INTRODUZIONE

Proprio questa mattina - venerdì 15 maggio 2015 - alla vigilia di un atteso viaggio a Roma per condividere la gioia dei fratelli e sorelle cristiani di Palestina nel giorno della canonizzazione di due religiose palestinesi, le sante dei tempi nuovi in quella terra , ho letto sul sito del Patriarcato una  sintesi della relazione del Patriarca, Mons. Twal,  in un incontro-dialogo nell'ambito dell'impegno interreligioso, con il  rabbino Adin Steinsaltz. Il Patriarca mi ha suscitato una profonda ammirazione per la chiarezza del suo pensiero, soprattutto indicando nell'educazione il tracciato per cambiare le cose in quella terra benedetta. E come sempre egli torna a confessare la sua fiducia nel futuro anche se la situazione dei cristiani è davvero critica. La speranza, legata alla fede nel Risorto, gli fa dire che i cristiani, nonostante tutto, non scompariranno da quella terra che ha visto Gesù Signore insegnare, soffrire, morire e risorgere per questo povero uomo che siamo noi. Portatori di un futuro che  dipende sì anche da noi ma che ci è comunque preparato dal Padre per l'obbedienza  del Figlio suo.  Domenica prossima spero proprio di dirGli a viva voce la mia devozione e il mio grazie per la sua opera nella Chiesa Madre di Gerusalemme.

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Scritto il 14 mag 2015

Il patriarca dialoga con il rabbino: “la paura è la principale minaccia per la pace”

Il patriarca dialoga con il rabbino: “la paura è la principale minaccia per la pace”

FIRENZE – Il 12 maggio 2015, il patriarca S.B. Fouad Twal è intervenuto al Festival delle Religioni di Firenze, dialogando con il rabbino Adin Steinsaltz.

“Abbiamo sofferto abbastanza, tutti quanti: è tempo di superare la paura, di dire le cose come stanno, di avere il coraggio per fare passi concreti verso la pace”.

Si è giocato tutto sul ruolo della paura, dilagante in Medio Oriente, e del coraggio di superarla, l’intervento del Patriarca Latino di Gerusalemme Fouad Twal, ospite martedì 12 maggio a Palazzo Vecchio della giornata inaugurale del Festival delle Religioni, organizzato per il secondo anno consecutivo dall’Associazione “Luogo d’incontro”, su iniziativa della giovane filosofa Francesca Campana Comparini. Una giornata che ha fatto di Firenze “la capitale del dialogo interreligioso”, come ha sottolineato il sindaco Dario Nardella, accogliendo nella Sala dei Duecento un altro ospite illustre: Papa Tawadros II, patriarca della Chiesa copta di Alessandria d’Egitto.

Mons. Twal si è confrontato con il Rav. Adin Steinsaltz, noto rabbino gerosolimitano che ha dedicato la sua vita alla traduzione del Talmud in varie lingue e alla formazione di nuove generazioni di ebrei israeliani. “Il dialogo interreligioso, per avere successo, non può essere un valzer, ma un cha-cha-cha”, ha detto in apertura il talmudista, sottolineando la necessità di una vicinanza tra fedi che lasci tuttavia ad ognuna lo spazio per muoversi in libertà.

Rispetto e dialogo tra le religioni: su questi punti si sono trovati d’accordo i due ospiti, così come sulla necessità di fronteggiare la minaccia dello Stato Islamico, riempiendo “il vuoto nel quale l’Isis si inserisce per non lasciare spazio al seme dell’odio”, ha detto il Patriarca. Come? Con l’educazione delle nuove generazioni, partendo dal basso e “seguendo le cose sul terreno”.

“In tutto il Medio Oriente c’è paura, che ostacola l’impegno e impedisce di ‘andare oltre’”, ha sottolineato Twal, citando il tema del Festival. “E la paura è la principale minaccia per la pace, perché fa fuggire i nostri giovani, il nostro futuro.”

Ma non bisogna pensare che siano le religioni la vera causa delle violenze nell’area mediorientale: “Sono gli interessi di una politica internazionale senza etica e senza morale. Per i propri scopi si sacrifica tutto e tutti. Credo che l’umanità non sia mai arrivata a un tale punto d’inumanità”, riconosce il Capo della Chiesa latina di Terra Santa.

Tuttavia, “non dobbiamo mai rassegnarci: le religioni sono chiamate alla pace, non ad essere causa ulteriore di guerra e violenza. Dobbiamo servire tutti quanti con fede, amore, carità, senza vedere frontiere. Noi siamo impegnati a lavorare, a pregare, a fare quello che possiamo per mettere un po’ più di amore in questo mondo ferito.”

E Twal non dimentica le ferite decennali della sua terra, segnata dal conflitto tra due popoli, dal Muro di separazione israeliano, dall’espandersi degli insediamenti nei Territori Occupati: “Un bambino di sei anni, nella Striscia di Gaza, ha già vissuto tre guerre. Che cittadino può diventare?” “La violenza – ha sottolineato il leader religioso – è sintomo di insicurezza. Nonostante tante guerre vinte, Israele non ha ottenuto nè pace nè sicurezza.” E ricorda: “Non ci sarà mai pace in Terra Santa per un popolo, senza che ci sia anche per l’altro.”

Tra le conseguenze di una difficile situazione politica, l’inesorabile diminuzione della presenza cristiana in Terra Santa. “A livello umano possiamo avere paura. Ma se ritorniamo ad una dimensione spirituale, – ha esortato il Patriarca – se ci affidiamo alle parole del Signore: «Non abbiate paura […] io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Matteo 28), noi cristiani non scompariremo mai. La croce e la sofferenza ci danno più forza e ci aiutano ad essere più radicali nella nostra fede.”

Beatrice Bertozzi

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