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CONDIVIDERE LA  VITA DELLA CHIESA MADRE A GERUSALEMME

16  GENNAIO 2015

Sua Beatitudine Mons. Twal Fouad al termine della sua omelia del 1 gennaio 2015 ha annunciato con gioia che quest'anno la Chiesa di Gerusalemme avrà i suoi santi. 

"Siamo felici di annunciarvi la prossima canonizzazione di due nostre figlie arabe-palestinesi: madre Alfonsina, fondatrice della Congregazione delle Suore del Rosario; e, fondatrice del Carmelo di Betlemme. Esse hanno vissuto le Beatitudini, hanno accettato il Calvario e la morte, tutto hanno donato per il Cristo"

Si tratta di due religiose a noi, qui, sconosciute. Eppure si tratta di un evento importante per quella comunità nata all'indomani del ritorno al Padre di Nostro Signore, anche se storicamente il patriarcato latino nasce nel 1800 (bisognerfebbe però  leggere le ultime ricerche a questo proposito....) Le due religiose che saranno proclamate 'beate' sono madre Alfonsina, fondatrice della Congregazione delle Suore del Rosario eMaria di Gesù Crocifisso.

Della prima diamo qui una presentazione apparsa sul sito dei Terra santa. Credo sia utile per tutti noi che amiamo la terra dove visse il Signore Gesù. Sono figure 'storiche', calate nel vissuto umano.

Una nuova beata per la Terra Santa

di Giovanni Bissoli | novembre 2009

Appena eletto, il patriarca mons. Giuseppe Valerga (il primo vescovo latino a Gerusalemme dopo il ristabilimento del patriarcato nel 1847), pensò di creare il seminario e le scuole parrocchiali. Secondo il costume del tempo, bisognava pensare ad avere personale femminile per l'educazione delle bambine, perciò si rivolse ad istituti missionari d'Europa. Il primo a rispondere fu quello delle Suore di San Giuseppe dell'Apparizione, fondato in Francia nel 1832 ed arrivato a Gerusalemme nel 1848. Cominciarono ad entrare nell'istituto delle vocazioni locali. Quando si presentò la  diciassettenne Sultaneh (Regina), figlia di Danil Ghattàs, il patriarca pose la condizione che per la sua formazione non andasse all'estero. Le autorità competenti ottennero i debiti permessi. Con la vestizione religiosa sul santo Calvario, la giovane ricevette il nome di suor Maria Alfonsina. Ricevette la formazione di novizia «fuori dei quadri», rimanendo in patria. Sempre sul santo Calvario emise i voti.

Nata nel 1843 a Gerusalemme, Maria Alfonsina Danil Ghattas fu assegnata a insegnare religione. Le giovani allieve si affezionarono alla suora, quasi loro coetanea, e questa pensò di riunirle come Confraternita dell'Immacolata Concezione. In seguito suggerì al parroco di organizzare in associazione anche le mamme cristiane, di cui si offriva come assistente. Queste associazioni esistono ancora oggi  a Gerusalemme.

La giovane suora si faceva notare per lo zelo nella scuola e nelle associazioni, tuttavia restava umile e cercava in ogni modo di scomparire. Ma aveva dei doni davvero «speciali». Conosciamo i fenomeni soprannaturali della sua vita interiore per la volontà del suo direttore spirituale, il sacerdote don Joseph Tannùs, che l'8 novembre 1879 le ordinò di scrivere un diario. Questo documento rimase sconosciuto a tutti, fin quando, in punto di morte, suor Alfonsina ne consegnò i quaderni alla sorella, madre Giovanna.

La Santa Vergine appare a suor Alfonsina la prima volta il 6 gennaio 1874, festa dell'Epifania. Sta recitando il rosario nell'oratorio delle suore, quando le si presenta la Vergine in piedi, in una nube luminosa, con le mani aperte. Sul petto una croce, da cui pende un rosario aperto a cerchio, che le tocca le mani aperte e scende fin quasi ai piedi. Il capo della Vergine è attorniato da quindici stelle; sotto i suoi piedi due nubi, su ciascuna delle quali brillano due serie di sette stelle. Il 31 maggio del medesimo anno, nello stesso oratorio e sempre durante la preghiera del rosario, la suora ha una seconda visione della Vergine. In quell'occasione ha per la prima volta l'ispirazione interiore che la porta alla fondazione delle Suore del Rosario.

Una serie di visioni nell'anno successivo la rendono sempre più cosciente di quanto la Vergine le sta chiedendo: fondare una nuova congregazione intitolata al Santo Rosario.

Si reca perciò dal patriarca, che l'ascolta benevolmente e come direttore spirituale le consiglia don Antonio Belloni. Il missionario italiano nel 1874 aveva fondato a Betlemme un istituto per l'assistenza degli orfani (oggi Opera salesiana) ed era popolarmente chiamato «il padre degli orfani».

Nel giorno del rosario dell'anno 1877, dopo la comunione, suor Maria Alfonsina ha una nuova visione: «Ho visto un convento disposto a forma di cerchio come una corona. Nostra Signora del Rosario era ritta sulla terrazza, al di sopra dell'entrata. Nel perimetro del convento si aprivano quindici finestre e ogni vano di essa inquadrava una suora del Rosario. Ogni suora recava scritto al di sopra del capo il suo nome e il nome del mistero [del rosario] che le era stato dato in sorte. Si aveva così: Maria dell'Annunciazione, Maria della Visitazione, Maria della Natività, ecc. Quanto a me, mi vidi alla decima finestra, sotto il nome di Maria della Croce». Il nome era appropriato. Sul Calvario aveva fatto la vestizione ed emesso i voti sul Calvario e la via iniziata realizzava un vero Calvario.

Far nascere una nuova congregazione non era certo facile. Prima di tutto bisognava abbandonare la famiglia religiosa d'appartenenza. Dopo vent'anni di attività e con risultati apostolici unanimemente riconosciuti, non era prevedibile che le superiore, completamente all'oscuro della sua esperienza mistica, acconsentissero a una simile richiesta.

Un incontro decisivo è quello con padre Joseph Tannus, che diventa suo direttore spirituale e si interessa in prima persona alla fondazione delle Suore del Rosario. Il sacerdote conosce da tempo lo zelo della religiosa, ma vuole essere sicuro del carattere soprannaturale delle visioni. Una volta convintosi dell'autenticità, chiede alla suora di redigere la narrazione completa delle richieste della Santa Vergine riguardanti la congregazione e le domanda di stendere un progetto di Costituzioni. È l'8 novembre 1879.

Cinque sono le ragazze disponibili per l'impresa. Don Tannus trova una modesta casa di cinque locali sulla via tra il patriarcato e la parrocchia di San Salvatore. L'affitta per la somma di 660 franchi annuali. La piccola famiglia dei «cinque misteri gaudiosi» si sarebbe riunita in quel piccolo convento il 24 luglio 1880 alle tre del pomeriggio. Ognuna delle ragazze ne avrebbe parlato in famiglia quindici giorni prima, cioè il sabato 10 luglio. Quel mattino il sacerdote le riunisce sul Calvario all'altare dell'Addolorata e dopo la Messa ciascuna torna a casa. Tutte le famiglie frappongono delle difficoltà, ma alla fine lasciano che le giovani seguano il loro ideale. Sabato 24 luglio la piccola famiglia religiosa si riunisce e fa il suo ingresso nel convento provvisorio. Povera è la casa, tipico dei poveri il primo pasto formato di pane e zatar (timo in polvere).

Il patriarca Vincenzo Bracco, che segue ogni progresso con occhio di padre, acquista per loro una dimora vicino alla sede del patriarcato. Il 7 marzo 1884 le novizie ammesse alla professione emettono i voti, consacrandosi a Dio e alla Madonna. Hanno iniziato in dieci, ma per il regime severo del noviziato una di loro deve rinunciare. Così il fondamento della congregazione, voluta dalla Santa Vergine, è posto con nove suore.

Con l'istituzione delle parrocchie, il patriarcato aveva iniziato anche la costruzione delle scuole, che servivano solo i maschietti. Per le fanciulle i parroci non aspettavano che la venuta delle suore, premendo su don Tannus per affrettarne l'invio. Dopo la professione, in pochi giorni viene steso il programma. Quattro sono le località privilegiate, dove vengono mandate a coppia otto suore, Nablus, Zababdeh, Bir Zeit e Giaffa di Galilea. È l'inizio della diffusione della congregazione in molte parti del Medio Oriente, ma anche di una lunga serie di difficoltà e incomprensioni che hanno segnato i primi anni di questa nuova famiglia religiosa.

Dopo una vita di preghiera, il 25 marzo 1927, men­ tre recita i quindici misteri del rosario, pronunciando distintamente le parole «Prega per noi adesso e nell'ora della nostra morte», maria Alfonsina rende l'anima a Dio. Viene sepolta a Gerusalemme, nella cripta di quella che nel 1937 divenne la chiesa del Rosario. Dopo la sua morte, seguendo le istruzioni della sorella, madre Giovanna recupera i due quaderni che compongono il diario; uno è ben sigillato con cera rossa e contiene i racconti delle apparizioni. Consegna gli scritti  al patriarca Luigi Barlassina, che non conoscendo l'arabo se li fa tradurre e poi li mette nelle mani della superiora generale.

Solo allora si svela il segreto di Madre Maria Alfonsina: era stata la Santa Vergine a volere la Congregazione del Rosario per la promozione della donna nella sua sempre amata patria terrena.

 Della seconda religiosa Suor Maria di Gesù Crocifisso ecco una presentazione apparsa sempre sul sito di Terra santa.

Beata Maria di Gesù Crocifisso (Mariam Baouardy)

Memoria liturgica: 25 agosto

Nata a Abellyn (Cheffa-Amar, Galilea), tra Nazareth e Haifa, il 5 gennaio 1846, rimase orfana a tre anni e dallo zio fu portata ad Alessandria d'Egitto, dove fece la prima comunione. Aspirando alla verginità, nonostante persecuzioni e maltrattamenti, si separò dal giovane cui dodicenne era stata fidanzata. Il musulmano, in un momento di furore religioso, poiché ella si rifiutava di farsi maomettana, con una scimitarra la ferì gravemente alla gola: credutala morta, l'avvolse in un gran velo e la portò fuori città. Guarita miracolosamente dalla Madonna, apparsale in sogno, andò a servizio in varie città, fino a giungere a Marsiglia.

Qui, nel maggio del 1864 entrò fra le suore di S. Giuseppe dell'Apparizione, venendone dimessa ancora postulante a causa dei fatti straordinari della sua vita spirituale, più adatti ad una vita contemplativa che a quella attiva. Già infatti erano iniziati quei fatti straordinari di cui la sua vita sarà piena: il 29 marzo 1867 per la prima volta aveva ricevuto le stigmate.

In quel medesimo anno entrò come conversa nel Carmelo di Pau. E tre anni dopo partì per Mangalore (India), dove professò. Ma nel 1872 fu rimandata in patria perché le sue straordinarie manifestazioni mistiche vennero giudicate di origine sospetta.

Spinta soprannaturalmente a fondare un Carmelo a Betlemme nel 1875 potè partire per la Palestina. Alla fine del 1876 la comunità inaugurava il definitivo monastero, costruito dietro le indicazioni della Beata. Già pensava alla fondazione di un monastero anche a Nazareth. La sua idea si sarebbe concretizzata soltanto nel 1910, diversi anni dopo la morte sopraggiunta il 26 agosto 1878.

La vita spirituale di Maria, ricca di fatti straordinari, rifulge di particolare semplicità. Umile e illetterata, sapeva dar consigli e spiegazioni teologiche d'una chiarezza cristallina, frutto della sua fede e soprattutto del suo amore. Per un lungo periodo partecipò alle sofferenze della Passione del Signore, specialmente in Quaresima. Frequentissime le estasi, profezie, rapimenti di spirito, accompagnate da un sodo esercizio di virtù, quali l'umiltà e l'obbedienza, nonostante l'ossessivo potere che il demonio, a periodi, sembrava avere su di lei. Insigne per i doni soprannaturali, ma soprattutto per l'umiltà, la devozione straordinaria allo Spirito Santo e un grande amore per la Chiesa e il Papa, morì a Betlemme il 26 agosto 1878.

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29 gennaio 2015

La 'preghiera per l'unità dei cristiani' in Gerusalemme. Riporto una notizia dal sito del Patriarcato latino. Non solo per una piccola cronaca ma soprattutto per la bellezza delle foto che documentano un evento  importante nel cammino verso l'unità là dove è nato il cristianesimo.

 

 

 

Preghiera e amore, per l’unità delle Chiese

 

 

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TERRA SANTA – A Gerusalemme la preghiera per l’unità dei cristiani raccoglie ogni sera centinaia di fedeli. Come tradizione ogni sera si prega in una chiesa diversa. Particolarmente suggestiva quella al Getsemani.

 

Mercoledì 28 gennaio 2015, la preghiera per l’unità dei cristiani a Gerusalemme si è svolta nell’incantevole basilica del Getsemani. I mosaici dorati del soffitto e la pietra sopra la quale il Cristo ha pregato prima di offrire la vita per la salvezza di tutti gli uomini, sono state il teatro dell’incontro delle nostre chiese. Un incontro di preghiera, insieme.

 

Il custode P. Pierbattista Pizzaballa, richiamandosi alla preghiera di Gesù al Getsemani ha detto nella sua omelia : « La preghiera è il modo cristiano di stare nella lotta, quel modo che porta la lotta dentro la relazione con Dio, che porta Dio dentro la propria lotta. La preghiera è già vittoria, perché è già fiducia, consegna, apertura di sé all’Altro ».

 

Ogni comunità cristiana, a qualunque chiesa appartenga sa che deve testimoniare l’amore per il fratello. « La sofferenza di tutte le nostre comunità, senza distinzioni, ci accomuna in quello che è stato definito “ecumenismo del sangue”. Dio voglia – ha continuato il custode – che tale ecumenismo sia segnato non solo dal sangue, ma soprattutto dal nostro donarsi l’un l’altro, gratuitamente, come il nostro Salvatore ci ha insegnato ».

 

Insieme al Patriarca latino S.B. Fouad Twal e il suo vicario mons. W. Shomali erano presenti alla celebrazione tanti altri capi e rappresentati della chiese di Gerusalemme. Proprio i capi, prima della benedizione finale, hanno portato ad ogni persona presenti un ramoscello di ulivo preso dall’orto sacro.

 

Tutti hanno partecipato attivamente, chi leggendo una preghiera, chi una lettura, chi cantando, chi semplicemente pregando grazie all’impeccabile organizzazione dei frati francescani che hanno guidato la preghiera.

 

Tanti hanno potuto seguire attraverso la diretta TV, garantita dal Christian Media Center. L’evento coincideva anche con la XII preghiera straordinaria di tutte le Chiese di Gerusalemme per la Riconciliazione, l’unità e la pace.

 

Negli altri giorni della settimana la preghiera per l’unità ha fatto tappa anche al Calvario nel Santo Sepolcro, alla cattedrale anglicana di S.George, alla chiesa Luterana del Redentore, al cenacolo, alla chiesa siro ortodossa di S. Marco e quella greco cattolica dell’Annunciazione. Qui di seguito raccogliamo le foto in una galleria fotografica.

 

Articolo e fotografie di Andres Bergamini

 

 

 

 

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Un evento interreligioso in Terra santa

Scritto il 7 apr 2015

I Bahai festeggiano il loro capodanno
 con l’inizio della primavera.

I Bahai festeggiano il loro capodanno con l’inizio della primavera.

HAIFA-ACCO – Ogni religione ha un proprio calendario e di conseguenza un suo Capodanno. Per i Bahai questa festa si chiama “Nowruz” e cade all’equinozio di primavera, cioè il 21 di marzo quando il sole è esattamente sull’equatore e nell’emisfero nord comincia la bella stagione. In Israele, la festa è stata celebrata ad Haifa e Acco qualche giorno più tardi, il 27 aprile.


In questa occasione il Segretario generale della Fede Bahai, dott. Joshua Lincoln, ha invitato le autorità civili, religiose, militari, politiche e diplomatiche della Galilea, in particolar modo di Haifa e Acco. Segnatamente vi hanno partecipato mons. Giacinto-Boulos Marcuzzo, padre Quirico Calella, parroco latino di Acco, padre Elie Kurzum, parroco latino di Shefaamer e l’archimandrita ortodosso di Acco.

I Bahai nel mondo sono circa 5 milioni, in Israele sono solo qualche centinaio e quasi tutti stranieri. Godono di buona fama presso la popolazione e le autorità in virtù della loro indole pacifica. Volentieri partecipano alle occasioni solenni delle altre comunità come segno di fraternità. Ad esempio, la casa del Patriarcato latino in Haifa, custodita dalla Suore del Rosario, è una delle case d’accoglienza preferita dai numerosi pellegrini bahai.

I due grandi siti Bahai sono il Bahai World Center and Gardens di Haifa e il Bahai Gardens Shrine vicino Acco.

Il ricevimento ha avuto luogo ad Acco presso Pasha Abdallah House, antica residenza di Abdul-Baha (1844-1921), “Il Maestro”, figlio ed erede del fondatore del Bahaismo, Bab-Ullah, il grande diffusore di questa fede.

Nel corso del ricevimento, un  vero miscuglio sociale, culturale e religioso, il Segretario generale ha dato la parola a tutti i responsabili delle comunità e istituzioni presenti. Mons. Marcuzzo ne ha approfittato per parlare della prossima enciclica di papa Francesco sull’ecologia (prevista per il prossimo maggio-giugno), tema assai caro ai Bahai, e delle due future sante palestinesi, Maryam Bawardi e Marie Alphonsine Ghattas, la santità e la mistica sono parimenti temi di predilezione degli addepti del Bab.

Dal nostro corrispondente da Acco. Foto di A. K.

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Bahá'í

La notizia che ho riportato poco sopra mi ha  fatto ricordare che in uno dei miei viaggi in Palestina mi sono ‘fermato’ davanti al grande tempio baha’i in .Haifa. Fermo ai cancelli, lo sguardo rivolto in alto ho osservato il maestoso tempio, cuore del culto della religione bahaista. Ricordo anche che desideroso di conoscere, mi  ero posto alcune domande e interrogativi su questa esperienza religiosa diffusa nel mondo. Interrogativi e domande ancora oggi inevase. Quando sul sito del Patriarcato latino di Gerusalemme è apparsa la notizia della visita di pastori cattolici al tempio bahaista  per una  ricorrenza importante di quella religione, mi sono messo in ricerca per conoscere qualcosa dei bahaisti anche perché ‘questa visita’ mi ha fatto capire come la Chiesa cerchi il dialogo con tutti, operi nel rispetto delle altre fedi. Un evento ‘interreligioso’ decisamente importante che pochi purtroppo non conoscono. Mi sono deciso allora non solo a riportare la notizia ma anche a offrire alcune informazioni sulla fede bahaista.

 

 

Fede Bahá'i

Il simbolo della fede baha'i

 

Tempio Baha'i a Haifa

La fede Bahá'í[1] (persiano: بهائي‎) è una religione monoteistica nata in Iran nella  metà del XIX secolo, i cui membri seguono gli insegnamenti di Bahá'u'lláh (1817-1892), il fondatore.

Tale religione sottolinea l'unità spirituale di tutta l'umanità. Tre principi fondamentali stabiliscono la base degli insegnamenti Bahá'í: l'unità di Dio (un solo Dio che è la fonte di tutta la creazione), l'unità della religione (tutte le grandi religioni hanno la stessa origine spirituale e provengono dallo stesso Dio) e l'unità dell'umanità (tutti gli uomini sono stati creati uguali e le diversità di razza e cultura sono considerate meritevoli di apprezzamento e accettazione). La fede bahá'í spiega il rapporto dell'uomo nel suo storico e dinamico legame con Dio attraverso il concetto di relatività e progressività della religione, riconciliando così la Storia con ogni monoteismo e anche con le ere precedenti Abramo.

La religione bahai conta circa 7 milioni di fedeli sparsi in oltre duecento Paesi e territori del mondo. Gli aderenti alla fede bahá'í sono chiamati bahá'í.

La fede Bahá'í nasce in seno al babismo, movimento nato a sua volta in seno all'Islam sciita, sorto in Persia nel XIX secolo ad opere del Báb, considerato precursore della fede Bahá'í.

Il fondatore della fede bahá'í è invece considerato Bahá'u'lláh (1817-1892), nobile persiano che per quarant'anni soffrì prigionia ed esilio, considerato dai bahá'í l'ultimo in ordine di tempo - ma non definitivo - profeta o messaggero di Dio, titolo riservato dai bahá'í a personaggi come Adamo, Abramo, Mosè, Zoroastro, Krishna, Buddha, Gesù, Maometto e il Báb.

Nel 1844 a Shiraz in Persia un giovane mercante, soprannominato in seguito "il Bāb" (in arabo e persiano "la porta"), aveva preannunciato la venuta del "grande educatore universale" tanto atteso. Questo profeta precursore, che dava fastidio all'ambiente clericale islamico, nel 1850 venne martirizzato ("settecentocinquanta colpi sono stati tirati su di lui, ma il Báb non era morto"). Analoga sorte venne riservata a moltissimi suoi discepoli. Il suo corpo venne poi trasportato sul monte Carmelo sotto la direzione di Bahá'u'lláh, dopo essere rimasto nascosto per parecchi decenni in vari luoghi segreti onde sottrarlo allo scempio dei nemici.

Nel 1863, un nobile persiano di Teheran sostenitore del Báb, che prese il nome di Bahá'u'lláh (letteralmente "la gloria di Dio") rivelò di essere lui il promesso preannunciato dal Báb e da tutti i testi sacri del passato. A causa di ciò venne perseguitato, esiliato e imprigionato per quasi quarant'anni con decreti congiunti dei governi persiano e ottomano; morì sempre esule e prigioniero in Palestina nel 1892.

Il suo corpo riposa nella tomba a Bahjí, poco distante da Akká attuale Israele, e perciò vicinissimo al monte Carmelo, ed è, per i bahá'í, il punto di adorazione a cui si volgono durante alcune loro preghiere specialmente dedicate. Ad Haifa, città ai piedi del Carmelo, è stato eretto il mausoleo del Báb che è uno dei due luoghi sacri più importanti della religione bahá'í. Vicino a Haifa, e cioè a Bahjí presso Akka, riposa il corpo di Bahá'u'lláh e la sua sepoltura è l'altro dei due più importanti luoghi sacri della fede bahá'í.

Il 1º agosto 2013 la Guida Suprema iraniana, l'Ayatollah Ali Khamenei, ha emesso una fatwa che colpisce la maggior minoranza religiosa del Paese che sono i bahá'í, per mettere fuori legge la loro religione per apostasia,[3] sebbene al momento una sessantina di appartenenti siano già in carcere in Iran con l'accusa di aver commesso reati di opinione. La fatwa della guida spirituale iraniana invita gli iraniani a evitare i contatti con i bahá'í e il sito web dell'agenzia Tasnim, riferisce che Khamenei li considera “anormali e sviati”.[4]

Lo scopo ultimo della religione bahá'í è l'unità del genere umano e la pace universale. Dice Bahá'u'lláh in un suo scritto: "La Terra è un solo paese e l'umanità i suoi cittadini". La fede bahá'í tende all'instaurazione di una comunità mondiale in cui tutte le religioni, razze, credenze e classi si uniscano, non obliando tuttavia la loro peculiare genesi storica e diversità. Secondo Bahá'u'lláh una società globale per poter fiorire deve basarsi su alcuni principi fondamentali, che includono: la libera indipendente ricerca della verità, l'eliminazione di tutte le forme di pregiudizio; piena parità di diritti e doveri tra uomo e donna; riconoscimento dell'apporto storico di ogni civiltà, progressività e unità essenziale delle grandi religioni mondiali; unicità di Dio; eliminazione degli estremi di povertà e ricchezza; istruzione primaria universale e obbligatoria; armonia tra religione e scienza; consultazione, come metodo usuale, per la soluzione dei problemi; glorificazione della giustizia come principio adatto a governare l'umana società; compartecipazione degli operai agli utili dell'azienda.

Le risorse del sottosuolo vanno considerate come patrimonio comune dell'umanità intera, in un equilibrio sostenibile tra natura e tecnologia; una sola lingua ausiliaria universale e una moneta unica mondiale oltre allo stabilirsi di un sistema legale federativo mondiale, che conduca al benessere e alla sicurezza collettiva.

la sede centrale è a Haifa (Israele) sulle falde del monte Carmelo dove risiede la Casa Universale di Giustizia che è un consiglio formato da nove credenti eletti ogni cinque anni, con elezioni a scrutinio segreto e senza candidatura né propaganda da una convenzione internazionale composta dai membri, allora in carica, di tutte le assemblee nazionali baha'i del mondo, a loro volta elette annualmente nelle rispettive nazioni con metodo analogo. La religione bahá'í ha resistito con successo all'impulso di frazionarsi in sette, mantenendo la sua unità a dispetto di una storia turbolenta quanto quella di altre religioni dell'antichità, grazie alle linee guida del Centro del Patto, che attualmente è la Casa Universale di Giustizia. I bahá'í hanno avviato numerosi progetti di sviluppo economico e sociale in varie parti del mondo.

L'ufficio di sacerdote non esiste nella religione. I fedeli sono soliti accogliere nelle loro abitazioni altri fedeli per le feste sacre; tuttavia esistono dei templi che si trovano in Germania, India, Panamá, Samoa, Australia, Uganda, Illinois e uno in fase di costruzione in Cile, oltre al complesso del Centro mondiale bahá'í a Haifa, in Israele. La contribuzione ai fondi baha'i, per la costruzione e gestione delle strutture e delle molte attività baha'i, è concessa unicamente agli aderenti dichiarati della fede baha'i e quindi non sono accettati fondi dai non aderenti.

Stile di vita

Preghiera e meditazione personale, coinvolgimento in attività volte alla pace mondiale e al rispetto dei diritti dell'uomo. Digiuno da cibi solidi e liquidi annuale di diciannove giorni dall'alba al tramonto tra il 2 e il 20 marzo, a differenza degli islamici che lo fanno per ventinove giorni e in periodi diversi. Astinenza totale da alcol e droghe alteranti e intossicanti il sistema nervoso centrale; salvo prescrizione medica e con scopi strettamente terapeutici. Astensione dall'attivismo partitico e dalla semplice iscrizione a partiti (in quanto la fede bahá'í racchiude in sé un insieme di ideali propedeutici a una nascente, pacifica politica universale) con rispetto comunque per i governanti e obbedienza alle leggi in vigore nel Paese di residenza tranne nel caso di richiesta di abiura della fede – caso non ipotetico poiché in taluno stato islamico ciò viene richiesto ai bahá'í anche sotto minaccia di pena capitale; minaccia incombente tuttora in Iran, dove si vuole introdurre la pena di morte per apostasia (da notare che i bahá'í considerano Maometto sullo stesso piano del fondatore della loro fede). Unità nella diversità. Lavoro non visto solo come fonte di mero guadagno, ma anche come atto di culto, se fatto in spirito di servizio all'umanità. Introduzione di un nuovo calendario solare (calendario Badì), composto da diciannove mesi, di diciannove giorni ciascuno, cui si aggiungono (di volta in volta, a seconda se l'anno è bisestile o meno) quattro o cinque giorni, definiti “giorni intercalari”. Apporto alla vita comunitaria attraverso le feste del diciannovesimo giorno (in concomitanza con l'inizio di ogni nuovo mese baha'i) e alla democrazia consiliare elettiva interna attraverso le elezioni annuali dell'assemblea spirituale locale (a suffragio universale, per i maggiori di 21 anni, totalmente senza campagne pubblicitarie; in quanto dovrebbero essere valutate ed elette persone con qualità morali, intellettuali e spirituali che siano intimamente e praticamente vissute e non sbandierate per secondi fini), istituzione che guida le comunità locali in ogni località che presenti almeno 9 baha'i adulti. Ne consegue l'inesistenza tra i bahá'í di qualsiasi forma di clero professionale. La fede bahá'í considera il vegetarianismo come possibile scelta di alimentazione ideale per l'uomo del futuro.

 

La stella a nove punte con il "Più Grande Nome" (O Gloria del Gloriosissimo)[6]

La fine dei tempi

Il fondatore della Fede Baha'i, Bahá'u'lláh, affermava di rappresentare egli stesso il Ritorno di Cristo " I bahá'í vedono negli insegnamenti di Bahá'u'lláh l'adempimento della promessa di Cristo di riunire tutte le genti così da divenire "un solo gregge" sotto "un solo pastore".

Relativamente a particolari attese della fine dei tempi, è stato argomentato che la battaglia di Armageddon è già avvenuta e che i martirii di massa previsti per la fine dei tempi siano già avvenuti nel contesto storico della Fede Baha'i

 
 
Tempio Baha'i in Canada