Al Patriarcato

Un gioioso momento con Mons. Twal

In veranda

E' il momento del caffè con gli ospiti

Mons. W. Shomali

Davanti al computer nello studio del Vicario patriarcale

Nell'ufficio di Mons. Shomali

Si sta cercando il mio sito "www.gilah.it"

Il 'posto di lavoro del Vicario

Lo penso ogni giorno lì e così: al lavoro per la chiesa Madre.

Al Patriarcato latino

Il giovedì santo: insieme per la gioiadi un pranzo 'di comu nità

Nella grande sala del patriarcato

Il Patriarca incontra e accoglie Don Pino

Domenica di Pasqua

Dopo il pranzo dell'agnello....in conversazione con il Patriarca

Prima del pranzo il giovedì santo

Cristiana offre al Patriarca il CD dei giorni di Roma

Sempre al patriarcato

Prima di lasciare il patriarca una foto ricordo con Lui, sempre sorridente

Anche quessta seconda pagina del 'cronicon' dei giorni pasquali vissuti a Gerusalemme si apre con la figura della giovane monaca,raccolta in preghiera accanto alla lastra dove è stato deposto il cadevere del Signore. E' un invitoa meditare l'evento della morte di Cristo e immergersi nella preghiera, a chi ha avuto la pazienza di leggere questa esperienza spirituale da me vissuta

L'incontro con il patriarca Sua Beatitudine Mons. Twal Fouad. Un incontro atteso, desiderato : un sorriso e un abbraccio....Mi bastava per sentirmi in comunione con la Chiesa madre di Gerusalemme e il suo vescovo. E c'era anche Lui, il vescovo vicario del patriarca per Gerusalemme: S. Eccellenza Mons. Shomali.

SECONDA PARTE DEL 'CRONICON' PERSONALE SULLA PASQUA CELEBRATA A GERUSALEMME

 

Il venerdì santo l'ho vissuto con i cattolici melchiti che a sera - alle 18 - hanno celebrato in rito ortodosso la passione, morte di Gesù. Immerso anche qui nella folla che gremiva la gentile cattedrale melchita  pur non capendo molto, (il rito presieduto dal'arcivescovo melchita - s. Eccellenza Giuseppe -  in Gerusalemme  era in greco) tutto cantato ma  ho seguito nella preghiera 'personale' ciò che la liturgia ortodossa prevede in questa circostnza. Mi ha  colpito la processione interna (per tre volte) con il catafalco dove stava la salma del  Signore mentre l'arcivescovo benediceva con l'acqua santa il popolo. Ho visto la fede di quella gente, la loro partecipazione al rito, il loro cantare mentre il pensiero correva al Signore Gesù morto per noi. Quante mani si sono tese per toccare quel 'corpo' che stava nella grande bacheca...:E quel garofano rosso distribuito a tutti i presenti e che ho portato a casa...Era un giardino di fiori quel venerdì di passione. Al termine tutti sono usciti e nella sera ormai avanzata per le strade della zona hanno portato il loro Signore in processione! ....Erano tornati anche i miei amici. Avevano tentato al mattino presto di seguire  la 'Celebratio  Passionis Domini' ' presieduta dal Patriarca, lassù al Calvario. Ma non sono riusciti a salirci tanta era la gente.....La celebrazione della 'Passionis Domini'' è iniziata alla ore 7.15  di venerdì 18 aprile. Il Patriarca aveva raggiunto piuttosto presto il Santo Sepolcro con i suoi vescovi.  La memoria della morte di Gesù sul Calvario si è svolta con una partecipazione di popolo straordinaria. Tutto si è svolto lassù, al Calvario. Lo documentano le immagini che ho voluto riportare qui. Ogni foto è una proposta alla riflessione, alla preghiera...Lassù i riti dell aliturgia romana rendevano 'presente' il morire di Cristo. Con la sua morte Lui, Figlio di Dio, compiva la redenzione dell'uomo consegnandolo a un futuro non di morte ma di vita. Davvero mi è dispiaciuto non esserci stato....Gianni con la sua foto documenterà l'impossibilità di raggiungere il Calvario... Mi rimane però sempre possibile far passare queste immagini per sentirmi immerso nell'amore di Gesù che per me e per tutti noi ha dato la sua umanità in sacrificio! Ecco la documentazione fotografica che ho rintracciato sul sito della Terra santa.

 

Venerdì Santo al Santo Sepolcro

GERUSALEMME – La città santa vibra in questo Triduo santo della passione dell’immensa folla di pellegrini che cercano di seguire le orme di Cristo. Questo cammino passa attraverso la passione e la morte in Croce che si commemora in questo Venerdì Santo. Il Patriarca latino di Gerusalemme, S.B. Mons. Fouad Twal, ha presieduto l’Ufficio della Croce al Calvario. In seguito è stata offerta alla venerazione una reliquia della Santa Croce che ha portato il Cristo.

Reportage fotografico: Custodia di Terra Santa

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QUEL GIORNO, DAVANTI AL  SEPOLCRO....HO CELEBRATO LA RESURREZIONE DI GESU'....!

 "Sabbato sancto. celebratio Resurrectionis Domini in s.to sepulcro D.N. Jesu Christi Hierosolymis". E' il frontespizio del libretto distribuito ai sacerdoti celebranti e al popolo presente. La  celebrazione della resurrezione di Cristo si svolse , rapida, precisa, ordinata pur nella calca attorno al sepolcro dove presiedeva il santo rito il patriarca Mons. Twal. Un libretto dove  era descritta la celebrazione (lavanda dei piedi, l'accensione del fuoco, il cero pasquale, il preconio, le letture, l'annuncio della resurrezione....) ma in sette lingue!  Mi stupiva il silenzio  di una folla stipata all'inverosimile menre  si succedevano i 'momenti del santo rito...in ascolto della proclamzione delle letture...fino al momento del 'Gloria' (in rito romano sostiuisce l'annuncio nel rito ambrosiano: Christus Dominus resurrexit) con l'esplosione di una gioia tradotta anche nel robusto suomo del grande organo e delle campanelle..... Non è facile raccontare le emozioni spirituali di quel momento: stavo davanti al sepolcro dove era stato portato la salma di Gesù deposto dalla croce. E lì davanti al suo sepolcro contemplavo nella fede la resurrezione di un uomo di nome Gesù che ha rivelato il mistero di un Dio amante dell'uomo, misericordioso  chiamato alla comunione grazie proprio al sacrificio di Gesù! Quindi il celebrante - Mons. Twal - intonò il Gloria provai una sensazione difficile da descrivere:  sentivo che quell'evento aveva risolto e vinto per sempre il male del mondo....Una sensazione di libertà, di purezza, di gioia....Chiusi gli occhi cercavo di intrattenermi sia pure per un attimo con Colui che risorgendo mi ha  salvato, liberandomi dal male.... Il Padre in quel momento glorificava il Figlio suo, Gesù  figlio di Maria, , chiamandolo nella resurezione alla nuova vita, menre prima Gesù aveva glorificato il Padre con la sua morte in croce. L'aveva detto Lui stesso ai discepoli la sera dell'addio! ( Il santo rito  suggestivo nella penombra del grande basilica è documentato dal video che si trova al termine di questa pagina). Continuasvo a guardare il sepolcro che stava proprio davanti a me .  Dal rito pur così intenso per i suoi 'contgenuti' passavo alla 'storia': la mia sensibilità mi portava a quel giorno quando al'alba da quel sepolcro Gesù, Uomo-Dio, vinta la morte  apriva a noi tutti, a me, la certezza di un 'domani di vita, nella comunione con Lui, il Risorto. Dovevo rendermi conto che lì, proprio lì, la storia mi confermava che  iniziava una nuova realtà che non è più storia, ma vita 'senza il tempo'' una vita per sempre. Vedevo con i miei occhi quel 'luogo' dove Gesù ha riposato in attesa della sua resurrezione.... per questo forse si prega: "L'eterno riposo' sulle salme dei nostri cari defunti e un giorno lo reciteranno anche sulla mia persona nella rigidità della morte...Ecco sono pensieri di quell'ora...morte, vita, l'oggi e il domani, il futuro e il presente, la vita e la morte...e alla fine la luce sfolgorante del Risorto..... Ripresi a 'concelebrare'....attendevo di potermi recare all'altare  per accogliere nel segno del pane e del vino il Signore risorto. Forse ho avuto qualche lacrima sul viso.... Poi con i confratelli ho accompagnato il celebrante Mons. Twal nella processione che si è svolta per tre volte attorno all'edicola del sepolcro: la luce della piccola candela, il libretto in mano, le soste per la letture dei brani  evangelici...e infine la benedizione del Patriarca che chiudeva il santo rito. Rimasi sorpreso del fatto che non ci fu omelia. Il Patriarca l'avrebbe offerta alla nostra meditazione all'indomani quando ci saremmo di nuovo ritrovati  per la grande festa dell'alleluia, la grande Pasqua: era domenica 27 marzo 2016. Sono uscito dalla basilica frastornato....non per la ressa ma per le emozioni che ancora tornavano dentro di me...Uscendo ho potuto abbracciare con affetto sincero il parroco di Gerusalemme, Padre Feras che con la sua sorella, monaca in Libano, stava con i miei amici nella animata piazza davanti all'ingresso. Vidi il suo sguardo dolce su di me: il suo sorriso e le sue  parole fraterne. Doveva essere stanco per le celebrazion nella sua chiesa di San Salvatore e poi  stava di certo  pensando al dopo....la gente lo riconosceva e lo salutava...Ci siamo lasciato on un abbraccio  fraterno memore delle sue premure nei miei confronti quando era parroco a Gerico, organizzando  la festa del mio 50° di sacerdozio! I miei amici. La sorella venne poi con me: era ormai mezzogiorno. Non mi sono sentito di portarmi al Patriarcato: Cristiana e gli altri stavano andando in visita a Betlemme. Con la sorella monaca di Padre Feras  ho raggiunto la porta di Giaffa e ci siamo fermati in un piccolo bar per uno spuntino per la verità non proprio gradevole. Ripreso il ritorno con pazienza la suora mi ha accompagnato alla Casa dei melckiti. L'ho ringraziata per la sua delicatezza e la sua premura: un saluto e poi sono salito in camera: ero davvero stanco, ma felice!

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LA DOMENICA DI PASQUA AL SANTO SEPOLCRO - 27 .3 .2016

Eccomi all'alba del dì di Pasqua. Tra poche ore mi sarei trovato al santo sepolcro per concelebrare con il patriarca e i suoi vescovi la S. Messa , dopo aver vissuto momenti di intensa e  limpida spirituaslità gli eventi della settimana di passione del Signore Gesù. Ora la comunità della Chiesa madre di Gerusalemme si apprestava a rendere grazie al Padre nella liturgia solenne per la Pasqua del Figlio suo:Gesù: la sua passione, la sua morte, la sua resurrezizone. E' la domenica di Pasqua che assieme agli amici miei ho vissuto con viva fede nel rendimento di grazie, celebrando l'Eucaristia.

Prima però,  devo ricordare che ieri, sabato santo, dopo la liturgia della Veglia pasquale alle prime ore del giorno Cristiana, Maria Teresa e Gianni si sono portati a Betlemme  in visita ai luoghi santi, Era programmata questa uscita. Con loro il giovane di Mons.  Shomali  il quale con la sua macchina li ha portati a Betlemme. Hanno visitato il luogo santo della nascita di Gesù nella Basuilica della natività, la grotta della Madonna del latte, il campo dei pastori......

Chi mai l'avrebbe creduto: ero in Gerusalemme, ero davanti al sepolcro vuoto, ero concelebrante con il Patriarca nel giorno, unico, dell'alleluia per la resurrezione di Colui che è all'origine della mia identità sacerdotale, Gesù, il Cristo. Chi l'avrebbe creduto? Eppure  raccolto in preghiera seguivo  la liturgia che  si svolgeva senza interruzioni   tra la gente, sacerdoti, frati, laici che quasi soffocavano i Vescovi....Anche per questa celebrazione venne distribuito un libretto che in sette lingue offriva a tutti la possibilità di seguire il santo rito. Ed è in questa celebrazione che il patriarca tenne la sua omelia, in italiano e come sempre senza il microfono. Ma si poteva seguire la sua parola grazie al foglietto  che riportava il testo dell'omelia distriibuito dai frati al popolo presente. La documentazione fotografica e  quella del video relativo alla celebrazione -  si possono visionare qui sotto. La celebrazione eucaristica è proseguita con la processione attorno all'edicola del santo sepolcro. Una gioiosa esperienza di un 'popolo in cammino'. Sciolta la convocazione eucaristica  stavo raggiungendo l'uscita. Mi capitò una cosa strana: passando davanti al seplcro ormai liberato dall'altare che impediva l'accesso al suo interno volli sostare un attimo per rivolgermi ancora una volta a quel 'luogo' pensando al mistero della resurrezione. Era custodito da un laico ortodosso. Non c'era anima via: allora presi coraggio e chiesi di poter entrare nel sepolcro. Con sorpresa mi venne permesso di entrare. Un'emozione, sia per l'imminente visita al sepolcro sia per quanto mi era successo. Sono entrato e per qualche tempo rimasi con il capo chino sulla grande lastra di marmo che ricopre il posto della sepoltura di Cristo. Mi ripresi: avevo pianto lacrime sul mio viso pensando che da lì ha avuto inizio una storia nuova, soprattutto percependo la mia povertà morale. Ho chiesto perdono e ho gridato 'in me'' la gioia per la resurrezione del Signore. Un pianto 'liberatorio' che ha chiuso la mia presenza nella grande bassilica. Era terminato anche il viaggio. Mancava solo di ritrovarmi con il patriarca per il pranzo e per il caffè nella sede del Patriarcato latino. Quel giorno a pranzo venne servito un 'bel pezzo' di agnello, l'agnello pasquale...deisamente molto buono....Un pranzo gioioso con i smeinaristi, alcuni cavalieri del santo sepolcro, noi quattro , qualche vescovo e altre personalità del patriarcato. Indimenticabile: la comunione fraterna si esprimeva nella 'mensa comune', proprio come una grande famiglia. Al termine Mons. Shomali ci ha condotto al suo studio dove ho cercato di rintracciare sul suo computer questo sito...Non ci sono riuscito. Mi ha però promesso che avrebbe tentato dnuovo. Poi uscendo dallo studio ci ha portato in veranda dove con il patriarca e diveri Cavalieri abbiamo preso il caffè...Davvero tutto stava per finire. Il patriarca col suo sorriso e il suio sguardo dolce e rassicurante mi abbracciò salutandomi mentre gli confidavo che quella era proprio l'ultima visita in Gereusalemme.  Ero commosso perchè sapevo che presto Lui avrebbe lasciato il patriarcato: aveva già da tempo dato le sue dimissioni.....Gli ho promesso che avrei pensato  a Lui e pregato per Lui...E così avviene. Una comunione fraterna indissolubile.... Il viaggio era terminato. Giù all'ngresso del patgrircato aspettava il vioane autista con la sua macchina. Ci siamo recati alla Casa di accoglienza dei mlechiti per ritirare i bagagli. Poi il viaggio di ritorno all'aeroporto di Tel Aviv. Qualche ora di ritqardo. E poi il volo per la Malpensa. Era davvero tardi. Il figlio di Gianni ci stava aspettando per portarci a casa. Ci sono arrivato verso la una e mezzo. Sfinito entrai in casa dove mi aspettavano le mie 'piccole' cuginette di oltre 80 anni! Un poco di the e poi a letto...L'indomeni avrei celebrato al Lazzaretto la messa nella seconda festa di Pasqua....Mi qualcosa era cambiato in me....quel viaggio ha lasciato un segno nel mio iter quotidiano:   rendo grazie a chi me lo ha organizzato, ma soprattutto rendo grazie a Chi ha voluto che al finire dei miei giorni, acciaccato mi ha sostenuto nella fatica di un viaggio così impegnativo fisicamente e spiritualmente. Ora rimane solo questo farraginoso racconto delle mie vicende: non so a chi possono servire. Le ho scritte per me...cercando di ritrovare le emozioni di quei giorni. Qui sotto ho riportato il testo della bella omelia del Patriarca nella Messa di Pasqua nella basilica del santo sepolcro.

Pasqua 2016 al Santo Sepolcro : omelia del Patriarca

 GERUSALEMME – La Messa della Domenica di Pasqua è stata celebrata questa mattina, domenica 27 marzo 2016, al Santo Sepolcro presso la tomba. E ‘stata presieduta da Sua Beatitudine Mons. Fouad Twal, Patriarca Latino di Gerusalemme. Trova di seguito l’omelia del Patriarca.

 «Cristo è risorto! È veramente risorto!»

Cari fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
Cari religiosi e religiose,
Cari fedeli di Terra Santa,
Cari fedeli e cari pellegrini venuti dal mondo intero, e voi tutti, giornalisti e fotografi che siete qui per vedere e far vedere questo evento, cuore della nostra fede cristiana,

A tutti auguro una buona Pasqua, che la luce della gioia pasquale possa splendere sui vostri volti e nelle vostre vite!

«Il Signore è veramente risorto ed è apparso a Simone» (Lc 24, 34).

Eccoci alla fine del Triduo della Passione del Signore, una domenica, il primo giorno della settimana, il giorno in cui tutto comincia e tutto ricomincia. Il Giorno del Signore, Colui che ha fatto nuove tutte le cose. Dopo un venerdì doloroso ed un sabato silenzioso, tornano a risplendere la luce e la gioia della Pasqua.

L’Amore, «più forte della morte» (Ct, 8, 6), conduce al Sepolcro, alle prime luci dell’alba, le donne, con fiori e aromi, per terminare di ungere il Corpo del loro Signore sepolto in fretta il venerdì. E non trovano il corpo di Gesù: la Tomba è vuota! Ancora oggi, fratelli e sorelle, e noi ne siamo testimoni come le migliaia di pellegrini e visitatori che vengono qui tutti i giorni, la Tomba è vuota! Cristo ha vinto la morte!

Come le sante donne, anche noi cerchiamo il volto di Cristo, abbiamo sete della sua Parola, della sua Presenza e della sua Pace. Il nostro cuore è inquieto, senza riposo, perché sembra che Lui non sia là dove vorremmo trovarlo, nelle nostre città, nelle nostre famiglie spesso distrutte, nei nostri paesi vittime della guerra e della violenza. Come le sante donne, anche noi ci lasciamo invadere dall’angoscia del vuoto, dell’assenza, ma non lasciamoci vincere dalla paura!

Il Corpo del Signore non giace più in questo sepolcro. Si é manifestato glorioso ai suoi discepoli che l’hanno potuto toccare, Tomaso ha messo addirittura il proprio dito nel Suo costato (Gv. 20, 27). Grande Mistero della resurrezione della Carne che anche noi aspettiamo, e che professiamo ogni domenica!

Il Sepolcro é vuoto, il Crocifisso é vivente e ci chiede di portare al mondo il suo messaggio, e d’annunciare a tutti, come Maria Maddalena ai discepoli: «Ho visto il Signore! » (Gv. 20, 18). Questo messaggio é destinato agli uomini del mondo intero, cristiani, ebrei, musulmani, credenti e atei. Questa Buona Notizia riguarda tutti: Dio, Amore fattosi uomo, ci libera dalla morte, dal peccato e da ogni tipo di violenza.

L’uomo di oggi esige sempre prove visibili e concrete. Ma nulla apparentemente riesce a convincerlo, neppure le prove più tangibili: una Tomba vuota, un lenzuolo sacro, dei morti che risuscitano, dei malati che guariscono… Niente riesce a convincerlo, perché la fede non è una questione di certezze: è un dono di Dio che produce frutto nel cuore dell’uomo. Il primo miracolo della Resurrezione di Cristo è quello accaduto nel cuore delle sante donne: un cambiamento, una conversione, che le ha trasformate, da donne spaventate quali erano, in missionarie e testimoni audaci. Come loro, anche noi siamo chiamati a superare le nostre paure e i nostri pregiudizi per portare al mondo intero il messaggio che aspetta.

Fratelli e sorelle, il mondo ha bisogno di conoscere il volto del Risorto e di sperimentare la pace promessa! A noi che abbiamo ricevuto la grazia e il privilegio della Rivelazione, viene chiesto molto (Lc 12, 48). Non possiamo più limitarci a proclamare la Resurrezione a parole, tutta intera la nostra vita deve dire e cantare questa Misericordia infinita «con i fatti e nella verità» (1 Gv 3, 18), attraverso la nostra unità, il nostro fervore, la nostra preghiera, ma anche e soprattutto la nostra carità e il nostro servizio ai più poveri, ai più trascurati, ai più emarginati, ai profughi: «Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri. » (Gv 13, 35).

Facciamo in modo, fratelli e sorelle, di essere degni della nostra eredità, di essere testimoni fedeli, di essere «la luce del mondo» (Mt 5, 14), accanto a tutti coloro che il Signore mette sul nostro cammino, vicino a queste migliaia di pellegrini e di turisti che vengono tutti i giorni in questo Santo Luogo, in cerca di Dio, e accanto a tutte queste popolazioni divise, martoriate, in preda alla guerra e alla violenza, che attendono un mondo migliore.

Le donne si allontanano dal Sepolcro stupite e tremanti … Ma nonostante il timore che provano di fronte alla Tomba vuota, vanno ad annunciare il messaggio: «“È risorto dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete!» (cfr.Mt 28, 7-8). Ogni angolo del mondo è Galilea, dove Cristo ama essere presente: la famiglia, il luogo di lavoro, lo stadio di calcio e i campi dei rifugiati. Ogni persona è una Galilea dove il Signore vuole venire e farsi incontrare.

Fratelli e sorelle, il mondo attende molto da noi, che siamo i successori degli apostoli e della prima comunità cristiana. Oggi il Signore ci invita a seppellire in questa Tomba i nostri desideri mondani, le nostre divisioni, la nostra violenza, la nostra mancanza di fede e di amore, il nostro egoismo, per poter resuscitare e rinascere con Lui ad una vita nuova, una vita di Misericordia! Lasciamo il nostro «uomo vecchio» (Ef 4, 22) che vive nella paura e nell’insicurezza, rivestiamoci dell’uomo nuovo, che crede al bene e alla pace, e al quale Dio ha promesso «la vita in abbondanza» (Gv 10, 10). Custodiamo una speranza salda e sincera e preghiamo, preghiamo senza stancarci, perché venga infine la pace in Terra Santa e nel mondo intero.

Cari fratelli e sorelle, voi che siete malati, anziani, rifugiati o prigionieri, vittime dell’indifferenza e della solitudine, voi che vivete un venerdì santo apparentemente senza fine e che faticate sotto il peso del fardello della prova, voi che non potete ancora vivere la gioia della Pasqua, né celebrare la Resurrezione a causa di politiche insensate e di fanatismi ciechi,

Per tutti voi innalziamo la nostra preghiera e chiediamo l’intercessione della Vergine Maria, ritta ai piedi della croce, affinché la Speranza della Resurrezione curi le vostre ferite e consoli i vostri cuori affranti.

«Non è qui. E’ risorto, come aveva detto» (Mt 28,6)

Andate a portare questa notizia al mondo intero perche’ «a tutti, credenti o lontani dalla fede, possa giungere il balsamo della Misericordia come segno del Regno di Dio già presente in mezzo a noi» [1] ! Alléluia, Alléluia!

† Fouad Twal
Patriarca di Gerusalemme per i Latini

 

 

 


 

[1] Papa Francesco, Bolla d’indizione del Giubileo Straordinario, § 5

G

 

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Sì, Gesù è veramente risorto. Amen. Alleluia!

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 Per chiudere questo mio racconto torno con la memoria al momento in cui mi è stato concesso di entrare nel sepolcro....L'ingresso era custodito da un laico ortodosso: la gente passava davanto al sepolcro senza chiedere di visitarlo al'interno. Mi feci coraggio e senza speranza chiesi al 'custode' di lasciarmi entrare...Con viva sorpresa mi fu concesso :  non c'era nessuno. Gli dissi grazie e poi chinando il capo entrai. Raggiunsi la cella e rimasi per un poco tempo con il mio viso sulla lastra di marmo che ricopre  la pietra sulla quale era stato deposto la salma di Gesù  morto.  Mi ricordai che la mia vita  era stata raggiunta  dalla morte di quell'Uomo che per tre giorni era rimasto lì dentro. Non so spiegare ciò che provavo in quel momento: ho capito che da lì sarei uscito diverso poichè per quell'evento avvenuto proprio lì io potevo guardare al mio futuro, serenamente....La morte di Cristo Gesù mi aveva donato il perdono, la redenzione del mio peccato 'umano'; la resurrezione che lì è avvenuta mi ha consegnato la speranza, ossia la certezza di un 'giorno' eterno che presto sarebbe sorto per me. Tutta la mia storia lì è passata per la mia mente: per questo credo di aver pianto mentre   pregavo: Kyrie eleison e       alleluia!

Uscii ringraziando.....Il mio sogno si era compiuto. Avevo vissuto la Pasqua di Gesù davanti al sepolcro nella grande basilica in Gerusalemme! Avevo accolto con gratitudine  la grazia che mi veniva data....e cantai il mio alleluia. Dio è grande nel suo amore. Cristo Gesù è il mio Signore al quale ho affidato la mia vita e dal quale attendo il dono della sua vita per sempre! Ho quindi ripreso il mio cammino, uscendo dal grande portone della basilica.

 

 

Il Santo Sepolcro: si rimane 'pensosi....Gesù ha vinto la morte e ci ha dato la sua vita per sempre con la sua resurrezione!

A San Slvatore

Il parroco Padre Feras presiede la liturgia del venerdì santo

ASan Salvatore

Padre Feras celebra il Giovedì santo

Davanti alla Basilica del santo sepolcro

Padre Feras accoglie il 'vecchietto' Don Pino. La sorella di Padre Feras assiste felice!

Sempre davanti alla basilica

Padre Feras in...cordiale conversazione...

Sul piazzale della Basilica

Padre Feras, parroco di San Salvatore, unica parrocchia latina in gerusalemme incontra Don Pino...Sorpreso?