COME SE FOSSI LA'....

Mancano pochi giorni e sarà ancora una volta Natale, sì, la memoria dell'evento della nascita da Maria, la Vergine ebrea, del Verbo di Dio. La  'parola eterna' si fa carne umana e si mette in cammino con noi. In mezzo a noi da allora, sta Uno che non conosciamo se non per fede. E' il potente richiamo del profeta Giovanni Battista sulle rive del Giordano. C'è, è nato, ci lascerà solo quando avrà fatto dono della sua umanità all'uomo che non aveva futuro destinato al nulla,  alle tenebre  come penssavano gli antichi e...molti sapienti filosofi del nostro stanco Occidente. in tanti anni di ministero pastorale ho predicato la 'nascita del Cristo' a mezzanotte di questo straordinario giorno di memoria. Dovessi rileggere quqanto è uscito non tanto dalla mia intelligenza delle Scritture ma dal mio cuore di credente e di pastore, forse mi stupirei di non aver colto fino in fondo la 'la bellezza' di questo evento. Ora che vivo il mio ultimo tempo mi ritrovo qad avere pensieri e a ffetti 'diversi'...Posso dire di aver 'riscoperto' il Natale di Cristo. E lo vivo nel silenzio di giorni che scorrono verso 'quel giorno'....

Ora, rinnovando il mio affetto per la Chiesa e in particolare per la Chiesa latina, per il suo Patriarca e per il suo Vicario Mons. Shomali Non mancherò di legge re e dmeditare quanto il Patriarca  dirà alla sua gente e al mondo intero nella ricorrenza del Natale. Questa pagina è interamente riservata a questi interventi che ci aiutano a cpaire le speranze e le sofferenze di chi è chiamato a servire il Regno nella Terra del Cristo. Vorrei  dire al Patriarca e al suo Vicario di Gerusalemme, Mons. Shomali, che nel silenzio del mio eremo non mancherò di leggere e meditare le loro parola che risuona nei giorni 'solenni' dell'ingresso del Verbo di Dio nella storia dell'uomo. Li ringrazio. Forse potrò anche fare qualche piccola riflessione sulla loro testimonianza!

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L’ingresso solenne del Patriarca a Betlemme

Scritto il dic 16, 2014

 

BETLEMME – Già a pochi giorni prima di Natale, il mondo intero rivolge i suoi occhi su Betlemme che ospiterà le diverse cerimonie della Chiesa cattolica nella città in cui è nato Cristo. Tra questi festeggiamenti rientra anche l’ingresso solenne del Patriarca a Betlemme.

Mercoledì 24 dicembre alle h. 13,00, il Patriarca scenderà giù per le scale del Patriarcato e si precipiterà nella sua auto. Avrà inizio così la processione, preparata con cura e organizzata in ogni dettaglio, dal forte simbolismo, che lo porterà a Betlemme. I poliziotti israeliani avranno aperto tutte le strade e messi i semafori al verde. In auto, il Patriarca va a Jaffa Gate, passa per il monastero di sant’Elia, che segna l’inizio della città di Betlemme. In questo punto le autorità civili e religiose di Betlemme si troveranno davanti per la strada con lui, secondo l’antico percorso dei Patriarchi. Questa strada, ora Highway 60, è una strada che attraversa il paese biblico da nord a sud ed è stata percorsa dai patriarchi Abramo, Isacco, Giacobbe. Il nostro Patriarca, Sua Beatitudine mons. Fouad Twal oggi prenderà questa strada fino alla tomba di Rachele. Lì, in quel luogo dalla forti sfide politiche, i sacerdoti della città salutano il corteo.

Durante l’Impero Ottomano, il Patriarca era circondato da cinque cavalieri. Oggi, dato il muro di separazione, i cinque cavalieri di Gerusalemme, davanti alla porta sono sostituiti da altri cinque cavalieri palestinesi. Questa porta utilizzata dal Patriarca quel giorno è aperta solo in rare occasioni, e non è l’abituale punto di controllo.

Anche durante l’Impero Ottomano, il Patriarca sul suo cavallo lasciava la sede del Patriarcato preceduto dal suo vicario che portava una grande croce. Dietro il Patriarca, ritornato di recente a Gerusalemme (ossia solo dal 1848, il Patriarcato latino è di ritorno in Terra Santa), camminavano i suoi canonici, a piedi. Al monastero di Sant’Elia le autorità di Betlemme accolgono il Patriarca e aprono la strada per il luogo della Natività.

Ad attendere il Patriarca c’è il padre guardiano del convento francescano della chiesa della Natività. Il posto della Mangiatoia, che si imbrunisce, mentre gli animi si eccitano, ascoltando la musica degli scout che hanno raggiunto il corteo, ormai si avvicina. Dopo due ore e mezza di auto per percorrere solo dieci chilometri, il Patriarca apre la porta. Tra gli applausi della folla e di fronte alla porta dell’Umiltà, il guardiano accoglie e saluta il Patriarca. Si celebrano i Vespri prima dell’Ufficio della Natività, presieduta dal Patriarca. La processione, che tutti i giorni alle 16,00 si compie verso la grotta, si ripete anche quest’anno, ma con uno spirito sempre nuovo nei cuori dei cristiani in questa notte unica al mondo.

Il Patriarca può allora ritirarsi in attesa della tradizionale Messa di mezzanotte. Se ci si chiede perché tanti sforzi, è allora che dobbiamo sottolineare l’importanza di questa notte di Natale senza eguali per ogni cristiano. Alcuni hanno l’immensa grazia di vivere questo evento sul luogo della nascita del Figlio di Dio. In tutto il mondo, tuttavia, ogni cristiano nella sua chiesa: in Francia, Inghilterra, Stati Uniti, Spagna, Portogallo, Germania, nella sua congregazione, e nella sua famiglia celebrerà il Natale con la forza di una preghiera che li lega a Betlemme. Si capisce allora perché è importante che il rappresentante della Chiesa cattolica arrivi in questa piccola città della Giudea, dove tutto ebbe inizio, al suono di trombe e tamburi.

Eva Maurer Morio

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Messaggio di Natale 2014 di Sua Beatitudine Mons. Fouad Twal

Scritto il dic 18, 2014

Messaggio di Natale 2014 di Sua Beatitudine
 Mons. Fouad Twal

GERUSALEMME – Sua Beatitudine Mons. Fouad Twal ha trasmesso il messaggio di Natale attrarverso il suo Vicario a Gerusalemme e Palestina, Mons. William Shomali, durante la conferenza stampa tenutasi giovedì 18 dicembre 2014 al Terra Santa College, in occasione anche dell’inaugurazione del nuovo Christian Media Center (CMC).

 

Conferenza stampa – Messaggio di Natale
Sua Beatitudine Fouad Twal
Patriarca latino di Gerusalemme
Il 18 dicembre 2014

Cari amici, caro popolo della Terra Santa

Auguro a voi e a tutti i vostri cari un Natale pieno di benedizioni!

Cari giornalisti, nel salutarvi questa mattina, lasciate che vi ringrazio per il vostro lavoro. La mia speranza è che possiate sempre portarlo avanti con saggezza e verità. Ancora una volta, voglio esprimere la mia ammirazione e il mio profondo rispetto per quelli di voi che hanno mostrato grande interesse e hanno dimostrato coraggio nel coprire in particolare la visita di Sua Santità papa Francesco in Terra Santa, e le tristi vicende di Gerusalemme e della Terra Santa nelle ultime settimane.

Alla fine del 2014, meditando su questi eventi, mi ritrovo a pensare, per certi aspetti, alle parole di Charles Dickens: «È stato il migliore dei tempi, è stato il peggiore dei tempi, è stata l’età della saggezza, è stata l’età della follia, è stata l’epoca della fede, è stata l’epoca dell’incredulità, è stata la stagione della luce, è stata la stagione delle Tenebre, è stata la primavera della speranza, è stato l’inverno della disperazione».

1. «È stato il migliore dei tempi»

(I) Uno dei “tempi migliori” di quest’anno è stato il pellegrinaggio del Santo Padre in Terra Santa. È stato un successo sul piano pastorale ed ecumenico. Questa visita ha prodotto poi la bella riunione di preghiera nei Giardini Vaticani con il presidente Abbas, l’ex-presidente Peres e il Patriarca Bartolomeo. Anche se non siamo stati in grado di vedere i frutti concreti, ogni preghiera è valida e i frutti possono arrivare più tardi, come l’olivo piantato in questa occasione potrebbe dare molti frutti in futuro.

(II) È sempre una grande gioia e un privilegio per me ordinare uomini al sacerdozio sacro. Quest’anno, nove sono stati ordinati. Abbiamo inviato due di loro a servire il nostro popolo nella diaspora: negli Emirati Arabi Uniti e in California.

(III) Il Sinodo sulla famiglia, che si è tenuto nel mese di ottobre a Roma, ci ha dato la possibilità di guardare le molte sfide che le famiglie devono affrontare. Si è presentata l’occasione per fare appello alla saggezza e alla vera speranza. Il Sinodo ha ribadito l’unità e l’indissolubilità dell’istituzione del matrimonio.
Se ci saranno ancora progressi da compiere, se ne occuperà il Ministero per le coppie separate e coppie di risposati. In Terra Santa, il nostro problema principale riguarda un altro argomento. Molte famiglie soffrono per la mancanza di documenti legali che permettono alla coppia di vivere insieme quando il matrimonio è tra un palestinese e non-palestinese. È difficile quindi ottenere un visto o la residenza per i coniugi non-palestinesi. Qui chiediamo al governo israeliano di allentare le attuali restrizioni sul ricongiungimento familiare. Abbiamo sentito la settimana scorsa che più di 593 casi di ricongiungimento familiare sono stati accettati. Si tratta di un passo positivo che accogliamo con favore, ma che è ancora lontano dall’essere sufficiente vista l’immensità dei bisogni.
(IV) Abbiamo provato una grande gioia in questi giorni in cui il Santo Padre ha firmato un decreto per la canonizzazione di due sante palestinese. Saranno ufficialmente canonizzate a Roma la prossima estate. Molti fedeli si recherà a Roma per l’occasione. La Canonizzazione è la più alta onorificenza concessa a un fedele, che ha vissuto secondo la sua fede, ed è un modello per gli altri fedeli che possano beneficiare della sua intercessione. La prima è Mariam Bawardi, di Ibillin in Galilea e fondatrice del monastero carmelitano di Betlemme. La seconda è la Beata Marie Alphonsine Ghattas, nata nella Città Vecchia di Gerusalemme e co-fondatrice delle Suore della Congregazione del Rosario. Le due sante sono una fonte di speranza per il futuro. Contiamo sulla loro intercessione per la pace in Terra Santa.

2. «È stato il peggiore dei tempi»

(I) È stato il peggiore dei tempi. Quest’anno abbiamo assistito a un’intensificazione della violenza e delle reazioni ostili con rappresaglia. Questa guerra devastante, in un bagno di sangue a Gaza, è stato ancora più grande e ci ha sconvolto.
Negli ultimi dieci anni, Gaza ha subito tre guerre, migliaia di persone sono state uccise e centinaia di migliaia di feriti a seguito della distruzione e disperazione… Grandi sono le responsabilità dei dirigenti politici – israeliani e palestinesi – nel trovare e facilitare una soluzione. Grande è anche la responsabilità della comunità internazionale per aiutare entrambi le parti ad aiutare se stessi…
Condanniamo la guerra a Gaza e deploriamo le sue drammatiche conseguenze: morte, distruzione; e allo stesso tempo, condanniamo ogni forma di violenza o di vendetta contro persone innocenti, come l’uccisione di persone che pregano in una sinagoga e gli attacchi contro le moschee. In una stessa settimana, i capi cristiani della Terra Santa hanno visitato la sinagoga Har Nof per condannare l’atto disumano perpetrato in questi luoghi, e hanno visitato la moschea di Al Aqsa per chiedere il rispetto del vecchio Status quo. Purtroppo, la nostra amata Città Santa di Gerusalemme è sotto il sangue e le lacrime. Non vogliamo un antagonismo religioso in questa Città Santa, la cui missione è quella di essere la città della pace e della convivenza inter-religiosa.

(II) Durante le visite pastorali nelle nostre parrocchie, abbiamo potuto sentire, toccare e sperimentare la tragedia di molti rifugiati provenienti da Siria e Iraq: le famiglie che hanno perso le loro case, il loro lavoro, le loro famiglie ed i loro genitori. È toccante vedere questi bambini che corrono nella polvere dei campi, senza scopo e direzione nella vita. Accanto alla tragedia disumana che si dispiega in Medio Oriente nel sangue, e che fa piangere la regione, siamo tutti sorpresi di fronte al fatto che questi giovani abbracciano ideologie radicali e vadano a combattere in Siria e in Iraq. D’altra parte, vediamo una chiara condanna da parte dei leader arabi e musulmani, di queste ideologie religiose radicali.

(III) La scorsa settimana, l’Assemblea degli Ordinari Cattolici di Terra Santa ha rilasciato una dichiarazione sul caso della Valle di Cremisan. Ci auguriamo che la Corte Suprema israeliana lasci i 300 ettari della Valle di Cremisan e i due monasteri salesiani dalla parte palestinese. Oggi, siamo preoccupati perché gli ultimi sviluppi della recente audizione propendono per un’altra parte. Temiamo che la Corte decida che le terre, appartenenti alle 58 famiglie cristiane palestinesi, siano separate da Beit Jala. Tale decisione andrebbe a danneggiare la nostra comunità e speriamo che i giudici saranno ispirati da principi etici e non soggetti a pressioni politiche.

Conclusione

La Nascita di Gesù è una promessa di misericordia, di amore e di pace per innumerevoli persone che soffrono nella sofferenza e nella tribolazione, per coloro che vedono le loro vite spezzate e i loro sforzi ostacolati dalla lotta e dall’odio tumultuoso in questi giorni di tempesta.

Ai nostri fedeli di Terra Santa, ai nostri amici in tutto il mondo ed ai nostri cari pellegrini, a tutti voi auguro un Buon Natale e un nuovo anno pieno di pace e buona salute.

voi auguro un Buon Natale e un nuovo anno pieno di pace e buona salute.

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