INTRODUZIONE

Questa pagina 'Palestina:commenti 2' accoglie notizie pubblicate dalle agenzie più importanti su quanto succede in Terra Santa. Sia in ambito religioso come in quello politico e sociale. Siamo lontani da quella Terra che personalmente amo profondamente. Veniamo a sapere qualcosa da quel mondo così inquieto dove i cristiani vivono con difficoltà la loro fede. Sono accenni e non sempre ci è chiaro il quadro generale della situazione che 'permane' complessa ormai da decenni. Pare allora importante conoscere 'i passi' che la comunità ecclesiale nel suo complesso fanno via via che il mondo 'cambia'. I cristiani sono una presenza piccola, se si vuole, ma importante e forse anche decisiva. Il Patriarca, i Vescovi cattolici e quelli ortodossi non si stancano di richiamre l'attenzione del mondo e della Chiesa alla loro situazione e al contesto critico in cui versa la Terra che ha visto la Redenzione universale in Gesù, morto e risorto per tutti. Mi permetto di esprimere una piccola speranza:e cioè che questo mio impegno 'quotidiano' possa in qualche misura aiutare i cristiani che mi leggono a farsi un'idea più giusta e più corretta della situazione della Chiesa in medio oriente.

Riprendiamo dunque il cammino dopo la pagina 'Palestina: commenti  1'.

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Vatican Insider

19/03/2013

Dalla Terra Santa i cattolici

scrivono a Obama

 

Alla vigilia della visita
del presidente americano
maria teresa pontara pederiva (vatican insider)
 

Yusef Daher, segretario della Commissione Giustizia e Pace, a nome dell'Assemblea degli Ordinari Cattolici di Terra Santa, ha inviato oggi una Lettera al Presidente degli Stati Uniti che sta per imbarcarsi in un viaggio alla volta del Medio Oriente (il primo da presidente in quanto nel 2008 si era recato in Israele da candidato alla Casa Bianca).
“Noi, i capi delle Chiese cristiane cattoliche di Gerusalemme, le diamo il benvenuto con tutto il cuore nell’imminenza della sua prossima visita in Israele e Palestina. In questa occasione vorremmo attirare la sua  attenzione su alcuni problemi di primaria importanza che influenzano profondamente la presenza dei cristiani in questi paesi”.
La Lettera elenca così la situazione di precarietà in cui versa la Terra Santa e non da oggi: il popolo palestinese vive da 46 anni sotto l’occupazione militare israeliana. La situazione dei cristiani palestinesi è la stessa di quella del resto della popolazione di altre fedi, e come conseguenza tutto ciò che colpisce il popolo palestinese si ripercuote anche sui cristiani.

Nei territori palestinesi occupati, sono numerose le violazioni del diritto internazionale nei confronti di una minoranza religiosa da parte delle autorità israeliane  e ne vengono citate alcune a titolo di esempio: insediamenti israeliani illegali, un regime di permessi che limita fortemente l'accesso ai Luoghi Santi per musulmani e cristiani indifferentemente, esproprio di terreni di proprietà privata palestinese per l'espansione degli insediamenti israeliani e la costruzione del muro di separazione (come nel caso della valle di Cremisan).

Un grave fenomeno segnalato è quello dell’apolidia: infinite procedure di ricongiungimento e rifiuto della registrazione dei bambini unite a limitate possibilità di espansione a causa di alcuni permessi di costruzione concessi a Gerusalemme Est violano i diritti umani fondamentali dei palestinesi per costringerli a spostarsi, fino ad emigrare o anche all’esilio. E’ in atto – scrivono i leader cattolici una politica nascosta di discriminazione e oppressione” dove i cristiani sono trattati come “cittadini di seconda classe” in diversi settori della vita civile quali istruzione, opportunità di lavoro, proprietà, servizi locali comunali, ecc
E ciò è ancora più grave in quanto  la presenza cristiana palestinese gioca un ruolo importante in quella Terra: i cristiani infatti offrono un grande contributo determinante in campi quali l’educazione-istruzione, la sanità, i servizi sociali. Una loro eventuale assenza potrebbe avere conseguenze catastrofiche soprattutto se affiancata dalla contemporanea'ascesa dei fondamentalisti.
“Dovrebbe essere attuato ogni sforzo – concludono i leader delle chiese - per salvaguardare la presenza cristiana in Terra Santa, anzi per farla rifiorire nel futuro, solo così non potremmo perdere la speranza”.
L’appello al presidente degli Stati Uniti è quello di “esigere dallo Stato di Israele il rispetto del diritto internazionale e  la cessazione di tutte le politiche illegali nei confronti della popolazione palestinese di Terra Santa”. Come dire la necessità di riavviare le trattative israelo-palestinesi  che va ad aggiungersi ai delicati temi quali Iran e Siria.

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Da Radio Vatica una notizia che riempie di gioia. Si tratta di una iniziativa pculturale' di altissimo valore  voluta dalla Custodia di Terra Santa. Il Pdadre Pizzavalla in questa intervista spiega il significato e il valore di questa iniziativa.

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L'unico museo al mondo sulle radici del Cristianesimo: sarà pronto a Gerusalemme nel 2015

Un grande museo in Terra Santa per custodirne l’eredità, conoscerne meglio la storia e vivere con più serenità anche il presente. Questo è il progetto all’origine del Terra Sancta Museum, un complesso espositivo permanente di oltre 2000 metri quadrati, composto di due sedi e articolato in tre Musei: archeologico, multimediale e storico. L'iniziativa richiama anche l'approfondimento presente sul nostro sito web dal titolo "Il Cammino di Pietro" che ripercorre la nascita del Cristianesimo in Terra Santa. Il complesso espositivo di Gerusalemme sarà pronto nel 2015 nel cuore della città vecchia e rappresenta una precisa volontà, come spiega il Custode di Terrasanta Padre Pierbattista Pizzaballa, promotore dell’iniziativa.

Gabriella Ceraso lo ha intervistato:
R. – A Gerusalemme si possono trovare cenni della presenza cristiana, ma non c’è nessun luogo che ti parla in maniera sistematica, dall’origine fino ad oggi, della storia della presenza cristiana in Terra Santa, che invece è un aspetto importante. Quindi questo è il motivo di fondo. L’altro motivo è aiutare i pellegrini, innanzitutto, ma anche i residenti, a prendere coscienza della ricchezza di questa storia, di questa presenza attuale. Sarà accessibile a tutti: cristiani, ebrei e musulmani. Lo scopo è proprio quello di presentare in maniera positiva, senza polemica, la nostra storia, che è anche la storia di questo Paese, con il desiderio che diventi un luogo di incontro per tutti.

D. – Conoscere il passato serve anche a vivere il presente?
R. – E’ vero. Ci rendiamo subito conto che certi fenomeni non sono nuovi e magari ritornano su se stessi con modalità nuove, ma con dinamiche che sono simili. Conoscere la storia ci aiuta ad avere una percezione del presente più reale, concreta, e ci aiuta anche a guardarlo con un certo distacco.
D. – A progetto concluso ci saranno due sedi, il Convento della Flagellazione e il Convento di San Salvatore, con tre musei in tutto, ad iniziare da un museo archeologico proprio al Convento della Flagellazione, che si trova all’inizio della Via Dolorosa, che porta al Santo Sepolcro. Esattamente qui il visitatore cosa troverà?
R. – La storia del cristianesimo antico, com’era Gerusalemme al tempo di Gesù e quello che è stato trovato in quel periodo, su quei luoghi. Poi ci sarà sempre all’inizio della Via Dolorosa una parte audio-visuale, che consentirà di capire la storia della Via Dolorosa e soprattutto del Santo Sepolcro. La terza parte del Museo è infine a San Salvatore e ha un carattere più storico: vi si racconterà,dal periodo delle Crociate ad oggi, come ha funzionato la Custodia dei luoghi santi e lo sviluppo della comunità cristiana in quel periodo.
D. – In questo ambito quindi sottolineerete anche le vostre tre missioni: la custodia, l’accoglienza e la cura della comunità , di cui fa parte anche questa stessa attività, perché sarà anche un’offerta di lavoro...
R. – Noi abbiamo tantissime persone che lavorano insieme a noi. E’ importante creare occasioni di lavoro, ma anche lavoro qualificato. Un museo richiede competenze nuove, preparazioni, qualificazioni, qualcuno che sappia gestire questo ambiente di carattere culturale. Credo che sia un aspetto molto bello e molto importante.
D. – Nell’ottica della realtà storico-politico-sociale, che viviamo oggi, quale è il suo auspicio circa la presenza di questo complesso?
R. – Credo che sia importante, soprattutto in questo periodo di grandi divisioni, di tanti problemi, investire nella cultura, perché non abbiamo bisogno solo di pace, di giustizia, di pane e di lavoro, ma anche di senso delle cose che facciamo, del nostro stare qui, della nostra missione. E queste iniziative di carattere culturale alto, sono un faro in questo senso.

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  RIPRESA DOPO LA SOSTA DELL'ESTATE

Come ho spiegato in un'altra paginea di questo sito, dopo la sosta d'estate, riprendo a seguire le vicende politico-religiose del Medio Oriente con un'attenzione particolare alla Terra santa e alla Chiesa latina guidata da S ua Beatitudine Mons. Twal, patriarca di Gerusalemme.

Gli avvenimeni di Siria  sono al centro delle mosse politiche dei grandi della terra...purtroppo. La loro 'presenza' a sostegno di ipotesi politiche diverse per risolvere la crisi siriana non fermano la  guerra che continua a mietere vittime, soprattutto fra i civili, in particolare fra i bambini....Se ne parla sui giornali del mondo intero come vedremo...ma la voce di coloro che vivono il dramma sul posto non è raccolta da nessuno se non in forme ridicole facendoparlare...qualcuno forse perfino scelto a partire dalle proprie 'opinioni personali'.....!

Per questo può essere di aiuto pubblicare qui alcuni servizi che provengono da quel mondo disastrato. Forse  risulterà più chiaro il quadro complicato di quei paesi saenza pace.

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Conferenza internazionale in Giordania: “le sfide degli Arabi Cristiani ˮ

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AMMAN – Voluto sa Sua Maestà Abdullah II, Re di Giordania, un summit internazionale si terrà dal 3 al 4 settembre 2013 nella capitale del regno hashemita. Verranno trattate le questioni con le quali si confrontano gli arabi cristiani: guerre, attentati, rapimenti, profanazioni, emigrazioni…Un’occasione per le Chiese del Medio Oriente per farsi ulteriormente sentire sulla scena internazionale in un momento in cui è grande il timore di una deflagrazione regionale; la Siria fa da sottofondo.

Il convegno “le sfide degli Arabi Crsitiani” era stata menzionato il 29 agosto nell’incontro in Vaticano tra Papa Francesco e il re Abdullah II di Giordania, promotore dell’iniziativa (il principale sponsor è il principe Ghazi ben Muhammad, consigliere del re per gli affari religiosi ed i diritti culturali). Nell’introduzione della brochure ufficiale, gli organizzatori scrivono   “Il Medio Oriente è il luogo di nascita del Cristianesimo, ma i recenti sconvolgimenti hanno portato le comunità cristiane a confrontarsi con sfide difficili nella regione”. Di conseguenza la conferenza intende riunire i capi di tutte le Chiese cristiane del Medio Oriente, spiegano gli organizzatori “per dare loro una voce che verrà ascoltata sulla scena mondiale”. Precisano poi “Solo identificando chiaramente, discutendo e documentando queste sfide si possono trovare soluzioni ad esse che potranno, a Dio piacendo, garantire la sicurezza stabile e la prosperità del cristianesimo mediorientale come parte indelebile ed essenziale del ricco mosaico del Medio Oriente”. Non meno di 70 patriarchi, delegati patriarcali, vescovi, sacerdoti ed altri responsabili dell’insieme delle comunità cristiane della regione si riuniranno durante due giorni nel corso di differenti sessione di studio dedicate, in modo  particolare, ai recenti sviluppi della situazione in Egitto, Siria, Iraq, Libano, Giordania e Gerusalemme. La lista dei partecipanti è lunga, sottolineiamo la presenza – oltre a quella del Cardinal Jean-Louis Tauran, Presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso e che rappresenta la Santa Sede – di S.B. Fouad Twal (Patriarca latino di Gerusalemme), di S.B. Theophilos III (Patriarca ortodosso di Gerusalemme), di S.B. Nourhanne Manougian (Patriarca armeno ortodosso). Parteciperà anche il Patriarca greco ortodosso di Antiochia, Yohanna X al-Yazigi, residente a Damasco e fratello del Metropolita d’Aleppo, Boulos al-Yazigi, rapito lo scorso aprile da sequestratori rimasti finora sconosciuti, insieme al Metropolita siro ortodosso d’Aleppo, Gregorios Yohanna Ibrahim.

I cristiani d’Oriente tenuti per mano

Con le violenze di cui i cristiani sono vittime in Egitto, in Iraq e con la crisi siriana al centro, i cristiani resistono. L’attualità regionale è sempre più tesa, le comunità cristiane condividono la sorte di tutti di fronte alla violenza dei combattimenti e degli attentati, ma ciò che è più importante è che vedono spesso negata il loro essere cittadini.

I capi delle Chiese cristiane hanno fatto fronte unico dall’Iraq al Libano, dalla Siria alla Terra Santa…per sollevarsi contro i rischi a cui sarebbero esposti i loro fedeli se un intervento straniero dovesse aver luogo in Siria. La protesta è stata rapida. Il Patriarca latino di Gerusalemme si interroga sulla legittimità di un eventuale attacco. Il Vescovo di Aleppo, Mons. Antoine Audo ricorda il rischio di una “guerra mondiale”. Il Patriarca maronita Bechara Boutros Raï accusa “dei paesi soprattutto dell’Occidente, ma anche dell’Oriente” di “fomentare tutti questi conflitti”. “Stiamo vedendo la distruzione totale di ciò che i cristiani hanno potuto costruire nel corso di 1400 di coabitazione con i musulmani” ha detto. Con gli stessi toni forti il patriarca iracheno Louis Raphaël Sako, Patriarca dei caldei, denuncia un’operazione atta a “far esplodere un vulcano destinato a coinvolgere l’Iraq, il Libano. La Palestina. E forse qualcuno vuole precisamente questo”. La paura che il “scenario dell’Iraq si ripetaˮ è costantemente menzionata, così come la perdità di una “laicità” che rende vivibile la coabitazione in Medio Oriente.

Le Chiese del Medio Oriente si sono sentite sostenute, tenute per mano, dall’appello del Papa ad una giornata di digiuno e preghiera, il 7 settembre. L’Agenzia vaticana Fides riporta che l’appello “ha fatto breccia nei cuori a tutti i livelli, nei Vescovi e nei semplici fedeli. Le comunità cristiane in Siria, in Medio Oriente e nella diaspora sono felici e si preparano a unirsi al digiuno e alla preghiera”.

Christophe Lafontaine

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* 01.10.2013. Mons. Shomasli è Vicario del Patriarca di Gerusalemme. E' saggio, e attivo collaboratore del Patriarca nel delicato ambito dei rapporti con il mondo mussulmano e nel contempo attento e intelligente operatore della politica del Patriarcato.  L'articolo che riprendo da Radio Vaticana racconta di un 'una 'visita' di presuli cristiana ai mussulmani alla Moschea di Al-aqsa.

Terra Santa: visita di solidarietà dei capi delle Chiese alla moschea di al-Aqsa

Una delegazione di alti rappresentanti delle Chiese cristiane di Gerusalemme ha compiuto ieri una visita alla moschea di Al-Aqsa per esprimere pubblicamente la propria solidarietà alla locale comunità musulmana dopo le recenti azioni provocatorie inscenate da coloni ebrei nei pressi del terzo Luogo Santo dell'islam. Della delegazione facevano parte, tra gli altri, il vescovo cattolico William Shomali (vicario patriarcale del Patriarcato latino), il vescovo anglicano Suheil Dawani e il vicario patriarcale armeno Joseph Kelekian. La delegazione – riferiscono fonti del Patriarcato Latino di Gerusalemme consultate dall'agenzia Fides - è stata accolta dal Mufti Muhammad Hussein e dallo Sheikh Kamal al-Khatib. I leader cristiani e musulmani hanno anche sottoscritto una dichiarazione congiunta per denunciare insieme la violazioni contro la moschea e per esprimere allarme davanti ai processi di pianificazione immobiliare che mettono a rischio il profilo plurale della Città Santa. Lo scorso 12 settembre, il ministro israeliano per l'edilizia residenziale Uri Ariel insieme a decine di militanti del movimento dei coloni era penetrato sulla spianata delle Moschee per inscenare un corteo dimostrativo. Nelle ultime settimane la spianata delle Moschee è stata teatro di scontri ricorrenti tra militanti della destra nazionalista e religiosa ebraica – che sognano di ricostruire lì il Tempio di Gerusalemme - e palestinesi musulmani. (R.P.)

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