Il Santo Sepolcro
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COME E' COSTRUITO QUESTO SITO 'PERSONALE

Come introduzione spiego come poter 'vedere e leggere' quanto ho scritto e documentato in questo sito personale, www.gilah.it,  testo,  foto  e video.

* Quando si apre il sito  per prima cosa si prende nota dei temi trattati scorrendo la sezione a sinistra della pagina.

*  Quando a un titolo di pagina si trova una freccetta bianca vuol dire che ci sono sotto-pagine. Basta schiacciare la freccetta per aprire la nuova pagina.

 

 

LE RAGIONI DI QUESTO SITO PERSONALE

Cos'è GILAH?

Gilah (  ebraico   :.   גִּילַת,   illuminato  Joy)

Parola ebraica che significa 'gioia'

Si legge in Isaia 65,17 ss.: “Ecco io creo nuovi cieli e nuova terra; non si ricorderà più il passato, non verrà più in mente (il terribile tempo dell’esilio) , poiché  si godrà e si gioirà sempre di quello che sto per creare, e farò di Gerusalemme una gioia (gilah), del suo popolo un gaudio.Io esulterò di Gerusalemme, godrò del mio popolo”.

 

Una storia, un evento, una proposta
  • Dal giorno in cui Mons. Shomali vicario del Patriarca di Gerusalemme Sua Beatitudine Twal Fouad mi ha conferito il titolo di Canonico del Santo Sepolcro precisando che sono il 12° canonico del S. Sepolcro in tutto il mondo, ‘dentro la mia anima’ sono stato continuamente interpellato da una persistente domanda: “Cosa posso fare? Qui, lontano da quella città, lontano da quella Chiesa che vive nella grande città di Dio?” L’ho  chiesto a Mons. Shomali che in una lettera mi ha rassicurato invitandomi alla preghiera e cercando di condividere il cammino di quella comunità ecclesiale.
  • Ma non è mi è bastato. L’interrogativo tornava a tormentarmi.
  • Così ha pensato che avrei potuto ‘lavorare’ qui dove vivo i miei giorni di ‘pensionato di Dio’, senza nessuna comunità da servire, cercando di raccogliere attorno a me chi desiderasse ‘conoscere’ quella città, la sua storia, il suo ‘mistero’, il suo fascino e i suoi problemi di un oggi dal futuro inquieto. Non solo. Ma anche tutti coloro che vogliono partecipare alla vita di quella comunità nella preghiera, nell’ascolto della parola dei suoi pastori, nella conoscenza  dei suoi problemi.
  • Di qui  la ‘presunzione’ di dare vita a una ‘compagnia’ di persone – è troppo parlare di comunità  spirituale sia pur piccola  - che ho voluto chiamare: “Gruppo della Gilah” (dall’ebraico: Gaudio , Gioia) . : Gerusalemme è la città della gioia di Dio. Ne parla il profeta Isaia quando al cap. 65, dal versetto 17 intravvede per il suo  popolo un rinnovamento totale, cosmico.  Dopo la deportazione del popolo in Babilonia, il profeta annuncia un mondo nuovo che verrà e che viene così descritto: “Ecco io creo nuovi cieli e nuova terra; non si ricorderà più il passato, non verrà più in mente poiché si godrà e si gioirà sempre di quello che sto per fare, e farò di Gerusalemme una gioia (Gilah!), del suo popolo un gaudio....Io esulterò di Gerusalemme, godrò del mio popolo...Il lupo e l’agnello pascoleranno insieme, il leone mangerà la paglia come un bue, ma il serpente mangerà la polvere, non faranno ne male né danno in tutto il mio santo monte’. Dice il Signore."(Isaia, 65, 17-19.25)
  • Questo nome descrive ciò che noi vorremmo cercare di vivere in questa possibile esperienza di piccola comunità: la speranza nella gioia, fidandoci delle promesse di Dio,per la città  santa, per quella terra benedetta, per la nostra terra, per il mondo intero....! Non verrà meno la parola dell’Eterno. E vedremo un giorno cieli nuovi e terra nuova.....Non è forse Gerusalemme la città donata da Dio agli uomini e fondata dagli uomini per Dio,....E' la città in cui Gesù ha insegnato, è morto e risorto, è il luogo benedetto della discesa dello Spirito sulla Chiesa e in cui le prime comunità cristiane si riunivano per la preghiera e la condivisione dei beni. Essa infine, nell'Apocalisse, è la «città santa che scende dal cielo, da Dio» alla fine dei tempi e rappresenta quella promessa di felicità eterna che un cristiano intensamente desidera.
  • Non penso al futuro....Giorno dopo giorno il piccolo progetto prenderà vita. Qualcuno lo crederà interessante, ne vorrà fare esperienza, cercherà di vivere una sincera  ‘relazione’ con quella città e quella Comunità cristiana nel piccolo mondo della ‘compagnia della Gilah’
  • Intanto proverò a costruire un sito. Tutto dedicato a Gerusalemme e lo chiamerò ‘Gilah’ per cominciare a dare vita alla ‘comunione’ con  Gerusalemme e la sua Chiesa!
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COSA SIGNIFICA 'GILAH'
Una parola di spiegazione del titolo che si è voluto dare a questo sito: Gilah! Si legge in Wikipedia "Vi sono tre etimologie possibili per il nome Gil. La prima è dalla lingua ebraica col significato di 'gioia'.Le varianti femminili Gilha, Ghila sono derivate da questo nome" E questa parola si trova in  un testo di Isaia 65,17 che si trova citato nel titolo stesso del sito e spiegato nella rilfessione che segue: "Gerusalemme è la gioia di Dio!"
Se lo è per il Signore Dio che l'ha voluta come 'sua dimora' lungo i secoli e dove il Figlio suo Gesù ha portato a compimento il suo disegno salvifico dell'uomo, perchè non potrebbe  essere anche la 'mia' gioia, la nostra 'gioia' Vorrei amare quella città  perchè in essa scopro i 'segni' della presenza di un Dio che mi ha cercato e amato.


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IL SALMO 121.

Con nostalgia torno di frequente con il pensiero a Gerusalemme. Ci sono stato tante volte. Ho desiderato passarvi giorni e giorni, da solo. Un sogno. Solo un sogno.
Ricordo quella volta che salendo da Gerico alla città santa, sul pullman con i miei pellegrini ho recitato quel salmo che fa vibrare 'dentro' l'anima perchè si sentono vicini quei luoghi dove ha vissuto il suo tempo umano Gesù di Nazareth, il mio Signore.
Qui, in questo sito del tutto particolare, voglio riportare quel salmo tanto caro ai pellegrini ebrei e cristiani. E' il salmo 122 (121). Riporto qui la traduzione della Bibbia 'Piemme':
"Quale gioia quando mi dissero: andremo alla casa del Signore!"
E ora i nostri piedi si fermano alle tue porte, Gerusalemme!
Gerusalemme è costruita come città salda e compatta
La salgono insieme le tribù, le tribù del Signore
secondo la legge di Israele
per lodare il nome del Signore.
Là sono posti i seggi del giudizio
i seggi della casa di Davide.
Domandate pace per Gerusalemme:
sia pace a coloro che ti amano,
sia pace sulle tue mura,
sicurezza nei tuoi baluardi.
Per i miei fratelli e io miei amici
io dirò: "Su di te sia pace!"
Per la casa del Signore nostro Dio
chiederò per te il bene!
"

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Mi sarà  perdonato se pubblico questo 'canto' su Gerusalemme. L'ho trovato in un sito dedicato al dialogo tra ebraismo e cristianesimo. Lo cito interamente perchè, leggendo con emozione questo inno , ho sentito dentro l'appello alla città di Dio eterna, quella checi è stata indicata come meta di una piccola insignificante storia come può essere la  mia nei miei giorni fino a quel giorno...E' davvero emozionante passare oltre le immagini e i sentimenti qui espressi per giungere là dove il cuore di un credente sogna: la Gerusalemme celeste.



O Sion, dall'occidente e dall'oriente,
da settentrione e da meridione, lontani e vicini,
ti inviano il loro saluto.
Ti saluta chi soffre per te di una nostalgia invincibile, il cui pianto
è come la rugiada dell'Hermon che vorrebbe irrorare i tuoi monti.
Sono come uno sciacallo che piange il tuo dolore,
ma se sogno di ritornare a te,
sono come un'arpa che canta i tuoi carmi...
La tua aria è la vita che l'anima respira,
i tuoi grani di sabbia sono grani di mirra,
i tuoi corsi d'acqua fiumi di miele.
Sion,
tutta la bellezza, la grazia e l'amore sono riuniti in te;
coloro che ardentemente ti amano sono a te congiunti.
Esiliati, dispersi per pendii e monti
le greggi della tua moltitudine non dimenticano mai che
tu sei il loro ovile,
cercano le tue vie, salgono i sentieri che conducono alle tue palme.
Dio
ti ha desiderato come sua residenza.
Beato colui che è stato scelto per avvicinarsi a te e rimanere nella tua dimora!
Beato, beato colui che attende e veglia
e vedrà salire l'alba della tua luce!
Beato colui sul quale sorgeranno le tue aurore,
quando la tua antica giovinezza rifiorirà
per la salvezza dei tuoi eletti e per la loro gioia! 

(Juda Halevy, fine XI sec. - 1140)

 

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SCUSANDOMI

Oggi, Pasqua di resurrezione, 31 marzo 2013, sono rimasto sorpreso perchè visitando il sito del Patriarcato latino di Gerusalemme ho saputo che il Patriarca aveva nominato canonico onorario del S. Sepolcro un vescovo. Poco sotto ho scoperto la notizia che era stata data in Gerusalemme quando per il ministero di S. Ecc.za Mons. Shomali Vicario del Patriarca venuto apposta dalla città Santa in Lissone mi onorò dello stesso titolo. Fu una elebrazione solenne che ho vissuto con profonda emozione. Il vescovo mi imponeva la mantellina con  la croce di Gerusalemme sulle mie spalle stanche di responsabile della Comunità pastorale in Lissone. Non sapevo che se ne era parlato e scritto anche in Gerusalemme. Comunque quel gesto straordinario di benevolenza che il patriarca ha voluto farmi mi impegna ogni giorno nella preghiera. Mi ha anche indotto a curare questo piccolo ma per me prezioso sito 'gilah.it' e nelle intenzioni mi h spinto a tentae di costruyire una comunità mediatica chiamata appunto 'Comunità gilah". Riporto quanto fu scritto quel giorno. Non per presunzione, nè per orgoglio ma per gratitudine. La mantellina preziosa è nel cassetto della mia stanza....ma nel cuore ho deposto un amore grande per la città di Dio , che ha visto la Pasqua del Signore Gesù. Mi sentirò sempre 'vicino' al S. Sepolcro dove molte volte sono entrato chinandomi sulla pietra all'interno della seconda stanza.

Don Pino Caimi, nominato canonico onorario del Santo Sepolcro

Don Pino Caimi è stato nominato Canonico del Santo Sepolcro di Gerusalemme. «E’ un titolo riservato a pochi, ne abbiamo onorato solo quindici in tutto il mondo – ha spiegato Mons. William Shomali, che ha presieduto la cerimonia di investitura, domenica scorsa, in Prepositurale a Lissone (Lombardia).

 

– Essere canonico vuol dire appartenere in modo speciale ad una chiesa cattedrale, e in questo caso alla Chiesa del Sepolcro glorioso di Cristo. Sono felice di essere qui tra voi oggi a nome del Patriarca Mons. Fouad Twal che ha riconosciuto la sensibilità di don Pino verso i problemi della Chiesa di Gerusalemme. La sua generosità proviene da quella di tutti voi».

Alla cerimonia erano presenti le autorità cittadine, rappresentanti delle associazioni civili e militari, membri del Rotary Club e Cavalieri del Santo Sepolcro, l’ordine cavalleresco che ha origini antichissime, carabinieri, polizia municipale, il cui comandante Antonio Liberato, aveva scortato Mons. Shomali fin dal suo ingresso nella nostra città. La visita del vicario del Patriarca Latino è stata anche una interessante opportunità per conoscere, dalla voce di un protagonista, la condizione dei cristiani in Terra Santa. Il sinodo del Medio Oriente, appena concluso a Roma, è stato un evento storico.

Ha radunato i Patriarchi di sette Chiese, 180 vescovi orientali e rappresentanti delle conferenze episcopali del mondo, e esperti. I numero dei crisitiani nel mondo Medio Oriente e un totale di 14 milioni di fedeli, più 2 milioni di cristiani che lavorano nei grandi cantieri degli Emirati e dell’Arabia Saudinta. Dall’altra parte vivono in questa parte del mondo 330 milioni di musulmani, Cristiani e Ebrei (dallo Yemen al Libano, dall’Iraq all’Egitto, inclusi Iran, Ciprro, Libano, Siria, Giordania, Israele, Palestina e l’Arabia Saudita).

«Non si può vivere come isole separate – ha detto Mons. Shomali – Il dialogo interreligioso con Islam e Giudaismo è fondamentale. La pace in Terra Santa sarebbe pace per il mondo intero. I cristiani devono continuare a sperare nonostante le apparenze negative, Dio riserva delle belle sorprese».

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GRAZIE A SUA BEATITUDINE

So di peccare di presunzione....Ma sento come mio dovere quello di dire 'grazie' al Patriarca di Gerusalemme, Sua Beatitutine Mons. Twal Fouad che mi ha inviato per ora via e-mail per mezzo della gentilissima segretaria Ilaria una preziosa lettera che mi ha profondamente commosso. Una lettera personale che mi ha suggerito di portare avanti quella iniziativa di creare qui dalle mie parti una 'comunità mediatica' di cristiani che amano la Terra di Gesù e che pregano per la Chiesa che là in difficili contesti sociali, politici e religiosi dà testimonianza al Signore Gesù! Vorrei chiedere a chi leggerà questa lettera di sentire il bisogno di condividere la passione pastorale di Sua Beatitudine, di pregare per Lui e i suoi preti e Vescovi (in particolare S. Ecc. Mons. Shomali). Ecco la lettera:

"Patriarcato Latino - Gerusalemme

Gerusalemme, 21 giugno 2013

Carissimo Don Pino, è già passato un pò di tempo ma non ho dimenticato la bella lettera che mi ha scritto nel mese di aprile, dopo la solennità della Santa Pasqua.

Sono lieto di sapere che ora vive a Seregno ove svolge ancora attività pastorale e da dove la comunità seregnese è partita facendosi pellegrina per raggiungere i luoghi Santi (Sua Beatitudine ricorda il pellegrinaggio dei seregnesi guidato dal Prevosto Mons. Molinari)

Ho letto con molto interesse anche della Sua nuova iniziativa riguardante il sito www.gilah.it che alla data di oggi, 21 giugno, conta già 12.922 visite (però, dico io!)

Veramente l'impegno di conoscere e amare la Terra Santa è notevole. Ammiro la sua fedeltà nel tenersi aggiornato, consultando il nostro sito e mi è piaciuto molto vedere che ha seguito con particolare interesse la mia visita pastorale a San Salvatore dove ho potuto incontrare il Parroco, Padre Feras, i suoi collaboratori e i fedeli, rallegrandomi per una realtà viva, in cammino di fede.

Rimaniamo uniti nella preghiera, in questo tempo ancora per la Siria come non manca di far presente Papa Francesco, anche ieri nella sua udienza alla ROACO,

Saluti cordialissimi nel Signore. (firma e timrbo del Patriarcato

+ Fouad Twal, Patriarca Latino

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Rev,do Don Pino Caimi

Canonico onorario del Santo Sepolcro

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Il gruppo dei pellegrini d Seregno al quale accenna il Patriarca (3 aprile 2013)


S. Ecc.za Mons. Shomali, Vicario generale del Patriarcato latino di Gerusalemme riceve Mons. Molinari, prevosto della città di Seregno (3 aprile 2013)

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UNA DOVEROSA PRECISAZIONE

Ho ritenuto di inserire in questa pagina del mio sito una recente notizia  di un evento che mi ha particolarmente colpito tanto da  stupirmi che davvero Qualcuno  'grande ma sconosciuto' opera nel nostro mondo, dimentico di Dio e del Figlio suo Gesù.

 Devo anche spiegare perchè questa notizia è stata inserita proprio in questa pagina iniziale del sito. In apparenza sembra davvero fuori posto...Poi ho pensato  che poteva starci visto che questa pagina intende avviare un cammino di conoscenza  della Chiesa che sta in Gerusalemme e che cerca di farsi attenta agli eventi che incrociano il mondo arabo e i suoi rapporti con la comunità cristiana.

L'articolo con le opportune e doverose precisazioni è mi è stato inviatgo dal sito 'Aleteia' in data. 8 novembre 2013

Imam convertito al cattolicesimo: “Nel Corano si dice che Gesù Cristo è vivo”

Mario Joseph era un imam di 18 anni, è diventato cristiano e suo padre ha cercato di assassinarlo

Mario Joseph era un imam di 18 anni, è diventato cristiano e suo padre ha cercato di assassinarlo. Oggi è predicatore cattolico in India. È un caso unico al mondo. È il primo chierico musulmano ad aver abbracciato il cristianesimo, il che ha rappresentato una condanna a morte. Nel cimitero del suo villaggio indiano c'è una lapide con il suo nome, e sotto una bara con una scultura di creta delle sue dimensioni. Suo padre gli ha detto: “Se vuoi essere cristiano devo ucciderti”. Invece è vivo, e Lartaún de Azumendi è riuscito a intervistarlo per “La Noche de COPE”.

Mario Joseph, lei aveva 18 anni ed era un chierico musulmano. Cos'è successo per farle cambiare vita?

Ero il terzo di sei fratelli, e quando avevo otto anni mio padre mi ha mandato a una scuola coranica per diventare imam. Dopo dieci anni di studio, a 18 anni sono diventato imam. Un giorno stavo predicando nella moschea che Gesù Cristo non era Dio e una persona presente mi ha detto di non dirlo e mi ha chiesto chi fosse Gesù Cristo. Visto che non avevo risposte da dare, mi sono messo a leggere tutto il Corano e ho scoperto che al capitolo 3 parla di Gesù e lo nomina molte volte come Gesù Cristo, e nel capitolo 19 si parla di Maria.

Nel Corano, Maria è l'unico nome femminile ad apparire, e si dice che Gesù è la Parola di Dio.

La zona dell'India in cui viveva era musulmana?

Sì. È a maggioranza musulmana e induista, in pratica non ci sono cristiani.

Com'è iniziato il processo di conversione a partire da quel dubbio mentre stava predicando?

Nel Corano si dice che Maometto è morto, ma che Gesù Cristo è ancora vivo. Quando ho letto questo ho pensato “Allora chi devo accettare, quello che è morto o quello che è vivo?”.

Ho chiesto ad Allah chi dovevo accettare e mi sono messo a pregare perché mi aiutasse, e quando mi sono messo a pregare ho aperto il Corano, dove al capitolo 24 versetto 10 si dice che chi ha un dubbio di questo tipo sul Corano deve andare a leggere la Bibbia. Per questo ho deciso di iniziare a studiare la Bibbia. Mi sono allora reso conto di chi fosse il vero Dio, e da lì ho abbracciato il cristianesimo.

Lo racconta in modo naturale pur conoscendo la situazione che poteva vivere per aver accettato tutto ciò. Cos'è successo intorno a lei?

Quando mi sono convertito sono andato in un centro per ritiri e la mia famiglia ha iniziato a cercarmi. Mi ha trovato lì. Mio padre mi ha colpito con forza e mi ha portato a casa. Quando siamo arrivati mi ha messo in una stanza, mi ha legato mani e piedi, mi ha denudato, mi ha messo sostanze piccanti sugli occhi, sulla bocca e nel naso e mi ha lasciato lì senza cibo per 28 giorni. Passato questo periodo è venuto e mi ha preso per il collo per vedere se ero vivo.

Ho aperto gli occhi e ho visto che aveva un coltello in mano. Mi ha chiesto se accettavo Gesù e mi ha detto se lo accettavo mi avrebbe ucciso. Sapevo che mio padre mi avrebbe ucciso perché è un musulmano molto duro, era convinto. Gli ho detto che accettavo Gesù Cristo e in quel momento una luce molto potente ha colpito la mia mente e mi ha dato la forza per gridare con tutto il fiato che avevo in corpo “Gesù!”.

In quel momento mio padre è caduto e il coltello che aveva in mano gli si è conficcato nel petto. Si è fatto un grande taglio, ha iniziato a sanguinare copiosamente e gli usciva schiuma dalla bocca. La mia famiglia, preoccupata, lo è venuto a cercare, lo ha portato all'ospedale e si è dimenticata di chiudere la porta. Sono riuscito a uscire e a prendere un taxi per andare al centro per ritiri in cui mi avevano catturato e sono rimasto nascosto lì.

Sembra incredibile che lei abbia avuto la forza fisica per uscire di casa e andare al centro di accoglienza cattolico...

Anche se ero ormai pelle e ossa e debilitato, quella luce ha fatto sì che prendessi le forze e avessi una forza che non so da dove venisse. Ad ogni modo, subisco le conseguenze di quel castigo ancora oggi perché ho un'ulcera allo stomaco e ulcere in bocca.

Sembra una storia toccata da Dio. Non è normale che si esca rafforzati in quel modo. Quanto tempo fa è accaduto?

18 anni fa. La sofferenza ancora mi accompagna, perché nel Corano è scritto in più di 18 passi che chi rifiuta il Corano va eliminato.

Da allora non ha più rivisto suo padre?

Non sono tornato nel mio villaggio. Non ho mai più calpestato la mia terra. Non è solo questo; sono sepolto lì perché i miei genitori hanno costruito una tomba, con una lapide con il mio nome e il giorno in cui sono nato.

* * *

Nota dell'editor: Come ci hanno fatto notare alcuni lettori, in base alla prima versione dell'intervista, M. Joseph citava il capitolo 24 versetto 10 del Corano, che non dice assolutamente nulla di quello che si afferma nell'intervista. Dopo le opportune verifiche, abbiamo potuto constatare che si è verificato un errore di traduzione da parte della dottoressa Ana Cantos, e che il versetto al quale si riferisce M. Joseph è il 10:94, che dice: “Se dubiti a proposito di ciò che abbiamo fatto scendere su di te, interroga coloro che già prima recitavano le Scritture. La Verità è giunta loro dal tuo Signore: perciò non essere tra i dubbiosi”.

Per meglio inquadrare il senso delle sue affermazioni circa la conversione, riportiamo l'introduzione del testo originale in inglese di M. Joseph In search of you (cfr.
  Ha studiato il Santo Corano in modo approfondito e ha predicato appassionatamente che Gesù non era Dio fino a che ha trovato la pace ai piedi della Croce. Un giorno, quando aveva appena predicato negando la divinità di Gesù, gli è apparso un estraneo che gli ha chiesto chi fosse Cristo se non era Dio. Cristo è il Figlio di Dio, un profeta o un uomo normale? Se non è uno di questi, allora ha vissuto sulla terra? La crocifissione è avvenuta o è solo una finzione? Ha posto queste domande e se ne è andato senza aspettare una risposta. Le domande hanno gettato semi di confusione in lui, che non poteva ignorarle perché il Corano afferma: “Non dite su Allah altro che la verità. Il Gesù Cristo (o Messia), figlio di Maria non è altro che un messaggero di Allah, una Sua parola che Egli pose in Maria, uno spirito da Lui [proveniente]” Sura An-Nisa: ayath 171 (Capitolo 4:171). Il Santo Corano diceva esattamente ciò che dice la Bibbia in Giovanni 1,1, Giovanni 1,14 e Matteo 1,18. Dio non può essere separato dalla sua parola. Un uomo senza spirito è un corpo morto. Gesù è lo spirito di Dio, e se si separa da Dio allora Dio è morto.

Tutto ciò ha iniziato a tormentarlo, e si è rivolto al suo maestro. Le risposte ricevute non lo hanno soddisfatto del tutto. Il suo percorso in cerca della verità è proseguito attraverso lo studio della Scrittura e delle altre religioni. Dopo molti anni si è reso conto del fatto che l'esistenza di Dio si sperimenta solo in Cristo, e che la salvezza può ottenersi solo attraverso di lui.

 

 

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