in cammino, nella preghiera assieme alla chiesa che sta in Gerusalemmee al suo patriarca,

S.B.Mons. Twal Fouad

Alla notizia che Papa Francesco comunicò alla folla presente in Piazza San Pietro per la solennità dell'Epifania rispondo impegnandmi nella preghiera personale poichè mi sento partecipe delle vicende di quella Chiesa che ci è Madre e che mi ha voluto suo canonico.Sopratttuo cercherò di comunicare quanto si farà e si dirà fino al giorno in cui Papa Francesco, successore dell'apostolo Pietro, si recherà pellegrinago asi luoghi santi. Porto in me una grande speranza: quel carismatico vescovo della Chiesa riuscirà a aprire i cuori di chi in quelle terre sda anni si combattono nell'incompressione reciproca...Terra bagnata dal sangue di Cristo e di tutti coloro che sono vittime di soprusi, di violenze........ Papa Francesco scuoti i cuori degli uomini che contano in quei paesi perchè credano nel dialogo fino a realizzare un apace sognata da lunghissimo tempo. Condivido l'attesa dei cristiani e mi unisco alla loro preghiera come ha chiesto il patriarca....

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Dettagli sul “pellegrinaggio di preghiera” del Papa in Terra Santa

VATICANO – 2014/05/01 alle 12:39 I.MEDIA Agency – Durante l’Angelus del 5 gennaio 2014 in Vaticano, il Papa Francesco, ha annunciato che si recherà in “pellegrinaggio in Terra Santa ”dal 24 al 26 maggio, facendo tappa in Giordania, Palestina e Israele.

L’intenzione del Papa è che questo “pellegrinaggio di preghiera ” abbia una connotazione ecumenica particolare, 50 anni dopo lo storico incontro tra Paolo VI e il Patriarca di Costantinopoli Atenagora nel gennaio 1964 a Gerusalemme. Papa Francesco sarà il quarto pontefice a visitare la Terra Santa, dopo Paolo VI, Giovanni Paolo II nel marzo 2000 e Papa Benedetto XVI nel maggio 2009.

Nel clima di gioia, tipica di questo tempo di Natale, desidero annunciare che dal 24 al 26 maggio, a Dio piacendo, compirò un pellegrinaggio in Terra Santa“, ha detto il Papa dalla finestra del Palazzo Apostolico davanti a migliaia di fedeli riuniti in Piazza San Pietro. ”L’obiettivo principale” di questo itinerario di tre giorni, ha precisato il Papa, “è commemorare lo storico incontro tra il Papa Paolo VI e il Patriarca Atenagora, che avvenne esattamente il 5 gennaio, come oggi, di 50 anni fa“.

Questo secondo viaggio fuori dall’Italia, ha indicato papa Francesco, “comprenderà 3 tappe: Amman, Betlemme e Gerusalemme“. In questo annuncio, il Papa sembra essere stato attento a non menzionare gli stati di Palestina e Israele.

Ecumenismo

Presso il Santo Sepolcro celebreremo un incontro ecumenico con tutti i rappresentanti delle Chiese cristiane di Gerusalemme, insieme al Patriarca Bartolomeo di Costantinopoli“, ha ancora assicurato il Papa, facendo una richiesta ai fedeli: “Fin da ora vi domando di pregare per questo pellegrinaggio”.

A 77 anni, Papa Francesco farà dunque un viaggio brevissimo in Terra Santa, stando al numero di luoghi da lui menzionati. Farà lo stesso viaggio di Paolo VI – il primo papa dell’era moderna a lasciare il suolo italiano – mezzo secolo prima. Giovanni Paolo II, da parte sua, aveva trascorso sei giorni nella regione nell’anno 2000, e Papa Benedetto XVI non meno di otto giorni nel 2009.

Durante l’Angelus, il Papa Francesco è anche ritornato sul significato del Natale, assicurando che con la nascita di Gesù “è nato un mondo nuovo, ma anche un mondo che può essere sempre rinnovato“. Il Papa ha esortato i fedeli a “dare gioiosa testimonianza del messaggio evangelico di vita e di luce, di speranza e di amore”, di non “rimanere nella chiusura dei nostri errori e nell’angoscia dei nostri peccati”.

Il papa ha anche voluto ringraziare tutti coloro che hanno inviato messaggi di auguri per Natale e Capodanno. ”È impossibile rispondere a tutti ”, ha riconosciuto, ringraziando in particolare i bambini per i loro bei disegni.

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Papa Francesco in Terra Santa per un “pellegrinaggio di preghiera”

Il pontefice annuncia una visita di tre giorni sulle orme di Paolo VI, che visitò la regione 50 anni fa

Roberta Sciamplicotti

Francesco come Paolo VI: il pontefice ripercorrerà i passi del suo predecessore visitando la Terra Santa come questi fece nel 1964. Il viaggio durerà tre giorni come allora, e si svolgerà dal 24 al 26 maggio, ha annunciato il papa nell'Angelus di domenica 5 gennaio.
Lo “scopo principale” di questo suo “pellegrinaggio di preghiera”, ha spiegato Francesco, è quello di “commemorare lo storico incontro tra il papa Paolo VI e il patriarca Atenagora”. Tre le tappe del viaggio: Amman, Betlemme e Gerusalemme. Presso il Santo Sepolcro verrà celebrato un incontro ecumenico con tutti i rappresentanti delle Chiese cristiane di Gerusalemme, insieme al patriarca Bartolomeo di Costantinopoli.
La Chiesa della Terra Santa ha accolto l'annuncio con “grande gioia e soddisfazione”, nelle parole del patriarca latino di Gerusalemme, Fouad Twal, per il quale si tratterà sicuramente di una visita di preghiera anche se “una dimensione un po’ sociale e politica è innegabile soprattutto per quel che riguarda la riflessione sul Medio Oriente e sulla vita delle comunità ecclesiali locali” (Agenzia Sir, 6 gennaio). “Speriamo anche che dopo 65 anni di violenza e di occupazione, israeliani e palestinesi possano trovare vie di giustizia e vivere in pace”.
Per monsignor Twal, “la presenza del papa, la profondità delle sue parole e l’impatto mondiale che avrà la visita” “potranno smuovere le coscienze”. “Saranno tre giorni in cui risuonerà forte e alto l’appello alla pace e al dialogo”. Il presidente dell'Autorità Nazionale Palestinese Abu Mazen ha del resto affermato, incontrando il pontefice in Vaticano il 17 ottobre, che spera “di firmare l'accordo di pace con Israele” con la penna regalatagli da papa Bergoglio, venendo incoraggiato da quest'ultimo a fare “presto” (La Stampa, 6 gennaio).
L'incontro ecumenico sarà “un momento fondamentale del pellegrinaggio”, ha sottolineato monsignor Twal. “I cristiani di Terra Santa non possono permettersi il lusso di essere divisi, separati. È uno scandalo. Siamo così pochi che non è possibile. È tempo di avere nella testa e nel cuore la chiamata all’unità del Signore. L’unità non è solo un’esigenza sociale e politica, ma preminentemente religiosa” (Agenzia Sir, 6 gennaio).
L'appuntamento nella Basilica del Santo Sepolcro diventa quindi particolarmente significativo, soprattutto se si pensa che “proprio quel luogo, il luogo più santo e venerato per i cristiani dove si trova la tomba vuota del Nazareno, è al tempo stesso la testimonianza visiva delle divisioni che attraversano la cristianità, teatro di scontri e zuffe talvolta anche violente, tra le diverse comunità” (La Stampa, 6 gennaio). Sarà dunque un segno importante in un Medio Oriente in cui i cristiani, come ha ricordato di recente il papa, vivono situazioni difficili ed è all’ordine del giorno quell’“ecumenismo del sangue” che unisce nel martirio i cristiani di diverse confessioni.
“In alcuni paesi ammazzano i cristiani perché portano una croce o hanno una Bibbia, e prima di ammazzarli non gli domandano se sono anglicani, luterani, cattolici o ortodossi”, ha affermato il pontefice. “Il sangue è mischiato. Per coloro che uccidono, siamo cristiani”. Uniti dunque nel sacrificio, ma non ancora in un’unica Chiesa (l'Unità, 6 gennaio).
È stato proprio Bartolomeo I – che ha voluto essere presente all’insediamento di Francesco nel marzo dell’anno scorso e ha alloggiato con lui nella Casa Santa Marta – ad aver rivolto al papa nei primi giorni del suo pontificato l'invito a rinnovare insieme, mezzo secolo dopo, lo storico abbraccio avvenuto tra Paolo VI e Atenagora. Tra i due c’è “una buona intesa, apprezzando Bartolomeo il fatto che Francesco si presenti come 'vescovo di Roma' - ci vede un passo verso la 'ecclesiologia di comunione' cara alle Chiese Ortodosse - e desiderando il Papa che il dialogo con l’Ortodossia porti a frutti concreti in tempi ragionevoli” (Corriere della Sera, 6 gennaio).
Proprio perché l'obiettivo del viaggio è “pacificare le confessioni cristiane che ancora si contendono il controllo dei luoghi sacri”, non sono previste né una visita al museo dell’Olocausto né celebrazioni bipartisan israelo-palestinesi, bensì “il rilancio potente dell’ecumenismo e la riproposizione dell’emergenza Siria” (la Repubblica, 6 gennaio). Ad Amman, il papa cenerà con i profughi siriani. “Anche se non è stato possibile inserire una tappa a Damasco (si dice che Francesco l’avrebbe desiderata), il centro delle preoccupazioni papali resta lì, nel cuore del Medio Oriente in fiamme e che soffre per persecuzioni e divisioni religiose insieme”.
Quello in Terra Santa sarà il secondo viaggio di papa Francesco all'estero dopo la visita in Brasile per la Giornata Mondiale della Gioventù e la quarta visita di un pontefice in Terra Santa, dopo quelle di Paolo VI nel 1964, di Giovanni Paolo II nel 2000 e di Benedetto XVI nel 2009.
Dallo storico incontro tra Paolo VI e Atenagora, con cui “l'ecumenismo diventava popolare, nonostante le resistenze da ambedue le parti” e al quale seguì l'anno successivo la revoca delle scomuniche reciproche risalenti al 1054, “si è molto avanzato dal punto di vista del dialogo teologico e dei rapporti quotidiani” tra cattolici e ortodossi. “I cristiani, pur ancora divisi, si sentono ormai parte di una stessa grande comunità”, anche se “resta una frattura insanata, come si vede dal fatto che l’Eucarestia non viene celebrata insieme”. Il punto focale è “se non si debba valorizzare    unisce i cristiani piuttosto quanto ancora li divide”,

 

"Il Papa viene in Terra Santa a portare pace, dialogo e riconciliazione"

Intervista a mons. William Shomali, vescovo ausiliare di Gerusalemme dei latini sul pellegrinaggio del Pontefice dal 24 al 26 maggio

© Andrea Krogmann

di Iván de Vargas

Domenica scorsa, durante la preghiera dell’Angelus in piazza San Pietro, Papa Francesco ha annunciato che visiterà la Terra Santa dal 24 al 26 maggio prossimi. Il Pontefice ha chiesto ai fedeli di pregare per questo pellegrinaggio che – ha spiegato – servirà a commemorare lo storico incontro tra papa Paolo VI e il patriarca Atenagora, avvenuto 50 anni fa. In vista di questo viaggio cruciale, ZENIT ha intervistato mons. William Shomali, vescovo ausiliare di Gerusalemme dei latini e vicario patriarcale per i Territori Palestinesi.

Come ha accolto la comunità cristiana in Terra Santa l’annuncio ufficiale della visita di Papa Francesco?
                                                   Mons. Shomali: La comunità cristiana ama molto questo Papa, in particolare per i suoi gesti e le sue parole verso i poveri e il Medio Oriente. I cristiani in Terra Santa sono rimasti molto impressionati, ad esempio, dalla veglia  di preghiera per la pace in Siria, alla quale ci siamo uniti intensamente. Il Santo Padre, quindi, sarà ben accolto. Inoltre, già il presidente della Palestina ha dato il benvenuto al Papa a nome di tutti, dei musulmani e dei cristiani.

Cosa spera la Madre C  hiesa da questo incontro con il Vicario di Cristo?
Mons. Shomali: Questa visita ha diverse prospettive. A livello ecumenico, speriamo in una apertura con gli ortodossi. E, poi, in un dialogo più intenso con l’islam e l’ebraismo che porti frutto e ad un maggiore rispetto reciproco. Speriamo anche in una parola di Papa Francesco al fine di ottenere la libertà religiosa in Medio Oriente. E la pace…. Speriamo che i politici delle nazioni, i palestinesi e gli israeliani ricevano una parola. Un invito a negoziare veramente la pace, che si acceleri il processo e non che si debba rimandare di anno in anno. Infine, ma non per questo meno importante, ci aspettiamo che il Papa animi i cristiani a vivere la propria fede e a considerare la loro presenza qui come un privilegio e una vocazione, affinché non abbandonino la Terra Santa.

Il Santo Padre ha definito il suo viaggio come un “pellegrinaggio di preghiera”. Sarà questa la caratteristica predominante della visita del Pontefice?
Mons. Shomali: Un pellegrinaggio ha sempre un carattere di approfondimento della fede e un senso di conversione. Questo vale per tutti. Papa Francesco ha detto umilmente che viene come pellegrino, ovvero, come tutti coloro che giungono qui, per crescere nella fede e convertirsi a livello personale. Soprattutto, però, viene a pregare per il mondo, perché non è una persona qualunque: è il Papa, il Successore di Pietro e il Vicario di Cristo. Viene quindi a pregare non solo per le sue intenzioni, ma anche per quelle di tutto il mondo: la pace, il dialogo, la riconciliazione.

Il Papa ha annunciato tre tappe (Amman, Betlemme, Gerusalemme n.d.r.). Sembra chiaro, però, che, per un Pontefice che si ispira a San Francesco di Assisi, i momenti più forti che del suo pellegrinaggio li vivrà nella umiltà di Betlemme e ripercorrendo il Calvario di Cristo a Gerusalemme…
Mons. Shomali: Non solo per Papa Francesco, ma per tutti Betlemme e Gerusalemme sono luoghi inseparabili, intimamente uniti. Non possiamo separare la nascita di Gesù dalla sua Resurrezione. È una verità a livello teologico. Anche geograficamente, distano a dieci minuti l’uno dall’altro, quando la strada è libera.

C’è un messaggio che vuole lasciare ai lettori di ZENIT?
Mons. Shomali: Invito tutti, come ha già fatto il Papa, a pregare per l’esito di questo pellegrinaggio. Il Santo Padre lo ripete spesso: “È l’orazione che rende un atto fruttuoso”. Francesco è un grande comunicatore e ha successo, perché prega molto. Dobbiamo dunque sostenerlo nella preghiera, affinché il viaggio in Terra Santa produca i frutti desiderati per lui e per noi tutti.

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IL PATRIARCA TWAL

"I cristiani di Terra Santa non possono permettersi il lusso di essere divisi"

Grande gioia per l'annuncio del pellegrinaggio di Papa Francesco nei luoghi di Gesù: "La presenza del Papa, la profondità delle sue parole, l'impatto mondiale che avrà la visita potranno smuovere le coscienze. Lo abbiamo già visto per la giornata di digiuno e preghiera per la Siria. Saranno tre giorni in cui risuonerà forte e alto l'appello alla pace e al dialogo"

Daniele Rocchi

 

“Una grande gioia e soddisfazione. Ciò che sapevamo da tempo ora è diventata una bella notizia per tutta la Chiesa di Terra Santa ed universale”. Da Amman, dove si trova attualmente, il patriarca latino di Gerusalemme, Fouad Twal, esprime tutta la sua gioia per l’annuncio dato da Papa Francesco, ieri all’Angelus, del suo prossimo viaggio in Terra Santa. “Nel clima di gioia, tipico di questo tempo natalizio, - sono state le parole del Pontefice - desidero annunciare che dal 24 al 26 maggio prossimo, a Dio piacendo, compirò un pellegrinaggio in Terra Santa. Scopo principale è commemorare lo storico incontro tra il Papa Paolo VI e il Patriarca Atenagora, che avvenne esattamente il 5 gennaio, come oggi, di 50 anni fa. Le tappe saranno tre: Amman, Betlemme e Gerusalemme. Tre giorni. Presso il Santo Sepolcro celebreremo un incontro ecumenico con tutti i rappresentanti delle Chiese cristiane di Gerusalemme, insieme al Patriarca Bartolomeo di Costantinopoli. Fin da ora vi domando di pregare per questo pellegrinaggio di preghiera”.

Un “pellegrinaggio di preghiera”, Patriarca, i cui riflessi politici e sociali però sono molto evidenti anche alla luce del grande impegno della Santa Sede nell’aiutare a trovare soluzione giuste e eque alle gravi crisi che attanagliano la regione, prime fra tutte il conflitto israelo-palestinese e la guerra in Siria. È d’accordo?

“Sarà una visita di preghiera ma una dimensione un po’ sociale e politica è innegabile soprattutto per quel che riguarda la riflessione sul Medio Oriente e sulla vita delle comunità ecclesiali locali. Gli sforzi di Papa Francesco per donare la pace a questa regione, uniti a quelli di sovrani come il re giordano Abdallah, sono evidenti e continui. Anche per chiedere compassione per le centinaia di migliaia di sfollati e rifugiati siriani che si trovano in Giordania e nei Paesi vicini. Speriamo anche che dopo 65 anni di violenza e di occupazione, israeliani e palestinesi possano trovare vie di giustizia e vivere in pace. La presenza del Papa, la profondità delle sue parole, l’impatto mondiale che avrà la visita, credo, potranno smuovere le coscienze. Lo abbiamo già visto per la giornata di digiuno e preghiera per la Siria. Saranno tre giorni in cui risuonerà forte e alto l’appello alla pace e al dialogo”.

Primo giorno di pellegrinaggio: tappa in Giordania, ad Amman…

“Esattamente. Nella capitale giordana Papa Francesco è atteso il 24 maggio. Sarà accolto dal re Abdallah nel palazzo reale. Qui il Pontefice terrà un discorso rivolto in modo particolare ai fedeli musulmani. Nello stadio cittadino, poi, celebrerà la messa. Al termine si trasferirà al sito del Battesimo di Gesù, dove condividerà una cena frugale con una rappresentanza di rifugiati siriani e di poveri della comunità locale. Sarà una ideale continuazione della giornata di preghiera e digiuno per la pace in Siria che lo stesso Pontefice indisse lo scorso 7 settembre. La visita al sito del Battesimo, sulla riva orientale del fiume Giordano, è molto significativa. Il prossimo 10 gennaio come comunità cattolica celebreremo lì il nostro tradizionale pellegrinaggio annuale”.

Seconda tappa: Betlemme, in Palestina. C’è qualche appuntamento del programma che è possibile anticipare?

“A Betlemme avrà un incontro con le autorità palestinesi, guidate dal presidente Abu Mazen. Nella piazza della Mangiatoia, come hanno fatto anche i suoi predecessori, celebrerà una messa. Un programma analogo a quello del giorno dopo a Gerusalemme, l’ultimo della sua visita”.

A Gerusalemme, citando lo storico incontro tra Paolo VI e il Patriarca Atenagora, il Pontefice ha parlato di un incontro ecumenico con tutti i rappresentanti delle Chiese cristiane, insieme al Patriarca Bartolomeo di Costantinopoli, presso il Santo Sepolcro…

“Sarà un momento fondamentale del pellegrinaggio. I cristiani di Terra Santa non possono permettersi il lusso di essere divisi, separati. È uno scandalo. Siamo così pochi che non è possibile. È tempo di avere nella testa e nel cuore la chiamata all’unità del Signore. L’unità non è solo un’esigenza sociale e politica, ma preminentemente religiosa. La visita in Israele, inoltre, sarà arricchita, dopo la parte istituzionale e l’incontro ecumenico, da una cena nel Patriarcato latino cui parteciperanno importanti personalità politiche. Sarà un momento di comunione e amicizia”.

 

Il motto ed il logo per il pellegrinaggio del papa

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L’Assemblea degli ordinari cattolici di terra santa (AOCTS) durante il suo incontro dell’11 e 12 marzo 2014 a Tiberiade ha deciso il logo ed il motto per il prossimo pellegrinaggio del papa in terra santa.

Perchè siano una cosa sola

Il motto del pellegrinaggio è “perché siano una cosa sola”. Il Santo Padre ha insistito che il centro del suo pellegrinaggio sarà l’incontro con il patriarca grecoortodosso Bartolomeo di Costantinapoli ed i responsabili delle Chiese di Gerusalemme. Questo per commemorare e rinnovare l’unità espressa da papa Paolo VI e il patriarca Atanagora di Costantinopoli 50 anni fa in Gerusalemme

È un modo di dare forma al desiderio espresso dal Signore durante l’ultima cena: “Non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me; perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato. E la gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro, perché siano come noi una cosa sola. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo sappia che tu mi hai mandato e li hai amati come hai amato me.” (Giovanni 17,20-23).

Anche il logo esprime questo desiderio di unità, esso ritrae infatti l’abbraccio fra san Pietro e sant’Andrea, i primi due discepoli chiamati da Gesù in Galilea. San Pietro il patrono della Chiesa che si trova a Roma, e San Andrea di quella che si trova a Costantinopoli. A Gerusalemme, la Chiesa madre, si abbracciano. I due apostoli si trovano su una stessa barca, che rappresenta la Chiesa. L’albero maestro di questa barca è la croce del Signore, mentre le vele della barca sono gonfiare dal vento, lo Spirito Santo che dirige la barca nella sua navigazione sulle acque di questo mondo.

L’unità dei cristiani è un messaggio di unità per tutta l’umanità. Una chiamata a superare tutte le divisioni del passato per procedure verso un future di giustizia, pace, riconciliazione perdono e amore fraterno.

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Giovedì 28 marzo 2014

Dal sito del Patriarcato latino di Gerusalemme prendo l'ultima notizia sul viaggio del Papa in Terra Santa. La notizia è data anche dal sito di Radio Vaticana. Ho visto nella documentazione fotografica allegata all'articolo del Patriarcato quanti fotografi erano presenti alla conferenza stampa del Patriraca Twal circondato dal suo Vicario generale Mons. Shomali e da altri vescovi.  Ecco il testo della comunicazione

La dichiarazione del Patriarca Fouad Twal per la visita del Papa

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GERUSALEMME – Il 27 marzo 2014 Sua Beatitudine il patriarca di Gerusalemme Fouad Twal ha tenuto una conferenza stampa al patriarcato latino di Gerusalemme per annunciare ufficialmente il pellegrinaggio di papa Francesco. Durante la conferenza stampa è stato reso pubblico l’itinerario che il santo padre compirà.

Cari amici,

Benvenuti al Patriarcato latino. Siamo onorati della vostra presenza qui mentre annunciamo ufficialmente la buona notizia del pellegrinaggio del santo padre, il papa Francesco che sarà fra noi dal 24 al 26 maggio 2014.

Il culmine di questo pellegrinaggio sarà l’avverarsi del suo desiderio la sera di domenica 25 maggio nella chiesa della Resurrezione. Il papa aveva annunciato lo scorso 6 gennaio: “A Dio piacendo compirò un pellegrinaggio in terra santa. Lo scopo principale della visita sarà la commemorazione dello storico incontro fra papa Paolo VI e il patriarca Atenagora, avvenuto esattamente 50 anni fa”. Aspettiamo con impazienza l’abbraccio fra il santo padre e il patriarca ortodosso di Costantinopoli, Bartolomeo, così come  con i nostri fratelli gerosolomitani il patriarca greco ortodosso Teofilo e il patriarca armeno insieme ai responsabili di tutte le Chiese presenti a Gerusalemme. Siamo chiamati ad essere uno e la visita del papa ci ricorderà questa chiamata e rinnoverò lo spirito di unità ed amore fraterno.  Il logo e lo slogan scelti per il pellegrinaggio mettono in luce proprio questo desiderio di unità. Lo slogan “che siano uno” ed il logo con l’abbraccio fra san Pietro e sant’Andrea, i patroni delle Chiese di Roma e Costantinopoli parlano in maniera chiara.

Il santo padre incontrerà ovviamente i fedeli di terra santa, in particolare durante le celebrazioni eucaristiche ad Amman e Betlemme. A Gerusalemme, nel luogo dove si ricorda l’ultima cena, sarà celebrata una messa per gli ordinari cattolici di terra santa. La visita sarà anche un’occasione per il papa di incontrare i diversi gruppi di fedeli: diversamente abili, rifugiati, religiose e religiosi, seminaristi e sacerdoti

Papa Francesco non mancherà di incontrar i nostri fratelli ebrei e musulmani, visitando sia il muro occidentale che Haram al-Sharif. Il dialogo con in nostri fratelli ebrei e musulmani ci aiuta a riconoscerci sempre meglio come figli di Dio e a lavorare insieme per portare giustizia, pace, perdono e riconciliazione in questa terra che soffre.

Il santo padre visiterà 3 realtà politiche: Giordania, Palestina ed Israele. In ogni luogo avrà modo di incontrarsi con i capi di stato incoraggiandoli a governare in maniera giusta per il bene di tutti i cittadini. Come capo di stato il santo padre dovrà attenersi ad ogni richiesta del protocollo dei diversi stati. Incontrerà i capi di stato, ma cercherà di raggiungere tutti in particolare le persone ferite e sofferenti.

La nostra speranza è che il papa ci possa ispirare a ricercare un’unità maggiore, che ci renda più coraggiosi nel superare le barriere di inimicizia. Più di tutto speriamo che ci ispiri ad una maggiore solidarietà nei confronti dei poveri ed emarginati. Siamo sicuri che rafforzerà la nostra gioia e la nostra speranza. “Benedetto colui che viene nel nome del Signore”.

Il programma completo

Fonte: il sito dedicato alla visita del Papa.

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Giovedì 28 marzo

E' stato reso noto anche nei particolari il programma del viaggio del Papa in Terra Santa. Si potrà seguire da vicino dunque l'evento che ha interessato in particolare le comunità dei paesi che il Santo Padre visiterà. Se leggiamo attentamente gli appuntamenti di quei giorni possiamo renderci conto delle reali intenzioni che hanno mosso Papa Francesco a farsi pellegrino nella Terra del Signore. Sono tre giorni intensi. Lo accompagneremo con la nostra preghiera e il nostro affetto. Su questo sito mi riprometto di annotare  per quanto è possibile tutto quanto farà e dirà questo Uomo di Dio.

Programma del pellegrinaggio di papa Francesco in terra santa

COMUNICATO –  Il programma del pellegrinaggio di papa Francesco in Giordania, Israele e Palestina dal 24 al 26 maggio è stato reso pubblico.

 

PELLEGRINAGGIO DI SUA SANTITÀ FRANCESCO
IN TERRA SANTA IN OCCASIONE DEL
50° ANNIVERSARIO DELL’INCONTRO A GERUSALEMME
TRA PAPA PAOLO VI E IL PATRIARCA ATENAGORA
(24-26 MAGGIO 2014) – PROGRAMMA, 27.03.2014

 

Sabato 24 maggio 2014

08:15   Partenza in aereo dall’Aeroporto di Roma Fiumicino per Amman.
13:00   Arrivo all’Aeroporto Internazionale Queen Alia di Amman.
13:45   CERIMONIA DI BENVENUTO nel Palazzo Reale Al-Husseini ad Amman.
VISITA DI CORTESIA ALLE LL.MM. IL RE E LA REGINA DI GIORDANIA.
14:20   INCONTRO CON LE AUTORITÀ DEL REGNO DI GIORDANIA. Discorso del Santo Padre.
16:00   SANTA MESSA all’International Stadium ad Amman. Omelia del Santo Padre.
19:00   Visita al Sito del Battesimo a Bethany beyond the Jordan.
19:15   INCONTRO CON I RIFUGIATI E CON GIOVANI DISABILI nella chiesa latina a Bethany beyond the Jordan. Discorso del Santo Padre.

Domenica 25 maggio 2014

08:15   CONGEDO DALLA GIORDANIA all’Aeroporto Internazionale Queen Alia di Amman.
08:30   Partenza in elicottero dall’Aeroporto Internazionale Queen Alia di Amman per Bethlehem.
09:20   Arrivo all’Eliporto di Bethlehem.
09:30   CERIMONIA DI BENVENUTO nel Palazzo Presidenziale a Bethlehem.
VISITA DI CORTESIA AL PRESIDENTE DELLO STATO DI PALESTINA.
10:00   INCONTRO CON LE AUTORITÀ PALESTINESI. Discorso del Santo Padre.
11:00   SANTA MESSA nella Piazza della Mangiatoia a Bethlehem. Omelia del Santo Padre.
PREGHIERA DEL REGINA COELI. Allocuzione del Santo Padre.
13:30   Pranzo con famiglie della Palestina al Convento francescano di Casa Nova a Bethlehem.
15:00   VISITA PRIVATA ALLA GROTTA DELLA NATIVITÀ A BETHLEHEM.
15:20   SALUTO AI BAMBINI DEI CAMPI PROFUGHI DI DHEISHEH, AIDA E BEIT JIBRIN nel Phoenix Center del Campo profughi di Dheisheh.
15:45   CONGEDO DALLO STATO DI PALESTINA all’Eliporto di Bethlehem.
16:00   Partenza in elicottero dall’Eliporto di Bethlehem per l’Aeroporto Internazionale Ben Gurion a Tel Aviv.
16:30   CERIMONIA DI BENVENUTO nell’Aeroporto Internazionale Ben Gurion a Tel Aviv. Discorso del Santo Padre.
17:15   Trasferimento in elicottero a Jerusalem.
17:45   Arrivo all’Eliporto di Jerusalem sul Monte Scopus.
18:15   Incontro privato con il Patriarca Ecumenico di Costantinopoli nella Delegazione Apostolica a Jerusalem. Firma di una dichiarazione congiunta.
19:00   INCONTRO ECUMENICO in occasione del 50° anniversario dell’incontro a Gerusalemme tra Papa Paolo VI e il Patriarca Atenagora nella Basilica del Santo Sepolcro. Discorso del Santo Padre.
20:15   Cena con Patriarchi e Vescovi, e con il Seguito Papale al Patriarcato Latino a Jerusalem.

Lunedì 26 maggio 2014

08:15   VISITA AL GRAN MUFTI DI JERUSALEM nell’edificio del Gran Consiglio sulla Spianata delle Moschee. Discorso del Santo Padre.
09:10   VISITA AL MURO OCCIDENTALE a Jerusalem.
09:45   Deposizione di fiori al Monte Herzl a Jerusalem.
10:00   VISITA AL MEMORIALE DI YAD VASHEM a Jerusalem. Discorso del Santo Padre.
10:45   VISITA DI CORTESIA AI DUE GRAN RABBINI DI ISRAELE nel Centro Heichal Shlomo, nei pressi della Jerusalem Great Synagogue. Discorso del Santo Padre.
11:45   VISITA DI CORTESIA AL PRESIDENTE DELLO STATO DI ISRAELE nel Palazzo Presidenziale a Jerusalem. Discorso del Santo Padre.
13:00   UDIENZA PRIVATA AL PRIMO MINISTRO DI ISRAELE nel Notre Dame Jerusalem Center.
13:30   Pranzo con il Seguito Papale nel Notre Dame Jerusalem Center a Jerusalem.
15:30   Visita privata al Patriarca Ecumenico di Costantinopoli nell’edificio antistante la chiesa ortodossa di Viri Galileai sul Monte degli Ulivi.
16:00   INCONTRO CON SACERDOTI, RELIGIOSI, RELIGIOSE E SEMINARISTI nella chiesa del Getsemani accanto all’Orto degli Ulivi. Discorso del Santo Padre.
17:20   SANTA MESSA CON GLI ORDINARI DI TERRA SANTA E CON IL SEGUITO PAPALE nella sala del Cenacolo a Jerusalem. Omelia del Santo Padre.
19:30   Trasferimento in elicottero dall’Eliporto del Monte Scopus a Jerusalem all’Aeroporto Internazionale Ben Gurion a Tel Aviv.
20:00   CONGEDO DALLO STATO DI ISRAELE all’Aeroporto Internazionale Ben Gurion a Tel Aviv.
20:15   Partenza in aereo dall’Aeroporto Internazionale Ben Gurion a Tel Aviv per l’aeroporto di Roma Ciampino.
23:00

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aprile 2014

Ho appena scritto una lettera personale a Sua Beatitudine Mons. Twal Fouad patriarca della Chiesa latina in Gerusalemme dove mi sono permesso di sottolineare l'impegno che la prossima visita del Papa richiederà alla Chiesa che sta nella città santa e in  particolare alla responsabilità pastorale del  suo Patriarca. Oggi sul sito del Patriarcato (ripreso da Radio Vaticana) appare la notizia di un incontro importante in vista dei giorni del pellegrinaggio papale. La riposto perchè ci si renda conto di quanto lavoro l'evento comporti a chi ha la responsabilità dell'organizzazione di quei giorni.

  

Visita del Ministro palestinese per il turismo e dell’Ambasciatore palestinese presso la Santa Sede

Ministretourisme

 

GERUSALEMME – Venerdì 28 marzo 2014, Roula Ma’ayah, Ministro palestinese per il Turismo, accompagnata dall’Ambasciatore palestinese presso la Santa Sede, Issa Kassissiyeh, si è recata presso il Patriarcato latino di Gerusalemme, in visita a Sua Beatitudine, il patriarca Fouad Twal.

Durante l’incontro, che si è svolto in un’atmosfera cordiale, il Ministro del Turismo ha espresso la sua gioia nel dare il benvenuto a Sua Santità, papa Francesco. L’imminente visita del Papa è oggetto d’importanti attese, perché si auspica che porti effetti positivi a diversi livelli. Il turismo è la principale fonte economica del paese e la visita del Papa ne incrementerà il flusso.

Tuttavia non si è data importanza solo all’aspetto economico, dato che la visita del Papa rappresenta il pellegrinaggio spirituale di un uomo di preghiera. Il Ministero del Turismo è infatti consapevole dell’impatto spirituale che tale visita avrà sui fedeli locali e sui numerosi pellegrini.

La signora Roula Ma’ayah ha anche ricordato l’importanza di proseguire nell’azione congiunta tra il Ministero del turismo e la Chiesa locale per assicurare, ai pellegrini che giungono dai quattro angoli del mondo, un’ottimale qualità di accoglienza presso i santuari in Palestina. L’obiettivo è principalmente quello di aiutarli a vivere un’esperienza spirituale sui luoghi della loro Fede.

Il Patriarca ha anche espresso il Suo riconoscimento al Ministro palestinese per tale impegno, rilevando la stretta collaborazione tra il Ministero e la Chiesa. Nello stesso tempo Sua Beatitudine ha rivolto le più vive congratulazioni all’ambasciatore palestinese presso la Santa Sede, Issa Kassissiyeh, per il suo nuovo incarico.

Alla fine della riunione, Sua Beatitudine ha invitato gli ospiti ad un pranzo in compagnia dei vescovi e del clero presenti in Patriarcato.

Firas Abedrabbo

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Che cosa i cristiani palestinesi si aspettano dalla visita del Papa

Attente du pape

 

GERUSALEMME – La visita di papa Francesco in Terra Santa si avvicina e la Chiesa locale si prepara con più fervore ad accogliere il pastore della Chiesa universale che, dopo la sua elezione, si fa cura di diffondere il messaggio evangelico con slancio rinnovato. Da parte nostra, abbiamo ritenuto opportuno riportare le attese dei cristiani palestinesi: di sacerdoti, religiosi e laici.

Dal 1964, dalla visita di papa Paolo VI in Terra Santa, sono passati cinquant’anni. Da allora le visite papali sono diventate una tradizione. Nel 2000 il neo santo, papa Giovanni Paolo II, il papa della Speranza, ha visitato questa terra; papa Benedetto XVI, il papa della Fede, è venuto nel 2008. Ora, fra tre settimane papa Francesco, il papa della Misericordia, arriverà. Dalla speranza alla fede e ora alla misericordia, i successori di san Pietro ci invitano a percorrere il sentiero che il Vangelo ci propone, un cammino di libertà di cui i cristiani palestinesi hanno disperato bisogno!

 Un pellegrinaggio spirituale e una conferma dei cristiani nella fede

Suor Virginie Habib, suora del Rosario e direttrice del Centro diocesano per la Catechesi, nutre grandi speranze per questa visita. «Spero che questa visita verrà a rinnovare spiritualmente i fedeli in Terra Santa nella loro fede. Mi auguro che la presenza tra noi del Santo Padre possa aiutare il nostro popolo cristiano ad essere più vicino alla sua Chiesa, e a penetrare la sua fede, nella sua terra. Osservo anche con emozione la benevolenza che il Papa, capo della Chiesa universale, mostra verso la nostra Chiesa locale».

A Gerusalemme, molti sono i cristiani che hanno vissuto da vicino i pellegrinaggi di papa Paolo VI nel 1964, la visita di san Giovanni Paolo II e del papa emerito Benedetto XVI. Ora attendono con fervore la visita di papa Francesco. Tra questi, Emmanuel Helou, ormai in pensione, da giovane aveva seguito da vicino il pellegrinaggio di Paolo VI. Lui ci racconta: «Da gerosolimitano, mi sento orgoglioso di dire che ho visto la visita in Terra Santa di tre papi e che vivrò presto quella di un quarto! Per quanto riguarda la visita di Paolo VI, essa s’inseriva in un periodo di condizioni geopolitiche in Terra Santa molto diverse da quelle che conosciamo oggi. Ma ricordo ancora l’emozione unica che quella visita ha lasciato in me e nei cuori dei cristiani in quell’epoca. È stata la prima visita di un Papa in Terra Santa! E forse per questo fu un vero evento storico. Provai anche una forte commozione nel vedere Paolo VI a due metri da me, molto stanco per il tragitto della Via Dolorosa, circondato da un numero incredibile di persone che volevano salutarlo!». Commentando l’imminente visita di papa Francesco, Emmanuel continua: «Questa visita sarà molto breve! Tuttavia conto di tutto cuore sugli effetti che produrrà, nonostante le difficili situazioni che affliggono il nostro paese, e nonostante i grandi problemi che la Chiesa deve affrontare. Spero ancora che questa visita darà al popolo di questa terra una lezione di umiltà, di amore e di misericordia di cui papa Francesco è un esempio vivente!».

Una tradizione ininterrotta

Da parte sua, padre Rafiq ha osservato che le visite papali in Terra Santa sono diventate una tradizione fondamentale a partire da Paolo VI. Padre Rafiq seguì da vicino la visita del Papa del Concilio Vaticano II. All’epoca, era ancora un seminarista negli ultimi anni della sua formazione sacerdotale a Beit Jala. Egli dice: «Cinquanta anni sono passati dalla visita di papa Paolo VI in Terra Santa, la prima visita di un successore di san Pietro dalla fondazione della Chiesa! Essa è stata davvero molto importante, soprattutto dal punto di vista ecumenico: è stato inaugurato un grande dinamismo ecumenico di cui oggi vediamo ancora i frutti. La visita di papa Francesco vorrà anche commemorare il 50° anniversario di uno storico incontro ecumenico». Confermando la popolarità di papa Francesco, tra i cristiani in Terra Santa, padre Rafiq continua: «Devo dire che la strada è pronta per la visita di papa Francesco, perché la sua popolarità l’ha notevolmente preceduto. Infatti, la gente comune ha potuto costatare che questo Papa ha stabilito delle nuove regole nel modo della Chiesa di rapportarsi con il mondo e le situazioni. Tutto attraverso gesti semplici che hanno la forza di attirare a lui il mondo».

Sì, infatti papa Francesco è riuscito ad aiutare molte persone, che si erano allontanate dalla Chiesa, a riconciliarsi con Dio e riscoprire la fede cristiana. Ma ha anche aiutato molti che non hanno mai lasciato la Chiesa, a rimanere saldi e ad approfondire una fede viva. È quello che condivide con noi Khader Habash, avvocato del tribunale ecclesiastico, spiegando la sua esperienza personale con papa Francesco: «Dalla sua prima apparizione sul balcone del Vaticano, ho sentito che sarebbe stato diverso. E mi sono chiesto: “Ma che cosa farà per il mondo, questo papa?!”. Quello che più mi colpì quel giorno fu la sua richiesta al popolo di pregare per lui. Ora, ogni giorno ricevo da lui nuove sorprese. Per me, lui viene semplicemente a ridisegnare l’icona di Cristo nei nostri cuori!».

Il sogno dell’unità delle Chiese e la pace in Terra Santa

L’ecumenismo costituisce il cuore di questa visita, ma in Terra Santa la dimensione politica non è mai troppo disgiunta: si tratta del conflitto israelo-arabo palestinese e dell’ingiustizia palese cui sottostanno i cristiani e i musulmani palestinesi. A questo proposito, padre Rafiq dice: «Tutto quello che speriamo è che questa visita doni nuovo slancio al dialogo ecumenico in Terra Santa. E che il Papa anche inviti in modo chiaro, fermo e forte a favore di una pace, giusta e sostenibile in Terra Santa. E soprattutto in questo momento in cui i negoziati di pace hanno avuto una battuta d’arresto perché non erano sulla giusta via e non potevano condurre a niente». Questa è anche la speranza che anima il cuore di Khader, che insiste: «Noi ci aspettiamo dal Papa avanzamenti concreti nel dialogo ecumenico, ma anche semplicemente una parola di verità per il processo di pace in Terra Santa».

Firas Abedrabbo

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Sabato 17 maggio 214

Mi sento in comunione con la Chiesa madre di Gerusalemme. Insieme alle altre chiese cristiane sta vivendo un tempo di preparazione spirituale alla visita del Santo Padre nella memoria dello storico incontro di Paolo VI con il Patriarca Atenagora. Si sa che è un pellegrinaggio di memoria quello di Papa Francesco, un 'mettersi in cammino' per incontrarsi con la realtà della divisione dei cristiani, richiamando nell'oggi quanto è stato vissuto per grazia di Dio 50 anni fa, la comunione tra un patriarca ortodosso e il pontefice romano. E' un evento ecumenico,un momento di una lunga e faticosa storia  alla ricerca di una perduta unità. Vivo anch'io questo 'fatto ecclesiale' sentendo la voce del Signore che ha chiesto ai suoi discepoli di essere una 'sola cosa' in Lui, un solo ovile, di riconoscere un solo pastore. L'ecumenismo  un desiderio di cuori cristiani che soffrono per lo sporco secolare dell'unica Chiesa di Cristo, a motivo della divisione dei cristiani

Mi sono chiesto tante volte come  fare per sapere ciò che si  sono detto i due patriarchi nel loro primo incontro, 'dentro' un abbraccio desiderato e atteso.   Ho scoperto che per puro caso quell'incointro è stato registrato e venne pubblicato. Ora viene ripreso e sarà pubblicato dall'Osservartore romano. Su  Vaticaninsider ho trovato una piccola cronaca dell'episodio. Lo riporto perchè ci permette di capire qualcosa di più di questo cammino verso l'unità in atto e che Papa Francesco, facendone memoria con questo pellegrinaggio richiama   ai cristiani per la loro quotidiana preghiera per l'unità della Chiesa.

Paolo VI e Atenagora fuorionda

Il primo colloquio tra Montini e il Patriarca di Costantinopoli era stato pubblicato da Ange e poi da Pizzuto. L’Osservatore Romano lo ripropone per i 50 anni

Domenico Agasso jr
Torino

È tutto merito di un disguido. Avrebbe dovuto rimanere riservato, segreto, e invece venne ripreso e registrato, e dunque immortalato, dai microfoni della Rai che non furono spenti per un imprevisto. È il fuorionda del primo colloquio tra papa Paolo VI e il patriarca di Costantinopoli Atenagora, avvenuto alle 21,30 del 5 gennaio 1964 nella Delegazione apostolica di Gerusalemme durante il pellegrinaggio di Giovanni Battista Montini in Terra Santa (4-6 gennaio 1964). Il dialogo è stato pubblicato da Daniel Ange (“Paul VI, un regard prophétique”, 1979) e riproposto recentemente da Alfredo Pizzuto (“Paolo VI in Terra Santa”, 2012), e L’Osservatore Romano lo riporta nell’edizione di domani, 4 gennaio, a cinquant’anni esatti  dalla partenza del Pontefice da Roma per la Terra Santa.

«Le esprimo tutta la mia gioia, tutta la mia emozione. Veramente penso che questo è un momento che viviamo in presenza di Dio», sono le prime parole del Papa al Patriarca in questo colloquio. E Atenagora gli risponde: «In presenza di Dio. Lo ripeto in presenza di Dio». Il Patriarca rivela al Pontefice di essere «profondamente commosso, Santità. Mi vengono le lacrime agli occhi». E allora il Vescovo di Roma gli dice: «Siccome questo è un vero momento di Dio, dobbiamo viverlo con tutta l’intensità, tutta la rettitudine e tutto il desiderio…», «di andare avanti» interviene Atenagora, e Paolo Vi aggiunge «di fare avanzare le vie di Dio».

E poi Atenagora dice: «Abbiamo lo stesso desiderio. Quando appresi dai giornali che Lei aveva deciso di visitare questo Paese, mi venne immediatamente l’idea di esprimere il desiderio d’incontrarLa qui ed ero sicuro che avrei avuto la risposta di Vostra Santità positiva, perché ho fiducia in Vostra Santità. Io vedo Lei, La vedo, senza adularLa, negli Atti degli Apostoli. La vedo nelle lettere di san Paolo di cui porta il nome».

Paolo VI: «Le parlo da fratello: sappia ch’io ho la stessa fiducia in Lei. La Provvidenza ci ha scelto per intenderci. Sono così ricolmo di impressioni che avrò bisogno di molto tempo per far emergere ed interpretare tutta la ricchezza di emozioni che ho nell’animo. Voglio, tuttavia, approfittare di questo momento per assicurarla dell’assoluta lealtà con la quale tratterò sempre con Lei». «La stessa cosa da parte mia», assicura Atenagora.

Paolo VI: «Non ho alcuna intenzione di deluderla, di approfittare della sua buona volontà. Altro non desidero che percorrere il cammino di Dio». Atenagora: «Ho in vostra Santità una fiducia assoluta. Sarò sempre al suo fianco». Paolo VI gli promette: «Che vostra Santità sappia, fin da questo momento, ch’io non cesserò mai di pregare, tutti i giorni, per Vostra Santità e per le comuni intenzioni che abbiamo per il bene della Chiesa». Atenagora allora sottolinea: «Ci è stato fatto il dono di questo grande momento; noi perciò resteremo insieme. Cammineremo insieme. Che Dio... Vostra Santità, Vostra Santità inviato da Dio... il Papa dal grande cuore. Sa come la chiamo? “O megalòcardos”, il Papa dal grande cuore!». Ma Paolo VI gli dice: «Siamo solo degli umili strumenti. Più siamo piccoli e più siamo strumenti; questo significa che deve prevalere l’azione di Dio, che deve prevalere la norma di tutte le nostre azioni. Da parte mia rimango docile e desidero essere il più obbediente possibile alla volontà di Dio e di essere il più comprensivo possibile verso di Lei, Santità, verso i suoi fratelli e verso il suo ambiente».

«So che questo è difficile; so che ci sono delle suscettibilità, una mentalità – continua il Pontefice - che c’è una psicologia - «da tutte e due le parti», ammette Atenagora - Ma so anche – prosegue Montini - che c’è una grande rettitudine e il desiderio di amare Dio, di servire la causa di Gesù Cristo. È su questo che ripongo la mia fiducia». E anche il Patriarca su questo ripone «la mia fiducia. Insieme, insieme».

Poi Paolo VI entra nel merito delle questioni: «Io non so se questo è il momento. Ma vedo quello che si dovrebbe fare, cioè studiare insieme o delegare qualcuno che...», «da tutte e due le parti», aggiunge Atenagora.

E il Papa vorrebbe «sapere qual è il pensiero di Vostra Santità, della Vostra Chiesa, circa la costituzione della Chiesa. È il primo passo...». Atenagora risponde: «Seguiremo le sue opinioni».

«Si discuterà – prevede il Papa – cercheremo di trovare la verità». Atenagora: «La stessa cosa da parte nostra e io sono sicuro che noi saremo sempre insieme».

Paolo VI: «Spero che questo sarà probabilmente più facile di quanto pensiamo». Atenagora: «Faremo tutto il possibile».

Paolo VI continua: «Ci sono due o tre punti dottrinali sui quali c’è stata, da parte nostra, un’evoluzione, dovuta all’avanzamento degli studi. Esporremo il perché di questa evoluzione e lo sottoporremo alla considerazione Sua e dei vostri teologi. Non vogliamo inserire nulla di artificiale, di accidentale in quello che riteniamo essere il pensiero autentico. Un’altra cosa che potrebbe sembrare secondaria, ma che ha invece la sua importanza: per tutto ciò che concerne la disciplina, gli onori, le prerogative, sono talmente disposto ad ascoltare quello che Vostra Santità crede sia meglio». Atenagora garantisce: «La stessa cosa da parte mia».

In conclusione, il Papa mette in evidenza: «Nessuna questione di prestigio, di primato, che non sia quello... stabilito da Cristo. Ma assolutamente nulla che tratti di onori, di privilegi. Vediamo quello che Cristo ci chiede e ciascuno prende la sua posizione; ma senza alcuna umana ambizione di prevalere, d’aver gloria, vantaggi. Ma di servire».

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EPIFANIA DEL SIGNORE. 2014. PAPA fRANCESCO ANNUNCIA IL PELLE GRINAGGIO IN TERRA SANTA. UN PELLEGRINAGGIO DI PREGHIERA. TRE LE TAPPE: AMMAN, BETELEMME, GERUSALEMME.