S. Messa di resurrezione al Santo Sepolcro

CELEBRARE LA PASQUA DI CRISTO A GERUSALEMME

Documenti di eventi storici nella liturgia della Chiesa in Gerusalemme.

Le 'mie' confessioni'

Un pensiero mi correva per la mente mentre, ancora una volta, in questo anno di grazia 2013 celebravo la settimana santa, avendo nella memoria la gioia di suggestive celebrazione con la 'mia gente' in una bella comunità.   Desideravo infatti essere là dove gli eventi della mia salvezza si sono compiuti nel dono che Gesù ha fatto di se stesso. Non mi è stato possibile. Nè poteva essere diversamente. Allora ho seguito passo passo attraverso i siti web di Terra santa le memorie liturgicamente celebrate . Scrivendo  quanto qui ora presenterò, giorno dopo giorno, ho avvertito un bisogno struggente di dire grazie a Cristo Gesù. Non conta nulla quanto ia sia riuscito fare in 55 anni di ministero pastorale: conta l'oggi di Gesù Risorto. E' questa Perona che dà senso alla mia vita e la innerva con la speranza che costruisce. E' Lui il Risorto a imprimere nei miei stanchi giorni la gioia di essere salvato (Cfr. salmo 50). In Lui vivo il mio oggi  nell'attesa, nella speranza, nella gioia....Questo forse è Pasqua nella mia vita. Lo è per davvero!.

 

DOMENICA DELLE PALME - 24 MARZO 2013

 

Una danza di 35 000 palme a Gerusalemme

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GERUSALEMME – Fedeli di Terra Santa e pellegrini da tutto il mondo sono scesi dal Monte degli Ulivi con le foglie di palma in mano ieri, domenica 24 marzo per la tradizionale processione delle palme. Secondo la polizia israeliana una folla di 35 000 persone ha sciamato fino alla città vecchia per celebrare l’entrata trionfale di Gesù a Gerusalemme.

L’anno scorso la polizia israeliana aveva contato 15 000 persone. Ieri si sono visti 35 000 rami d’ulivo e foglie di palma intrecciate innalzati  in cammino dal Monte degli Ulivi alla città vecchia di Gerusalemme, con un sistema di sicurezza imponente sia nell’aria che nella città. Malgrado lo spostamento delle date di Pasqua nella diocesi ed il numero di permessi rilasciati dalle autorità israeliane ai Palestinesi dimezzato rispetto all’anno scorso (ovvero 6 000 quest’anno), la folla era fitta e non era raro vedere il nome delle parrocchie del Patriarcato latino sugli striscioni in testa (Aboud, Ramallah, Jifna, Betlemme, Beit Jala, Beit Sahour, Nablus,…)

E’ dalla chiesa di Betfage (dove Gesù è montato sull’asino) che i fedeli si sono messi in marcia a frotte e con gioia al grido di “Osanna”. Come d’abitudine il sole brillava su questo spettacolo di musica e di colori; una danza internazionale di tamburi, chitarre, lingue ed anche di fervore e di abiti locali palestinesi. Il Patriarca latino di Gerusalemme, S.B. Mons. Fouad Twal, chiudeva alla fine la processione con i francescani ed i cavalieri del Santo Sepolcro, a fianco di qualche capo delle altre Chiese cattoliche di Terra Santa e del Nunzio Apostolico per Israele, S.E. Mons. Lazzarotto che è anche Delegato Apostolico per i Territori palestinesi.

Il Patriarca aveva presieduto la stessa mattina, al Santo Sepolcro, la processione delle palme e la messa pontificale all’altare di Santa Maria Maddalena. La notte precente il Padre Custode aveva celebrato la vigilia della Domenica delle Palme alla Capella dell’Apparizione ed una messa al Calvario. Una parte dei cristiani di Terra Santa ha così inaugurato questo fine settimana la Settimana Santa  per celebrare la Pasqua tra una settimana, mentre l’altra metà della diocesi è appena entrata nella Quaresima  dopo che gli Ordinari Cattolici di Terra Santa hanno deciso, con qualche eccezione (tra cui Betlemme e Gerusalemme), di celebrare la festa di Pasqua secondo il calendario giuliano degli ortodossi, il prossimo 5 maggio.

Pregare insieme per la Terra Santa

Quando tutti i fedeli ed i pellegrini sono arrivati al convento di Sant’Anna (vicino alla Porta dei Leoni) il Patriarca ha benedetto la folla dopo averle indirizzato qualche parola di incoraggiamento alla preghiera “comune” per La Terra Santa: “Oggi la nostra processione è quella della salvezza, il Signore stesso è la nostra salvezza. Gesù, il Re della Pace, è entrato a Gerusalemme, città che non ha mai conosciuto la pace”.

Dicendo che questa processione, con i suoi rami d’ulivo, non irradiava altro che  simboli di pace, di gioia ed anche di semplicità, S.B. Mons. Twal ha ricordato che questa processione cristiana era intesa come segno di “rifiuto di ogni violenza”. Concludendo il Patriarca ha invitato ciascuno a “lasciare entrare nei nostri cuori e nelle nostre vite” il Signore affinché guarisca “le nostre ferite e le nostre divisioni, per fortificarci nelle nostre debolezze e donarci il coraggio di perseverare in mezzo alle prove”.

Christophe Lafontaine

 

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GIOVEDI' SANTO 2013

GERUSALEMME - Questo Giovedì 28 Marzo 2013, il Patriarca Fouad Twal ha celebrato la messa dell’ultima cena presso la Basilica del Santo Sepolcro. Trovate qui l’omelia del Patriarca.

 

 Omelia del Giovedì Santo 2013

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Eccellenze, cari Padri, Religiosi e Religiose, cari Pellegrini, cari Fedeli: buona festa.

In questo Giovedì Santo siamo qui riuniti a Gerusalemme a qualche centinaio di metri dal Cenacolo, insieme a Cristo e ai suoi discepoli, nel momento scelto da Gesù per istituire i due sacramenti del Sacerdozio e dell’Eucaristia.

Il sacerdozio è l’amore del cuore di Gesù[1], soleva dire il Santo Curato d’Ars. Questa bella espressione così significativa ci permette di far memoria, con affetto e riconoscenza, dell’immenso dono che sono i sacerdoti e i consacrati, non solo per la Chiesa, ma per la stessa umanità. “Un buon pastore, un pastore secondo il cuore di Dio, questo è il più grande tesoro che il buon Dio possa accordare ad una parrocchia e uno dei doni più preziosi della misericordia divina[2].

Ora siamo agli inizi di un nuovo pontificato con Papa Francesco, padre dei poveri, che, su esempio del grande maestro, ha iniziato il suo pontificato con un gesto di umiltà e semplicità, chiedendo ai fedeli di pregare per lui. Sappiamo altresì che il suo è un compito gravoso e pesante: il Vaticano, la Chiesa, i sacerdoti, a causa delle divisioni e di alcuni scandali e, ancor più spesso a causa delle cattive intenzioni degli interlocutori, sono il bersaglio dei media. In questo Giovedi Santo, abbiamo a cuore, nella nostra preghiera, di chiedere a Dio di aiutarci a purificare la nostra Chiesa, i nostri cuori, le nostre intenzioni.

In passato, in Oriente, era molto frequente la lavanda dei piedi a causa della polvere delle strade. Quando una persona arrivava da un viaggio, gli veniva spesso presentata una bacinella d’acqua per lavarsi i piedi da sé o per farli lavare dall’ultimo dei servi. La sera del Giovedi Santo, Gesù e i suoi discepoli arrivano al luogo della cena ed è lui, il Maestro e il Signore, ad agire come l’ultimo dei servi verso i suoi discepoli. Pietro in un primo momento si ribella, ma Gesù dà un significato particolare a questo “atto”. Non è più solamente un esempio di umiltà e di devozione, ma il simbolo di una purificazione spirituale, senza la quale Pietro non può avere parte alla salvezza (versetto 8).

Alla fine Pietro comprende meglio questo gesto e addirittura chiede di essere “completamente lavato”. Cari amici, in ciascuno di noi c’è un po’ di San Pietro, che ha più fiducia nel proprio modo di fare e di pensare che nel progetto di Dio … e chi è disposto a morire per il Signore è anche pronto a negarlo per paura o vergogna.

Preghiamo per la nostra Chiesa, per la nostra Terra Santa e per tutto il Medio Oriente, che il Signore ci lavi e ci purifichi da tutta la polvere della divisione, dell’infedeltà, delle ingiustizie e della sete di potere.

“Vi ho dato infatti l’esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi” (Gv 13,15). Gesù ha istituito una pratica, un esempio da rinnovare regolarmente. Egli ci esorta a cercare una profonda e concreta umiltà nella nostra vita soprattutto in questo Anno della Fede.

Questa fede che condividiamo ha come vertice l’Eucaristia. La lavanda dei piedi e l’istituzione dell’Eucaristia al Cenacolo sono profondamente intrecciate.

Nell’Eucaristia, Gesù si mette a nostro servizio in un modo ancor più profondo che nella lavanda dei piedi. Ci nutre con la sua carne e il suo sangue. Lava la nostra interiorità, le nostre anime. Egli ci consola, ci dona forza per le nostre attività quotidiane e per seguirlo come suoi discepoli.

Qui in Medio Oriente, essere discepolo di Cristo è una vocazione di croce. Il nostro cuore sanguina vedendo la Siria affondare sempre più in una violenza che non ha più nome, se non quello della follia umana.

Il nostro Medio Oriente soffre crudelmente nel suo intimo. E io penso che i politici non riusciranno mai a installare la democrazia e la giustizia, fino a quando la nostra Terra Santa subirà il conflitto che l’affligge: la pace in Terra Santa è la chiave per la pace in Medio Oriente.

In Medio Oriente siamo una Chiesa del Calvario che ha la sua speranza nella Risurrezione e la sua forza nell’Eucaristia. Gesù ci dona la forza di continuare a vivere in questa “valle di lacrime”, “Rimanete in me e io in voi” (Gv 15,4).

Con lui, e in comunione con tutti gli amici della Terra Santa, non siamo soli. Pastore del piccolo gregge di cristiani che vive in Terra Santa, che soffre sulla Terra della promessa, che non può adorare la presenza reale sul luogo del Cenacolo, vi invito a fare memoria della prima comunità cristiana di Gerusalemme, che era molto modesta, ma ha trovato il coraggio, la forza, la speranza solo nella presenza di Cristo. Possiamo anche noi portare tutte le nostre inquietudini, paure, sofferenze nell’Eucaristia.

Cari fratelli e sorelle di Terra Santa, cari pellegrini di pace,

L’immagine lacerata del nostro mondo, che ha iniziato il nuovo Millennio con lo spettro del terrorismo e la tragedia della guerra, chiama più che mai i cristiani a vivere l’Eucaristia come una grande scuola di pace” (Mane Nobiscum Domine, 27). Sì, il vero aiuto viene realmente dalla preghiera e dalla gratitudine al Signore nell’Eucaristia.

Faccio appello a voi, cristiani di Terra Santa e pellegrini, perché nelle vostre comunità e nelle vostre famiglie possiate diventare veri adoratori, che frequentano abitualmente l’Eucaristia, per avere la forza di costruire una società giusta, una pace durevole. Una testimonianza è già la meravigliosa opera di carità sostenuta dalle comunità cristiane, dalle parrocchie e dalla Caritas in Giordania per aiutare i profughi siriani in difficoltà.

Nel discorso tenuto in Libano in occasione della firma dell’esortazione apostolica “Ecclesia in Medio Oriente”, Benedetto XVI ha detto: “Chiese in Medio Oriente, non temete, perché il Signore è veramente con voi fino alla fine del mondo! Non temete, perché la Chiesa universale vi accompagna con la sua vicinanza umana e spirituale![3]

Auguro a tutti voi di recarvi con gioia e con umiltà ad incontrare il Signore nella Santa Eucaristia e a sperimentare, vivere di essa, richiamandovi alle sue parole “Ecco sono con voi fino alla fine del mondo” (Mt 28,20).

Amen.

+ Fouad Twal, Patriarca Latino di Gerusalemme

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GERUSALEMME – Questa mattina, venerdì 29  Marzo 2013, il patriarca latino di Gerusalemme, S.B. Mons. Fouad Twal, ha presieduto l’Ufficio della Passione al Calvario. Reportage fotografico di Andres Bergamini

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S. MESSA DELLA RESURREZIONE

 

Messa della Domenica di Pasqua

al Santo Sepolcro

Gerusalemme – La Messa della Domenica di Pasqua è stata celebrata questa mattina, il31 marzo 2013, al Santo Sepolcro presso la tomba. E ‘stata presieduta da Sua Beatitudine Mons. Fouad Twal, Patriarca Latino di Gerusalemme.

 

Trova di seguito l’omelia del Patriarca.

 

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Omelia per la Messa di Pasqua,

31 marzo 2013

Eccellenze,

Cari confratelli nell’episcopato e nel sacerdozio,

Cari amici,

Buona Pasqua a tutti! Cristo è veramente risorto! Alleluia! Pasqua è una festa di luce: il Signore risorto ci illumina, dona ai nostri cuori una gioia immensa ed una grande speranza, riempiendoli con il suo amore.

Oggi il vangelo ci mette di fronte alla corsa di Pietro e Giovanni, che seguono Maria Maddalena, verso la tomba dove era stato deposto il corpo di Gesù. Ma là trovano la tomba vuota, le bende e il sudario, piegato in un luogo a parte.

Subito Giovanni “vide e credette” che Gesù non era stato portato via, ma che era risorto. La fede è un dono ed è allo stesso tempo personale. Per nutrire, alimentare la nostra fede abbiamo bisogno di curare la nostra personale relazione con Dio. La fede si alimenta grazie alla preghiera nel segreto del cuore, davanti ad una “presenza assente”, testimoniata dalla tomba vuota. La tomba vuota, come si vede oggi, è il cammino di fede che inizia. Questa fede – la nostra fede – si basa sulla testimonianza degli Apostoli. Ci viene chiesto di credere senza vedere “Beati quelli che pur non avendo visto crederanno” (Gv 20, 29).

La risurrezione è il centro della fede cristiana: “Se Cristo non è risorto, vana è la nostra fede” (cfr. 1 Cor 15,17). Tuttavia, cattolici, ortodossi e protestanti celebrano la Pasqua in date diverse. Sappiamo che la divisione non viene da Dio. È per questo che nella nostra Diocesi di Terra Santa abbiamo deciso, con l’eccezione di Gerusalemme e di Betlemme, di considerare la data di Pasqua dei cattolici secondo il calendario giuliano affinché le famiglie di confessioni miste possano celebrare questo mistero insieme. Come gà avviene in Giordania, in Siria e in Egitto. Una celebrazione comune solenne e gioiosa della Risurrezione del Signore da parte di tutti i cristiani in Terra Santa può divenire una testimonianza credibile ed autentica dell’appello di Cristo alla comunione, e della nostra risposta a questa chiamata …

Non è una decisione facile quella di unificare la data della Pasqua, tuttavia è un primo passo verso la piena unità che dobbiamo avere sempre a cuore nelle nostre preghiere. In questo Anno della fede, che si presta molto bene a questa sfida, c’è bisogno di ravvivare la nostra fede e il nostro entusiasmo. L’evangelizzazione, attraverso la carità, l’amore per il prossimo e la semplicità, sembra essere una priorità anche per il nostro nuovo Papa Francesco. Il nostro Papa argentino viene da un continente che conta il 40% dei cattolici di tutto il mondo, in cui però la posizione della Chiesa è contestata da gruppi evangelici e i rapporti con il mondo politico sono un po’ tesi. Lo Spirito Santo che ha sconvolto tutte le previsioni, ci ha donato un Papa la cui opera si trova da diversi anni in linea con gli orientamenti dell’ultimo Sinodo sulla “nuova evangelizzazione”.

Nel suo primo discorso ai fedeli, il Santo Padre ha chiesto di “intraprendere un cammino di fratellanza, di amore e di evangelizzazione”. Egli avrà modo di ritornare sulle conclusioni del Sinodo sulla nuova evangelizzazione, preparandone il documento finale.

Nel Vangelo di Giovanni, Gesù ci dice che Egli è la luce; chi segue il Signore “non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita” (Gv 8,12). Il Signore invita noi cristiani ad essere luce per il mondo, a portare la luce della speranza in mezzo alla violenza, alla sofferenza, alle guerre, alle ingiustizie.

Egli ci invita a portare la luce della fede nella nostra regione del Medio Oriente, lì dove il cristianesimo è nato, dove è nata la Chiesa Madre di Gerusalemme – dove è nato ogni cristiano. È per questo che la nuova evangelizzazione, per essere moderna ed efficace, deve ripartire da Gerusalemme:

- Ripartire dalla prima comunità cristiana, assidua nella lettura della Parola di Dio, nello spezzare il pane e nella solidarietà.

- Ripartire dalla prima comunità radicata nella persona di Cristo, che aveva una causa per cui essere disposti ad affrontare ogni sacrificio fino al martirio. A tutti i pellegrini del mondo rinnovo così il mio invito a venire in Terra Santa, in primo luogo a Papa Francesco, che sarà il benvenuto. Venite anche voi come Pietro e Giovanni a vedere la tomba vuota. Il pellegrinaggio ai Luoghi Santi e alle “pietre vive” è un ottimo modo per ravvivare la nostra fede e quella dei pellegrini. Consente una migliore conoscenza del quadro culturale, storico e geografico, in cui si sono compiuti i misteri in cui noi crediamo, il più importante dei quali è la solennità che si celebra oggi: la risurrezione.

Il pellegrinaggio in questi luoghi è un’occasione di incontro personale con Gesù. In questo senso, i cristiani di Terra Santa sono la memoria collettiva vivente della storia di Gesù. E devo dire anche che i cristiani di Terra Santa hanno bisogno degli altri credenti, delle loro preghiere e della loro solidarietà; la presenza dei pellegrini è in effetti una reale testimonianza di fede e di comunione con la nostra Chiesa del Calvario.

La nostra Chiesa vive in un Medio Oriente che soffre. L’Anno della Fede risponde così  a problematiche specifiche. In primo luogo, penso a tutte le vittime e a tutti i rifugiati siriani fuggiti nei paesi vicini ed in particolare, per quanto riguarda la nostra Diocesi, in Giordania, ma anche a tutti i cristiani di Terra Santa che sono tentati di emigrare. Al nostro “piccolo gregge” desidero ripetere ancora una volta che la festa della risurrezione è un motivo di speranza per un mondo afflitto da profonde tragedie spesso causate dalla violenza umana. A Pasqua le croci della nostra vita non sono sparite. Dio non le ha eliminate, ma ha aperto un cammino in mezzo alla sofferenza e vuole aprirlo ogni giorno per noi.

Vivere da cristiani in Medio Oriente non è una scelta, ma una vocazione. Si deve passare attraverso la croce per conoscere la risurrezione. “Spesso la Croce ci fa paura, perché sembra essere la negazione della vita. In realtà, è il contrario! Essa è il ‘sì’ di Dio all’uomo, l’espressione massima del suo amore e la sorgente da cui sgorga la vita eterna. Infatti, dal cuore di Gesù aperto sulla croce è sgorgata questa vita divina, sempre disponibile per chi accetta di alzare gli occhi verso il Crocifisso”, ci ha detto Benedetto XVI durante la Giornata Mondiale della Gioventù a Madrid. Dal mattino di Pasqua, la speranza cristiana è senza limiti. Non c’è notte così oscura che non possa essere illuminata da Colui che è il Vincitore del sepolcro. Non ci sono più terre da riconquistare, ma i cuori. Cuori che devono essere educati a quella pace che il Signore ci dona e che ci rende persone di pace. Invito ancora una volta la comunità internazionale a non limitarsi ai discorsi e alle visite, ma a prendere decisioni concrete ed efficaci per trovare una soluzione giusta ed equilibrata alla causa palestinese, che è all’origine di tutti i problemi del Medio Oriente.

Nel novembre 2010, ho incontrato personalmente il Papa in Argentina e abbiamo potuto ricordare la situazione della diaspora dei cristiani del Medio Oriente in America Latina. L’Argentina ha accolto molti emigrati dal Medio Oriente. Il Papa era ben consapevole del problema costituito dall’emigrazione dei fedeli dalla Terra Santa, anche perché allora era ordinario per i fedeli di rito orientale residenti nel suo paese. Sono convinto che il Santo Padre continuerà con forza e determinazione il lavoro di Benedetto XVI in favore della  pace in Terra Santa, e di un avvicinamento tra i popoli e le religioni del mondo. Qui in Terra Santa, profonda è la nostra comunione con il Santo Padre ed assoluta la nostra fiducia. Conosciamo personalmente tutto l’interesse e tutti gli sforzi per la pace portati avanti dalla Santa Sede in favore del nostro Patriarcato e della Terra Santa.

In quanto cristiani, siamo uomini e donne di speranza. “Non c’è niente di nuovo sotto il sole”, ci dice il primo capitolo dell’Ecclesiaste … Qui tuttavia Colui che fa nuove tutte le cose (cfr Ap 21, 5) e che era morto, è risorto: Egli ha vinto la morte ed ha aperto per tutti gli uomini il cammino verso l’eternità.

Cari fratelli e sorelle, vi esprimo i miei più cordiali auguri di Buona Pasqua, di una Pasqua gioiosa: sia l’occasione di una bella risurrezione di noi stessi, delle nostre Chiese e della nostra Terra Santa. Che in questo mattino di Pasqua possa germogliare una nuova primavera.

Che questa festa piena di luce della Risurrezione di Cristo vi porti la benedizione del Signore! Amen.

+ Fouad Twal, Patriarca