UNA NUOVA PAGINA - LA 10 - DEDICATA AL PATRIARCA MONS.TWAL

Su questo sito che ormai conta anni ho voluto raccogliere i pensieri, le omelie, le scelte pastorali del Patriarca di Gerusalemme, Sua Beatitudine Mons. Twal Fouad. E' il vescovo della Chiesa madre,la prima comunità apostolica dopo l'evento della passione, morte e resurrezione del Signore Gesù ha vissuto alcuni anni lì subendo persecuzione. Lì Santo Stefano fu il protomartire. Lì il primo vescovo in Gerusalemme, San Giacomo il minore , l'apostolo venne gettato dal pinnacolo del tempio. Mons. Twal è il mio vescovo: le sue omelie, le sue parole sono state per me testi di meditazione. E' una parola che viene da lontano, da quella società dove la comunità cristiana guidata dal suo Pastore dà testimonianza coraggiosa, carica di speranza, offrendo al mondo cristiano un limpido esempio di fiducia nel Signore risorto. In questi giorni la comunità cristiana di Terra santa è in festa. Presto infatti saranno  riconosciute sante due figlie di quella terra, due religiose. Per preparare la comunità alla gioiosa celebrazione dell'evento il patriarca ha inviato ai fedeli una lettera pastorale che mi affretto a pubblicare, anche se lunga. Ma contiene tante informazioni sulle dure religiose. Soprattutto  comunica alla sua gente la gioia che Egli prova nel celebrare la memoria di due figlie della sua terra che la Chiesa onora.

Ecco la lettera di Mons. Twal.

Sulla via della santità

Lettera pastorale di S.B. mons. Fouad Twal,patriarca di Gerusalemme

In ccasione della canonizzazione delle due religiose madre Maria Alfonsina (1847-1927) e suor Mariam di Gesù Crocifisso (1846-1878)

 

“Pace a voi tutti che siete in Cristo!” (1Pt 5,14)

Care sorelle e fratelli nel Signore,

con questo saluto biblico si apre la nostra Lettera pastorale, scritta dalla cattedra dell'apostolo Giacomo il Minore, primo vescovo di Gerusalemme.

Questo messaggio è segnato da una duplice gioia: quella di essere nell’anno dedicato alla vita  consacrata e il fatto che quest’anno coincida con la canonizzazione di due figlie del nostro Paese, Madre Maria Alfonsina di Ghattas di Gerusalemme, fondatrice della Congregazione delle Suore del Rosario, e la monaca carmelitana Mariam Bawardi del villaggio d’Ibillîne, in Galilea, fondatrice del Carmelo di Betlemme, che da religiosa ha preso il nome di suor Mariam di Gesù Crocifisso. La notizia della canonizzazione di queste due religiose è scesa come una rugiada celeste sulla nostra terra assetata di amore e di giustizia e decimata dalla violenza. Abbiamo atteso a lungo l'annuncio di questa duplice canonizzazione, che ci ridona fiducia e speranza in Cristo. Il Signore vuoleconfortare i nostri Paesi dilaniati dai conflitti e dalle guerre, e le nostre popolazioni che soffrono per e continue ingiustizie. D'altronde, la divina Grazia ha sempre fatto germogliare santi che rivelano ilvolto di Cristo, dolce e umile di cuore, pieno d’amore, di misericordia e di perdono. Questi santiimitano e, nonostante la loro debolezza umana, continuano a imitare Cristo in questa Terra Santa,sulla quale ha camminato Dio in persona.Le tribolazioni che dobbiamo affrontare ci incoraggiano a diventare santi secondo l'esempio diqueste due religiose. L'impresa non è impossibile.

Risultati immagini per madre Maria Alfonsina

Giustamente madre Maria Alfonsina, figlia del nostro Paese, si è fatta piccola sulla terra e oggi è“grande nel regno dei cieli”. Ha esercitato la maternità spirituale verso un gran numero di persone,diventando la fondatrice di una Congregazione religiosa che è molto cara al nostro cuore.

Suor Mariam di Gesù crocifisso, anche lei figlia del nostro Paese, è stata un simbolo viventedell'amore di Dio. Sin dall’infanzia aveva compreso che tutto era effimero e caduco qui in terra e che solo Gesù Cristo resta per sempre. Faceva parte dell'Ordine delle Carmelitane scalze di cui noi apprezziamo profondamente la presenza in Terra Santa. Presenza discreta, fatta di preghiera,meditazione, lavoro umile e consacrazione assoluta al Signore.

 Il Divino Maestro ha detto: “Risplenda la vostra luce davanti agli uomini” (Mt 5, 16). Questo comandamento sempre attuale ci ricorda che è Gesù “la luce che illumina ogni uomo” e che dona all'umanità chiaroveggenza e forza. Cristo è la sola luce. Il resto non è che l'ombra della verità. Ed èGesù che dona il loro splendore agli esseri viventi e a tutto ciò che esiste di buono e di bello. Comediceva San Giustino di Nablus, “non sono altro che raggi del Sole che è il Verbo incarnato”(cfr.Dialogo con Trifone, p.121)Una santità insieme semplice e autentica

 Le nostre due nuove Sante sono lampada per i nostri passi. Con il loro amore e la loro fede illuminano le loro famiglie religiose, così come i fedeli della Terra Santa, del Medio Oriente e delmondo intero. Durante la loro vita si sono comportate come serve fedeli, “che aspettano il ritornodel loro padrone” vigilando, come le vergini sagge che attendono pazientemente l’arrivo dello Sposo e sono state ammesse “al banchetto delle nozze dell’Agnello”. Non c’è il rischio di restare“nelle tenebre esteriori”, né per loro, né per le persone che camminano dietro di loro!Erano semplici con grandezza. Erano grandi per la semplicità. La semplicità non offuscava lagrandezza. Il loro ingresso nella santità manifesta la vittoria della virtù sul vizio, della luce sull'oscurità, dell'amore sull’egoismo, della fede sull’indifferenza e il rifiuto di Dio. La purezzadella loro vita glorifica Dio. Esalta i doni e i benefici che si ricevono alla sequela della SantaVergine Maria che ha proclamato nel suo cantico eterno, il Magnificat: “L'anima mia magnifica ilSignore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché grandi cose ha fatto in me l'Onnipotentee santo è il suo nome” (Lc 1, 47 e 49).

Le nostre due Sante, attraverso una vita esemplare, fatta di silenzio eloquente e di raccoglimento, difedeltà nonostante la sofferenza e di abnegazione eroica nei sacrifici, ci donano una lezionmagnifica che si riassume nelle parole del Signore Gesù: “Chi avrà perseverato sino alla fine, saràsalvato” (Mt 24,13).

 E come Sant'Agostino ,possiamo esclamare :“Perché quegli uomini e quelle donne hanno potutofare e realizzare grandi cose nel Signore ,e io no?” (Cfr. Confessioni,8,27). Come le due Sante,entriamo per la porta stretta, come Cristo ci ha chiesto. Sfortunatamente, “pochi lo fanno”. Ma perle nostre due religiose la porta inizialmente stretta si è spalancata per arrivare a Cristo!

 I due miracoli di ognuna delle beate per la canonizzazioneA una persona, di cui è stata avviata la causa di beatificazione, la Chiesa dona il titolo di “servo” o“serva di Dio”. Dopo l'esame dei suoi scritti e la prova dell’eroicità delle sue virtù, la persona“serva di Dio” diventa “venerabile”, poi “beata” e infine “santa”. Per raggiungere le ultime due tappe, è necessario che ogni volta ci sia un miracolo in cui è accertata l'intercessione della venerabile o della beata in questione.

 Care sorelle e fratelli in Cristo, dichiarare “santa” una persona significa proclamare a tutti che il suoMaestro si compiace di lei per sempre e, proprio per questo, lei può intercedere per i fedeli che lainvocano, chiedendo grazie, beni e protezione. Certamente è possibile domandare l'intercessione diuna beata a livello di Chiesa locale. Ma perché tutti possano conoscerli e rivolgere loro la propriapreghiera è necessaria la canonizzazione.

Il miracolo di Santa Maria AlfonsinIl giorno stesso in cui è stata celebrata la sua beatificazione, la futura Santa ha fatto il secondomiracolo. Dall'interrogatorio effettuato dal tribunale ecclesiastico latino di Gerusalemme, è risultatoche M. Emile Mounir Salim Elias, residente a Kfar Kana (Cana di Galilea), nato il 25 maggio 1977ed esperto geometra, due giorni prima della beatificazione di Madre Maria Alfonsina, stavalavorando nella regione di Bayt Dajan, nei dintorni di Holon, Giaffa. Stava cercando di alzare unapparecchio di misurazione a un'altezza di circa cinque metri e non si era accorto che la macchina era collegata ad un cavo dell’ alta tensione. Poiché non portava i guanti, è stato fulminato da una forza pari a 30-40.000 volt. Una scossa tremenda che lo ha fatto precipitare a terra con gli occhi aperti, ma senza respiro, mentre il cuore non dava segni di vita. M. Elias ricorda soltanto di aversollevato l’apparecchio di misurazione. E’ rimasto in coma per due giorni consecutivi. Secondo il rapporto dell’ospedale, non respirava e il suo cuore aveva cessato di battere. Il suo corpo aveva  assunto un colore bluastro: stava morendo.M. Elias non sapeva granché di Maria Alfonsina. Non l’aveva mai pregata. Ma dopo essersirisvegliato dal coma, seppe che molti fedeli avevano fatto ricorso alla beata per chiedere che venissesalvato da una morte certa. Indiscutibilmente, la sua guarigione non poteva scaturire che da unmiracolo. Umanamente parlando, non sarebbe stato possibile salvarlo. Grazie all'intercessione diMadre Maria Alfonsina Ghattas, M. Elias è ancora in vita. A Dio piacendo, parteciperà alle feste percelebrare la Santa a Roma, a Gerusalemme e a Nazareth.

Miracolo di Santa Mariam di Gesù crocifissoLa beata ha realizzato il suo secondo miracolo a beneficio di un fanciullo siciliano della provincia diSiracusa, Emanuele Lo Zito, nato per parto cesareo nel 2009. Il bambino soffriva di una grave insufficienza cardiaca congenita, che causava seri problemi circolatori, con conseguenze gravissime per l’intero organismo. Il neonato venne trasferito d'urgenza da un ospedale all'altro. I medicidovettero constatare che la situazione non faceva altro che peggiorare. Fu portato prima nel repartodi terapia intensiva di un ospedale e poi in un ospedale specializzato in chirurgia cardiaca infantile,dove fu operato d'urgenza, anche se i chirurghi erano sicuri che non sarebbe sopravvissuto, data lasituazione irreversibile in cui si trovava. Sorpresa: l'operazione ebbe successo. I medici verificarononelle ore e nei giorni seguenti una rapida ripresa delle sue condizioni. Gli esami e le verifichesuccessive hanno rivelato la sua effettiva guarigione.

Due commissioni, una medica e l'altra teologica, hanno concluso che la guarigione era stata “rapidae completa” e che del fatto non si riscontrava “alcuna spiegazione dal punto di vista della scienza medica”.

 In realtà il miracolo è avvenuto per l'intercessione della beata carmelitana. In effetti, una coppia diamici dei genitori di Emanuele conosceva la sua malattia e pregò per la sua guarigione suor Mariamdi Gesù crocifisso, della quale la coppia era diventata devota dopo un pellegrinaggio in Terra Santae una visita al Carmelo di Betlemme nel Natale del 2008, circa cinque mesi prima della nascita di

 Emanuele. Durante il pellegrinaggio, la coppia aveva avuto l'occasione di venerare le reliquie dellabeata. I coniugi si sono rivolti anche ad altri amici e conoscenti per invocare con loro l'intercessionedella monaca. In tal modo si è formata una catena di preghiera con le Carmelitane di Betlemme, diHaifa, di Gerusalemme per chiedere la guarigione del bambino. E la grazia è stata ottenuta.

I santi: venerazione, intercessione e imitazione

 Queste tre parole costituiscono la triplice finalità della canonizzazione. Noi non adoriamo altri senon il Signore, ma veneriamo i Santi, stimati degni di entrare nella vita eterna, come depositari deiSuoi doni e carismi. Essi regnano con Dio nella patria celeste in quanto eletti beneamati. Venerando i Santi diamo gloria a Dio, perché riconosciamo che è Lui la fonte di ogni grazia e di ogni dono in oro.

I Santi, uomini come noi, sono stati esposti alle tentazioni e alle cadute. Ma ognuno di essi può dire:

 “Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede” (2 Tim 4,7).Non sono nati santi, ma “hanno conquistato il Regno con la forza”. Alla sequela di Cristo sono pernoi modelli di vita. Non è sufficiente ammirare le loro virtù e le loro opere. Bisogna imitarli e lasciarsi guidare e illuminare dalla loro sapienza.

I Santi ci insegnano che la santità non consiste nel fare miracoli, ma piuttosto nel cercare la volontàdi Dio in tutto: “Amarlo con tutto il nostro cuore .... e amare il nostro prossimo come noi stessi”per amore di Dio. La santità comporta l’assunzione delle otto Beatitudini come regola di vita. In questa direzione i Santi orientano “il nostro cammino verso Dio”, poiché loro stessi l'hanno percorso.

Non si nasce Santi uscendo dal seno materno. Lo si diviene, nonostante tutte le nostre debolezz

L’impresa è possibile. Gesù lo ha detto chiaramente: “Non sono venuto a chiamare i giusti, ma ipeccatori, perché si convertano” (Lc 5,32).La santità è frutto della grazia divina e non solamente degli sforzi umani. Dopo un'estasi, suorMariam di Gesù crocifisso ha detto: “Se Gesù mi abbandonasse, sarei peggio di Giuda! Ma se Luimi custodisce, io sarò come Giovanni il prediletto” (Per le citazioni che riguardano Santa Mariam diGesù crocifisso, cfr. A. Brunot, Mariam, la petite arabe. Soeur Marie de Jésus Crucifié, ed.Salvator, Mulhouse, 1992).

 A proposito di umiltà e di fiducia nella Divina Provvidenza, un giorno Madre Maria Alfonsina hadetto a una delle sorelle religiose: “Con l'umiltà, dobbiamo conquistare il paradiso” (Per le citazionidi Santa Maria-Alfonsine, cfr. P. Duvigneau, Mère Marie-Alphonsine et la Congrégation duRosaire, Gersusalemme 2000).

Significato della santità

Non si tratta di fuggire dal mondo. I fedeli non sono tutti chiamati a chiudersi in clausura, neimonasteri e nei conventi, per diventare santi. Davanti a Dio, ciascuno deve rispondere alla suavocazione secondo il suo stato di vita. E tutte le strade portano alla stessa meta, a partire dagli apostoli e dai santi dei primi secoli, molti dei quali non hanno mai vissuto nei monasteri. La viadella santità è quella delle Beatitudini evangeliche. Tutti, indipendentemente dalla configurazioneche può prendere la vocazione personale, siamo chiamati alla vera conversione del cuore.

 Non ci sono “monopoli” nell'ambito della santità. Essere santo è semplicemente essere fedele allapropria vocazione cristiana. La fedeltà del prete, del religioso o della religiosa e del laico scaturiscedalla stessa sorgente: la fedeltà a Cristo. Che uno sia prete, religioso, padre di famiglia, studente,lavoratore, impiegato .... la sua santità consiste sempre nel vivere la fede in profondità e inpienezza, secondo la propria condizione di vita.La gente ama la ricchezza, ma il santo si fa povero per Dio. I beni di questo mondo sono per luiinsignificanti. Così come rinuncia ai piaceri per essere libero. Il santo è una persona mite, che nonconosce litigi né vendette. Nei confronti di tutti dà prova di gentilezza ed esercita la benevolenza.Le parole di Cristo sono penetrate nel suo cuore: “Rallegratevi e giubilate, perché il vostro premio ègrande nei cieli” (Mt 5,12).Madre Maria Alfonsina e suor Mariam di Gesù crocifisso ne sono due grandi esempi.Santità non significa tristezza o malinconia, ma gioia. Non è innanzitutto un invito a odiare la vitapresente e le sue gioie, ma la chiamata a vivere una vita piena nella gioia autentica. Nella vita deisanti si incontrano molte testimonianze stupefacenti di questa gioia, luminosa e indicibile.I santi sono molto numerosi. Noi conosciamo solo quelli che vengono ricordati nei calendariliturgici e nei martirologi. Non ci è dato di conoscere l’elenco di tutti i veri santi. Molti di loro sononoti solo a Dio. Il discepolo prediletto Giovanni li ha visti nell’Apocalisse: “Una moltitudineimmensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, razza, popolo e lingua. Tutti stavano in piedidavanti al trono e davanti all'Agnello, avvolti in vesti candide, e portavano palme nelle mani. Egridavano a gran voce: “La salvezza appartiene al nostro Dio seduto sul trono e all'Agnello. (...)

Essi sono coloro che sono passati attraverso la grande tribolazione e hanno lavato le loro vestirendendole candide col sangue dell'Agnello” (Ap 7, 9-10-14).Tutti questi eletti hanno accolto la parola di Cristo del Vangelo: “Voi, dunque, siate perfetti come èperfetto il Padre vostro celeste” (Mt 5,48), e anche le parole di Paolo: “Questa è la volontà di Dio:che vi santifichiate” (1 Ts 4,3).Santa Maria Alfonsina ha dato molto rilievo al fatto che la santità sia un impegno per tutti  “Dobbiamo tendere verso la santità e attirarvi tutti i nostri fratelli e tutte le nostre sorelle in Cristo”.La santità si fonda sulla carità. Più l’amore è forte, più cresce la santità. La Santa alla fine della suavita, cercando in qualche modo di richiamare i principi che l’avevano guidata, ha scritto: “L'amore èforte come la morte. Ci fa apprezzare la povertà, sopportare la fame e il freddo, ci fa gioire quandosiamo offesi, accettare la malattia, resistere alla tentazione e sopportare la persecuzione. L'amore cispinge a provvedere sempre ai bisogni del prossimo”.

Sulla via della santità

La prima differenza tra i santi e noi consiste nel fatto che essi sono già nella felicità eterna che noisperiamo di ottenere: “Siate allegri nella speranza, pazienti nell’afflizione, perseveranti nellapreghiera” (Rm 12,12). Nella sua prima lettera, San Giovanni ci mette a parte di una verità ancorapiù profonda e più confortante per le nostre anime: “Noi fin d'ora siamo figli di Dio, ma ciò chesaremo non è stato ancora rivelato. (...) Chiunque ha questa speranza in lui, purifica se stesso, comeegli è puro” (Gv 3, 2-3).

Cari figli, sorelle e fratelli in Cristo!

Per il peccato rischiamo di perdere la nostra dignità e di ostacolare la nostra crescita spirituale.Dobbiamo dunque adoperarci “per la nostra salvezza con timore e tremore” (Fil 2,12) senzastancarci “di fare il bene” (Gal 6,9), finché ce ne è concessa l’opportunità.

Una seconda differenza consiste nel fatto che noi siamo sulla terra e che abbiamo il tempo. Forse isanti ci regalano questo ‘tempo’ di cui disponiamo per meglio amare, soprattutto per purificarci ediventare sempre più simili all’Agnello senza macchia. Abbiamo il tempo, ma non ne apprezziamosufficientemente il valore. Possiamo lasciarlo trascorrere invano o trasformarlo in un talento da farfruttare. Il Maestro è stato chiaro: “Camminate mentre avete la luce ....” (Gv 12,35). E’ come sedicesse: “Camminate finché avete tempo!”.

Le nostre due Sante hanno ascoltato la parola divina. Hanno scoperto la via. Hanno rispostoall'appello di Cristo. Hanno camminato verso il suo Regno. Non hanno preso altra strada che Gesùsolo.

Le nostre Sante, i nostri Santi hanno amato Cristo al di sopra di tutto e di tutti, preferendolo a sestessi e alle loro famiglie, ai loro amici, al denaro e alla primogenitura, e ciò, nonostante difficoltà etribolazioni. Hanno amato il Vangelo più che ogni altro libro. Era per loro la fonte della vitaspirituale e l’ispiratore della loro vita sociale. Le Beatitudini erano la legge del loro comportamento,la luce durante la ‘notte oscura’ sulla strada che porta al Regno. Hanno vissuto le Beatitudini inspirito e verità.

Santa Maria Alfonsina ha vissuto una carità eroica. Gli episodi in proposito sono innumerevoli.

 Dopo la sua morte, una delle religiose che l'aveva conosciuta, ha dato questa testimonianza: ‘Hoavuto la grazia di vivere sei anni con madre Maria Alfonsina a Betlemme. Affermo che non l'ho maisentita parlare male del prossimo. Inoltre, ho potuto ammirare in lei due altre virtù: la suadisponibilità e la sua venerazione per la Santa Vergine nostra Signora del Rosario’.

I santi e noi

Se Dio ha onorato i santi e ha invitato la Chiesa a venerarli, è perché ciascuno di noi faccia la stessacosa. Venerarli significa amarli, rispettarli, chiedere la loro intercessione e imitarli-Invocare la loro intercessione. L’apostolo Paolo domanda ai fedeli di pregare per lui, di ricordarsidi lui presso il Signore. Se domandiamo a delle persone viventi di accompagnarci con le loropreghiere, non possiamo a maggior ragione sollecitare l'intercessione di coloro che vivono ormaieternamente alla presenza di Dio? (Rm 15,30 ; 2 Cor 1,11; Col 4,3; Fil 6,18 -19).- Imitarli. Logicamente imitiamo coloro che ammiriamo e veneriamo. Quando festeggiamo i santi,non accresciamo la loro felicità né la loro gloria perché sono già nella perfezione di Dio. Lofacciamo per imitare il loro modello di vita. E più li veneriamo, più siamo impegnati a seguirnel’esempio. Ecco perché la Chiesa venera la memoria dei santi. Esaltandone la gloria, si augura cheperveniamo anche noi alla stessa gloria che loro hanno già raggiunto.

Le grazie che domandiamo al Signore

Con tutto il cuore nella preghiera, domandiamo al Signore di concederci:

 - laici impegnati, ispirati da una fede viva, cosciente ed efficace, che illumini tutti gli ambiti dellaloro vita, pubblica e privata, e li renda veri testimoni di Cristo nella famiglia e nella professione,nella vita politica ed economica, nella cultura e nella società. La santità è l’effusione dello Spirito che si effonde nei fedeli, per arricchirli spiritualmente e per vivificare l’intera società in cui vivono.

- sacerdoti che siano apostoli intrepidi, che vivono solo per annunciare il Regno. Nel loro amoretotale e costantemente rinnovato per Cristo, i loro cuori siano colmi di una profonda gioia. Mettanocon determinazione “la mano all'aratro”, senza “voltarsi indietro” e rimpiangere ciò che hanno   abbandonato.

- religiose appassionate e piene di abnegazione, che vivano del necessario e vadano all'incontro conCristo come le vergini sagge, con lampade che non si spengono e con olio a profusione; l'arrivodello Sposo non le sorprenderà.

La Vergine Maria è stata la prima consacrata che ha donato tutto il suo essere a Cristo. Ella è coleiche all'annuncio dell'angelo ha detto ‘Sì’ senza riserve, senza esitazioni e senza ritardi. La religiosavera è quella che riproduce in qualche modo un'immagine della Vergine, del suo amore e della suafede, della sua purezza e della sua castità, della sua tenerezza e della sua obbedienza, del suosilenzio e del suo equilibrio, della sua povertà materiale e della sua ricchezza spirituale. La religiosaincontra Cristo attraverso Sua Madre, la Vergine Maria. Seguendo il suo esempio, dedica la sua vitaesclusivamente a Gesù e gli dona il suo amore, vivendo in profondità il Vangelo. Speriamo che simoltiplichino tra di noi le persone e le comunità religiose che in un certo modo assomiglino aMariam di Gesù crocifisso e a Madre Maria Alfonsina. Queste due nuove Sante sono il segnotangibile che la santità non è un’utopia.

Conclusione

Cari figli, sorelle e fratelli in Cristo, laici, clero, religiose e religiosi, questo messaggio, nato inoccasione di una duplice celebrazione, vi invita al superamento di voi stessi e al rinnovamento dellavostra vita spirituale. Tutte e tutti noi siamo chiamati alla santità, sull'esempio di madre MariaAlfonsina e di suor Mariam di Gesù crocifisso. Ognuna di loro costituisce un modello del dono disé, di devozione, di servizio, di pazienza, di silenzio e di generosità. Il Signore ci chiama allasantità, ciascuno secondo il proprio stato di vita. Come a queste due Sante, anche a noi Dio donamolte grazie. Se seguiamo il loro esempio, nell'amore e nella purezza, nell’abnegazione e nellagenerosità, otterremo la gloria di cui queste due elette sono state coronate.

Sorelle e fratelli in Cristo! Ricordiamoci che l'amore al quale siamo chiamati non si realizza se nonattraverso un dono totale di se stessi, senza fare calcoli e senza aspettare gratificazioni, secondo ilmodello di queste due figlie della nostra terra, che ora intercedono per noi. Non è impossibile allagrazia di Dio compiere anche in noi grandi cose.

Alla fine di questa lettera, rendiamo grazie a Dio per la Congregazione delle Suore del Rosario, cheha donato e continua a donare alla Chiesa religiose devote, in diversi ambiti dell'apostolato, inparticolare quello dell'educazione e della sanità. Rendiamo grazie anche per l’Ordine deiCarmelitani e delle Carmelitane. L'albero del Carmelo conta, tra i suoi numerosi frutti, giganti dellasantità come Giovanni della Croce, Teresa d’Avila, Teresa di Lisieux e Mariam Bawardi d’Ibillîne.

 

+ Fouad Twal, Patriarca

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Mercoledì 1 aprile 2015

Siamo nella settimana santa. Mi preparo all'ascolto delle meditazioni di Sua Beatitudine durante le solenni liturgie, celebrate nella città santa, proprio là dove nostro Signore ha vissuto gli ultimi  giorni della sua vita tra noi! E' il mio vescovo e vorrei esserGli vicino da Canonico...Il pensiero di mancare a questi momenti liturgici mi pesa tanto. Cerco di supplire proprio mettendmi in ascolto della  parola del Patriarca. Potrà sembrare a qualcuno che mi legge un'esagerazione nei sentimenti. Non è così perchè è buona cosa che si sia sempre coscienti dei propri doveri.

Rimango in attesa dunque a presto, in questa pagina inserirò le omelie di Mons Twal.

Oggi però dal sito del Patriarcato traggo un  articolo  che ritengo importante. Tutti sanno infatti che si aspetta il Sinodo sulla famiglia del prossimo ottobre. Lì si affronteranno ta     nti temi in discussione e che toccano da vicino il vissuto di tante persone che pure vivono la loro fede ma in una situazione coniugale non corretta. Aspettiamo proprio quei giorni quando ci sentiremo dire, come già al concilio di Gerusalemme: "E' parso bene allo Spirito santo e a noi....". Qualunque decisione sarà presa a proposito di questi problemi di vita non mi sarà difficile accoglierle con animo grato cercando di intravvedere l'azione misteriosa dello Spirito Santo nella vicenda della Chiesa del nostrro tempo. E a proposito di questi temi Mons. Twal ha rilaasciato un intervista interessante che merita di essere 'capita' e nel contenpo spinge alla verifica  della propria opinione. L'intervista è apparsa su Zenit, ma è stata ripresa dal Patriarcato.

Scritto il 30 mar 2015

Il Patriarca Twal si è espresso sulla questione dei divorziati-risposati

Il Patriarca Twal si è espresso sulla questione dei divorziati-risposati

INTERVISTA – In una intervista concessa a ZENIT il 24 marzo 2015, il Patriarca mons. Fouad Twal è tornato sulle diverse questioni sollevate dal Sinodo della famiglia, compresa la questione dei divorziati-risposati e dell’annullamento.

«Naturalmente la questione che causa più reazioni ed emozioni è quella relativa al divorzio e al nuovo matrimonio (…). Ovviamente, il campo principale di discussione per la riforma è quello del matrimonio e della vita familiare», ha detto il Patriarca, aggiungendo: «È una domanda molto difficile da risolvere, perché le parole di Gesù non lasciano spazio ad alternative».

«Secondo la teologia cattolica, ha detto il Patriarca, la Chiesa non ha alcun potere di sciogliere un matrimonio sacramentale, o sciogliere un sacramento. Il processo di annullamento – ha spiegato – non basta a rompere i vincoli di matrimonio o del sacerdozio», ma piuttosto è il risultato di una «indagine formale sulla validità del sacramento, per vedere se il sacramento ha effettivamente avuto luogo o no».

Il Patriarca continua che quando viene concesso l’annullamento, questo atto è una dichiarazione della Chiesa secondo cui il sacramento non è mai stato valido, e fa notare anche che l’indagine, che segue la richiesta di annullamento «tende a prendere un po’ di tempo… perché il beneficio del dubbio esamina la validità del sacramento stesso», e, nel caso del matrimonio, «ci sono due partiti, che non sempre vedono le cose allo stesso modo».

Una volta che la Chiesa ha concesso la cancellazione, e ha dichiarato che il sacramento non è mai stato valido, sorgono nuove questioni spinose, come di seguito spiega ulteriormente il Patriarca: «Cosa succede ai figli di un tale matrimonio? Sono illegittimi?».

«La legittimità è una questione di legalità o no. La legittimità di un’azione umana e le sue conseguenze, per esempio, l’amministrazione di un sacramento o di un contratto», ha osservato, aggiungendo: «Si distingue la validità dalla liceità, perché un’azione può essere valida, anche se non lecita; ad esempio, un laico può dare il battesimo senza necessità urgente».

«Sono pieno di compatimento per i tanti cattolici che soffrono di separazione e matrimoni rotti. Questo è probabilmente uno dei temi pastorali più dolorosi che la Chiesa deve affrontare», ha detto il Patriarca, notando come il divorzio è comune tra i cattolici, tanto quanto lo sia nel resto della società.

Ma per un cattolico che vuole risposarsi in Chiesa, l’annullamento è necessario, «e può essere altrettanto angosciante come la separazione iniziale».

«Significa scavare nei ricordi difficili, fare domande imbarazzanti di natura molto intima, a volte far fronte all’ostilità che incorrere dall’altra parte», ha spiegato.

Riguardo a come i fedeli vedono il ruolo della Chiesa, dice: «La gente può anche sentire che la Chiesa sta andando contro di loro, o almeno non aiuta attivamente a trovare la felicità che cercano. Ovviamente, c’è qualcosa da fare su questo».

Tuttavia, il Patriarca ha aggiunto «sarebbe disonesto ignorare i veri problemi… La Chiesa deve rimanere fedele a Gesù che ha detto senza mezzi termini che chi divorzia e si risposa commette adulterio. Così da un lato, la Chiesa cerca di essere il più compassionevole possibile e cerca di servire chi vuole uscire dopo un matrimonio fallito, ma lei non può semplicemente eliminare l’insegnamento di elementi di Gesù che sono più difficili da vivere».

Inoltre, l’asse centrale del prossimo Sinodo, dice mons. Fouad Twal, non sarà «come uscire da un cattivo matrimonio. La Chiesa desidera inviare un messaggio ai giovani per dire loro che bisogna credere ancora nel matrimonio e che l’impegno per tutta la vita – con l’aiuto di Dio – è ancora possibile».

«Combinare una forte dichiarazione su ciò che è il matrimonio con un impegno rinnovato alla compassione è l’enorme compito che aspetta i vescovi».
Il Patriarca ha sottolineato che l’importanza della fede nel sacramento del matrimonio merita studi ulteriori. «Tenuto conto della perdita generalizzata della vera fede, vivere in una società di cui le fondamenta della morale crollano, e dove diventa comune la mentalità del divorzio (“se il matrimonio non funziona, posso sempre chiedere il divorzio”), il campo della fede e l’impegno nella fede è da considerarsi come parte integrante del processo investigativo ed essere un possibile motivo per l’annullamento di un matrimonio sacramentale presunto valido».

Nel 1970, dice il Patriarca, la nozione di mancanza di giudizio o di competenze era una delle principali cause di nullità e per questo venivano dichiarati nulli molti matrimoni. I campi della psicologia e della psichiatria hanno portato ad analizzare in profondità la capacità delle persone di assumere e adempiere agli obblighi essenziali del matrimonio.

Il Patriarca latino ha sottolineato che il problema del divorzio e di un nuovo matrimonio non può essere affrontato solo dal periodo del post-matrimonio, ma piuttosto richiede una rigorosa revisione della preparazione necessaria per il sacramento del matrimonio. La Chiesa ha bisogno di concentrarsi con più attenzione, ha detto, sulla qualità della preparazione e sulla volontà della coppia.

«Dal punto di vista civile, è più difficile ottenere una patente di guida che sposarsi! Allo stesso modo, una banca che sta conducendo un’indagine approfondita per concedere un mutuo per la casa, si assicura la massima cura che la coppia sia in grado di soddisfare i termini del contratto. Allo stesso modo, l’impegno del matrimonio per tutta la vita, richiede grande attenzione e in profondità una preparazione per determinare la disponibilità della coppia».

«Le riforme necessarie, ha infine concluso mons. Fouad Twal, sono: una catechesi rigorosa sul matrimonio e il diniego obiettivo del matrimonio per coloro che non sono fatti per lui. E per quanto riguarda l’annullamento, il rimedio a questa situazione è semplificare il processo, limitando le procedure e la proliferazione dei passaggi. Contiamo sulle vostre preghiere».

Fonte: ZENIT

Traduzione del Patriarcato latino di Gerusalemme

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1 aprile 2015

Il mio interesse alla figura e all'azione di Santa Teresa d'Avile è ampiamente documentata sui miei pensieri nella pagina 'Santa Teresa d'Avila' nel sito personale "www.sacerambro,it". Mi sono infatti procurato studi sulla grande riformatrice del Carmelo che mi hanno fatto conoscere una 'donna' straordinaria. Mi sono procurato anche due suoi scritti: "'Autobiografia" e "Il castello interiore'. Li assaporo a poco a poco cercando, con l'aiuto di studiosi competenti non solo di conoscere ma di capire come abbia vissuto questa monaca in un tempo così difficile come fu il cinquecento spagnolo l'estasi mistica.

 In Terra santa è stata 'celebrata' nella ricorrenza del 500 anniversario della sua nascita. . Una cronaca, per così dire, della memoria della grande santa è stata pubblicata sul sito del Patriarcato latino di Gerusalemme. Lo riporto  per un motivo semplice: è lì, i in quella terra, sul monte Carmelo ha vuto inizio l'esperienza religiosa di chi ha scelto in vita la totale ed resclusiva ricerca di Dio.

 

 

 

La Galilea celebra la nascita di santa Teresa d’Avila

 

GALILEA – La Chiesa universale in comunione con l’Ordine Carmelitano celebra un anno giubilare in occasione del quinto centenario della nascita di santa Teresa d’Avila, riformatrice carmelitana, dottore della Chiesa e grande mistica. I carmelitani di Betlemme e di Gerusalemme hanno organizzato, il 26 e il 27 marzo, due veglie di preghiera per la pace, e i carmelitani di Nazareth e Haifa hanno celebrato delle messe solenni, il giorno della nascita della santa, il 28 marzo.

Le iniziative, incoraggiate dallo stesso papa Francesco, hanno trovato il loro motivo dominante nella celebre preghiera teresiana: «Signore, il mondo è in fiamme!».

Al Carmelo della Santa Famiglia di Nazareth
Anticipata per ragioni di praticità al 26 marzo, la messa è stata celebrata da mons. Giacinto-Boulos Marcuzzo e concelebrata da mons. Boutros Muallem, vescovo melchita emerito di Galilea, da p. Janusz Malski, Superiore Generale della CVS (SODC) e da altri sacerdoti della Galilea, tra cui p. Firmin Bourghinat, SCJ, cappellano del Carmelo, alla presenza di un centinaio di amici religiosi e fedeli del Carmelo.

 

Le canzoni, in arabo e francese, hanno fatto da eco agli scritti della Santa, tra cui il famoso “Nada te turbe”. Durante la sua omelia, il vescovo si è concentrato sul significato del termine Giubileo nella Bibbia e la specificità della riforma teresiana, rivoluzionaria per l’Ordine e per la Chiesa. Questa specificità si ritrova «in un ritorno alla regola originale del Carmelo (quella del 1247 e di sant’Alberto, Patriarca di Gerusalemme), attraverso una nuova concezione di preghiera, commercium amicitiae sulla base di uno stile di vita di amore e di azioni, e una riscoperta della spiritualità della Croce e del valore evangelico della sofferenza. Per questo ultimo punto, parlando della sua esperienza, il Santo sosteneva sempre di purificare le nostre intenzioni e gli atteggiamenti rispondendo alle seguenti domande: Chi soffre, per chi, perché e come?».

 

Il Carmelo, la Madre Priora Josiane e l’Economa, suor Rita, hanno pubblicato per l’occasione il “Libro de la vida”, in arabo Kitab al-Sirah (388 pagine), tradotto in Libano, stampato ad Haifa con la prefazione di p. Abdo Abdo; degli opuscoli di 30 pagine in arabo, francese e inglese, che offrono i più bei pensieri di santa Teresa; e dei brevi fogli mensili in arabo su vari argomenti. Le pubblicazioni sono state messe a disposizione di tutti i partecipanti.

 

Approfittando del suo passaggio a Nazareth, per la festa dell’Annunciazione, il patriarca mons. Fouad Twal si è recato il 25 marzo, presso le Carmelitane di Nazareth per augurare loro un buon Giubileo teresiano, e ha anche visitato le Clarisse della città.

Benedizione del pozzo e la Messa nel convento carmelitano di Monte Carmelo ad Haifa
In questa occasione, la Madre Priora Meir ha invitato il Nunzio Apostolico, mons. Giuseppe Lazzarotto a presiedere la Messa concelebrata da mons. Giacinto-Boulos Marcuzzo, vicario patriarcale latino per Israele, da mons. George Bacouni, arcivescovo melchita di Acri, da p. Enrique Castro, Superiore delegato dei Carmelitani, e da una dozina di carmelitani e sacerdoti di Haifa. Tutte le comunità religiose di spiritualità teresiana erano presenti – le carmelitane scalze di clausura, le carmelitane di santa Teresa di Haifa, le carmelitane di San Giuseppe di Issfya – e altri religiosi e fedeli della città.

La Messa, con le letture e i canti, ha continuato a riecheggiare il tema dell’acqua, un tema che santa Teresa amava evocare nelle sue opere, e il pozzo della Samaritana, episodio evangelico al quale la Santa è stata profondamente legata fin dall’infanzia. Prima della Messa, mons. Lazzarotto, accompagnato dalla comunità, dai vescovi e dai carmelitani presenti, ha benedetto un pozzo simbolico nel giardino del convento, che domina la città di Haifa e si affaccia sul Mar Mediterraneo. Il Nunzio ha ripreso questo simbolismo anche nella sua omelia.
Al termine della Messa, un ricevimento gioioso ha atteso tutti i partecipanti che hanno ricevuto, come ricordino, una croce (contenente un’ampolla con terra del Carmelo) e due opuscoli su santa Teresa e su san Giovanni della Croce, rappresentanti ciascuno due belle immagini con una spiegazione delle icone in varie lingue, scritte dalle suore dell’Annunciazione di Nazareth.

Dopo la celebrazione della nascita della Madre riformatrice, i Carmelitani e le Carmelitane di Terra Santa si dedicheranno alla preparazione delle celebrazioni per la canonizzazione della “loro” Mariam Bawardi il 17 maggio a Roma. Cerimonia in cui la fondatrice delle Suore del Rosario sarà proclamato santa.

Testo dal nostro corrispondente in Galilea. Foto A.K.

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Lunedì dell'angelo, 6 aprile 2015

Nel mio 'piccolo eremo, accanto al mio 'compagno di ogni giorno, questo sito a me tanto caro, ho raccolto e pubblicato per chi volesse conoscere qualcosa della Chiesa di Gerusalemme, quanto ha detto il Patriarca latino, Mons. Twad Fouad alla messa del giovedì santo e a quella di domenica di Pasqua al santo sepolcro. Avrei dovuto essere là anch'io come canonico del santo sepolcro. E ancora una volta ho dovuto rinunciare: la salute comincia a tentennare....Ma non potevo lasciar passare questi giorni 'unici' dell'anno cristiano senza chinarmi in ascolto della parola del Patriarca. Qui è possibile, leggendo le sue omellie, entrare in quella comunità, amata. Nell'omelia alla Messa del giovedì santo ho avvertito un richiamo da parte del Patriarca anche a me sacerdote di Cristo Signore. Il suo forte e amicale invito a vivere con fede e totale donazione il mistero della mia chiamata al ministero sacerdotale. Il suo invito ai preti (non solo a quelli presenti al santo rito che ha ricordato anche l'istituzione del sacerdozio da parte del Signore Gesù) ad essere testimoni dell'umiltà di Dio che si china sui poveri, sugli ultimi, su chi vive la fede a rischio della vita in condizione di grande sofferenza nei vicini paesi....Sono parole di vita, di speranza, di fiducia e di coraggio....Quando vedo i 'miei' fratelli di Siria, dell'Irak fuggire davanti alla devastazione di uomini feroci e senza pietà proprio  nei confronti dei cristiani, mi tornano alla mente quanto mi era stato detto delle invasioni barbariche, ai tempi della dissoluzione - quasi - della Chiesa, tanto che le orde barbariche erano  arrivate fino a Roma! Assicuro che il pensiero del drammatico momento che i cristiani di quei paesi stanno vivendo non mi lascia anche quando si chiude il giorno. Li raggiungo  con la pietà che nasce dall'amore vero e che va ad aggiungersi alla preghiera per tutti loro. Il Patriarca ha il coraggio di chiedere tutto ai suoi preti, di vivere il dono che Gesù ha fatto della sua umanità in croce per noi. Lì, in quella terra (la Giordania e non Israele!) dove  molti vengono per chiedere aiuto e rifugio . L'omelia del Patriarca mi immerge del contesto di un oggi vissuto con consapevolezza e generosità dettata dalla fede e dalla speranza nel paese del Signore Gesù, in quella terra che ha visto e celebrato per prima la resurrezione del Cristo. Grazie a Sua Beatitudine....Grazie!

Qui è possibile leggere e meditare anche l'omelia del Patriarca nella domenica di Pasqua.  Azitutto ancora una volta ho potuto cogliere nelle parole di Mons Twal la coscienza del duro, drammatico momento che si sta vivendo in Medio Oriente ed anche nella terra di Gesù, la sua terra! E questo proprio quando presiede i riti santi della Pasqua del Signore. E così, mentre si denuncia al mondo intero l'incosciente  indifferenza non solo dei politici ma anche,perfino, dei cristiani stessi, esulta per l'annuncio che Egli e il suo popolo vogliono dare all'intera umanità: Cristo è risorto. E dunque la speranza vincerà. La lode sale al Dio della vita e della pace. Questa parola del Patriarca è una proposta solenne e forte a pensare a un futuro diverso, anche quando, e lo ricorda nella sua omelia, si fa l'esperienza della persecuzione e si vivono sofferenze disumane e si vede la morte in faccia! E' una parola che grida al mondo la verità della vittoria dell'amore, al di là della tomba, al di là delle sofferte esperienze di un oggi doloroso e insicuro.

Scritto il 2 apr 2015

Il Giovedì Santo 2015 a Gerusalemme

Il Giovedì Santo 2015 a Gerusalemme

GERUSALEMME – Questo Giovedì 2 Aprile 2015, il Patriarca Fouad Twal ha celebrato la messa dell’ultima cena presso la Basilica del Santo Sepolcro. Trovate qui l’omelia del Patriarca.

« Amare fino alla fine »

Eccellenze e cari amici,

Cari sacerdoti, che la Chiesa celebra facendo memoria dell’istituzione del Sacerdozio, e ai quali, a nome della Chiesa di Gerusalemme, vorrei esprimere tutta la nostra gratitudine, è il vostro giorno!

Auguro a tutti voi una buona e santa Festa!

Questa celebrazione vuole rivelarci tutta la profondità del Mistero annunciato oggi, compiuto il Venerdì Santo e celebrato in ogni Eucaristia, e che non possiamo separare dal segno della lavanda dei piedi.

Oggi, in questo Anno della Vita consacrata, celebriamo il sacramento dell’Amore di Gesù per tutti noi, vescovi, preti, consacrati e fedeli, e per l’umanità intera. Un Amore senza limiti, dato “fino alla fine” (Gv 13,1).

Tale è l’Amore che Gesù ci ha consegnato con il suo esempio, e questa è la via che dobbiamo seguire. “Nessuno è più grande del proprio Maestro” (Gv 15, 19-20).

“Gesù sapendo che il Padre aveva messo tutto nelle sue mani” (Gv 13, 3) pur avendo ogni potere, si abbassa e si fa servo, lavando i piedi ai suoi discepoli. Ecco un gesto difficile da comprendere e più difficile ancora da imitare.

“Comprendete quello che ho fatto?”domanda Gesù. E, senza attendere la risposta, perché sa anche che non possiamo o non vogliamo capire, prosegue: “Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato infatti l’esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi.” (Gv 13, 12-15).

Gesù ci indica la via del dono estremo di Colui che non ha paura di abbassarsi per toccare il fratello nel più profondo della sua povertà. Questa via è stretta e costosa. E’ quella dei sacerdoti, quella che noi abbiamo scelto e che rischiamo di dimenticare, cercando lodi e popolarità. Papa Francesco ci ha recentemente ricordato “la tentazione delle comodità” che può condurci a dfimenticarci degli altri. Cristo ha bisogno di noi, anche di noi, fratelli, più che mai!

Cari fratelli e sorelle, consapevoli di essere peccatori, e di venir meno all’ Amore vero, confidiamo nella Misericordia divina, lasciamoci lavare da Cristo per gustare la gioia del perdono nel sacramento della Riconciliazione. Implorare il perdono di Dio è un atto di verità e di umiltà, ma è appunto in questo ritorno verso Dio, che ci ricongiungiamo alla relazione d’Amore e di reciprocità con il nostro Salvatore.

Le nostre due figlie palestinesi, Maria-Alphonsine Ghattas e Mariam Bawardi, che saranno canonizzate il prossimo 17 maggio, l’avevano ben compreso, ed hanno condotto una vita di preghiera, di umiltà e di penitenza, effondendo gioia e carità.

In questo mondo ferito dalle guerre, dalle divisioni, dalle sofferenze, che vede un numero sempre più grande di fratelli che cercano rifugio nel nostro paese, dobbiamo chinarci per tenedere loro la mano: ci sono tante lacrime da asciugare e tanti cuori affranti da consolare.

Non molto lontano da qui, al Cenacolo, Gesù, spezzando il pane e dicendoci : “fate questo in memoria di me” (Lc 22, 19), ci invita ad agire in Lui e attraverso di Lui, facendo dono di noi stessi ai nostri fratelli. In un pezzo di pane Gesù dona tutto se stesso. Si rende così vulnerabile per liberarci. E’di una tenerezza incredibile, da parte di Dio, il farsi così Piccolo per ricongiungersi a noi.

In ciascuna Eucaristia assistiamo al medesimo ed unico Sacrificio che è avvenuto sulla Croce duemila anni fa, e che continuiamo a compiere nella fede “fino a che egli venga” (1 Co 11, 26).

Il tempo si ferma e noi tocchiamo l’eternità in questo  « Sacramento dell’Amore ». Un Amore dato senza limiti, un Amore che non ha paura di donarsi a costo di essere schernito, calpestato, umiliato, crocifisso, Un Amore che, come il pane, si lascia “mangiare”, l’Amore di colui che si dona, a rischio di perdere la propria vita.

Non manchiamo affatto di testimoni di questo Amore umiliato. In questi ultimi tempi abbiamo avuto l’esempio straziante di cristiani iracheni e siriani, costretti a lasciare tutto in una notte, e a mettersi in cammino senza sapere dove andare, solo con i vestiti che portavano addosso, e una fede incrollabile nei cuori. Questi arabi cristiani, questi discepoli di Gesù, che hanno rifiutato di rinnegare Cristo e che per Lui hanno accettato di perdere tutto, sono una testimonianza di come deve essere la fede al giorno d’oggi. Siamo di nuovo alle radici della prima Comunità cristiana, assidua nella preghiera, nello spezzare il pane e nella carità.

Fratelli e sorelle del mondo intero, ascoltiamo in loro la voce di Cristo che ci chiama, ascoltiamo Gerusalemme che geme, e tendiamo le nostre mani per aiutare i cristiani del Medio Oriente a scendere dalla croce che gli interessi e l’egoismo hanno innalzato per loro.

Restiamo fedeli a Colui che è con noi “tutti i giorni fino alla fine dei tempi” (Mt 28, 20),  e preghiamo gli uni per gli altri.,

Preghiamo in modo particolare:

  • per i preti e per i consacrati, invitati a donare tutto per seguire il Maestro,
  • per le famiglie chiamate ad essere focolari d’amore e sorgenti di vocazioni
  • per tutti i cristiani di Terra Santa, in comunione con i nostri predecessori che si sono sacrificati nella fedeltà, e per coloro che sono in prigione a causa della fedeltà ai loro fratelli nella fede.

Che le nostre due future Sante, arabe e palestinesi, Mariam e Maria Alfonsina, che ci hanno preceduto sulla via stretta della perfezione, ci prendano per mano con laVergine Maria e ci guidino verso la Luce Celeste del Risorto.

Amen

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Messa della Domenica di Pasqua al Santo
 Sepolcro

Messa della Domenica di Pasqua al Santo Sepolcro 2015

GERUSALEMME – La Messa della Domenica di Pasqua è stata celebrata questa mattina, il 5 aprile 2015, al Santo Sepolcro presso la tomba. E ‘stata presieduta da Sua Beatitudine Mons. Fouad Twal, Patriarca Latino di Gerusalemme.

Trova di seguito l’omelia del Patriarca.

Omelia di Pasqua 2015

Cari fratelli nell’episcopato e nel sacerdozio,

Cari religiosi e religiose,

Cari fedeli di Terra Santa,

Cari fedeli e cari pellegrini venuti dal mondo intero,

In questo giorno glorioso, riviviamo in questa Basilica del Santo Sepolcro la gioia della Pasqua, quella del Cristo Risorto, veramente Risorto, e che « ci precede in Galilea » (Mt 28, 7).

A tutti auguro una buona e santa festa della Resurrezione! Ogni giorno, in Medio Oriente, siamo testimoni di avvenimenti tragici che ci rendono ancora contemporanei del Calvario. Ma la nostra gioia e la nostra fede nel Risorto « nessuno ce la può togliere » (Gv 16, 22), perché il Signore ci invita da oggi, benché in mezzo alle difficoltà che abbiamo, a gustare le primizie della sua Resurrezione.

Quando le donne vanno al Sepolcro per cospargere di unguento il corpo del Crocifisso deposto dalla Croce (Mc 16, 1-2), trovano il Sepolcro aperto e vuoto e un « uomo vestito di bianco » che dice loro « Voi cercate Gesù Nazareno, il Crocifisso. È risorto, non è qui. » (Mc 16, 6-7). Elle vengono prese dalla paura e dallo stupore, per poi abbandonare il Sepolcro e andare a raccontare ai discepoli quello che hanno visto ed udito (Mt 28, 8).

Oggi siamo in migliaia a cercare il volto di Cristo, la Sua Parola e la Sua Pace. E facciamo fatica a trovarLo in questo mondo, come se niente ci potesse soddisfare, né i discorsi politici,  né il mondo economico, e neppure a volte chi ci sta più vicino. Anche noi, come le donne al sepolcro, di fronte a tutto questo siamo colti dalla paura. Perché questo Sepolcro, fratelli e sorelle, davanti al quale passano ogni giorno migliaia di persone alla ricerca di Dio, non contiene più il corpo del Crocifisso. Dio non è necessariamente là dove noi lo cerchiamo. Non è in luoghi oscuri ed isolati: è di fianco a noi, in nostro fratello, nel nostro vicino! Siamo invitati, come i discepoli stupefatti davanti alla tomba vuota, a crescere nella nostra relazione con Gesù e a divenire annunciatori e testimoni della Buona Notizia, per comprendere una volta per tutte che possiamo trovare Dio nei nostri fratelli, condividendo la Gioia di essere salvati. Anche quando la tenebra del Venerdì Santo della morte schiaccerà e oscurerà i nostri cuori e i nostri Paesi, crediamo e cantiamo: Cristo è Risorto, Alleluia!

Per questo, fratelli e sorelle, dobbiamo vivere il primo miracolo della Resurrezione, il cambiamento radicale del cuore, la conversione, come il centurione romano ai piedi della Croce, che ha detto : « Veramente quest’uomo era il Figlio di Dio » (Mc 15, 39). C’è la conversione dei soldati, ma anche quella dei discepoli riuniti nel Cenacolo e chiusi a chiave per paura. La Risurrezione li ha trasformati e sono diventati testimoni, testimoni felici di soffrire per Cristo.

Speriamo di cantare un giorno con loro il nostro  Alleluia, e di condividere con loro e con tutt i Santi, comprese le nostre due future Sante palestinesi Mariam e Maria-Alphonsina, la Gloria eterna. Seppelliamo dunque nella Tomba di Cristo le nostre inclinazioni mondane, le nostre incoerenze, le nostre divisioni religiose, la nostra violenza, la nostra mancanza di Fede e le nostre paure. Dobbiamo « deporre l’uomo vecchio […] e rivestire l’uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella santità vera.» (Ef 4, 22-24),  dobbiamo credere al Bene, credere che la Pace è possibile per ricevere infine « la vita in abbondanza » (Gv 10,10).

Da questa Tomba sono uscite la Luce e la Pace. E oggi ancora, da qui, da questa Terra Santa così martoriata, devono di nuovo sgorgare la Luce e la Pace. Imploriamo la grazia del Signore per la Terra Santa e per il mondo intero.

Armiamoci, fratelli e sorelle, di fede, di coraggio e della gioia del nostro incontro con Gesù, per annunciare a tutti i nostri fratelli la Sua Resurrezione e la Sua vittoria. Come Cristiani, siamo chiamati, al cuore di questa regione del Medio Oriente scosso dalle guerre e insanguinato dalla violenza, ad essere segni di contraddizione, segni di speranza malgrado tutto. Il nostro futuro in questa regione e in questo mondo è incerto e persino più oscuro, ma noi non abbiamo paura, Cristo ci ha preceduto ed è con noi  «tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28, 20).

I politici e la Comunità internazionale si preoccupano molto poco della nostra libertà e della nostra sorte. Gli interessi personali schiacciano la buona volontà di chi cerca la pace e la giustizia.

Ma i martiri contemporanei non smettono di testimoniare la Resurrezione di Cristo: tutto, dalle processioni e dalle pietre di Gerusalemme ai rifugiati iracheni e siriani, che hanno perduto tutto a causa della loro fede, a coloro che sono prigionieri nel nome di Cristo, tutto testimonia che nostro Signore è vivo. Seguendo loro, con le beate Mariam e Maria-Alphonsina che intercedono per noi, diventiamo dei veri testimoni.

In questo anno della Vita consacrata, cari fratelli e sorelle consacrati, ravviviamo anche la gioia della nostra prima chiamata, ritorniamo a Dio e diveniamo dei discepoli fedeli, a servizio della Chiesa di Gerusalemme e dei nostri fratelli.

Numerosi sono coloro che vengono in Terra Santa per cercare Cristo, tentando nel contempo di trovare o ritrovare le proprie radici. Le nostre radici sono qui, nel grembo della Chiesa Madre, sul Monte Golgota e in questa Tomba vuota. Per questo la nostra responsabilità è grande e, malgrado tutte le difficoltà e le sventure che ci colpiscono, continuiamo a mantenere salda la nostra speranza e viva la nostra gioia. Il Cristo vivente trionfa comunque sul male.

Cari fratelli e sorelle, cari amici ammalati, anziani e prigionieri,

voi cari fedeli rifugiati, che vivete un Venerdì Santo apparentemente senza futuro, a causa dell’ingiustizia e della violenza,

voi tutti che non potete gustare la gioia della Pasqua

voi che non avete potuto arrivare fino al S. Sepolcrio per condividere con noi questa Festa,

per voi, innalzo la mia preghiera nella speranza che possiate godere della Pace che viene dalla Resurrezione. Che questa Pace riempia il vostro cuore d’amore, di solidarietà, attraverso la forza del Cristo risorto che vuole farci resuscitare con Lui (Fil 3,10-11).

Il Signore è risorto. Andate ed annunciate questa Buona Notizia al mondo intero.

Sì, Gesù è veramente risorto. Amen. Alleluia!

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Sempre dal sito del Patriarcato prendo alcune immagini della solenne liturgia del Venerdì santo che il patriarca ha celebrato nella Basilica del Santo Sepolcro. E' una testimonianza visiva di ciò che i cristiani dell'amata chiesa madre di Gerusalemme hanno vissuto nella memoria della Passione e della morte del Signore. Non mi è possibile inserire in questo sito tutte le immagini cel reportage a cura della Custodia. Ma quelli che qui vengono proposti credo possano davvero 'portare spiritualmente' chi legge in quei luoghi dove tutto si è concluso, la redenzione dell'umanità in Cristo crocifisso e morto per noi. Non so se qualche immagine possa servire alla meditazione di chi visita queste pagine. Lo spero. E' testimonianza di vita vissuta. Ancora una volta ringrazio chi cura appassionatamente il sito del Patriarcato.

Scritto il 3 apr 2015

Venerdì Santo al Santo Sepolcro

Venerdì Santo al Santo Sepolcro

GERUSALEMME – La città santa vibra in questo Triduo santo della passione dell’immensa folla di pellegrini che cercano di seguire le orme di Cristo. Questo cammino passa attraverso la passione e la morte in Croce che si commemora in questo Venerdì Santo. Il Patriarca latino di Gerusalemme, S.B. Mons. Fouad Twal, ha presieduto l’Ufficio della Croce al Calvario. In seguito è stata offerta alla venerazione una reliquia della Santa Croce che ha portato il Cristo.

Reportage fotografico: Custodia di Terra Santa

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