GAZA, L'ORRORE

PAGINA DI INFORMAZIONE

Mentre la mia giornata si svolge  al solito ritmo, preghiera, lettura, visite, liturgie...altrove si sta svolgendo una tragedia in una guerra senza esclusione di colpi. Una guerra che rivela quanto può decidere un cuore dove si annida la cattiveria, al di là delle ragioni di stato.

Amo quella terra che comprende anche la cosidetta 'striscia di Gaza'  è la terra santa, la terra dove il Mistero quel Dio dei Padri che ben conosciamo dalla Bibbia si è comunicato a noi nella Persona del Figlio suo che nascendo da una ragazza ebrea ha liberato il cuore umano dal male. La redenzione si è compiuta...Eppure l'uomo non ha saputo estirpare le radici prodonde lasciate dal peccato d'origine e si ritrova posseduta dalla cattiveria,. Essa si esprime dappertutto, è vero...perfino nei rapporti d'amore più intimi, quali quello sponsale, materno e paterno...nelle violenze morali.... E oggi nelle violenze terribili sui bimbi e sulle loro madri in uno scontro a ferro e fuoco che lascia vittime di giorno in giorno. Sto parlando della  guerra tra ebrei e palestinesi che ormai dura da 15 giorni....Incapace la comunità internazionale a intervenire per fermar lo scempio che si sta  facendo sotto gli occhi deol mondo intero.....

In questa piccola pagina - provvisoria - raccolgo alcune testimonianze della presenza cristiana in quelle 'striscia' e in tutta la Terra santa.  Gli eventi li conosciamo tutti dai mezzi di comunicazione, ma la testimonianza di chi vive l'inferno di questi giorni commuove e ci provoca, nel contempo ci chiede di condividere nella preghiera insistita, continua perchè tutto cessi al più presto e si torni a dialogare....Ho visto foto di  piccoli devastati da un missile mentre giocavano sulla spiaggia, ho visto giovani  gridare il loro dolore nel pianto disperato, ho visto case distrutte.....Ho chinato il capo per riconoscere che tutto parte dall'incapacità di lasciare il posto nel cuore al perdono...Dio mio come siamo 'cattivi' dentro!

 .........................

Sono giorni di sofferenza:

il dramma della 'guerra' tra Israele e Hamas nella striscia di Gaza

Sono sicuro che non ci sia persona  che non sappia della furiosa lotta tra ebrei e palestinesi nei territori, in particolare a Gaza dove chi governa è Hamas. Ogni giorno veniamo informati di quanto sta succedendo laggiù, soprattutto l 'morire quotidiano' di bambini lo schianto di famiglie costrette a fuggire e a lasciare la propria casa....Sul web ho  preso nota di quanto si  scrive sui giornali, anche se  lasciano l'impressione di considerare il tutto un evento che non tocca da vicino nè coscienze, nè istituzioni sociali e politiche. E' qualcosa che ogni tanto si ripete...Non dovrebbe capitare...ma succede. Se ne dà notizia per dovere di cronaca.  Si preferisce seguire il mondiale di calcio....

Personalmente a Gaza non ci sono mai stato. Recentemente  avevo programmato una visita in Terra Santa con un passaggio, se possibile, a Gaza dove opera un coraggioso parroco...Ora è tutto più difficile. Ma là vivo il dolore della Chiesa madre di Gerusalemme, del suo Patriarca Twal e di Mons. Shomali Ho spedito un piccolo messaggio per dire loro che continuo la preghiera , con loro, in disparte con lacrime agli occhi e una grande speranza nel cuore. Ho pensato di inserire in questa pagina del mio sito una testimonianza tratta da Radio Vaticana. Sono particolarmente attento a cogliere l'intima sofferenza di Mons. Shomali mentre risponde alle domande che Radio Vaticana gli rivolgeva.

 

Gaza. Mons. Shomali: Papa fiducioso, ma serve buona volontà

Medio Oriente: ancora bombardamenti aerei israeliani e lanci di razzi di Hamas

14/07/2014

Non risparmiare né preghiere, né sforzi per “far cessare ogni ostilità e conseguire la pace desiderata per il bene di tutti”. Risuonano ancora forti le parole, pronunciate subito dopo l’Angelus domenicale, con cui Papa Francesco ha esortato nuovamente alla pace in Terra Santa. Sul terreno, al settimo giorno di violenze, ancora critica la situazione, soprattutto nel nord della Striscia di Gaza. Il servizio di Giada Aquilino:

Nella drammaticità degli eventi, a parlare è l’ultimo bilancio dei palestinesi rimasti uccisi a Gaza, fornito da fonti mediche locali: oltre 170 i morti, più di 1.100 i feriti nei combattimenti fra forze israeliane e milizie locali. Fra le vittime, è elevata la percentuale di donne e di bambini fino a 16 anni di età. Secondo il direttore generale dell’Unicef, Anthony Lake, “i bambini stanno pagando il prezzo della spirale di violenza a Gaza e in Israele”; nessun piccolo - aggiunge - “dovrebbe soffrire l'impatto terrificante” di tanta crudeltà.

Nelle ultime ore sono continuati gli attacchi aerei e dell’artiglieria israeliani contro le postazioni di Hamas: colpiti pure edifici a Gaza città, Deir el-Balah e Jabaliya. In Cisgiordania, arrestati 23 palestinesi, fra i quali cinque 'legati' ad Hamas e 'indagati' - secondo le autorità - per la morte dei tre ragazzi israeliani rapiti il mese scorso. Lo Stato ebraico, attraverso il proprio esercito, ha fatto sapere che “il 70% degli israeliani vive nel raggio di gittata dei razzi di Hamas”; stamani ha abbattuto sui cieli di Ashdod un drone lanciato da Gaza. Il lancio è stato rivendicato dall'ala militare del movimento, le Brigate di Ezzedin al-Qassam.

gaza raid vittime guerra

Sul piano diplomatico, dopo che ieri a Vienna Usa, Gran Bretagna, Germania e Francia hanno discusso un piano per il cessate il fuoco, è la volta della missione in Medio Oriente del ministro degli Esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier, che anticipa di qualche ora la visita del capo della diplomazia italiana, Federica Mogherini: Roma è presidente di turno dell’Unione Europea. Da Bruxelles è arrivato un invito alla “moderazione”, una condanna all'uso della forza e un auspicio per “un immediato cessate il fuoco”.

E mentre la diplomazia internazionale lavora per una tregua sul campo, Papa Francesco ieri ha elevato ancora una volta la propria preghiera per la pace in Terra Santa: “mai più guerra”, “con la guerra tutto è distrutto”, ha detto, ricordando pure che non è “avvenuto invano” l’incontro, tenutosi in Vaticano l’8 giugno scorso, con i presidenti israeliano Peres e palestinese Abbas, alla presenza del Patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I. Sulle parole del Pontefice, ascoltiamo il vescovo ausiliare di Gerusalemme dei Latini, mons. William Shomali:

R. – Sono parole giuste, che continuano il messaggio per la pace lanciato durante la sua visita in Terra Santa, ma anche durante la preghiera nei Giardini Vaticani. Il suo discorso di quel momento, veramente storico, rimane sempre valido: ha detto che fare la pace richiede più sforzo che fare la guerra e che, se gli sforzi umani non riescono, c’è un’altra possibilità, la preghiera. Il Papa rimane fiducioso che il Signore può trasformare i cuori, perché il problema è soprattutto di buona volontà. Il Signore può mettere questa buona volontà nei cuori.

D. - Il Pontefice ha detto che quell’incontro nei Giardini Vaticani non è “avvenuto invano”: perché?

R. – Perché la preghiera è sempre valida. Noi credenti sappiamo che una preghiera fatta con fede ha una potenza, una forza particolare. Soprattutto, quando è fatta dai ‘nemici’ stessi. Sono sicuro che la preghiera fatta da Abbas e da Peres era sincera, perché volevano uscire da questo incubo. Ma se i risultati non si fanno vedere l’indomani, non vuol dire che non ci siano risultati.

D. - E’ passato poco più di un mese da quella preghiera: sul terreno cosa è cambiato?

R. - Questo problema dura da 80 anni, dunque un anno di più, un anno di meno, su una lunga storia non è un ritardo. L’albero di ulivo che hanno piantato insieme nei Giardini Vaticani non produrrà frutti prima di 5 anni e questa è l’immagine della preghiera: può dare frutti più tardi, non a causa di una debolezza del Signore ma a causa di una cattiva volontà umana.

D. – Le violenze continue a cosa stanno portando, da una parte e dall’altra?

R. - Portano paura, più sangue, più sfiducia, più odio. Nessuno ci guadagna da questa violenza.

D. – Nella Striscia di Gaza c’è un esodo massiccio di famiglie che - come possono, con carretti, a piedi, chi è più fortunato con le auto - cercano di arrivare a Jabaliya, il campo profughi a nord di Gaza, per trovare rifugio nelle scuole dell’Onu. Qual è la situazione?

R. – La situazione è drammatica. Il parroco di Gaza ha pubblicato una lettera in cui descrive la situazione drammatica. C’è tanta paura, i bambini sono traumatizzati. Molte famiglie hanno perso la casa, molte non hanno cibo, non hanno soldi, non hanno acqua, non hanno elettricità. Sono sotto i colpi della guerra.

D. - I bilanci di queste ore rivelano che fra le vittime è elevata la percentuale di donne e bambini…

R. - Il bilancio cambia ogni giorno, ma non si può mettere in cifre la sofferenza.

D. - Come la Chiesa di Terra Santa è vicina alla popolazione?

R. - Quando potremo andare a visitare Gaza porteremo un po’ di aiuto umanitario. Ma sono gli Stati che hanno più mezzi per aiutare. Già l’Arabia Saudita è disposta a mandare aiuti per i poveri di Gaza, per la Croce Rossa di Gaza. Ma spero che quando ci sarà il cessate il fuoco noi, come vescovi, potremo andare a visitare la gente e dire loro che non li abbiamo dimenticati.

D. - In questo panorama di sofferenza, c’è un’immagine nella sua mente che può dare speranza per il futuro?

R. - Adesso la mia mente è sotto l’incubo di quelle immagini negative, ma la mia fede mi dice che il Signore è più pietoso degli uomini e Lui non permetterà che questa sofferenza duri: il Signore sente il grido degli offesi.

 ...............................

16 luglio 2014

Il mio impegno personale per la Terra santa mi porta a prendere coscienza della 'incapacità degli organismi internazionali a intervenire nella crudele guerra in atto  tra i palestinesi di Gaza (hamas) e gli ebrei di Benjamin Netanyahu. Come già ai tempi di Hitler....quando i potenti d'Europa non seppero intravvedere nelle decisioni di Hitler che ha così potuto fare quello che voleva causando         quella strage 'umana' che fu la Terza guerra mondiale. A chi comanda  sui popoli si chiede la chiaroveggenza, cioè la capacità di leggere prima del tempo gli eventi e il coraggio di decisioni non dettate da ragioni di stato o da interessi. economici o politici. Questo sta succedendo da anni nella terra cara a Gesù, e che noi chiamiamo santa.

Qui inserico una  testimonianza che mi ha davvero commosso. Chi scrive questa lettera è un giovane parroco  che racconta la situazione in cui si trovano tutti, mussulmani e cristiani nella striscia di Gaza, anzi a Gaza stessa. Lo penso e lo ammiro. E' là sotto le bombe: sta con la sua gente.....e confida nel 'venire' dello Spirito nelle coscienze di chi invece vuole e fa la guerra.

Lettera del Parroco di Gaza

Gaza-lettre-300x199

GAZA – Padre Jorge Hernandez, parroco della parrocchia latina di Gaza, l’11 luglio 2014, ha pubblicato una lettera nella sua pagina di facebook. Segnala la situazione della Striscia di Gaza, circondata e bombardata già da molti giorni da parte dell’esercito israeliano, come risposta allo sparo di molti razzi verso il territorio israeliano.

Il conflitto è entrato nella seconda settimana. Stamane, 15 luglio, Hamas ha respinto il coprifuoco proposto dall’Egitto intervenuto come mediatore. Intanto il numero dei morti a Gaza è già di circa duecento persone.

Speriamo che presto ritorni la calma stabile per vivere in pace.

Siamo alla quinto giorno dell’operazione “Bordo protettivo”. Dentro Gaza il rumore degli aerei, delle esplosioni, delle sirene delle ambulanze, fanno ormai parte della nostra vita quotidiana.

 

“Ieri abbiamo notato una maggiore intensità dei bombardamenti aerei, dal mare e da terra. Così come abbiamo costatato la persistenza dei lanci di razzi da Gaza.

Anche noi abbiamo ricevuto l’invito lanciato ai residenti nelle zone di Beit Hanoun e di Beit Lahia di lasciare immediatamente le case. Come queste persone ci chiediamo: dove andare? Gaza è piccola. Tutto è vicino. Non c’è alcun luogo sicuro, neutro, che possa accogliere tutti.

Allora. Dove andare?

La faccia abituale della guerra qui è ben nota alla popolazione: aerei, esplosioni, distruzioni e morte. Ormai da tempo la gente prevede una possibile escalation militare che potrebbe durare tempo. Si tratta di previsioni fondate sull’esperienza popolare.

La sola cosa che ha modificato le previsioni è stato riscontrare una resistenza su più larga scala e una migliore preparazione delle autorità locali rispetto alle guerre precedenti. Che Hamas abbia colpito Tel Aviv e Gerusalemme non è un particolare trascurabile.

C’è anche un fondato timore di una reazione dentro la Striscia contro i cristiani. Non si sarebbe nemmeno da stupirsene visto il modus operandi osservato altrove.

Tanti argomenti che rendono ammirevole la rassegnazione delle persone. Questa non è la prima e non sarà l’ultima volta. Confidando solo nelle mani di Dio.

Come si potrà sopportare Dio solo lo sa. Intanto, noi siamo sicuri e sereni.

Pregate per noi perché abbia fine questa pazzia.

Nel Signore.

Padre Jorge Hernandez, IVE”

 .................................

Terra Santa: tre missili vicino alla parrocchia cattolica a Gaza

Terra Santa: tre missili cadono vicino alla parrocchia cattolica

17/07/2014

Si preparano a lasciare la Striscia di Gaza le tre suore dell'Istituto del Verbo Incarnato - tutte straniere - che operano presso la parrocchia cattolica dedicata alla Sacra Famiglia. “Nel pomeriggio di ieri, dopo le 17” riferisce all'agenzia Fides la brasiliana suor Laudis, “tre missili hanno distrutto una casa molto vicina alla parrocchia.

Nelle ore precedenti erano arrivate anche a noi telefonate da Israele con l'indicazione di lasciare le nostre dimore. Da alcuni giorni le Suore di Madre Teresa con i 28 bambini disabili e le nove donne anziane da loro accuditi si sono trasferiti nella parrocchia perchè lo ritenevano un posto più sicuro. E tutti loro rimarranno a Gaza, insieme al parroco padre Jorge Hernandez.

Dalle ore 10 - comunicano le fonti del patriarcato latino di Gerusalemme - nella parrocchia è iniziata l'adorazione eucaristica permanente e oggi verrà celebrata la Santa Messa “per implorare per tutti il perdono, la giustizia e la pace”. In brevi messaggi diffusi dall'Istituto del Verbo Incarnato, padre Jorge e suor Gladis descrivono con dettagli commoventi la condizione vissuta dalla piccola comunità cattolica e da tutta la popolazione di Gaza: “La cosa certa” scrive padre Jorge “è che i crimini si moltiplicano. I bambini piccoli che cominciano a ammalarsi per la paura, lo stress, le onde d'urto, il rumore continuo. I genitori fanno davvero salti mortali per distrarli affinchè tanta cruda violenza non li travolga, come giocare e saltare ogni volta che si sente un'esplosione, ballare, o semplicemente abbracciarli tappando loro le orecchie”. (R.P.)

 ...............

19 luglio 2014

Ancora da Gaza. Una lettera di Padre Hernandez. Mi commuove la sua fiducia nel futuro mentre osserva sgomento il presente di odio e di violenza della sua gente in Gaza.. Nella sua lettera il parroco esprime una convinzione che è anche la mia: la presenza del male nel mondo, il 'Male persona' che si serve degli uomini che lo accolgono nel loro cuore e diventano operatori di ingiustizie , di violenze....Sì, deve essere così. Non mi pare ci sia altra spiegazione al di là di quanto da sempre si va dicendso sulle lotta 'permanente'  tra ebrei e palestinesi nella terra santa. I politici non comprendono, i giornalisti fanno i loro commenti senza neppure sfiorare la realtà che è sotto i loro occhi, la realtà del Male-Persona! Oggi offro su questo mio piccolo 'coso' un'altra testimonianza di Padre Hernandez. E' una lettera che ho letto con gli occhi pieni di lacrime

.

Il Parroco di Gaza: « La realtà è che TUTTI perdono la guerra »

Gaza-lettre-2-article

 

GAZA – Sul suo profilo Facebook, p. Jorge Hernandez ha pubblicato un’altra lettera datata al 17 luglio 2014. Questa lettera è stata scritta dopo la tregua umanitaria di cinque ore accettata da Hamas e Israele. Il parroco di Gaza ha mostrato di recente in una telefonata a mons. Shomali che sono tutti molto stanchi, fisicamente e moralmente, a furia di sentire i bombardamenti di notte e di essere in un clima di stress permanente.

«L’8 luglio, Israele ha iniziato l’operazione “Border Protection” sulla Striscia di Gaza. Il bilancio delle vittime è attualmente pari a 260, mentre il numero dei feriti è superiore a 1800. Tanto odio, tanta violenza, tanta morte non possono essere spiegati se non con il regno di un demone che abita nel cuore degli uomini che li trasforma in esecutori dei suoi desideri.

È con grande gioia che abbiamo sperimentato il “cessate il fuoco” stabilito oggi tra le h. 10,00 e le 15,00. Incredibilmente puntuali, sono poi ripresi gli attacchi.

In ogni caso, le persone hanno avuto il tempo di riapprovvigionarsi delle derrate di base. Hanno anche aperto le banche. Questo mese i funzionari non avevano ricevuto i loro salari. Dovete immaginare la situazione di queste persone.

Inoltre, durante la tregua, alcuni parrocchiani hanno chiesto che venisse celebrata la Santa Messa. Grazie a Dio.

Si è colta l’occasione per visitare alcuni dei nostri parrocchiani. Momenti terribili. Paura, confusione, stress, lacrime… ma sempre, sempre, sempre alla fine dei racconti, la lode a Dio che sgorga fidata e profonda: ciò semplifica il nostro compito e permette un ritorno sempre più efficace del lavoro di Dio. Poiché gli abitanti di Gaza hanno un’edificante capacità di rimettere tutto e di abbandonarsi completamente alla provvidenza divina. Se potessimo imparare un po’ da loro!

Ascoltando entrambe le parti coinvolte in questa guerra ridicola, sembra che a vincere o a perdere non sia nessuno. La realtà è che tutti perderanno la guerra e tutti pagheranno le conseguenze della cecità e della malvagità.

Che Dio illumini le menti dei governanti e cambi i loro cuori.

In attesa della benedizione di una pace duratura e stabile, ci raccomandiamo alle vostre preghiere.

In Domino, Padre Jorge Hernandez, IVE».

...............................

 

24 luglio 2014

Vivo questi giorni con intima sofferenza, partecipe della tragica condizione e situazione dei cristiani del Medio Oriente. Seguo con apprensione gli eventi della striscia di Gaza. Ma poi vengo a sapere che in altri parti del Medio Oriente si è scatenata una vera persecuzione nei confronti dei cristiani. Parlo di quanto succede, nel silenzio degli organismi internazionali (ONU e Europa) nell'Irak dove a Mossul, la seconda città dell'Irak è 'nato' un califfato dei nostri tempi che subito ha mostrato una durezza inspiegabile nei confronti dei cristiani. Sto cercando di mettermi nei panni di quei miei fratelli e sorelle di fede. Proverei anch'io quella paura che occupa il loro cuore. Cosa devono  fare davanti a tanta violenza irragionevole n nome della religione? Le ultime notizie le riporto qui nella pagina di Gaza perfchè di fatto è una guerra dell'islam più feroce (mentre l'islam moderato tace)  in forza di un legame con Maometto.....L'Islam ancora non lo conosco ma alcune riflessioni si sono imposte nella mia mente: a tanta distanza di secoli dal profeta i suoi seguaci stanno facendo viollenze dappertutto nel suo nome....

Da Radio Vaticana:

 

Il dramma ignorato dei Cristiani dell’Iraq.

 

 

Chrétiens-dIrak-300x200

MEDIO ORIENTE – L’attualità del Medio Oriente è colma di sangue, di paura e di esili. Un incendio che divampa e non si spegne. Mentre il conflitto tra Israele e Gaza fa la parte del leone sui media, un’altra situazione allarma la Chiesa in Medio Oriente senza attirare l’attenzione della comunità internazionale: quella dei Cristiani dell’Iraq, a Mossul in special modo, dove la loro vita è minacciata.

“Si tratta di una persecuzione diretta ed esplicita da parte dei Jihadisti Islamici in Iraq (ISIS)”. La costatazione è precisa e firmata dalla mano di mons. George Casmoussa, arcivescovo ausiliare del Patriarca Siro Cattolico in Iraq. Con una lettera da Roma, dove ha trovato rifugio, il vescovo invoca l’aiuto della comunità internazionale, dell’ONU, degli stati arabo-musulmani, del Congresso Islamico Mondiale e di altri ancora, perché agiscano al fine di “evitare una vera minaccia per la civiltà umana” e perché “assumano le loro responsabilità riguardo alle minoranze religiose ed etniche in Iraq, con riferimento in modo particolare ai Cristiani dell’Iraq che sono minacciati di sterminio o destinati ad andarsene”.

Mons. Casmoussa si riferisce alle persecuzioni di cui sono vittime i cristiani iracheni dopo l’arrivo e l’insediamento di uno Stato islamico a Mossoul. Questa operazione brutale e violenta dei Jihadisti islamici è fonte di inquietudini crescenti ma stenta ad essere condannata e sanzionata dalla comunità internazionale o dai movimenti musulmani moderati.

Mossul, nota per la sua numerosa comunità cristiana – tra le 25 e le 35000 persone – è oggi svuotata dei suoi fedeli che hanno dovuto affrontare una scelta difficile. “lo Stato islamico (ISIS), ha decretato, attraverso i suoi altoparlanti, che i Cristiani di Mossul per sopravvivere, dovevano scegliere tra tre possibilità: convertirsi all’Islam; pagare la Jiziah (tassa di protezione per i non musulmani) oppure abbandonare la città senza portare nulla con se”.

Una attesa di reazioni

I membri dello Stato islamico non hanno indugiato a mettere in pratica le loro minacce. Dei cristiani sono stati uccisi, picchiati, rapinati. Case e chiese sono state distrutte, saccheggiate. Un convento di Domenicani e strutture del Patriarcato che custodivano manoscritti preziosi sono stati vandalizzati. I cristiani sono in fuga. All’estero chi può, soprattutto nel vicino Kurdistan. Altri hanno trovato rifugio presso famiglie o comunità musulmane sunnite o sciite, che li proteggono talvolta a rischio della loro vita.

“Questi fatti distruggono il nostro animo prima ancora dei nostri corpi. Non sappiamo più dov’è il vero e dove il falso, se resteremo nel nostro paese o se l’abbandoneremo per emigrare… viviamo un tempo in cui addormentandoci non sappiamo se ci sveglieremo con le esplosioni, il terrorismo e l’esodo”, testimonia una madre di famiglia.

Intanto la reazione della comunità internazionale, assorbita quasi unicamente dalla Striscia di Gaza e dall’abbattimento dell’aereo in Ucraina, si fa attendere. Papa Francesco tenta di lanciare messaggi di aiuto, seguito da molti responsabili delle Chiese orientali. Il dott. Nabil El-Araby, segretario della Lega Araba, ha condannato le violenze contro i cristiani. “Ma ci aspettiamo una reazione forte dei musulmani moderati” chiede mons. Shomali, vicario patriarcale di Gerusalemme.

È proprio a questi musulmani moderati e alla comunità internazionale che il Patriarca caldeo di Bagdad, Luois Sako, ha scritto una lettera con la quale chiede con forza di non negare, di non dimenticare i legami che hanno unito attraverso i secoli i Cristiani e i Musulmani; e implora coloro che ancora chiama “fratelli” a “riconsiderare e a riflettere sulla strategia che hanno adottato, rispettando le persone innocenti e disarmate di ogni nazionalità, religione e confessione”.

Che questa supplica sia ascoltata!

 ..................................

24 luglio 2014

Mi scuso. Introduco in questa pagina alcune notizie sul dramma che vivono i cristiani in Nigeria. Alla notizia che dall'aprile 2014 sono state rapite da un'organizzazione jaidista  questi 300 ragazze di un liceo pare che non interessi a nessuno in ambito internazionale. Ma non è  una bella cosa stare a guardare mentre gente muore per violenze in nome di una religione. Cerco di capire. Allora per prima cosa ho cercato di sapere chi sono i 'Bobo  Haram    " che occupano la parte Nord della Nigeria. Mi preme dentro di 'sapere', di conoscere, come l'uomo possa fare tanto  male in nome di una fede!

Da Wikipedia ho preso alcune notizie sui Bobo  Haram    Sono però necessarie ulteriori notizie per comprendere questo mondo in subbuglio, questa realtà umana capace di crimini orrendi. Vediamo prima di tutto queste informazioni.

Boko Haram

Il Gruppo della Gente della Sunna per la propaganda religiosa e la Jihad[1] - nell'originale lingua hausa Boko Haram - è un'organizzazione terroristica jihadista diffusa nel nord della Nigeria.[2] L'organizzazione ha adottato il nome ufficiale di "Gruppo della Gente della Sunna per la propaganda religiosa e per la Jihād" ma nella città di Maiduguri, dove essa si era formata, le fu dato il soprannome di Boko Haram. Il termine "Boko Haram" deriva dalla parola hausa boko che significa "educazione occidentale" e la parola araba harām, che indica un divieto legale , metaforicamente, il "peccato".[3][4][5][6] Il nome, liberamente tradotto dalla lingua hausa, "l'educazione occidentale è sacrilega"[7] o "vietata" o "peccato"[8]. Il nome è dovuto alla dura opposizione all'Occidente, inteso come corruttore dell'Islam

Il gruppo viene fondato da Ustaz Mohammed Yusuf nel 2001[] o nel 2002[nella città di Maiduguri con l'idea di instaurare la shari'a nel Borno con l'ex governatore Ali Modu Sheriff.[10][12] Yusuf fonda un complesso religioso che comprende una moschea ed una scuola, dove le famiglie povere della Nigeria e degli stati vicini possano iscrivere i propri figli.[9]

Il centro si dà altri obiettivi politici e presto lavora per reclutare i futuri jihadisti per combattere lo Stato federale.[9] Il gruppo include membri provenienti dai confinanti Ciad e Niger, e parla solamente arabo.[13] Nel 2004 il complesso sposta la propria sede nel villaggio di Kanamma, vicino il confine col Niger.

Eric Guttschuss racconta ad IRIN News che Yusuf attirava con successo seguaci tra i giovani disoccupati "parlando male della polizia e della corruzione politica". Abdulkarim Mohammed, studioso di Boko Haram, ha aggiunto che le insurrezioni violente in Nigeria sono dovute "alla frustrazione per la corruzione e al malessere sociale sulla povertà e la disoccupazione".[15]

Il gruppo è divenuto noto internazionalmente dopo le violenze religiose in Nigeria del 2009.

Dopo la morte di Ustaz Mohammed Yusuf, avvenuta nel 2009, il suo posto è stato preso da Abubakar Shekau.

E' organizzata come movimento clandestino d'ispirazione islamica fondamentalista che ha come obiettivo l'abolizione del sistema secolare e l'imposizione della sharīʿa nel paese.

Prima che il gruppo divenisse noto internazionalmente dopo le violenze religiose in Nigeria del 2009, Boko Haram non aveva una struttura organizzativa precisa o una catena di comando chiara,[ma adesso si sa che è diviso in tre fazioni. Inoltre è ancora argomento di discussione se Boko Haram sia collegato al terrorismo straniero e in che misura i suoi combattenti si siano frequentemente scontrati con il Il gruppo è anche noto per numerosi attacchi a chiese cristiane[e per le violenze religiose in Nigeria del 2009, che ha reso il gruppo noto a livello internazionale. Nel 2011 è stato ritenuto responsabile di oltre 450 omicidi in Nigeria.

Finanziamento

Un portavoce di Boko Haram ha dichiarato che Ibrahim Shekarau, governatore di Kano, e Isa Yuguda, governatore di Bauchi, hanno entrambi pagato mensilmente il gruppo terroristico.

 .................................................

25 luglio 2014

Pare dunque che ci si avvii a una tregua nel conflitto a Gaza. Hamas l'ha accettata. Speriamo che quella povera gente (ne sono già morti oltre ottocento) possa ...tirare il fiato dopo l'orrore dei giorni scorsi, dopo il razzo che ha colpito una scuola dell'Onu ieri causando 17 morti, tutti civili. Un'alba di speranza dunque...per un giorno che ha visto ancora scontri e morti. Intanto la Chiesa di Gerusalemme ha fatto sentire la sua voce. E' Mons. Shomali, il Vicario del patriarca per  Gerusakemme  che illustra l'iniziativa dei vescovi di Terra santa. Ovviamente i media nazionali e internazionali non ne hanno parlato. Trovo qui  il suo intervento sul sito del Patriarcato latino di Gerusalemme.

 

Mons. Shomali: i vescovi della Terra Santa chiedono un «cessate il fuoco immediato» a Gaza

 

 

shomali

TERRA SANTA – Mons. Shomali, vicario patriarcale latino di Gerusalemme, in un’intervista rilasciata all’America Magazine il 24 luglio 2014, ha chiesto a nome di tutti i vescovi della Terra Santa «un immediato cessate il fuoco» a Gaza e «la ripresa dei negoziati di pace».

 

Dopo quindici giorni di conflitto nella Striscia di Gaza, dove 1,8 milioni di palestinesi stanno lottando per sopravvivere senza poter entrare o uscire liberamente a causa di sette anni di blocco. Le cifre parlano da sole. Più di 660 palestinesi sono stati uccisi, la maggior parte civili. Quasi un terzo delle vittime sono donne e bambini sotto i 18 anni (circa il 50% sotto i 12 anni). Almeno 4.200 persone sono rimaste ferite, molte gravemente. Circa 100.000 persone hanno cercato rifugio in scuole gestite dalle Nazioni Unite, e una di queste è stata tragicamente bombardata giovedì, 24 luglio. Migliaia di persone hanno perso le loro case distrutte dai missili o bombe, mentre la maggior parte della popolazione sta lottando per sopravvivere a causa di problemi di accessibilità all’acqua potabile e ai servizi igienici, e spesso vivono senza elettricità. Anche gli ospedali sono stati colpiti, uccidendo almeno quattro persone e ferendone più di persone.

 

Dalla parte israeliana, 30 soldati e due civili sono stati uccisi e un soldato è stato dato per disperso.

 

Ecco di seguito l’intervista di Gerard O’Connell (Roma) a mons. Shomali, palestinese, vicario patriarcale latino di Gerusalemme, riguardo al deterioramento della situazione a Gaza.

 

Come vede la situazione attuale del conflitto che infuria a Gaza?

 

Ritengo che l’attuale situazione di violenza sia una diretta conseguenza del fallimento del processo di pace avviato dal Segretario di Stato americano, John Kerry. Aveva nove mesi per scrivere un quadro politico per i futuri negoziati. Il termine, scaduto a fine aprile, è stato senza successo. Questo fallimento ha causato tra i palestinesi tanta frustrazione, tensione ed esasperazione. L’assassinio di tre giovani ebrei, l’arresto dei palestinesi che ne è seguito, l’uccisione di giovani palestinesi a Gerusalemme, il lancio di razzi da Gaza sono stati i fattori scatenanti di tale violenza.

 

 Dove sono le voci a favore della pace? Dove la parte israeliana? Dove quella palestinese?

 

Ci sono voci per la pace su entrambi i lati. Credo che Mahmoud Abbas sia uno di loro. È contro una terza intifada e contro l’escalation. Egli ha espresso il suo cordoglio per i tre ragazzi israeliani, lavorando per il “cessate il fuoco” tra Israele e Hamas, insieme a Sisi, il presidente egiziano. Da parte israeliana, ci sono anche voci per la pace: i capi religiosi di Gerusalemme (ebrei, musulmani, cristiani e drusi) hanno incontrato il Gran Rabbinato pochi giorni fa. Loro hanno lanciato un appello per la pace in cui hanno ricordato che il sangue ebraico e sangue palestinese sono uguali, che la vita è preziosa perché l’uomo è stato creato a immagine di Dio. Ma purtroppo quelle voci, come quella della Sinistra politica che ha dimostrato a favore della pace a Tel Aviv e ad Haifa, non si sentono in mezzo ai bombardamenti e alle uccisioni. Ma ci sono sempre persone che cercano la pace e pregano per averla.

 

 

 

Perché ci sono sempre le fazioni che influenzano quando i problemi sopraggiungono?

 

Quando le fazioni sono al potere, sono loro che prendono le decisioni, quindi sono quelli che prevalgono. Questo è attualmente il caso in Israele, con il partito di Destra, e questo è il caso di Gaza con Hamas oggi.

 

 Qual è la sua speranza per il Paese?

 

Prego per un “cessate il fuoco immediato”, ma anche per ulteriori negoziati seri, secondo le risoluzioni internazionali (ONU) e le esigenze di una soluzione di due stati.

 

Cosa accade alla piccola comunità cattolica di Gaza? Il Papa, il 17 luglio scorso, ha inviato un messaggio d’incoraggiamento

 

Sono solo duecento persone. Il parroco, p. Jorge, argentino, è un uomo coraggioso. Aiuta le persone come meglio può. Ha aperto la sua scuola per i senzatetto, le cui case sono state bombardate nei giorni scorsi. Le suore argentine a Gaza sono partite, ma le suore di Madre Teresa sono rimaste e continuano a prendersi cura dei bambini disabili. Nella sua e-mail a padre Jorge, il Papa gli ha detto quanto egli è vicino a loro e li ha assicurati della sua preghiera per lui e la sua comunità. Penso che da parte del Papa sia un bel messaggio di sostegno al parroco di Gaza e alla comunità.

 

 Qual è la sensazione tra i cristiani in Terra Santa?

 

Di paura e frustrazione. Non riescono a capire come, dopo la visita del Papa, la situazione in Terra Santa non sia migliorata, ma che al contrario sia solo peggiorata. Essi non possono capire. Lo stesso sentimento è stato costatato dopo la visita di Giovanni Paolo II nel 2000. Sei mesi dopo, scoppiò la seconda Intifada, assai sanguinosa. Ma sappiamo anche che allora fu una logica conseguenza del fallimento di Camp David in quello stesso anno.

 

 Papa Francesco il 18 luglio ha telefonato ai presidenti di Israele e Palestina. Qual è il significato di questo gesto?

 

È un bel gesto del Papa, che li considera suoi amici e uomini di pace. Ci aspettavamo un tale gesto soprattutto dopo l’incontro di preghiera dell’8 giugno ai Giardini Vaticani.

 

Io credo nell’efficacia della preghiera, anche se in questo momento, non ne vediamo i frutti. Ma dobbiamo continuare a pregare instancabilmente per la pace. Le preghiere da sole non bastano, deve anche essere fatto un serio sforzo per raggiungere un accordo di pace. Noi, i vescovi di Terra Santa, continuiamo a chiedere il “cessate il fuoco immediato” e la ripresa immediata dei negoziati di pace.

Fonte: America Magazine

..............................
 
 
Mercoledì 30 luglio 2014
Con trepidazione, con speranza, con dolore seguo le vicende del conflitto tra israeliani e palestinesi nella striscia di Gaza. Vorrei che tutto finisse e che la gente di quella striscia di terra trovasse un poco di sollievo, almeno con una 'vera' tregua. Penso a ciò che si portano dentro l'animo  i palestinesi sottoposti a  tanta tragedia: la paura, l'attesa della morte, la speranza ormai spenta quando davanti ai loro occhi stanno le macerie delle loro case. Eppure tutto continua, da una parte all'altra. Non volevo inserire quanto scrive 'Vaticaninsider'.  Poi ho pensato che 'conoscere' da una fonte obbiettiva  può servire non a motivare un antisemitismo e neppure un  sentimento anti palestinese, ma a sentirsi coivolti al punto di non tralasciare ciò che sappiamo fare, elevare al Dio della pace una preghiera piena di fiducia perchè l'uomo   vinca la cattiveria che c'è nel suo  cuore.
La notizia del giorno pone degli interrogativi. Cerchiamo insieme una risposta.
29/07/2014 

Gaza City, notte di terrore ad al-Zeitun dove ha sede la parrocchia cattolica

Rss Feed Twitter Facebook Print
 
Il Parroco di Gaza con un anziano

Il Parroco di Gaza con un anziano

Iniziati i bombardamenti nel quartiere. Ne riferisce l’Associazione pro Terra Sancta

 

 

 

 

“Tutta la zona è devastata da continui bombardamenti senza sosta, è stata una notte di terrore. Basta con questo orrore”. Questo è quanto ha detto al telefono questa mattina presto il parroco di Gaza City, padre Jorge Hernandez, a padre Mario Cornioli che risiede a Gerusalemme. Lo riporta l’Associazione pro Terra Sancta.

Ieri sera padre Jorge aveva ricevuto l’avviso di sgombrare la chiesa e la parrocchia, dopo l’annuncio che il quartiere di al-Zeitun sarebbe stato bombardato.

Ma dove possono andare il parroco, le tre suore di Madre Teresa con 29 bambini handicappati e  9 anziane inferme?

Già ieri mattina la comunità cristiana di Gaza era stata sconvolta dalla morte di due anziane, causata dalle difficile condizioni in cui erano costrette a vivere, dopo il loro trasferimento nella chiesa, e dalla tragica notizia di un missile che ha colpito la casa della famiglia di Jalila Farah Aiad Um Jerjis, riducendola in macerie.

 

La famiglia era composta dal padre, George Aiad Kamal, dalla madre e da due bambini piccoli, Anton e Jerjis. Jalila è morta carbonizzata. Il marito è stato leggermente ferito. Il figlio maggiore, Jerjis, è in coma profondo. Ha subito l’amputazione delle gambe e di una mano e ha ustioni profonde sul viso e sul petto. Anton, il figlio più giovane, non era in casa quando è successo, ma a Messa nella chiesa.

“Questo fa capire – ha scritto padre Jorge - che i missili non mostrano in realtà favoritismi, appena cadono uccidono; e in secondo luogo, che non vi è alcun luogo sicuro in tutta la fascia. Questi sono fatti, non parole. Oggi il Santo Padre ha pregato per il cessate il fuoco e la pace richiedendo la responsabilità di garantire la pace. Beh, dalle nostre sofferenze qui a Gaza e in comunione con papa Francesco, esigiamo lo stop immediato del fuoco per fermare questo massacro. Nessuna di queste persone che sono morte oggi erano terroristi”. Padre Jorge ha scritto queste parole in una lettera, prima che iniziassero i bombardamenti notturni che hanno distrutto la casa delle suore e danneggiato la scuola e alcuni locali della parrocchia, senza per fortuna toccare la chiesa dove sono rifugiati i bambini, gli anziani e alcune famiglie.

Continuano a essere i civili le vittime dei bombardamenti di Israele nella loro folle ricerca delle 73 persone che devono essere eliminate. Come si legge su un volantino che hanno lanciato oggi dagli aerei sulla popolazione di Gaza. A riferirlo è Meri Calvelli, cooperatrice italiana a Gaza, in un messaggio dove si legge:  “Hanno tirato giù alcune palazzine con dentro famiglie intere, lanciano attacchi continui, non si fermano…
Oggi hanno lanciato un volantino dagli aerei…  il disegno della Striscia di Gaza e quattro tombe sulla striscia dal nord al sud… dietro 73 nomi di persone che volevano colpire… diceva che avrebbero trovato posto solo sotto queste tombe…. lo stanno facendo su tutta la striscia… è  un massacro indicibile”.

 ...............................

Domenica 3 agosto 2014

Aspettavo il ritorno del Patriarca dall'america dove è stato ricevuto alla Casa Bianca. Sapevo che Mons. Shomali lo teneva al corrente di quanto stava succedendo nella striscia di Gaza. Il suo dovere in quel momento era di portare alla potenza mondiale americana che sta dalla parte di Isdraele, il dramma, le necessità, i bisogni immensi di una popolazione straziata dalla potenza di Israele. E lo faceva cercando di decifrare la situazione del Medio Oriente così come la conosce chi ci vive. Il patriarca avrà di certo parlato della persecuzione dei cristiani sia in Irak come in Siria. Portava il dolore della Chiesa in medio Oriente a chi  potrebbe intervenire almeno sul piano diplomatico e del dialogo per avviare a soluzione la spaventosa situazione mediorientale dove sembra che tutti sono contro tutti, mentre indifesi e forti solo della loro fede e sorretti dalla speranza, in preghiera i cristiani offrono la loro testimonianza e il loro aiuto a chi vive la tragedia della guerra e perchè si torni a sperare in un futuro migliore.

Il patriarca Twal ha fatto ritorno a Gerusalemme e subito è andato in visita alla gente di Gaza ricoverati negli ospedali della città. Ne parla il sito del Patriarcato latino.

l Patriarca Twal al capezzale dei feriti di Gaza

Visite-hôpital-300x199

 

GERUSALEMME – Tornato a Gerusalemme dopo tre settimane di visita negli Stati Uniti, mercoledì 30 luglio, il patriarca latino di Gerusalemme mons. Fuad Twal è accorso al capezzale dei feriti della Striscia di Gaza, accolti negli ospedali di Gerusalemme.

Lontano geograficamente dal conflitto nella Striscia di Gaza, fin dal suo inizio, il Patriarca si è subito allarmato a causa della situazione catastrofica. Ricevuto alla Casa Bianca dal Capo di gabinetto e consigliere del presidente Obama confida che: “il [suo] dolore è accresciuto dal fatto di essere assente mentre uomini e donne del [suo] patriarcato soffrono”.

Al suo ritorno, ha voluto recarsi immediatamente al capezzale dei feriti accolti in due ospedali di Gerusalemme: l’ospedale Francese delle suore di san Giuseppe e l’ospedale islamico Makassed sul monte degli Ulivi. E questo nella impossibilità di recarsi nella Striscia di Gaza, dove la piccola parrocchia cattolica, come del resto tutta la popolazione di Gaza, ha bisogno di sostegno fisico e morale per sollevarsi dal dolore, dalla guerra e dalla pressione sulla popolazione causati tanto dall’esercito israeliano quanto da Hamas. “Tanto la mia desolazione e la mia pena sono grandi, quanto la mia gioia a vedere queste testimonianze di solidarietà e di carità da parte delle religiose che hanno accompagnato all’ospedale i bimbi da Gaza”.

Purtroppo, solamente pochi feriti sono stati accolti a Gerusalemme rispetto al gran numero di chi avrebbe bisogno, secondo certe fonti più di 7000. La maggior parte delle persone ospedalizzate ha meno di 20 anni. Neonati, bambini e adolescenti, se pure sopravviveranno, soffrono per gravissimi traumi che li renderanno disabili per tutta la loro vita. “E’ il risultato di un massacro – si rammarica il Patriarca - di civili innocenti, di madri coi loro bimbi, coi loro piccolini che nulla hanno a che fare con la politica”.

Intimamente colpito da questa visita, dagli sguardi smarriti e spenti delle famiglie o dei feriti, mons. Twal pensa al futuro con due domande: “Perché tanta cieca violenza? Che faranno questi feriti una volta usciti dall’ospedale?”. In effetti la maggior parte di loro a Gaza non ha più nulla, tutto è distrutto. Nemmeno posseggono un permesso di residenza. Il loro futuro è davvero una incognita.

Infine, il Patriarca lancia da Gerusalemme un appello alla solidarietà internazionale. Molti aiuti avevano consentito di ricostruire le abitazioni. Ormai queste case sono danneggiate o distrutte, il dramma si ripete. I bisogni sono grandi e urgenti.

Pierre Loup de Raucourt

DSC_0010.JPGDSC_0019.JPGDSC_0024.JPG
DSC_0035.JPG
DSC_0042.JPG
DSC_0051.JPGDSC_0052.JPGDSC_0063.JPGDSC_0066.JPG

 ..................................

Lunedì 4 agosto 2014

La situazione nella strscia di Gaza pare si avvii verso una 'possibile e attesa' tregua umanitaria. L'iniziativa dicono i mass-media è di Israele che ha deciso di ritirare gran parte delle sue truppe, con una decisione unilaterale. E' possibile  intravvedere la mentalità degli ebrei che fanno la tregua quando vogliono loro senza mai concedere ai palestinesi di esprimere le loro opinioni. E' pur vero che grande responsabilità l'abbia Hamas che non si è mai fermato davanti alla strage della sua gente. Si auspica che questa decisione degli ebrei porti per lo meno a un rallentamento degli attacchi contro l'inerme popolazione di Gaza. Si ha infatti notizia che anche in queste ore ci sono stati attacchi dal cielo con missili sulla città.

Di ritorno dall'America il Patriarca Fouad Twal è stato intervistato dall'agenzia 'Fides'. Il sito del Patriarcato ne pubblica una sintesi che allego al mio sito.

 

Il Patriarca di Gerusalemme Twal: “la tregua non serve, se Gaza resta una prigione disperata”

Blocus

GERUSALEMME - 1/8/2014. Il Patriarca di Gerusalemme dei Latini Fouad Twal, in una conversazione con l’Agenzia Fides, invita a riflettere sulla scarsa incisività a lungo termine della sospensione temporanea delle azioni militari su cui hanno trovato l’accordo Israele e Hamas.

“La tregua iniziata in corso è una cosa buona, ma non servirà se le condizioni di Gaza rimarranno quelle di una terra disperata posta sotto assedio, dove possono crescere solo la paura e la frustrazione che alimentano l’odio. Sembra quasi che si punti a fare di Gaza una fabbrica di disperati, destinati a trasformarsi facilmente in estremisti pronti a tutto”. 

Secondo il Patriarca occorre rimuovere le condizioni strutturali che alimentano l’odio cieco, a partire dall’embargo: “Anche i tunnel costruiti a Gaza” fa notare Sua Beatitudine Twal “sono a loro modo un prodotto dell’embargo: se si pone fine a questo assedio, se si aprono le strade e si permette la libertà di movimento delle persone e delle merci, se si consente la libera pesca nel mare davanti a Gaza, allora tutto potrà muoversi in superficie e nessuno avrà bisogno di scavare tunnel per passare sottoterra”. 


A giudizio del Patriarca latino di Gerusalemme, la perversa e cieca volontà di annientare il nemico sta trasformando la popolazione civile di Gaza in vittima sacrificale: “Basta guardare i nomi delle vittime: il 70 per cento” fa notare Sua Beatitudine “sono donne e bambini: E fa pensare anche il fatto che, tra tanti tunnel, Hamas non abbia pensato a costruire rifugi sotterranei per la gente”. 


Riguardo alle reazioni internazionali, il Patriarca invia un messaggio significativo anche a chi continua a esprimere attestazioni verbali di solidarietà con i cristiani e i popoli sofferenti del Medio Oriente: “Arrivano tante lettere da tanti amici che vivono in altri Paesi e Continenti. Noi ringraziamo, ma forse c’è troppa compassione e poco aiuto concreto. Sono andato a visitare i feriti usciti da Gaza accolti nell’Ospedale francese, e sono rimasto impressionato. Anche le loro famiglie hanno bisogno di tutto. Noi facciamo quello che possiamo con la Caritas e le risorse del Patriarcato, ma dall’esterno vediamo arrivare poco sostegno concreto e efficace. Non bastano i messaggi e le dichiarazioni messe in rete per dire: siamo con voi”.

 ............................................

LA 'PRESENZA' DEL PATRIARCATO LATINO A GAZA

Faccio solo una piccola riflessione sulla notizia pubblicata sul sito del Patriarcato in questigiorni. C'è la tregua e subito il Vicario di Gerusalemme, inviato dal Patriarca Mons. Twal, è corso a fare visita non solo ai parrocchiani cattolici (a Gaza c'è solo una parrocchia latina il cui parroco è stato ricevuto dal Santo Padre. Cfr notizia precedente), ma alla gente di Gaza. Una premura...apostolica che raggiunge il dolore, la sofferenza spirituale e fisica della  gente che ha sofferto la guerra, porta consolazione, rende visibile la vicinanza della Chiesa a coloro che soffrono in una tragedia della cattiveria umana e motivata dalla cosiddetta 'ragione d stato'. La notizia che segue è apparsa oggi sul sito di Terra santa. Siamo vicini ai pastori di quella terra, li accompagna la nostra preghiera vera continua e non occasionale. Pubblico anche una documentazione fotografica straordinaria e ringrazio chi ha avuto la premura di mostrare  come si vive nella striscia di Gaza. Queste fotoe questa notizie non si trovano altrove!

Shomali nella Striscia: «A Gaza, negli sguardi, si trova ancora la speranza»

 

Gaza-visite-1-300x225

 

GAZA – 1° settembre 2014. In visita tra le macerie della Striscia di Gaza, mons. Shomali, Vicario patriarcale per Gerusalemme e la Palestina, ha potuto per un giorno avere un momento di scambio con alcuni abitanti di Gaza e incontrare la comunità cristiana del posto. Un paesaggio devastato, e gente che per la maggiore vuole partire era quello ci aspettavamo di trovare. Tuttavia, la vita continua e il Vescovo ha potuto intravedere, dopo la guerra, ancora un barlume di speranza.

 

1. Ha trascorso la giornata di ieri a Gaza. Che cosa ha visto? Chi ha incontrato?

Quando siamo arrivati ​​a Gaza con il cancelliere del Patriarcato latino, p. George, con l’economo p. Imad e con la Superiora generale delle Suore del Rosario, siamo stati accolti al checkpoint di Erez da una delegazione della parrocchia, guidata da p. Mario da Silva, vicario della parrocchia. Il parroco, p. George Hernandez, non era ancora tornato da Roma dove era stato ricevuto in udienza dal Santo Padre. In automobile abbiamo attraversato il quartiere di Shejaiya e visto la sua devastazione: era come ce l’aspettavamo: un paesaggio distrutto pieno di rovine, macerie e centinaia di case rase al suolo e bruciate. Ci è sembrato di trovarci nel periodo successivo alla Seconda Guerra mondiale. Abbiamo incontrato alcune famiglie che hanno condiviso con noi il loro dramma. Molti esprimevano la loro contrarietà nei confronti di Hamas, perché la guerra, secondo loro, li aveva lasciati perdenti e ora senza un tetto. Abbiamo visto persone che soffrono della scarsità d’acqua, gente in fila a riempire bottiglie e recipienti dalle cisterne messe a disposizione per la strada dalla Caritas di Gerusalemme. Abbiamo salutato giovani adolescenti che rovistavano tra le rovine alla ricerca di ferro o di qualsiasi altro oggetto di valore da rivendere.

Abbiamo visitato le Suore della Carità di Madre Teresa, rimaste durante la guerra a cura di una trentina di disabili e una quindici di anziani. Erano sorridenti e felici per il loro lavoro. Una notte, le hanno avvertite che la loro casa sarebbe stata bombardata, per cui avrebbero dovuta lasciarla. Ma grazie all’intervento dell’Ambasciata italiana, sono potute rimanere a casa con i bambini e gli anziani. Era l’unica soluzione per loro che non sarebbero state in grado di trovare un altro posto protetto sotto i bombardamenti. In seguito, abbiamo visitato la casa delle religiose del Verbo incarnato. La loro casa, restaurata di recente, è stata colpita dai frammenti di un’esplosione e ha bisogno adesso di un’altra ristrutturazione. Abbiamo poi incontrato Alessio, vescovo ortodosso di Gaza, di origine greca. Come un buon pastore, durante la guerra, è rimasto nella sua parrocchia. Ci ha raccontato che, nel mezzo del conflitto, nel periodo del Ramadan, ogni sera ha aperto la sua chiesa ai musulmani palestinesi per permettere loro di rompere il digiuno con un pasto caldo. Siamo anche andati all’ospedale anglicano Al’ali che ha ospitato 4.000 feriti in situazione tragiche. Ci siamo fermati presso le Suore del Rosario, la cui scuola ha subito tre esplosioni meno gravi, questa volta, rispetto alla precedente guerra. La visita di Gaza è stata una vera e propria maratona, fino alle 14,00, quando veniva chiuso in anticipo il valico di Erez. Per questo non ci è stato possibile visitare la nostra scuola parrocchiale dove, durante tutto il conflitto, è stato ospitato, nutrito e curato dalla Caritas circa un migliaio di persone senza casa.

2. Il danno è notevole. Qual è il sentimento predominante tra la gente di Gaza? Paura, disperazione?

Questo è il paradosso: ci aspettavamo di vedere persone tristi e lamentose, ma siamo rimasti sorpresi nell’incontrare persone coraggiose, che riprendono la vita con perseveranza. La gente sta di nuovo gradualmente tornando al lavoro. I pescatori hanno ritrovato un po’ di speranza: escono alle 6,00 di sera e ritornano all’alba, con una pesca più copiosa e con varietà di pesci mai vista prima. C’è chi dice che già alle 8,00 del mattino non si trova più pesce al mercato, perché la gente di Gaza ne era rimasta priva per lungo tempo… Sì, abbiamo visto brillare la speranza negli occhi di coloro che abbiamo incontrato, e non la disperazione che ci aspettavamo.

3. Ha già visitato le scuole che ospitano i rifugiati. Quale futuro per queste persone? Ieri è iniziato l’anno scolastico nel paese. Quando si potrà tornare a scuola a Gaza?

Più di 30.000 case sono state distrutte. Il numero dei rifugiati che hanno perso le case si aggira a più o meno 350.000. C’è chi dorme ancora nelle scuole dell’UNRWA,o presso i loro genitori o i loro parenti. Ho visto anche persone che dormono per strada su materassi di fortuna, fino a quando arriveranno le tende che l’ONU dovrebbe inviare prima dell’inverno. Tende… in attesa della ricostruzione di Gaza, che dovrebbe durare anni e costare miliardi di dollari. Per quanto riguarda il nuovo anno scolastico, era impossibile che iniziasse. Ma è stato detto che le scuole statali dovrebbero riaprire prima, perché non sono state colpite dai bombardamenti. Le scuole dell’UNRWA sono state le più colpite. Servono alcune settimane per riabilitarle. Per quanto riguarda le nostre scuole, abbiamo bisogno ancora di almeno un mese per metterle a regime e accogliere gli studenti. Inoltre si presenteranno dei gravi problemi finanziari per il fatto che le famiglie degli studenti non saranno in grado di pagare le rette scolastiche, e bisognerà trovare il modo di aiutarle.

4. Qual è il ruolo della Chiesa, delle comunità e delle associazioni religiose cristiane nell’aiuto umanitario?

 

La Chiesa è stata molto attiva durante e dopo la guerra: ortodossi, anglicani e musulmani sono tutti all’unisono nel lavoro della Chiesa cattolica e delle sue agenzie umanitarie, tra cui la Caritas, il Catholic Relief Services, la Pontifical mission che hanno lavorato a fianco di altre associazioni cristiane come il World Vision. Tutti hanno fatto un ottimo lavoro di distribuzione di acqua, pane, coperte, pasti caldi e farmaci. Sono anche riusciti ad ottenere carburante per gli ospedali di Gaza perché la centrale è stata gravemente danneggiata. Ci sono oramai dei motori generatori che forniscono l’elettricità.

5. Quale speranza per il popolo di Gaza? Ricostruire fino alla prossima guerra? Credono nella tregua? E soprattutto credono ancora alla pace?

Dopo tre guerre consecutive, interrotte da brevi tregue, gli abitanti di Gaza hanno perso la speranza e credono poco alla pace.I cristiani, ridotti a meno di 1500 persone, pensano solo a lasciare. Parte degli abitanti di Gaza, tuttavia, crede ancora nella pace. Si tratta di coloro che credono di aver vinto la guerra e pensano presto di godere di tutti i vantaggi di questa vittoria: accesso libero, creazione di un porto e di un aeroporto. I fatti, e l’avvenire soprattutto, diranno chi ha vinto. La vittoria in verità sarà solamente politica o diplomatica, perché dal punto di vista militare sono tutti perdenti. I negoziati dovrebbero iniziare a settembre: chi otterrà di più avrà “vinto” la guerra. Quanto a noi, preghiamo che questa sia l’ultima guerra a Gaza e che venga la pace. Questa è la nostra speranza.

 

Intervista a cura di Myriam Ambroselli

 

gaza1.jpggaza2.jpggaza3.jpggaza4.jpggaza6.jpggaza5.jpgIMG_2287.JPG
IMG_2290.JPGIMG_2293.JPGIMG_2325.JPGIMG_2327.JPGIMG_2338.JPG
IMG_2339.JPGIMG_2363.JPGIMG_2365.JPG
IMG_2366.JPGIMG_2367.JPGIMG_2369.JPGIMG_2390.JPGIMG_2391.JPG
IMG_2396.JPGIMG_2406.JPGIMG_2407.JPGIMG_2408.JPGIMG_2432.JPG
IMG_2449.JPGIMG_2450.JPGIMG_2479.JPG
IMG_2508.JPGIMG_2510.JPGIMG_2570.JPGDSCF1826.JPGDSCF1827.JPGDSCF1828.JPGDSCF1830.JPG
DSCF1831.JPGDSCF1832.JPGDSCF1833.JPGDSCF1834.JPGDSCF1845.JPGDSCF1846.JPGDSCF1847.JPG
DSCF1849.JPGDSCF1862.JPGDSCF1869.JPGDSCF1873.JPGDSCF1878.JPG
DSCF1879.JPG
DSCF1883.JPGDSCF1884.JPGDSCF1885.JPGDSCF1886.JPG
DSCF1887.JPGDSCF1888.JPGDSCF1889.JPGDSCF1897.JPG
DSCF1932.JPGDSCF1934.JPGDSCF1937.JPG
DSCF1948.JPGDSCF1959.JPGDSCF1961.JPG
gaza 8.jpggaza 7.jpggaza 10.jpggaza 5.jpg

 

gaza5.jpgIMG_2287.JPG

 

IMG_2290.JPGIMG_2293.JPGIMG_2325.JPGIMG_2327.JPGIMG_2338.JPG

 

IMG_2339.JPGIMG_2363.JPGIMG_2365.JPG

 

IMG_2366.JPGIMG_2367.JPGIMG_2369.JPGIMG_2390.JPGIMG_2391.JPG

 

IMG_2406.JPGIMG_2432.JPG

 

IMG_2449.JPGIMG_2450.JPGIMG_2479.JPG

 

IMG_2508.JPGIMG_2510.JPGDSCF1830.JPG

 

DSCF1831.JPGDSCF1832.JPGDSCF1833.JPGDSCF1845.JPGDSCF1846.JPGDSCF1847.JPG

 

DSCF1849.JPGDSCF1862.JPGDSCF1869.JPGDSCF1878.JPG
DSCF1879.JPG

 

DSCF1883.JPGDSCF1884.JPGDSCF1885.JPGDSCF1886.JPG

 

DSCF1887.JPGDSCF1888.JPGDSCF1889.JPGDSCF1897.JPG

 

DSCF1932.JPGDSCF1934.JPGDSCF1937.JPG

 

DSCF1948.JPGDSCF1959.JPGDSCF1961.JPG

gaza 8.jpggaza 9.jpg