Bagrut).

Israele è il terzo paese al mondo per numero di laureati (20% della popolazione), anche grazie al fatto che il flusso di immigrati dall'ex Unione Sovietica negli anni 90 era laureato al 40%. Israele ha prodotto quattro vincitori di Premio Nobel ed è fra i primissimi paesi al mondo per articoli scientifici pubblicati pro capite. Nel 2003, Ilan Ramon divenne il primo astronauta israeliano. Israele ha otto università pubbliche, sussidiate dallo stato:

Nel rapporto dell'Adva Center[43] (istituto indipendente di analisi politica israeliano) del maggio 2011 vengono evidenziate le disparità caratteristiche dello Stato di Israele.

Il secondo paragrafo del rapporto si apre con queste parole: «Israele è un classico caso di un Paese in cui gli indicatori macroeconomici sono buoni, ma la maggior parte delle famiglie non è invitata alla festa di fine anno. Israele ha uno dei più alti livelli di povertà tra i paesi dell’Ocse, uno dei più alti tassi di disuguaglianza e una delle peggiori performance nei test internazionali sul livello di istruzione».[44]

Economia

Israele ha una economia di mercato mista ed è considerato uno dei paesi più avanzati del Medio Oriente e di tutta l'Asia per quanto riguarda il progresso economico e industriale, nonché uno di quelli più competitivi[45] e dove è più semplice fare affari[46] e creare nuove imprese. Nel 2007 il PIL (PPP) era pari a 232,7 miliardi di $ (44º al mondo) e il PIL pro capite (PPP) era pari a 33 299 $ (22º al mondo); di conseguenza, in quell'anno è stato invitato ad aderire all'OCSE, organismo di cooperazione fra paesi democratici e ad economia di mercato. Malgrado la limitatezza delle risorse naturali, lo sviluppo dei settori industriale e agricolo, protrattosi per decenni, ha reso Israele ampiamente autosufficiente per la produzione alimentare, eccetto per le granaglie e per le carni. Israele è un grande importatore di idrocarburi, materie prime, equipaggiamenti militari. Per l'export, si distingue per frutta, verdura, farmaceutici, software, chimici, tecnologia militare, diamanti. È un leader mondiale per la conservazione dell'acqua e per l'energia geotermica. Fin dagli anni settanta, Israele riceve aiuto economico dagli Stati Uniti d'America, in particolare per sostenere il debito estero, il debito pubblico e le spese militari.[47]

Agricoltura

Dotato di risorse idriche esigue, il paese non è ambiente favorevole a una grande agricoltura. I coloni ebraici hanno saputo sviluppare una tecnologia irrigua che ha moltiplicato la produttività di ogni litro d'acqua imponendo la propria agricoltura come modello insuperato di efficienza di irrigazione. Agronomi e ingegneri di Israele vantano il titolo di creatori delle metodologie di "irrigazione a goccia", più in generale delle tecniche di "microirrigazione". Seppure l'acqua disponibile per l'agricoltura continui a diminuire, gli agricoltori israeliani la usano con efficienza crescente, dedicandola a colture di sempre maggiore pregio, primizie, fiori, piante di vivaio. Il primato tecnologico consente, peraltro, di sopperire al calo delle vendite di prodotti agricoli con la vendita crescente di impianti sempre più sofisticati, richiesti, con il know how relativo, in tutto il mondo[48].

Attualmente i terreni israeliani, che per una delle leggi fondamentali (Basic Laws, che nel loro insieme svolgono più o meno la funzione di una Costituzione) di Israele non possono essere venduti[senza fonte] (se non a ebrei che abitano all'estero), per il 92% sono proprietà dello stato, del Fondo Nazionale Ebraico o dell'Amministrazione Israeliana dei Terreni. Detti terreni possono essere affittati a lungo termine (99 anni) solo ad ebrei. Gli arabi israeliani non possono tuttora far parte di comunità agricole collettive[senza fonte], i moshav e i kibbutz (occorre ricordare che i kibbutz, pur essendo laici, sono istituzioni legate all'ebraismo; i non ebrei possono esserne ospitate ma non farne parte come membri effettivi, come accade per molte organizzazioni legate alla Chiesa cattolica nei confronti dei non cattolici).

Politica

Israele è una repubblica parlamentare, basata sul multipartitismo e su elezioni a suffragio universale cui partecipano tutti i cittadini che abbiano compiuto il diciottesimo anno di età. Non è previsto l'istituto referendario.

La separazione dei poteri è assicurata nel modo seguente:

  • Il potere legislativo spetta alla Knesset (Assemblea nazionale), composta da 120 deputati (MK) eletti ogni quattro anni con sistema proporzionale (con applicazione del metodo D'Hondt), nelle liste dei partiti. Alle elezioni legislative non è previsto il voto di preferenza. Il territorio costituisce un unico collegio elettorale ed è prevista una soglia di sbarramento (dal 1996 fissata al 2%).

Le elezioni parlamentari si tengono ogni quattro anni, ma la Knesset può essere sciolta anticipatamente in seguito ad una decisione assunta dalla maggioranza dei suoi componenti.

Il Presidente di Israele (in Ebraico: נשיא המדינה, Nesi HaMedina, lett. "Presidente dello Stato") è il Capo dello Stato israeliano ed è eletto dalla Knesset per un mandato di sette anni non rinnovabile. La sua funzione è puramente rappresentativa, essendo l'esercizio del potere esecutivo delegato nella sua interezza al Primo Ministro. La sua residenza ufficiale è nella capitale di Israele, Gerusalemme.[49]

  • Il potere esecutivo è affidato al Primo ministro, che di regola è il leader del partito o della coalizione maggioritaria in Parlamento. Egli forma il governo grazie alla nomina dei ministri. Dal 1996 al 2003 il Primo ministro è stato scelto con elezione popolare diretta. La sua residenza ufficiale è nella capitale di Israele, Gerusalemme.
  • Il potere giudiziario è affidato a una Corte Suprema. I suoi 15 giudici sono nominati da una commissione di nove membri di cui 3 giudici, 4 politici e 2 avvocati. In pratica, questa commissione designa automaticamente i candidati scelti dai giudici stessi.

Israele non ha una "costituzione" redatta in unico documento, ma più leggi fondamentali. Le funzioni del governo sono basate sui regolamenti della Knesset, sulle convenzioni costituzionali e sulla Dichiarazione di Indipendenza dello Stato di Israele.

Elezioni

Il Parlamento israeliano (Knesset) ha 120 membri, eletti per quattro anni con sistema proporzionale in un unico collegio nazionale. Nel tempo è stata introdotta, e variata, una soglia di sbarramento. Sono elettori tutti i cittadini maggiorenni (18 anni). Il voto è per lista, senza preferenze. Determinato il numero di seggi spettanti ad ogni lista, i candidati risultano eletti secondo l'ordine in cui appaiono nella lista.

L'elezione diretta del Primo Ministro rappresenta un caso particolare negli ordinamenti dello Stato, distinguendosi generalmente tra le elezioni presidenziali e quelle parlamentari.
Questo ordinamento è stato istituito in Israele nel 1996 ed è stato mantenuto fino al 2003.

Il Presidente nomina il Primo Ministro sulla base dei risultati elettorali, dopo essersi consultato con i leader della coalizione vincitrice; unica eccezione a questa prassi si è avuta tra il 1996 e il 2001, quando l'elezione del Primo Ministro è avvenuta disgiuntamente da quella del Knesset.

Il termine ebraico utilizzato per designare il Primo Ministro è Rosh HaMemshala (in Ebraico: ראש הממשלה, letteralmente Capo del Governo), denominazione applicata anche per i Primi Ministri stranieri, occasionalmente sostituita dal termine inglese "premier".

L'attuale Presidente è Shimon Peres. Presso la Knesset (rinnovata con le elezioni del 2009) si è formata una coalizione di partiti, guidata dal Primo ministro Benjamin Netanyahu, esponente del Likud.

Sistema legale

Israele non ha una Costituzione scritta, sebbene il punto B della Risoluzione 181 dell'Assemblea dell'ONU, che aveva sancito la divisione del Mandato Britannico in uno stato ebraico e in uno arabo[50], lo richiedesse. Hanno funzione di norme materialmente costituzionali la Dichiarazione d'Indipendenza del 1948 (sebbene non costituisca in senso tecnico una "legge") e le Leggi base della Knesset. Nel 2003, a partire da queste, la Knesset ha iniziato a redigere una costituzione, che è comunque respinta per ragioni di principio dai partiti religiosi non sionisti.[51]

L'obiettivo del servizio sanitario nazionale, garantire uguali cure sanitarie a tutti i residenti del paese, è stato deciso in una legge base nel 1995.

Il sistema legale di Israele combina la civil law dell'Europa continentale, la common law inglese e le leggi religiose dell'Ebraismo. Si fonda sul principio del precedente (stare decisis) e del processo accusatorio e impiega (anziché giurie) giudici professionali e indipendenti, nominati da un comitato composto da giudici della Corte suprema, avvocati e parlamentari.

Il sistema giudiziario è articolato in tre livelli di giudizio: la maggior parte delle città ospita un tribunale, mentre in cinque dei sei distretti (vedi sotto) sono istituiti tribunali distrettuali (sia d'appello sia di prima istanza) e a Gerusalemme siede la Corte Suprema (sia di ultimo appello sia di cassazione e di fatto costituzionale).

Pena di morte

La pena di morte, dal 1954, non è più in vigore, tranne per genocidio e altri crimini contro l'umanità, crimini di guerra, alto tradimento, crimini contro il popolo ebraico e tradimento militare[52], quando ritenuta giusta dal tribunale: è stata applicata solo una volta, nel 1961, nei confronti del criminale nazista Adolf Eichmann, il cosiddetto "Architetto dell'Olocausto". Anche un altro nazista, John Demjanjuk, fu condannato a morte nel 1988, ma il verdetto fu annullato nel 1993. Questi due casi, tra l'altro di cittadini stranieri, sono le uniche sentenze pronunciate contro civili. Ci sono state alcune condanne di militari, ma nessuna è stata mai eseguita.

Matrimonio e cittadinanza

La disciplina matrimoniale

La disciplina dell'istituto matrimoniale è rimessa alle confessioni religiose cui gli sposi appartengono, le cui autorità esercitano la relativa giurisdizione, mentre non esiste il matrimonio civile[53]. Il matrimonio religioso ha quindi validità automatica; in ambito ebraico sono possibili, ma rari, i matrimoni misti poiché sono ammessi dalla legge ebraica, anche se non in tutti i casi, e in genere solo dall'ebraismo riformato e laico. L'ebraismo ortodosso prescriverebbe invece la conversione del coniuge, ma essa è molto lunga e difficile e viene accordata solo per un profondo desiderio di unirsi spiritualmente al popolo d'Israele, e non solo perché si vuole sposare un ebreo con il rito religioso.[54] Alcuni israeliani (in genere atei o non ebrei) che desiderano sposarsi con rito civile (solitamente poiché hanno un coniuge non ebreo, le coppie ebree atee usano la tradizionale cerimonia per appartenenza etnica) spesso si recano all'estero (la giurisdizione israeliana prevede il riconoscimento di tutti i matrimoni esteri a chi ne faccia richiesta), come ad esempio nella vicina Cipro o negli Stati Uniti. Anche i matrimoni cristiani e musulmani sono riconosciuti, e sono più facili da celebrare (ad esempio il cattolicesimo non chiede necessariamente la conversione per il coniuge di altra religione). Ci sono state alcune proposte di legge per il matrimonio civile. Nella città di Tel Aviv sono possibili le unioni civili, esibendo il solo certificato di residenza (compresi gli arabi): si tratta a tutt'oggi della forma giuridica più vicina al matrimonio civile. È in vigore il divorzio e sono ammesse le unioni civili anche tra omosessuali, le adozioni da parte donne lesbiche conviventi, ma non il matrimonio gay.